(AP Photo/ Andy Wong)
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  • giovedì 23 Dicembre 2021

La Cina ha ripreso la strategia “zero-Covid”

Negli ultimi giorni il governo cinese ha imposto rigidi lockdown su città di centinaia di migliaia di abitanti dopo avere riscontrato poche decine di casi positivi

(AP Photo/ Andy Wong)

Negli ultimi giorni la Cina ha ricominciato ad adottare misure durissime per contenere l’epidemia da coronavirus, mettendo in lockdown intere città di centinaia di migliaia di abitanti dopo avere riscontrato pochi singoli casi positivi: è la cosiddetta “strategia zero-Covid”, introdotta in Cina nei momenti più critici della pandemia, quando si era cercato di eliminare qualsiasi rischio di diffusione del contagio con rigidi lockdown e test di massa. Le nuove restrizioni precedono di poche settimane le festività del Capodanno cinese e l’inizio delle Olimpiadi invernali di Pechino, e segnalano la preoccupazione delle autorità cinesi per il rischio di una nuova ondata di contagi.

Dalla mezzanotte di giovedì la città di Xi’an, che si trova nella Cina centrale e ha più di 13 milioni di abitanti, è stata messa in lockdown per poche decine di casi positivi al coronavirus. Dopo avere riscontrato un singolo caso di contagio, le autorità cinesi hanno imposto un lockdown anche a Dongxing, una città di circa 200mila abitanti nel sud del paese.

A Xi’an, il capoluogo della provincia di Shaanxi, nella Cina centrale, le nuove misure sono state introdotte dopo che mercoledì erano stati riscontrati 52 nuovi casi di contagio. La settimana scorsa erano già stati chiusi bar, cinema e palestre in via precauzionale e adesso sono state chiuse anche le attività non essenziali e le stazioni dei mezzi pubblici. Attualmente sono in corso test di massa e soltanto una persona per nucleo familiare può uscire di casa per comprare beni di prima necessità, un giorno sì e un giorno no, come accadeva a Wuhan, la città cinese da cui partì la pandemia da coronavirus, all’inizio del 2020.

Sono stati cancellati anche molti voli dell’aeroporto di Xi’an, che è famosa per “l’esercito di terracotta”, l’armata di più di seimila sculture di soldati, acrobati e cortigiani messa a guardia della tomba di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina.

Le autorità locali hanno detto che la città, dove in totale sono stati accertati 143 contagi dal 9 dicembre, è alle prese con una «doppia minaccia»: da un lato, i nuovi casi di coronavirus, che secondo le informazioni ufficiali sarebbero legati alla variante delta e non alla nuova variante omicron; dall’altro, un focolaio di febbre emorragica, una malattia provocata dagli hantavirus, presenti nei roditori in tutto il mondo, che è potenzialmente mortale ma relativamente comune nelle aree rurali del nord della Cina.

Le cose da sapere sul coronavirus

Secondo quanto comunicato dalla tv di stato cinese CCTV, martedì il governo locale di Dongxing, nella provincia di Guangxi, al confine col Vietnam, ha ordinato a tutti i propri residenti di stare in casa dopo il rilevamento di un solo contagio. Anche qui le autorità hanno avviato una campagna di test di massa e disposto la chiusura delle scuole e delle attività non essenziali, sospendendo la circolazione dei trasporti pubblici.

Al momento sono sospese anche le attività doganali al confine col Vietnam, dove da tempo sono state rafforzate le misure di controllo per impedire la circolazione dei contagi. Secondo il giornale vietnamita Hanoi Times, controllato dallo stato, più di 6mila camion che trasportano frutta e verdura sono bloccati al confine con la Cina.

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Secondo i dati ufficiali solo sette degli ultimi casi di contagio rilevati in questi giorni in Cina sono riconducibili alla variante omicron del virus, ritenuta responsabile di una nuova ondata di contagi sia in Europa che negli Stati Uniti. Anche se le nuove restrizioni non sono state imputate direttamente alla nuova variante, il vicedirettore della Commissione Nazionale della Salute, Lei Zhenglong, ha ordinato alle autorità locali di non abbassare la guardia «neanche per un minuto», soprattutto in vista dei prossimi grandi eventi previsti.

Tra la metà e la fine di gennaio inizia il periodo in cui solitamente centinaia di milioni di cinesi iniziano viaggi lunghi, anche di centinaia di chilometri, per tornare nelle città da cui provengono in occasione dei festeggiamenti del Capodanno cinese. Nel 2020 i grossi festeggiamenti previsti per l’anno nuovo erano stati cancellati in molte città a causa della pandemia da coronavirus. Anche l’anno scorso il governo cinese aveva imposto una serie di restrizioni, in un momento in cui il paese stava cercando di contenere la cosiddetta seconda ondata della pandemia, dopo mesi in cui secondo le fonti del governo non erano stati rilevati contagi.

Prima dell’introduzione del recente lockdown, tutti i residenti di Xi’an dovevano aver ricevuto il permesso da parte delle autorità locali per lasciare la città in treno. Nel frattempo, molti utenti dei social network avevano segnalato malfunzionamenti nell’app che serve per esibire il QR code che certifica la negatività al coronavirus o lo status vaccinale, probabilmente legati al troppo sovraccarico.

Il governo cinese ha anche ammesso che la pandemia da coronavirus è «la sfida più grande» che dovrà affrontare in vista delle Olimpiadi di Pechino, che inizieranno il prossimo 4 febbraio e per cui sono stati disposti rigidissimi protocolli di sicurezza.

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