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  • Giovedì 3 febbraio 2022

I dati della settimana su coronavirus e vaccinazioni in Italia

Il calo dei ricoveri in terapia intensiva e dei contagi è stato rapido, e per la prima volta da fine novembre sono diminuiti anche i decessi

andamento coronavirus
I nuovi ingressi settimanali in terapia intensiva

Nell’ultima settimana tutti gli indicatori più importanti per capire come stanno andando le cose nella pandemia in Italia sono stati in calo: sono diminuiti gli ingressi in terapia intensiva, i morti e i contagi. Questi tre segnali mostrano un deciso miglioramento della situazione epidemiologica dopo la crescita avvenuta dall’inizio di dicembre a causa della rapida diffusione della variante omicron, più contagiosa rispetto alle precedenti.

Il picco della quarta ondata è ormai superato e dai primi dati sembra che il calo sia più rapido rispetto alle prime tre ondate dell’epidemia: la diminuzione dei ricoveri e dei contagi è già netta, mentre per i decessi – un indicatore che segue notoriamente un andamento in ritardo di almeno tre settimane – finora il calo è stato minimo. Nei prossimi giorni sarà importante continuare a osservarne l’andamento.

Un’altra differenza rispetto alle prime tre ondate è il divario tra il numero dei contagi, molto alto, e quello dei ricoveri e dei decessi: l’efficacia dei vaccini contro le forme gravi della COVID-19 ha consentito di limitare i ricoveri in terapia intensiva e i morti. Lo scostamento si spiega anche con le caratteristiche della variante omicron, ora prevalente, che ha la capacità di diffondersi molto più velocemente rispetto alle precedenti varianti, ma sembra causare per lo più sintomi lievi, con minori rischi di sviluppare seri problemi respiratori a carico dei polmoni.

Dal 27 gennaio al 2 febbraio sono stati segnalati 787 nuovi ingressi in terapia intensiva, il 13,6 per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti, quando erano stati 911.

Anche se il governo ha deciso di accantonare parzialmente i criteri che servivano per definire le zone a colori e quindi le misure restrittive, l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva sul totale dei posti disponibili rimane un indicatore importante per osservare la tenuta del sistema sanitario. La percentuale di occupazione ha superato la soglia di allerta del 20 per cento nella provincia autonoma di Trento, in Friuli Venezia Giulia, Lazio e Marche.

Mercoledì la regione con la più alta incidenza di ricoveri in terapia intensiva rispetto agli abitanti era la Valle d’Aosta: ne sono stati segnalati 40 ogni milione di abitanti, in calo rispetto ai 48 registrati mercoledì scorso. L’incidenza è stata alta anche nella provincia autonoma di Trento, nelle Marche e in Emilia-Romagna.

Per la prima volta dalla fine di novembre c’è stato un calo dei morti, pur minimo: ne sono stati segnalati 2.550, lo 0,5 per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti. Le regioni con l’incidenza più alta sono state Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta, dove sono stati segnalati 6,4 decessi ogni 100mila abitanti.

La diminuzione dei contagi è stata netta. Nell’ultima settimana ne sono stati trovati 851mila, il 26,1 per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti. L’andamento è in rapido calo.

I dati pubblicati dall’Istituto superiore di sanità confermano che i vaccini contro il coronavirus sono efficaci contro le forme gravi della COVID-19 che possono causare la morte. Sono dati da osservare con alcune accortezze: i giovani che vengono ricoverati e risultano positivi al coronavirus sono molto pochi, spesso non hanno bisogno di cure per la COVID-19 ma per altre patologie, e bastano piccole variazioni per influenzare il tasso di ricoveri indipendentemente dallo stato vaccinale.

​​In Italia finora quasi 50,3 milioni di persone hanno ricevuto almeno la prima dose del vaccino, e di queste oltre 48 milioni risultano completamente vaccinate. Il 57,6 per cento della popolazione ha ricevuto la dose di richiamo.

Da martedì 1° febbraio l’Agenzia delle Entrate ha iniziato a notificare le multe da 100 euro alle persone con più di 50 anni che non sono vaccinate, come deciso dal governo all’inizio dell’anno. L’obbligo vaccinale era entrato in vigore l’8 gennaio, ma era stato deciso di dare tempo fino all’1 febbraio per mettersi in pari e fare il vaccino.

La regione con la più alta percentuale di persone non vaccinate con più di 50 anni è la Sicilia, dove l’11 per cento del totale non ha ricevuto nemmeno una dose. Questa percentuale è alta anche in Calabria, Abruzzo, Valle d’Aosta e Liguria. Le regioni in cui i non vaccinati sono di meno, invece, sono Puglia, Lazio, Molise e Toscana.

La mappa mostra la percentuale di persone vaccinate in Italia sopra i 5 anni: all’interno di ogni regione si trova la percentuale di chi ha ricevuto almeno una dose, mentre il colore indica quella di chi ha completato il ciclo vaccinale (cioè ha fatto due dosi).