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  • Sabato 30 marzo 2024

Alle elezioni in Turchia tutti guardano a Istanbul, ancora

Domenica si rinnovano le amministrazioni di oltre 4.000 città, tra cui la capitale Ankara, ma Istanbul è quella che importa di più al presidente Erdogan e all'opposizione

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante un evento di campagna elettorale
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante un evento di campagna elettorale (AP Photo/Francisco Seco)
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Domenica 31 marzo 58 milioni di cittadini turchi voteranno per le elezioni locali, che in Turchia sono molto importanti: dovranno essere rinnovati i sindaci di oltre 4.000 città, decine di migliaia di consigli comunali e provinciali, più altre cariche minori. Domenica si vota anche nelle tre più grandi città del paese: Istanbul, Ankara, la capitale, e Smirne, sulla costa del Mediterraneo.

Le elezioni nelle grandi città sono molto attese, perché in tutte e tre è attualmente al governo l’opposizione al presidente Recep Tayyip Erdogan. Gli esperti sono però concordi nel dire che soltanto l’elezione di Istanbul potrebbe avere un valore nazionale, e avere effetti sulla politica turca negli anni a venire, oltre che sulla carriera di Erdogan stesso.

Questo per l’enorme importanza economica e sociale di Istanbul, ma anche per la centralità del sindaco uscente, Ekrem Imamoglu, che si candida per un secondo mandato. Imamoglu è già adesso la più rilevante figura politica dell’opposizione a Erdogan, ma se dovesse vincere di nuovo nella città più importante del paese diventerebbe in maniera inequivocabile il principale avversario del presidente turco, e il più temibile da molti anni a questa parte.

Ekrem Imamoglu

Ekrem Imamoglu (AP Photo/Francisco Seco)

Riprendersi le città
Le ultime elezioni locali in Turchia, che si svolsero nel giugno del 2019, furono un’enorme sconfitta per Erdogan. Il suo partito, l’AKP, perse il controllo delle tre città più importanti in favore dell’opposizione, composta principalmente dal CHP, il partito kemalista che è la principale forza d’opposizione, dall’HDP, il partito curdo, e dal partito nazionalista IYI (per “kemalista” si intende un partito che segue l’ideologia del fondatore della Turchia moderna, Kemal Atatürk; oggi il CHP è tuttavia un partito tendenzialmente di centrosinistra, sebbene mantenga alcuni elementi nazionalisti).

Forte di questa vittoria locale, qualche anno dopo l’opposizione si presentò compatta alle elezioni presidenziali del 2023, formando un ampio cartello elettorale sostenuto più o meno dalle stesse forze che avevano vinto nel 2019 (con qualche differenza e alcune aggiunte: in tutto i partiti della coalizione erano sei). Quella volta, però, l’opposizione uscì sconfitta, e in maniera netta: Erdogan ottenne facilmente un terzo mandato da presidente.

– Ascolta Globo: La vittoria di Erdogan alle elezioni del 2023

La sconfitta ha fatto dividere la coalizione dei partiti dell’opposizione e soprattutto ha rassicurato Erdogan sulla forza del suo potere. Per le elezioni locali di quest’anno, l’obiettivo di Erdogan è riprendersi le città che erano andate all’opposizione nel 2019: soprattutto Istanbul, la più importante e quella in cui Erdogan è nato e ha avviato la sua carriera politica.

Ma più in generale, e in ottica nazionale, l’obiettivo di Erdogan a queste elezioni è di capire «se ormai può iniziare a ignorare i suoi avversari», come ha scritto sul sito del Washington Institute Soner Cagaptay, uno dei principali esperti internazionali di Turchia: «Se riuscirà a sconfiggere l’opposizione ancora una volta il 31 marzo, [Erdogan] potrebbe decidere che non ha più avversari temibili».

Istanbul
L’unico che potrebbe cambiare questo stato di cose è Ekrem Imamoglu, sindaco uscente di Istanbul del CHP che si candida per un secondo mandato. Imamoglu ha 52 anni ed è un politico moderato di centrosinistra, la cui vittoria alle elezioni del 2019 ebbe enormi conseguenze in tutta la Turchia. Tra le altre cose, Imamoglu vinse quelle elezioni due volte, perché dopo la sua prima vittoria Erdogan impose una ripetizione del voto, che Imamoglu vinse ancora.

Nei suoi cinque anni come sindaco di Istanbul, la notorietà di Imamoglu ha continuato a crescere, tanto che molti ritenevano che già nel 2023 si sarebbe candidato alla presidenza (ma lui non lo fece e l’opposizione scelse come candidato il segretario del CHP Kemal Kilicdaroglu, che fu sconfitto da Erdogan).

Alle elezioni di domenica, Imamoglu è in lieve vantaggio nei sondaggi rispetto al suo principale avversario, Murat Kurum dell’AKP, ex ministro dell’Urbanizzazione e dell’Ambiente, scelto da Erdogan perché è stato una delle principali figure delle politiche di ricostruzione dopo il catastrofico terremoto che ha colpito la Turchia l’anno scorso.

Murat Kurum

Murat Kurum (AP Photo/Francisco Seco)

Il problema principale per Imamoglu è che la coalizione che l’aveva sostenuto cinque anni fa, dopo la sconfitta alle presidenziali, si è separata. Sia il partito nazionalista IYI sia il partito curdo (che nel frattempo ha cambiato sigla in DEM, a causa di problemi legali) hanno presentato i loro candidati sindaci, e questo potrebbe ridurre i voti a disposizione di Imamoglu.

Oltre alla divisione del campo dell’opposizione, Imamoglu deve poi affrontare tutti i problemi dei politici che si oppongono a Erdogan, il cui governo è diventato negli anni sempre più autoritario. Il governo e i suoi sostenitori controllano il 90 per cento circa dei media, e secondo calcoli fatti dall’opposizione nei primi 40 giorni della campagna elettorale la televisione di stato TRT ha dedicato 32 ore di tempo ai candidati dell’AKP, e soltanto 25 minuti a quelli dell’opposizione.

Al tempo stesso, anche l’AKP ha un nuovo possibile concorrente, il partito YRP (la cui sigla sta per Nuovo partito della prosperità), una formazione conservatrice e islamista che esiste da anni, ma che di recente ha ottenuto una certa popolarità tra gli elettori più conservatori e a Istanbul ha proposto un proprio candidato.

Se Imamoglu dovesse vincere a Istanbul, diventerebbe immediatamente il più forte politico d’opposizione da molti anni a questa parte, e un candidato naturale per le prossime presidenziali del 2028. Una sua vittoria, inoltre sarebbe quanto meno il segnale che una qualche opposizione a Erdogan esiste ancora.

Il futuro di Erdogan
All’inizio di marzo Erdogan ha annunciato che queste del 31 marzo saranno le ultime elezioni in cui farà campagna elettorale (benché ovviamente non sia candidato in nessun ruolo): «Con l’autorità che la legge mi conferisce, queste saranno le mie ultime elezioni». Le prossime grosse elezioni in Turchia saranno le presidenziali del 2028, e quindi l’annuncio è stato interpretato come l’ammissione che Erdogan, che ha 70 anni, dopo questo mandato da presidente non si candiderà per la quarta volta, e si ritirerà dalla politica.

Molti però non gli credono. Parte dell’opposizione ritiene che Erdogan, come già successo altre volte in passato, abbia annunciato il suo ritiro soltanto per suscitare simpatia nei propri confronti e rinvigorire l’elettorato conservatore, ma che non abbia nessuna intenzione di andare in pensione nel 2028. Alcuni analisti ritengono, anzi, che in caso di vittoria alle elezioni locali di marzo Erdogan potrebbe spingere per far approvare una modifica alla costituzione turca per candidarsi per un ulteriore mandato, cosa che al momento non potrebbe fare.