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  • martedì 2 aprile 2019

Erdoğan non accetta le sconfitte ad Istanbul e Ankara

Il suo partito – che sembra aver perso le elezioni amministrative nelle tre città più importanti del paese – sta presentando ricorsi e chiedendo riconteggi

(Getty Images)

Il partito del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, l’AKP, ha fatto ricorso contro la vittoria del principale partito di opposizione, il CHP, che alle elezioni locali di domenica scorsa aveva vinto nella capitale Ankara e ad Istanbul, la più grande città del paese. Secondo gli ultimi conteggi, il CHP ha ottenuto la vittoria ad Istanbul per circa 25 mila voti (su circa 15 milioni di abitanti), raccogliendo il 48,8 per cento dei voti contro il 48,5 per cento dell’AKP. Il partito di Erdoğan ha contestato anche il voto ad Ankara, dove il CHP è dato in vantaggio di circa 4 punti percentuali, ma non a Izmir, la terza città del paese, dove l’opposizione ha un margine di quasi 20 punti percentuali sul candidato dell’AKP.

Nel corso della notte tra domenica e lunedì, il candidato dell’AKP a Istanbul, l’ex primo ministro Binali Yildirim, aveva prima affermato di avere un vantaggio di 4 mila voti sul suo avversario, il candidato dell’opposizione Ekrem Imamoglu, per poi ammettere il vantaggio di Imamoglu. A notte inoltrata, in un ultimo rovesciamento di fronte, il partito di Erdoğan aveva rivendicato nuovamente di aver vinto, nonostante l’opposizione risultasse in vantaggio e il conteggio fosse oramai concluso.

Tra lunedì e martedì diversi poster per celebrare la vittoria dell’AKP sono stati affissi in varie strade di Istanbul, mentre numerose televisioni e giornali, in gran parte controllati dal governo, hanno cominciato a parlare di brogli, accusando implicitamente l’opposizione di aver truccato le elezioni. Imamoglu ha detto che non si aspetta un riconoscimento della sua vittoria da parte dall’AKP che «per i prossimi anni continuerà a non volerla accettare», ma ha detto di fidarsi delle altre istituzioni turche, come la Commissione elettorale che dovrebbe stabilire definitivamente il vincitore di domenica, e annunciarlo nei prossimi giorni dopo aver esaminato tutti i ricorsi presentati.

In tutta la Turchia, domenica, sono stati chiamati a votare 57 milioni di persone e l’affluenza è stata dell’85 per cento. L’AKP di Erdoğan ha ottenuto su base nazionale oltre il 51,6 per cento dei voti, un ottimo risultato ottenuto soprattutto grazie al voto delle aree rurali del paese, dove è sempre stato molto forte. La sconfitta di Istanbul, però, rischia comunque di essere problematica per Erdoğan, per ragioni simboliche, oltre che politiche.

Erdoğan fu eletto sindaco della città nel 1994, il suo primo incarico di rilevanza nazionale. Da allora l’AKP ha sempre governato Istanbul, soprattutto grazie al voto dei milioni di immigrati dall’Anatolia, la parte interna e rurale della Turchia, arrivati in città richiamati dal boom economico degli ultimi anni. Proprio l’economia sembra essere stata una delle cause della sconfitta del partito di Erdoğan. Dopo un’estate turbolenta e una serie di scelte del governo non proprio rassicuranti, l’economia turca è entrata in recessione negli ultimi tre mesi del 2018, mentre l’inflazione ha segnato alla fine dell’anno scorso un tasso del 20 per cento. Anche la disoccupazione è aumentata, arrivando a un tasso del 10 per cento per tutta la popolazione e del 30 per cento per i giovani.

Quelle di domenica sono state le prime elezioni da quando Erdoğan ha assunto i nuovi e ampi poteri destinati al presidente della Repubblica dopo le elezioni dell’anno scorso. E il voto è stato trasformato in un referendum sui 16 anni che ha trascorso alla guida del paese: Erdoğan ha personalizzato la campagna elettorale, partecipando ad oltre 100 comizi, apparendo in moltissimi manifesti e spot pubblicitari e sfruttando il suo esteso controllo sui media e sull’apparato pubblico del paese. Anche per questo, il cattivo risultato ad Ankara e Istanbul è un cattivo segnale per lui e per il suo partito.

Anche se complessivamente, l’AKP sembra aver subito una sconfitta moderata, mantenendo il controllo delle aree rurali del paese e perdendo soltanto di poco ad Istanbul (con la possibilità che il risultato venga rovesciato da un riconteggio), Mark Lowen, corrispondente di BBC dalla Turchia, ha detto che quella di domenica è comunque un’elezione storica. Era dal 2002 che l’AKP non subiva una sconfitta e da tempo l’opposizione sembrava rassegnata e divisa di fronte allo strapotere di Erdoğan. «Metà del paese adora Erdoğan, ma l’altra metà lo odia e sta iniziando a credere che sia possibile batterlo», scrive Lowen.