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  • Martedì 11 ottobre 2022

Il governo neozelandese vorrebbe tassare le emissioni delle mucche

Per ridurre i gas serra, e sarebbe la prima misura di questo tipo al mondo: molti allevatori si sono già detti preoccupati

(Fiona Goodall/ Getty Images)
(Fiona Goodall/ Getty Images)
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La prima ministra neozelandese Jacinda Ardern ha annunciato un nuovo piano per la lotta al cambiamento climatico nel settore agricolo che prevederebbe tra le altre cose di tassare gli allevamenti per le emissioni di gas serra prodotte dai rutti e dall’urina dei bovini, come le mucche. Secondo Ardern se la proposta venisse approvata la Nuova Zelanda diventerebbe il primo paese al mondo a tassare gli allevamenti per le loro emissioni, in particolare quelle di metano, cioè buona parte di tutte quelle prodotte dalle attività umane. Molte associazioni del settore tuttavia si sono già dette assai scettiche.

La proposta è stata presentata martedì mattina da Ardern in una conferenza stampa in una fattoria di Featherston, non lontano dalla capitale Wellington. Assieme a lei c’erano il ministro per il Cambiamento climatico James Shaw, il ministro dell’Agricoltura Damien O’Connor e il ministro per la Gestione delle emergenze Kieran McAnulty. Il piano del governo di centrosinistra prevede che gli allevamenti comincino a pagare per le proprie emissioni di gas serra nel 2025 e che gli allevatori che decidono di tagliarle ricevano incentivi, con criteri che dovrebbero ancora essere definiti. Le entrate raccolte da questi tributi verrebbero ridistribuite nel settore per finanziare la ricerca, l’introduzione di nuove tecnologie e altri incentivi economici per gli allevatori.

Ardern ha detto che finora nessun altro paese al mondo ha sviluppato «un sistema per dare un prezzo e ridurre le emissioni inquinanti» nel settore dell’allevamento e che il taglio delle emissioni che si prevede di ottenere renderà gli allevatori neozelandesi «i migliori al mondo ma anche i migliori per il mondo». Il governo ha anche detto che gli allevatori potrebbero far pagare di più i loro prodotti, sostenendo che sarebbero migliori per l’ambiente. La proposta, comunque, sarà sottoposta a ulteriori consultazioni prima di essere presentata al parlamento per l’approvazione in legge.

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L’allevamento è un settore molto importante per l’economia della Nuova Zelanda, i cui principali prodotti da esportazione sono appunto i derivati del latte e la carne. Nel paese peraltro vivono poco più di 5 milioni di persone, ma sono allevati circa 10 milioni di bovini e 26 milioni di ovini: questo fa sì che circa la metà delle emissioni di gas serra della Nuova Zelanda provenga dagli allevamenti, in particolare dal metano prodotto dai rutti delle mucche e dall’ossido di diazoto (un altro gas serra) emesso tramite la loro urina.

Secondo il governo, il nuovo piano servirebbe a rispettare l’obiettivo del governo di ridurre le emissioni di metano prodotte dagli allevamenti del 10 per cento entro il 2030; contribuirebbe anche a far raggiungere al paese entro il 2050 la condizione di emissioni nette pari a zero, ovvero fare in modo che tutte le emissioni di gas serra siano compensate da attività che permettano di rimuoverne dall’atmosfera in pari quantità.

Intanto la proposta ha già provocato qualche preoccupazione tra gli allevatori. Andrew Hoggard, presidente della Federation Farmers, la principale associazione nazionale del settore, ha detto che il piano sarà la rovina delle aree rurali del paese e farà in modo che le aree destinate all’allevamento vengano rimpiazzate da alberi. Il capo dell’associazione Beef+Lamb, Andrew Morrison, ha invece fatto sapere che gli allevatori «sanno di avere un ruolo nella lotta al cambiamento climatico, anche perché sono tra i primi a vederne le conseguenze»: se dal 2025 dovranno cominciare a pagare per le proprie emissioni di gas serra, però, dovranno ricevere riconoscimenti adeguati, ha sostenuto.

La proposta è stata criticata anche da alcuni parlamentari del partito di opposizione ACT, di orientamento conservatore. Secondo loro il piano potrebbe perfino far aumentare le emissioni a livello globale, visto che alcuni potrebbero scegliere di spostare i propri allevamenti in paesi in cui i sistemi di produzione sono meno efficienti.

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