Mélanie Laurent in una scena del film "Bastardi senza gloria" (2009)

21 libri consigliati dalla redazione del Post

Per farsi venire qualche idea per i regali di Natale, sperando di azzeccarla

Mélanie Laurent in una scena del film "Bastardi senza gloria" (2009)

Tra i regali natalizi più classici, insieme a calze e pigiami, ci sono i libri: forse non sono il genere di regalo che produce grandi reazioni di stupore e meraviglia, ma hanno quel gusto rassicurante delle tradizioni che si ripetono e, se sono belli, si apprezzano col tempo. È possibile che siate dei noti regalatori di libri con grandi aspettative nei vostri confronti o che, al contrario, sia la persona a cui volete fare questo regalo a essere una nota estimatrice dei regali libreschi: in entrambi i casi, la scelta del titolo non va fatta con leggerezza.

Per darvi qualche idea che vada oltre gli ultimi titoli arrivati sugli scaffali delle librerie, le redattrici e i redattori del Post hanno messo insieme una lista di consigli scegliendo tra libri che hanno letto e apprezzato, e che pensano potrebbero essere un buon regalo per qualcuno, anche se non si tratta di novità. La lista di quest’anno è particolarmente eterogenea, tra saggi, romanzi, libri di cucina, libri per bambini che sono un po’ anche libri per adulti e graphic novel. Se niente vi convince, qui trovate quelli dell’anno scorso e qui quelli di quest’estate.

Frêney 1961. La tempesta sul Monte Bianco, di Marco Albino Ferrari
È un poema epico, come lo sono le storie di montagna scritte da chi la conosce bene, l’ha amata e l’ha vissuta, una storia meravigliosa, anche se finisce in tragedia – perdonate lo spoiler, ma sono passati più di 60 anni. D’altronde anche nell’Iliade muoiono gli eroi, o nei film della Marvel: qui ci sono diversi supereroi, primo tra tutti Walter Bonatti. È l’avventura di un gruppo di giovani scalatori italiani e francesi (tra i più forti al mondo in quel momento) che si trovano insieme quasi per caso e puntano a risolvere l’ultimo grande “problema” delle Alpi: la scalata del Pilone centrale del Frêney. È interessante vedere come già 60 anni fa l’incompetenza e la cattiva fede dei giornalisti in cerca di visibilità (tra cui un giovane inviato RAI divenuto poi famoso) abbia portato l’opinione pubblica ad avere una conoscenza completamente distorta della realtà. In Italia Bonatti rischiò di subire la violenza della folla al funerale del suo miglior amico, mentre in Francia fu insignito con la Legion d’onore. È anche un romanzo d’amore. Come dice Bonatti: «Ci siamo salvati solo noi tre: Mazeaud, Gallieni e io. Gli unici che avevano una donna e un amore ad aspettarli».
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Marco Surace

Zia Mame, di Patrick Dennis
Pubblicato per la prima volta in Italia da Bompiani nel 1958, divenne un bestseller negli anni Cinquanta e poi uno spettacolo teatrale, un film e un musical. Adelphi lo rispolverò nel 2009 e finì che lo rilessero di nuovo tutti. Questo per dire che è probabile che ne abbiate già sentito parlare, ma se siete tra i fortunati che ancora non si sono fatti fare compagnia dalla protagonista – perché qui siamo favorevoli anche agli auto-regali di Natale – o se conoscete qualcuno che potrebbe non averlo letto, mi vengono in mente pochi altri libri così adatti ad essere regalati. È praticamente come regalare una ricca ed eccentrica zia tascabile, e quale regalo migliore di un parente chiassoso e dalle mille avventure per Natale?
Il libro inizia negli anni Venti: un ragazzino rimasto orfano viene affidato alle cure della zia stravagante di New York, zia Mame appunto. Da quel momento in poi la trama prosegue per i decenni successivi raccontando le vicende della protagonista. È un libro che va bene per tutti perché intrattiene e diverte, con il pregio aggiuntivo di avere ambientazioni che si prestano bene alle settimane tra Natale e Capodanno, tra le feste fuori dalle righe organizzate da zia Mame, il tempo scandito dalle ricorrenze e dalle tappe della vita, i pasti a base di champagne tra disgrazie, colpi di fortuna e amori. E alla fine zia Mame è una bella persona: di quelle che sfiniscono, ma con arguzia, altruismo e un’energia inesauribile, di cui si comincia a sentire la mancanza quando si arriva all’ultima pagina.
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Alessia Mutti

Pimpa e la sorpresa di Natale, Altan
Perché non è un libro per soli bambini. Perché la Pimpa è un personaggio pieno di sfumature, degno dei più noti colleghi dei romanzi. Perché il disegno di Altan mette in pace con il mondo. Perché volevo suggerire un romanzo, ma mi sono fatto noia da solo a scriverne. Perché, come ha detto una volta una redattrice del Post, Armando è «un esempio di genitorialità modernissima e mascolinità alternativa». Perché è Natale.
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Giovanni De Benedictis

Il libro delle illusioni, di Paul Auster
Mi è piaciuto perché porta chi lo legge ad affrontare tempi, storie ed esperienze diverse, che però in un modo o nell’altro sembrano sovrapporsi, o comunque non rimanere confinate esattamente né da una parte né dall’altra. Tutto gira attorno a un attore del cinema muto molto famoso negli anni Venti che scompare all’improvviso, e a un professore che decenni dopo comincia a indagare sulla sua storia, immergendosi senza quasi rendersene conto in una ricerca dai contorni bizzarri, che lo porta a compiere riflessioni intime sulla sofferenza, sulla morte e infine sul significato stesso dell’arte.
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Susanna Baggio

Una poesia in tasca, di Héctor Abad Faciolince
Nel 1987 il padre dello scrittore colombiano Héctor Abad Faciolince, medico e attivista per i diritti umani, fu assassinato per le sue idee politiche: in quel momento aveva in tasca un pezzo di carta su cui aveva trascritto il testo di una breve poesia, che inizia col verso «Siamo ormai l’oblio che saremo». Sotto c’era la sigla “JLB”, quindi Abad Faciolince dedusse che fosse una poesia del celeberrimo scrittore argentino Jorge Luis Borges. Lui e la sua famiglia la fecero incidere sulla tomba del padre, col nome di Borges, e anni dopo, nel 2006, lo scrittore scelse L’oblio che saremo come titolo per un libro sulla sua storia: dopo la pubblicazione fu criticato da molti esperti di Borges perché la poesia era nota come apocrifo. In questo librino di 92 pagine – sì, un pensierino, ma secondo me graditissimo da chiunque ami la letteratura latinoamericana – è raccontata l’indagine di Abad Faciolince per scoprire la storia della poesia, come finì nella tasca di suo padre e chi l’avesse scritta in realtà. Potrebbe essere benissimo una storia inventata da uno scrittore sudamericano, dallo stesso Borges a Bolaño. Dentro ci sono mitomani, viaggi dall’Europa al Sud America e ritorno, un’aiutante che scrive dalla Finlandia, scherzi della memoria e negozi di libri usati.
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Ludovica Lugli

Patented: 1,000 Design Patents, di Thomas Rinaldi
È un libro e un catalogo, si inizia ma non si finisce, fa venire in mente cose. Perfetto da regalare: non costa troppo, fa anche arredamento e chi lo nota lo sfoglia. È una raccolta dei documenti di registrazione del design di mille oggetti brevettati negli Stati Uniti dai primi del Novecento ai nostri giorni. Non spiega come funzionano ma che aspetto hanno, con informazioni essenziali ma comunque curiose. Ci sono famosi prodotti di design ma soprattutto oggetti di tutti i giorni, casalinghi o industriali, e come sono cambiati in tutti questi anni.
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Pietro Cabrio

Immune, di Philipp Dettmer
Da un paio di anni parliamo continuamente di sistema immunitario, eppure in pochi sanno davvero come sia fatto e come funzioni uno dei sistemi biologici più complessi conosciuti, dopo il cervello umano. Raccontarlo e descriverlo accuratamente, ma in termini semplici e accessibili, non è una cosa da poco e un incubo per molte divulgatrici e divulgatori. Philipp Dettmer, il fondatore dell’apprezzato canale YouTube di divulgazione Kurzgesagt (che in tedesco significa “in poche parole”), aveva da tempo in testa di scrivere sull’argomento. Ritardi e difficoltà non sono mancati, ma Dettmer ha infine centrato il suo obiettivo con Immune, un libro chiaro e meravigliosamente illustrato sul sistema immunitario: ciò che ogni giorno ci salva la vita, e che talvolta ce la complica enormemente. È disponibile da subito in inglese, o in italiano da febbraio (se intanto volete preparare un buono da mettere sotto l’albero).
Emanuele Menietti
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Pasticceria – le mie ricette di base, di Maurizio Santin
Faccio torte da quando mi regalarono il Manuale di Nonna Papera e, da allora, ogni tanto mi fisso su una ricetta e faccio esperimenti finché non trovo la versione perfetta, per me: è un piccolo rituale di ordine e perfezione. Dopo la meringa e l’Angel Cake, in pieno lockdown mi ero impuntata sulla pasta frolla, nientepopodimeno, con scarsi risultati. Ho passato un anno intero a fare esperimenti deludenti tra ricette trovate online e vecchi libri, prima di acquistare Pasticceria – le mie ricette di base di Maurizio Santin (il Cuoco Nero, per chi segue il suo programma Dolcemente su Gambero Rosso Channel). È stato sufficiente eseguire alla lettera la sua ricetta della pasta frolla classica per trovare la soluzione; da allora, è il primo manuale che apro quando devo perfezionare qualche ricetta, dal plum cake alla bavarese al cioccolato. Non è un libro con ricette elaborate o dolcetti al tè matcha, ma un manuale dove trovare tutte le paste base, le creme, le ganache e le mousse spiegate piatte piatte, nello stile un po’ burbero di Santin. La grafica è semplice e un po’ antiquata (l’edizione è del 2015) quindi non regalatelo come se fosse un coffee table book. Ma se volete aiutare chi ha ancora tutto da imparare o qualcosa da perfezionare nell’arte di fare dolci, allora è il manuale che fa al caso vostro.
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Emanuela Marchiafava

IN di Will McPhail
È un graphic novel in lingua inglese (ma con pochissimo testo), pubblicato a maggio scorso dalla casa editrice britannica Sceptre. L’autore è un giovane disegnatore inglese e tra i più apprezzati e riconoscibili vignettisti del New Yorker, con cui lavora dal 2014. Ho sempre pensato che il suo tratto poco stilizzato – prima ancora del suo umorismo – fosse una delle ragioni essenziali della comprensibilità e del successo di alcune sue vignette che negli ultimi anni sono circolate molto. È per questo che appresi con piacere, l’anno scorso, dell’uscita del suo primo graphic novel: perché, in un certo senso, il suo stile mi sembrava più tagliato per quel genere che per le vignette. IN è una storia con chiari riferimenti autobiografici ma in cui possono probabilmente rivedersi molte persone abituate a lavorare da casa in una grande città, che non sanno bene come stabilire relazioni più autentiche con le poche persone che incontrano durante le loro giornate.
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Antonio Russo

L’uomo che amava i bambini, di Christina Stead
Se l’idea del pranzo di Natale vi fa rimpiangere l’isolamento dell’anno scorso, questo libro potrebbe aiutarvi a riaccendere della tenerezza verso i vostri parenti. È difficile, si spera, che la vostra famiglia sia più infelice e disfunzionale di quella raccontata da Christina Stead, grande scrittrice australiana incredibilmente poco conosciuta in Italia. Al centro c’è il rapporto tormentato tra il padre Sam Pollit, puritano ed egomaniaco, e la moglie Henny, la più viziata delle figlie di un ricco di Baltimora, che trascina nella miseria e nella distruzione un clan di sei figli più figliastra, chiara personificazione dell’autrice. C’è da chiedersi perché leggere 600 pagine – appena ripubblicate da Adelphi – su una famiglia americana di quasi un secolo fa, a meno che siate i tipi appassionati del genere: per come dipinge un argomento quantomai attuale – il maschilismo tossico e il dominio di un patriarca all’apparenza tenero ma mostruoso –, per la vividezza delle chiacchiere tra signore, per una delle meglio scritte scene di molestia domestica, perché è così che ci si sente brutte da adolescenti e, forse su tutto, per come riproduce il linguaggio, fatto di vezzeggiativi, storpiature e allusioni, che è il collante insolubile di ogni famiglia.
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Arianna Cavallo

Il taccuino d’oro, di Doris Lessing
Vorrei provare a fare una cosa non tanto consueta, cioè consigliare un libro che non ho ancora finito: sulla fiducia. Più o meno un anno fa ho iniziato a leggere Il taccuino d’oro di Doris Lessing, famosa per aver vinto il premio Nobel ma ancor di più per la reazione che ebbe quando lo scoprì. Lo leggo alternandolo ad altri libri, perché la sua struttura si presta al centellino. Per descriverlo quindi bisogna parlare di due cose: com’è costruito e cosa racconta. È la storia di una scrittrice vissuta nel Novecento, e parla della sua vita, delle sue relazioni, del suo lavoro, della politica che la circonda e del suo modo di farla. È diviso in quattro grossi capitoli, all’interno dei quali sono contenute le riflessioni appuntate in quattro taccuini diversi: nero, rosso, giallo e blu. In ognuno è portata avanti una vicenda diversa, che riguarda la biografia della scrittrice, il suo presente, un suo progetto letterario o il suo rapporto con il partito comunista. Sembra complicato, ma è solo molto denso di informazioni, racconti, dialoghi, riflessioni, e credo che la non linearità, la confusione cronologica e la mescolanza di biografia (finta) e finzione letteraria (verosimile) possano piegarsi a una lettura anche contemporanea.
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Valentina Lovato

Roma. The Passenger
Nei mesi passati ho letto alcuni libri che non mi hanno entusiasmato. Uno dei pochi che mi ha colpito davvero è stato il numero di The Passenger dedicato a Roma, uscito all’inizio di quest’anno e che ho letto con un colpevole ritardo di qualche mese. Gli interventi sono tutti scritti molto bene e prendono la città da angoli interessanti, ma quello che mi ha fatto davvero pensare «ok, questo numero è una bomba» è quello di Matteo Nucci, intitolato L’anima della città. Secondo Nucci, la vera anima di Roma non sono i monumenti, non è la bellezza accecante o i sanpietrini. La vera anima di Roma è il Tevere, con cui Roma ha perso contatto da quando costruì gli alti muraglioni che lo allontanano dalle strade e dagli abitanti. Nucci racconta tra le altre cose che scendendo sull’isola Tiberina, e ascoltando il fiume, si percepisce la sua dimensione ancestrale e ci si riconnette con la vera natura di Roma, che appartiene a «un mondo basso, un mondo che abbiamo dimenticato». È una prospettiva a cui io, che pure pensavo di saperne un po’ sulla città, non avevo mai pensato e mi ha spiazzato. Quest’estate sono sceso sull’isola Tiberina.
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Mario Macchioni

Il tempo materiale, di Giorgio Vasta
È ambientato a Palermo nel 1978, e parla di tre ragazzini di undici anni che decidono di rapire e imprigionare un compagno di classe, emulando le azioni delle Brigate Rosse. Il libro, scritto con uno stile particolare, asciutto e immaginifico al tempo stesso, è anche una riflessione sul rapporto tra linguaggio e violenza: i tre ragazzini sono affascinati dalla violenza come modo di rendere “reali” e vere le loro parole, di essere coerenti fino in fondo, di passare all’azione, ma si trovano poi incastrati in un’altra astrazione, quella del fondamentalismo, di un linguaggio sempre più chiuso e autoreferenziale con cui giustificano la stessa violenza e all’infuori del quale diventano incapaci di fare esperienza della realtà. È nell’incontro con la vittima – costruita in modo per niente moralistico – che si compie questo arco narrativo.
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Alessandra Pellegrini De Luca

Monkey King, di Wu Ch’eng-en
Probabilmente non c’è nessun personaggio letterario duraturo come Scimmia (o Re Scimmia, o Sun Wukong), il fantastico protagonista di Il viaggio in Occidente, uno dei romanzi d’avventura più famosi della letteratura cinese, scritto nel Sedicesimo secolo. La differenza di Scimmia, rispetto ai personaggi di tutte le altre opere imprescindibili della letteratura mondiale, è che non è mai passato di moda: in Asia, Scimmia è ancora adorato, gli vengono dedicati libri, serie tv, videogiochi (dovrebbe uscire una serie su Netflix nel 2023). Chi ha visto la serie a cartoni animati Dragon Ball quasi sicuramente non sa che il protagonista è ispirato a Scimmia. In Il viaggio in Occidente, Scimmia è un personaggio fantastico: ha i superpoteri, è capriccioso e vendicativo, fa a pugni con esseri sovrannaturali e divinità e vive grandi avventure per recuperare un manufatto sacro. Quest’anno è uscita una nuova edizione del libro, ridotta e tradotta con vivacità: a un certo punto un nemico di Scimmia lo minaccia e gli dice «Ti ridurrò in burro di babbuino!». La nuova edizione si intitola Monkey King, e purtroppo è disponibile solo in inglese.
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Eugenio Cau

Una teoria femminista della violenza, di Françoise Vergès
Nel suo ultimo libro, Una teoria femminista della violenza, la politologa e attivista antirazzista francese Françoise Vergès denuncia la svolta securitaria nella lotta contro il sessismo e critica il cosiddetto femminismo carcerario che «fondandosi sulle nozioni di pericolosità e sicurezza», a loro volta riprese dalle ossessioni punitive degli stati, «si batte affinché i tribunali giudichino più severamente e stabiliscano pene detentive più lunghe». A partire da qui, Vergès parla di protezione e autodifesa, di post-violenza e violenza sistemica, di violenza istituzionale e di quella delle persone oppresse, che è da ripensare, di politica decoloniale e di capitalismo razziale. Sembra tutto molto complicato ma il libro fila bene, dice un sacco di cose che, purtroppo, non si sentono spesso e nel mio giro ha aperto lunghe discussioni. Naturalmente le conclusioni di Vergès non hanno nulla, ma proprio nulla, a che fare con quelle posizioni “alla Foglio” sulle “femministe che hanno istituito un nuovo tribunale del popolo”. Questo libro è una cosa seria, che sta dalla parte giusta: quella della complessità.
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Ne aggiungo un secondo: nella convinzione che si debba ripartire daccapo e il prima possibile, le ragazze della libreria Tuba di Roma mi hanno consigliato Femmina non è una parolaccia, un piccolo manuale che sembra un romanzo, scritto da Carolina Capria e Mariella Martucci. È l’unico libro che mia figlia più piccola (precisando che «comunque» lei sapeva «già tutto») si è voluta rileggere. Perché è spassoso e perché è vero che mentre «dice tutto», lo dice anche bene. Per chi ha almeno otto anni (ma anche per chi ne ha molti di più e pensa che sui fondamentali ci siano dei dibattiti da aprire).
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Giulia Siviero

L’acqua del lago non è mai dolce, di Giulia Caminito
L’acqua del lago non è mai dolce forse è già finito nelle vostre liste: era in finale al Premio Strega e ha vinto il Premio Campiello. Credo sia piaciuto soprattutto per la nitidezza dei personaggi – su tutti Antonia, la madre della protagonista – e perché i romanzi di formazione autobiografici vanno molto forte, ultimamente. A me ha tenuto col naso incollato fra le pagine per due ragioni diverse. La prima è che le case vissute o frequentate dalla protagonista sono descritte così finemente che non si limitano a fare da sfondo alle vicissitudini di Gaia, ma incidono profondamente nella sua storia, come se fossero dei personaggi. Non è un caso che l’autrice, Giulia Caminito, abbia 33 anni. La sua e la mia generazione con la casa ha un rapporto complesso, che abbiamo soltanto iniziato a intravedere. La casa in cui siamo cresciuti e da cui siamo andati via presto, le mille case in cui abbiamo abitato mentre studiavamo, la casa che ci possiamo permettere, la casa in cui abbiamo dormito una, due, tre notti, la casa che non avremo mai. Siamo la generazione che ha frequentato più case di tutti, e quella che forse ne possederà una fra venti, trenta o quaranta anni.
Seconda ragione: il racconto dei margini di una città. Negli ultimi anni, per fortuna, il ritratto delle periferie e dei centri urbani al di fuori dei confini della città si è fatto sempre più sfaccettato e tridimensionale. Entrambi sono stati riabilitati da libri, canzoni, film, serie tv. Per questo qualcuno, nella nostra bolla, si sorprende se a volte vengono raccontati come luoghi sordidi, abitati da tante persone meschine, dove crescere e sviluppare sensibilità alternative ancora oggi rimane una tragedia. Succede perché alcuni luoghi marginali sono davvero così: ho pensato la stessa cosa leggendo Febbre di Jonathan Bazzi. Un altro finalista dello Strega, un altro libro che mi è piaciuto un sacco, quasi quanto L’acqua del lago non è mai dolce.
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Luca Misculin

Riaffiorano le terre inabissate, di Michael John Harrison
Quest’anno ho letto diversi libri che giocano con le coordinate temporali ambientando parte o la totalità del racconto in epoche sospese, rarefatte e ambigue. È anche il caso di Riaffiorano le terre inabissate, un romanzo che ha scritto l’anziano scrittore inglese Michael John Harrison cogliendo abbastanza di sorpresa critica e pubblico. Ha vinto non a caso il Goldsmiths Prize, che viene consegnato a chi «rompe gli schemi ed estende le possibilità della forma del romanzo». La storia è ambientata a Londra ai giorni nostri, ma ci sono fin dall’inizio elementi spiazzanti: a tratti i protagonisti sembrano usciti da uno di quei film degli anni Cinquanta ambientati nelle nuove metropoli, altri passaggi sembrano usciti da un racconto di Kafka ambientato nella Mitteleuropa del primo Novecento. A complicare le cose, la storia che si dispiega man mano sta tra la cosiddetta “climate fiction”, la fantascienza sulla crisi climatica, il romanzo fantastico d’avventura e la teoria cospirazionista. Descrivere la trama è piuttosto irrilevante e forse dannoso: molto ruota attorno un oscuro libro ottocentesco sui leggendari bambini acquatici, creature mostruose e affascinanti che per qualcuno diventano un’ossessione. Detta così può sembrare un romanzo di quelli che si divorano. In realtà, ed è utile saperlo se pensate di regalarlo, è uno di quei libri in cui parte del fascino deriva dal fatto che per lunghi tratti non si capisce cosa succeda (un po’ alla Pynchon, se avete familiarità). Non è un romanzo propriamente avvincente, piuttosto è suggestivo. Non è insomma una cosa per tutti i gusti, ma più per chi è disposto a faticare un po’ e a farsi andar bene il fatto di perdersi inevitabilmente dei pezzi per strada, con la ricompensa di una storia molto originale. Una postilla: è raccomandato in particolare a chi ha apprezzato Piranesi, il bellissimo romanzo fantastico di Susanna Clarke (a sua volta già incluso nei consigli di lettura estivi del Post).
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Stefano Vizio

Le voci del mondo, di Robert Schneider
Elias è un ragazzo con una rara sensibilità musicale, fin dalla nascita riesce a sentire i suoni e la musica del mondo, non sa leggere le note ma sa suonare l’organo perfettamente. Il suo talento gli permette di conoscere l’amore, che però non riesce a salvarlo da una vita solitaria e da un destino tragico. Il villaggio nelle Alpi dove è ambientata la storia è abitato da persone aggrappate alla realtà e alle cose come devono essere, mentre sono immerse in un’atmosfera onirica e rarefatta. Le voci del mondo è un libro che ti fa sentire una melodia anche quando descrive un incendio che distrugge il paese o due persone che si guardano attraverso una finestra. Se siete pratici con il tedesco, leggetelo in lingua originale.
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Alice Nicolin

L’altro mondo, di Fabio Deotto
Quando si parla del cambiamento climatico, si fa spesso riferimento a cose che accadranno, a quello che ci aspetta, a quel pezzo di mondo che finirà sommerso, a quell’altro che farà i conti con siccità e migrazioni: al futuro, insomma. In realtà il clima sta già cambiando, e in modi molto più radicali di quanto suggerisca il fatto che certi fenomeni atmosferici estremi siano diventati più frequenti. Fabio Deotto, che è scrittore ma anche laureato in biotecnologie, è andato nei luoghi in cui la vita delle persone è già cambiata a causa della crisi del clima: dalla Florida alle Maldive, dalla Louisiana fino a Venezia e in Franciacorta. E racconta come, mentre un pezzo di mondo discute di come arginare l’aumento delle temperature, un altro pezzo di mondo stia già cercando un modo per adattarsi.
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Francesco Costa

U.S. Civil Rights Trail, di Deborah D. Douglas
Chi fa vacanze itineranti e in paesi lontani geograficamente o culturalmente dall’Italia conosce la frustrazione prodotta dalle guide che sono fatte per metà dai consigli su dove dormire e dove mangiare: che vanno bene per paesi dove Internet è in qualche modo limitato o dove il turismo è ancora all’anno zero, ma per gli altri, insomma. Mancano invece le storie, la politica, il racconto sugli spazi e sui conflitti, sull’aria che tira. Ma ci sono delle eccezioni. Sono appena tornata da un viaggio nel Sud degli Stati Uniti (Mississippi, Alabama, quelle parti lì), e ho scoperto posti e storie notevoli grazie a U.S. Civil Rights Trail, che come suggerisce il nome è una guida sui luoghi della lotta per i diritti dei neri. È molto facile da leggere, divisa per città (Montgomery, Birmingham, Selma, Jackson, Little Rock, Memphis, tra le altre), in cui per ciascuna sono indicate le cose più interessanti da vedere, i personaggi che hanno fatto la storia del movimento, una timeline ordinata dei fatti, testimonianze e ricordi, e un boxino “get into the rhythm”, con una o due canzoni che aiutano a raccontare quel posto. È pubblicata da Moon e scritta da Deborah D. Douglas, una scrittrice nera che ti tiene lì nella storia, dall’inizio alla fine, e che la riempie non solo di informazioni, ma anche di intensità ed emozioni. È interessante, sintetica, va dritta al punto, non sbrodola, fa imparare un sacco di cose. È in inglese.
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Elena Zacchetti

Sei in cerca di altre idee per Natale? Puoi dare un occhio a tutti i suggerimenti quotidiani che abbiamo messo insieme finora oppure a una delle nostre liste:
– 2o idee per fare regali di Natale spendendo al massimo 20 euro
– 15 idee per fare regali di Natale spendendo tra i 20 e i 60 euro
– 20 idee per regali di Natale di prezzi vari
– 15 idee per regali di Natale sotto i 120 euro
– 15 idee per regali di Natale da fare a bambine o bambini
15 idee per regali di Natale per la generazione Z

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Disclaimer: con alcuni dei siti linkati nella sezione Consumismi il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Ma potete anche cercare le stesse cose su Google. Se invece volete saperne di più di questi link, qui c’è una spiegazione lunga.