• Mondo
  • Mercoledì 25 ottobre 2023

I voti del centrodestra argentino decideranno il ballottaggio tra Milei e Massa

La coalizione Juntos por el Cambio, arrivata terza al primo turno delle presidenziali, ha dentro partiti molto diversi tra loro

Sergio Massa parla ai suoi sostenitori dopo la pubblicazione dei risultati delle elezioni domenica sera (Photo by Marcelo Endelli/Getty Images)
Sergio Massa parla ai suoi sostenitori dopo la pubblicazione dei risultati delle elezioni domenica sera (Photo by Marcelo Endelli/Getty Images)
Caricamento player

Il 19 novembre in Argentina si terrà il ballottaggio delle elezioni presidenziali tra l’attuale ministro dell’Economia, Sergio Massa, che si è candidato con la coalizione peronista di centrosinistra Unión por la Patria, e l’economista ultraliberista e di estrema destra Javier Milei, che ha fatto molto discutere in campagna elettorale per le sue posizioni spesso anticonvenzionali ed eccessive. L’esito del ballottaggio dipenderà in buona parte da cosa decideranno di votare gli elettori e le elettrici di Patricia Bullrich, la candidata della coalizione di centrodestra Juntos por el Cambio, arrivata terza: si parla di 6,3 milioni di voti e di una base elettorale piuttosto variegata, che potrebbe rivolgersi sia a Massa sia a Milei.

Il primo turno si è tenuto domenica 22 ottobre. Massa è stato il candidato più votato con il 36 per cento dei voti, superando le aspettative pre-elettorali che davano la sua coalizione in declino. Al secondo posto è arrivato proprio Milei, che è in politica da solo due anni ma che alcuni sondaggi davano come favorito: Milei si è fermato al 30 per cento (1,7 milioni di voti meno di Massa).

Entrambi i candidati hanno già iniziato a fare campagna elettorale verso gli elettori e le elettrici di Bullrich, che al primo turno ha preso il 24 per cento. Massa ha detto di voler creare un «governo di unità nazionale dei migliori», in cui sarebbero compresi anche partiti che non appartengono alla sua coalizione, mentre Milei ha detto di essere disposto ad accantonare le differenze fra lui e Bullrich per «mettere fine al kirchnerismo», corrente politica di centrosinistra che fa riferimento all’ex presidente Nestor Kirchner (morto nel 2010) e a sua moglie ed erede politica Cristina Kirchner e che dal 2003 ha espresso quattro degli ultimi cinque presidenti, incluso l’ultimo.

Per ora Bullrich non si è espressa esplicitamente su Milei, ma ha escluso di appoggiare Massa. Ha detto che non sarà «mai complice del populismo e delle mafie che hanno distrutto questo paese», riferendosi proprio al lungo dominio del peronismo nella politica argentina e al fatto che l’ultimo governo di centrosinistra non sia riuscito a far uscire il paese dalla peggiore crisi economica degli ultimi vent’anni. Negli ultimi 14 mesi Massa è stato a capo di un super ministero economico senza riuscire a migliorare la situazione.

– Leggi anche: Il peronismo, una religione politica

Juntos por el Cambio (JxC), la coalizione di Bullrich, è composta da partiti abbastanza diversi tra loro, ognuno con il suo elettorato di riferimento. Per molti elettori di JxC Milei ha posizioni troppo estreme, per esempio in campo economico, come quella di rendere effettiva la dollarizzazione, ossia l’abbandono della moneta nazionale a favore del dollaro. Nel campo delle libertà civili, inoltre, difende la libertà di portare armi, è contrario all’aborto ed è favorevole alla vendita degli organi, considerati una «risorsa economica» a cui qualcuno può essere costretto ad accedere.

– Leggi anche: Davvero l’Argentina potrebbe passare al dollaro?

Il risultato del ballottaggio dipenderà molto da come si posizioneranno i due principali partiti dentro Juntos por el Cambio: il partito di centrodestra Propuesta Republicana (PRO) e quello di centro Unión Cívica Radical (UCR).

Propuesta Republicana è il partito più grande della coalizione ed è guidato dall’ex presidente Mauricio Macri, suo fondatore e figura centrale nel centrodestra argentino. Gli elettori di PRO si definiscono repubblicani e liberali, ma sono soprattutto profondamente anti-kirchneriani. Durante la campagna elettorale, Macri è stato il principale sostenitore di Bullrich, ma ha sempre mostrato simpatie per Milei e potrebbe essere quindi il politico di JxC che più si esporrà a suo favore. Alcuni politici a lui vicini l’hanno già fatto. Secondo quanto riportato dal quotidiano argentino Clarín, mentre sembra che non ci siano ancora stati contatti diretti fra i collaboratori di Bullrich e Milei, Macri e Milei sono in ottimi rapporti.

All’interno di Propuesta Republicana c’è però una corrente più moderata, guidata dal capo del governo della città di Buenos Aires, Horacio Rodríguez Larreta, che non sembra essere d’accordo con Macri.

Lunedì il sindaco della città di Olavarría, Ezequiel Galli (PRO), appartenente a questa corrente, ha scritto su X (l’ex Twitter) che dopo i risultati di domenica era chiaro che Macri non fosse più il leader di JxC, dato che la linea che aveva dato alla campagna elettorale degli ultimi mesi aveva penalizzato la coalizione. Macri è stato infatti accusato da alcuni esponenti di JxC di essersi spostato troppo a destra, causando un calo di consensi tra le primarie (tenute ad agosto, in cui gli elettori e le elettrici avevano scelto i candidati delle elezioni presidenziali) e il primo turno delle presidenziali (si parla della perdita del 4 per cento dei consensi).

Se è quindi probabile che una buona parte degli elettori più fedeli a Mauricio Macri voteranno per Milei a novembre, lo stesso non si può dire per quelli più moderati. Bullrich aveva vinto le primarie interne al centrodestra proprio contro Horacio Rodríguez Larreta, che però aveva preso comunque 2 milioni di preferenze: una parte di questi elettori potrebbe quindi scegliere di votare per Massa al ballottaggio.

– Leggi anche: La campagna elettorale di Javier Milei: teatrale, anticonvenzionale, eccessiva

I leader dell’altro partito principale di Juntos por el Cambio, Unión Cívica Radical, hanno invece già detto che non appoggeranno Javier Milei, indipendentemente da quello che deciderà la loro coalizione.

L’UCR fu fondato nel 1891 e fu il primo partito di massa in Argentina, di centro. A partire dagli anni Quaranta, il rapporto fra i radicali e Juan Domingo Perón e il peronismo rimase centrale nella politica argentina: anche oggi l’elettore dell’UCR è solo moderatamente antiperonista. Il momento di maggiore popolarità dei radicali fu nel 1983, quando Raúl Alfonsín fu eletto presidente alle prime elezioni democratiche dopo la caduta della dittatura militare di destra che aveva preso il potere nel 1976.

Il consenso per l’UCR si ridusse molto a partire dal 2001, quando il governo del presidente radicale Fernando de la Rúa emanò un provvedimento che permetteva ai cittadini argentini di prelevare solo piccole somme di denaro dai loro dai loro conti correnti, per evitare il collasso del sistema bancario. La misura, definita corralito, generò però grandi proteste e scontri in un momento in cui il paese era già in una importante crisi economica.

Oggi l’UCR è considerato un’appendice del PRO, ma è molto lontano dalle idee di Milei. I rapporti fra il candidato di ultradestra e i radicali sono da sempre ostili: durante la sua campagna elettorale, Milei li ha insultati continuamente e ha detto di avere a casa un manichino di Raúl Alfonsín che usa per fare pugilato. Domenica ha detto di essere disposto a collaborare con i radicali, ma poi li ha subito accusati di essere i responsabili del calo dei voti per Bullrich, dicendo che «i voti di Massa sono aumentati e quelli di Bullrich sono diminuiti: è chiaro chi sono coloro che hanno tradito».

Sergio Morresi, professore dell’Universidad Nacional del Litoral di Santa Fe, ha detto al Pais che Milei si è permesso di dire una frase del genere perché crede che il voto dei radicali sia già andato a Massa e che «i duri e puri che potrebbero votarlo» siano quelli rimasti con Bullrich.

La direzione del Comitato Nazionale di UCR guidata dal presidente Gerardo Morales si riunirà mercoledì, ma intanto ha fatto sapere che l’UCR non indirizzerà mai i suoi elettori verso un candidato antirepubblicano. Dopo la pubblicazione dei primi risultati domenica sera, il senatore Martín Lousteau ha persino detto che la stessa presenza dei radicali all’interno di JxC è in discussione e dipende da come si comporterà l’ex presidente Macri. Per ora è stata anche esclusa la presenza di UCR nel possibile «governo dei migliori» di Sergio Massa e alcuni leader radicali hanno parlato di «neutralità» nel ballottaggio.

– Leggi anche: L’Argentina non sa più come sbarazzarsi delle banconote da 100 pesos

Oltre ai voti di Juntos por el Cambio, rimangono infine quelli di coloro che hanno scelto gli altri candidati esclusi: è piuttosto probabile che Sergio Massa potrà contare sui circa 700mila voti di coloro che al primo turno avevano votato per la candidata di sinistra Myriam Bregman, arrivata quinta, mentre il candidato del partito populista Partido Justicialista, Juan Schiaretti, era arrivato quarto e per ora non ha dato indicazioni agli 1,7 milioni di persone che hanno votato per lui.