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  • martedì 1 Marzo 2011

Videla è di nuovo sotto accusa

L'ex dittatore argentino Videla è accusato di avere pianificato il sequestro dei figli dei desaparecidos

Si ritiene che tra il 1976 e il 1983 in Argentina siano scomparsi trentamila dissidenti, o sospettati tali

di Elena Favilli

Ieri a Buenos Aires è cominciato un nuovo processo contro Jorge Rafael Videla, l’ex militare argentino che nel 1976 prese il potere con un colpo di stato e instaurò una feroce dittatura che restò in piedi fino al 1981. Per la prima volta nella storia dell’Argentina, Videla sarà processato con l’accusa di avere pianificato il sequestro sistematico dei figli dei desaparecidos.

L’obiettivo del regime militare argentino in quegli anni era riorganizzare la società secondo un modello ideale, a cui tutti i cittadini dovevano piegarsi. I figli degli oppositori politici che erano stati uccisi o arrestati dovevano quindi diventare automaticamente proprietà dello stato, che esigeva che fossero consegnati a famiglie allineate al regime, tra cui molte famiglie di militari e molte famiglie di classe elevata. In questo modo, circa cinquecento bambini furono sottratti indebitamente e privati della loro identità, in molti casi portati a vivere con persone che credevano loro genitori ma che in realtà erano stati autori partecipi o occultatori dell’assassinio dei loro veri genitori.

Il processo è stato possibile soprattutto grazie alla pressione esercitata dalle Nonne di Plaza de Mayo, un’associazione civile argentina fondata dalle madri dei desaparecidos che da anni lotta per ricongiungere con le proprie famiglie legittime tutti i bambini sequestrati e scomparsi nel corso dell’ultima dittatura militare e ormai diventati adulti. In particolare il processo è scaturito a partire da una denuncia effettuata il 30 dicembre del 1996 da Estela Barnes de Carlotto, presidente dell’associazione, e María Isabel “Chicha” Chorobik de Mariani, che nonostante l’età e la malattia ieri era presente in aula. «Sono qui», ha detto prima dell’inizio dell’udienza «e cercherò di venire tutte le volte che posso». Il suo caso ieri era il numero trentadue nell’elenco dei bambini scomparsi letto dall’accusa: Clara Anahí Mariani, figlia di Diana Esmeralda Teruggi de Mariani e di Daniel Mariani, aveva tre mesi quando fu sottratta ai suoi genitori il 24 novembre del 1976. Tutte le prove raccolte finora indicano che sopravvisse a quel sequestro, ma ancora oggi resta desaparecida.

L’obiettivo dell’accusa è dimostrare l’esistenza di un piano sistematico di appropriazione dei bambini, che si reggeva su un sistema di detenzione per le donne incinte, parti clandestini, falsificazioni d’identità e simulazione di adozioni. Insieme a Jorge Videla sarà processato anche Reynaldo Bignone, anche lui ex militare ed ex presidente della nazione negli anni della dittatura, Antonio Vañek, Jorge Eduardo “El Tigre” Acosta, Santiago Omar Riveros, Rubén Oscar Franco e come autori materiali Juan Antonio Azic e il medico Jorge Luis Magnacco, che assisteva spesso le detenute durante i parti clandestini. Tutto il sistema si reggeva sull’assoluta segretezza degli arresti e delle sparizioni, che per molto tempo garantì al regime militare argentino una sorta di invisibilità agli occhi del mondo.

Una volta arrestati, i dissidenti politici venivano rinchiusi in luoghi segreti di detenzione, senza alcun processo, quasi sempre torturati, a volte per mesi, e solo in pochi casi, dopo un processo sommario e senza alcuna reale garanzia legale, rimessi in libertà. Secondo alcune fonti, spesso testimonianze di militari coinvolti nell’operazione, molti desaparecidos furono caricati a bordo di aerei militari – i cosiddetti vuelos de la muerte, voli della morte – sedati e lanciati nel Rio de la Plata, oppure gettati nell’Oceano Atlantico col ventre squarciato da una coltellata affinché i loro corpi fossero divorati dagli squali. Altri furono detenuti in centri clandestini, tra cui la scuola di addestramento della Marina Militare ESMA a Buenos Aires. L’assoluta segretezza degli arresti viceversa garantì per lungo tempo al regime militare argentino una sorta di “invisibilità” agli occhi del mondo: dovettero passare infatti almeno 4 o 5 anni dall’inizio della dittatura prima che all’estero si iniziasse ad avere una percezione esatta di quanto stesse accadendo in Argentina. Si ritiene che, tra il 1976 e il 1983, in Argentina, sotto il regime della Giunta militare, siano scomparsi fino a trentamila dissidenti o sospettati tali.

Videla fu processato dopo il ritorno della democrazia in Argentina, nel 1983, e condannato all’ergastolo per l’omicidio e la sparizione di migliaia di cittadini avvenuta durante la sua presidenza. Ma nel 1990 il presidente Carlos Saúl Menem, su pressione degli apparati militari, gli concesse l’indulto insieme ad altri membri delle giunte militari e capi della polizia della Provincia di Buenos Aires. Il 25 aprile 2007 la Corte penale federale ha giudicato incostituzionale la grazia concessa nel 1990 e reso di nuovo valide le condanne all’ergastolo emesse nel processo del 1985. Il 22 dicembre 2010 Videla ha subito una nuova condanna all’ergastolo per l’omicidio di trentuno detenuti. Attualmente è agli arresti domiciliari per motivi di età. Ieri, si è addormentato prima della fine dell’udienza.