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Chi esce bene e chi esce male dalle elezioni

L'unica vera vincitrice delle elezioni è Giorgia Meloni, il Partito Democratico e la Lega ne escono piuttosto malconci

(ANSA/CESARE ABBATE)
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La vittoria della coalizione di destra alle elezioni politiche è in realtà soprattutto una vittoria di Fratelli d’Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni. Dagli ultimi dati disponibili ha ottenuto più del 26% dei voti, circa il triplo sia della Lega sia di Forza Italia, i suoi principali alleati, rispettivamente al 9% e all’8%.

Se per Forza Italia un risultato del genere è in linea con i sondaggi delle ultime settimane e con quello ottenuto alle elezioni politiche del 2018, per la Lega è considerato un mezzo disastro. Alle elezioni del 2018 la Lega era arrivata terza col 17,3 per cento, alle europee dell’anno successivo addirittura al 34 per cento. La Lega non andava così male dal 2014, quando si chiamava ancora Lega Nord e i suoi sforzi elettorali si concentravano quasi solo nelle regioni settentrionali. Il segretario Matteo Salvini non ha ancora comunicato le sue intenzioni, ma prima delle elezioni diverse fonti interne al partito sostenevano che la sua leadership sarebbe stata messa in discussione se il partito fosse sceso sotto al 10-12 per cento dei voti.

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Nel centrosinistra invece nessun partito può dire di essere uscito bene dalle elezioni. Il Partito Democratico non è crollato ma con un 19%  ha ottenuto un risultato poco superiore rispetto alle elezioni politiche del 2018, quando raccolse il 18,7%, il peggiore della sua storia. L’allora segretario Matteo Renzi si dimise quando lo scrutinio dei voti non si era ancora concluso. All’inizio della campagna elettorale inoltre il PD era dato dai sondaggi intorno al 22 per cento, sostanzialmente alla pari con Fratelli d’Italia. Saranno in molti nelle prossime ore a chiedere conto della gestione della campagna elettorale da parte dell’attuale segretario, Enrico Letta.

Fra gli alleati del PD, il cartello elettorale fra Sinistra Italiana e i Verdi ha superato lo sbarramento nazionale del 3 per cento, mentre +Europa è finito appena sotto la soglia. I suoi voti si sono così ridistribuiti sul resto della coalizione. Il partito di Luigi Di Maio, Impegno Civico, ha chiuso invece sotto all’uno per cento: non entrerà in parlamento e non trasferirà i suoi voti alla coalizione, meccanismo che sarebbe scattato se avesse raggiunto l’1 per cento. Di Maio stesso non sarà rieletto: nel suo collegio uninominale a Napoli-Fuorigrotta è stato sconfitto dal candidato del Movimento 5 Stelle, Sergio Costa.

Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto il 15,4 per cento e invertito una tendenza che lo dava in calo da tre anni, ma ha comunque perso moltissimi voti rispetto alle elezioni politiche del 2018 e delle europee del 2019. Non è riuscito inoltre a contendere il posto di secondo partito più votato al Partito Democratico. La leadership di Giuseppe Conte però ne uscirà comunque rafforzata: dall’inizio della campagna elettorale il M5S è riuscito a recuperare 5-6 punti e a mobilitare grossi pezzi di elettorato soprattutto al Sud.

L’alleanza fra Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi ha ottenuto un risultato discreto per una coalizione nata da poche settimane, cioè circa l’8 per cento, senza però probabilmente riuscire a superare Forza Italia, che puntava a sostituire come partito di riferimento nell’elettorato centrista. Soprattutto ha preso diversi punti percentuali in meno rispetto agli auspici in doppia cifra di Calenda.