Dentro la famosa libreria di Parigi Shakespeare and Company, il 4 novembre 2020 (Kiran Ridley/Getty Images)

Un regalo di Natale al giorno: -18

Si intuirà cosa sono dalla forma del pacchetto, ma coi libri c'è sempre un modo per essere originali: 16 consigli della redazione del Post

Dentro la famosa libreria di Parigi Shakespeare and Company, il 4 novembre 2020 (Kiran Ridley/Getty Images)

Ogni anno, quando arriva dicembre, ci spremiamo le meningi per dare una mano a chi è a corto di idee sui regali. Quest’anno abbiamo selezionato esempi molto belli di grandi classici natalizi: per un mese, fino al 24 dicembre, ve ne suggeriamo uno al giorno (d’accordo, oggi 16, ma della stessa, unica categoria: libro), che si possa acquistare facilmente online e senza aspettare troppo. Magari può funzionare per qualcuno che conoscete. Altrimenti ci riproviamo il giorno dopo.

Che ispirino espressioni di delusione o forti entusiasmi (sta a voi capire quale delle due reazioni sia la più probabile a seconda delle persone a cui volete fare un regalo), i libri sono tra i più prevedibili tra i regali. Prima di tutto perché a meno di contorti camuffamenti sono ben riconoscibili in quanto tali, anche se incartati. In secondo luogo perché di solito chi li regala è già noto come regalatore di libri. Al tempo stesso però i libri, in virtù della loro pressoché infinita varietà, aumentata ogni anno da un gran numero di nuove uscite, possono sempre stupire chi li riceve – a meno che non si sia molto sfortunati, o incauti.

Per darvi qualche idea che vada oltre gli ultimi libri arrivati sugli scaffali delle librerie, i redattori hanno messo insieme una lista di 16 consigli libreschi scegliendo tra libri che hanno letto, hanno apprezzato e pensano potrebbero essere un buon regalo per qualcuno, anche se non si tratta di novità. Del resto anche nella lista dei migliori libri letti nel 2020 della redazione del New Yorker ce ne sono di pubblicati anni fa. Nella nostra lista, alcuni erano già stati consigliati da altri redattori in precedenti occasioni: sono suggerimenti che per questo abbiamo considerato doppiamente validi.

La scrittura non si insegna di Vanni Santoni
I giornalisti a cui capita a un certo punto di insegnare qualcosa su come si fa questo mestiere – a me è capitato sia alla Scuola Holden che con il Post – sanno che non c’è peggior frase che si possa ascoltare dai propri studenti di questa: «Vorrei lavorare nel giornalismo perché mi piace scrivere». La sovrapposizione tra giornalismo e scrittura è uno dei più diffusi equivoci attorno a questa professione, e genera vari problemi ormai endemici nel nostro settore. Detto questo, per lavorare nel giornalismo bisogna sicuramente saper utilizzare le parole. E qualsiasi mestiere facciate o vogliate fare che comporti l’uso dello strumento della scrittura, che si tratti di narrativa o di non fiction, questo agile manuale di Vanni Santoni – di cui potete leggere un estratto qui – è un ottimo punto di partenza, soprattutto perché mette a fuoco con la giusta perentorietà la premessa fondamentale: chi vuole scrivere, deve leggere. Tanto. Ma tanto. Ma tanto.
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Francesco Costa

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L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel
Ho comprato questo libro quasi per caso e mi è andata bene, perché è decisamente il romanzo più bello che ho letto quest’anno. La storia è ambientata nell’estate del 1984 in una piccola cittadina dell’Ohio, dove il quieto vivere degli abitanti viene stravolto dall’arrivo di un ragazzino afroamericano apparentemente uscito dal nulla, che dice di essere il Diavolo. La voce narrante è quella del protagonista tredicenne Fielding Bliss, che da vecchio ripensa a quell’estate caldissima, a come insieme al fratello e ai genitori accolsero il Diavolo nella famiglia e alle terribili cose che successero dopo. Alcuni hanno paragonato l’ambientazione a quella del film Fargo (anche se qui non c’è neve, ma molto molto caldo) e la voce dell’autrice a quella di Harper Lee di Il buio oltre la siepe, anche per via di alcuni dei temi che emergono (il razzismo, la discriminazione, la violenza sui minori). A me ha ricordato per certi versi (anche se sono due storie molto diverse) Stand by me, il film tratto da Il corpo di Stephen King, per la capacità dell’autrice di raccontare come certe estati della nostra adolescenza poi continuino a segnarci (e perseguitarci) per tutta la vita adulta.
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Marta Impedovo

Sfrattati di Matthew Desmond
«This book is set in Milwaukee, but it tells an American story». Immaginate di vivere accanto a otto famiglie per un anno e mezzo. Non otto famiglie qualsiasi, ma otto famiglie che vivono in uno dei quartieri più poveri di Milwaukee, in Wisconsin, dove le persone spendono in affitto quasi tutto quello che guadagnano. Lo ha fatto il giornalista Matthew Desmond tra il maggio 2008 e il dicembre 2009. Desmond ha raccontato questa esperienza unica nel libro intitolato Sfrattati. Miseria e profitti nelle città americane, uscito nel 2016, ma sempre attuale. L’avevo letto tempo fa, l’ho riletto d’un fiato durante il primo lockdown. Non è solo un reportage: il lavoro di Desmond (premio Pulitzer nel 2017) ha ridefinito il modo di raccontare la povertà negli Stati Uniti. Dietro i freddi numeri e le statistiche, infatti, ci sono le storie di migliaia di americani che vivono con la costante minaccia di essere cacciati di casa. Desmond ha raccontato le loro difficoltà e le loro paure senza pietismi, né pudore, mostrando tutti i limiti del modello sociale americano.
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Isaia Invernizzi

La valle oscura di Anna Wiener
A 25 anni la newyorkese Anna Wiener, stanca della gavetta nel mondo editoriale newyorkese, si trasferisce a San Francisco per tentare una carriera nel mondo tecnologico, attratta dall’idealismo e dall’energia della Silicon Valley, il posto dove si costruisce il futuro. Finisce nell’assistenza clienti di una startup di analisi dati che spia gli utenti per ottimizzare la vita a suon di grafici, e poi a GitHub, dove la controcultura hippie si mescola a smartworking, meme, open bar in ufficio, felpe e dipinti con l’imperante gatto-polpo, il logo dell’azienda. È un mondo dorato e sicuro di sé, fatto di miliardi di dollari, menti sistematiche e sprezzanti verso chi non lo è, misogino e cieco tanto da non prevedere e contenere il proliferare di teorie complottiste, cultura dei troll, disinformazione e sistematiche violazioni della privacy, che l’avrebbero travolto negli ultimi anni. Il libro mette insieme il memoir, il romanzo di formazione, il racconto satirico e la celebrazione di un universo imperfetto, emotivo, forse perduto. Il New York Times lo ha inserito nella sua lista dei 10 migliori libri dell’anno.
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Arianna Cavallo

Archivio dei bambini perduti di Valeria Luiselli
Sono due giorni che provo a buttare giù dieci righe su Archivio dei bambini perduti e non ci riesco. Sarà che per me è sempre molto difficile parlare delle cose che mi piacciono e spiegarne il motivo. Sarà che è un libro così pieno di cose e allo stesso tempo incompleto, come un “archivio” è per sua natura: l’autrice cerca di raccontare la crisi migratoria tra Messico e Stati Uniti e la crisi di una famiglia, della famiglia, dell’esistenza stessa nel mondo occidentale. È un libro pieno di rumori, suoni e voci, che però alla fine non ha una voce. Si abbandona al lettore, sperando di farsi ascoltare. E parlare di un libro che non ha una voce, perché la cerca, è complicato. E la voce quindi non ce l’ho nemmeno io, per parlarne. Alla fine non sono riuscito a scrivere niente di più di questo per spiegare la bellezza di questo libro, ma tant’è.
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Giovanni De Benedictis

Il linguaggio dello spirito di Jan Swafford
Dopo l’ennesima volta in cui ho confuso Händel con Haydn ho cercato un libro per colmare le mie voragini in storia della musica, e ho individuato questo saggio di un compositore americano noto principalmente come biografo di suoi colleghi illustri. Contiene trentasei capitoli corrispondenti ad altrettanti compositori, dal Quattrocento – tranquilli, si passa alle cose interessanti nel giro di una ventina di pagine – fino a Ligeti. In mezzo si imparano tante cose e se ne ripassano altrettante, tipo qual è Händel e qual è Haydn. Va letto, in teoria, con la pazienza di ascoltare per intero e un po’ di volte le opere citate che non si conoscono, perché è così che ne vale davvero la pena. Qualcuno ha fatto perfino una playlist su Spotify con dentro 660 tracce (pazienza, per l’appunto), ma se riuscite a procurarvi qualche opera su un supporto fisico, e avete modo di ascoltarla fuori da internet, c’è ancora più gusto.
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Stefano Vizio

La figlia unica di Guadalupe Nettel
«Se non te ne vai di casa, soffochi, se vai troppo lontano, ti manca l’ossigeno». È un libro sulla maternità, non sulla mistica della maternità. È un romanzo sul diventare madri senza passare necessariamente dal proprio corpo, non sull’essere madre. Racconta di legami e di comunità, insegnando a trovare sollievo dentro le contraddizioni, tra rifiuto e accoglienza. Ci sono Laura e Alina, due donne messicane che si sono conosciute a Parigi ancora giovani, che condividono molto, compresa la convinzione di non volere figli. Poi Alina conosce Aurelio, e cambia idea. Resta incinta e la bambina nasce con una malformazione al cervello. Laura è disorientata, resta accanto al dolore dell’amica e decide «di non combattere» contro la sua gioia. Sul tetto ha un nido di piccioni che non vuole e che cerca quando i piccioni se ne vanno. E ha una vicina di casa, Doris, che è sola con un figlio rabbioso, che ama e che non ricorda più come si faccia a sentire quell’amore. È un libro duro e complicato come può esserlo la maternità. E sincero. Semplicemente bellissimo.
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Giulia Siviero

Il palio di Siena di Duccio Balestracci
Ho visitato Siena per la prima volta in vita mia quest’estate, la prima dal 1944 in cui non si è svolto il Palio. Per alleviare il mio disappunto ho quindi deciso di comprare un libro sulla storia di quella che a tutti gli effetti è la gara di cavalli più matta, sentita e famosa d’Italia, e l’ho letto mentre ero in città, sperando che mi aiutasse a immaginare la bolgia che avrebbe dovuto esserci al posto della piazza del Campo che ho visto io, bellissima ma semi-deserta. Invece leggendolo ho scoperto che, come sempre, la storia è un po’ più complessa, che il Palio di Siena come lo conosciamo oggi – con tutto il revival medievale che c’è intorno – è un’invenzione dell’Ottocento, mentre quando nacque due secoli prima era una corsa a cui potevano partecipare solo gli aristocratici, e inoltre cambiò più volte modalità di svolgimento. Tutto questo chiaramente non ha spostato di una virgola il fascino che sono capaci di esercitare la città, i suoi abitanti e il Palio stesso. L’autore del libro è uno storico, di nome fa Duccio Balestracci ed è naturalmente senese: fatico a trovare una fonte migliore sull’argomento.
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Mario Macchioni

Ragioni per continuare a vivere di Matt Haig
Chi soffre di depressione, ansia, attacchi di panico o disturbi dell’umore può far fatica a condividere con gli altri quello che passa nella sua testa, e al tempo stesso i cosiddetti altri, che magari sono proprio le persone più vicine, possono far fatica a comprendere problemi di cui si parla ancora poco, con un inghippo di comunicazione che porta spesso a frustrazione da entrambe le parti. La cosa bella dei libri è che quasi sempre qualcuno ha saputo dire meglio di noi o in modo più efficace cose che noi abbiamo fatto fatica a formulare: consiglio di regalare questo libro a chi ha bisogno di trovare le parole per gli altri e magari non è ancora pronto per dirle, o a chi vuole ascoltare e capire persone che ancora non riescono a parlare. Se lo leggerete provando a capire cosa prova una persona a cui volete bene, tenete presente che potreste spaventarvi o intristirvi, ma anche che banalmente ogni storia è a sé, e non è detto che quello che ha provato l’autore del libro – che racconta di attacchi di panico e pensieri suicidi, tra le altre cose – sia quello che prova la vostra persona. Se invece lo leggerete perché soffrite o avete sofferto di disturbi dell’umore, spero che vi sentirete visti e capiti e che vi scappi un sorriso qua e là. In ogni caso è un buon punto di partenza, con punte d’umorismo e toni leggeri, per capire quali domande iniziare a fare e mostrare che ci siete.
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Alessia Mutti

Vivono tra noi di Daniel Kariko
Sapete com’è fatto un sigaraio dell’agave? E una cimice assassina? Avete idea di che diavolo sia una scheletrizzatrice della vite? Se avete risposto sì a tutte e tre le domande avete una laurea in entomologia, oppure siete Daniel Kariko, l’autore di Vivono tra noi, un bel libro di fotografie da tenere in bella vista in salotto, sempre che non vi inquieti il primo piano di una formica vista da molto (ma molto) vicino. Kariko si è specializzato nei ritratti di insetti e ha sviluppato diverse tecniche per farlo in modo mirabile, guadagnandosi numerosi premi e riconoscimenti. Il libro è dedicato per lo più agli insetti che ci capita di incontrare nel nostro quotidiano, con informazioni sui loro comportamenti e qualche strana abitudine. Scavereste una tana da usare come una cassa di risonanza per far sentire meglio una serenata al vostro partner? Il grillotalpa ci tiene, e lo fa. Questo libro è il regalo giusto per chi è incuriosito dagli insetti, o per chi vorrebbe esserne meno terrorizzato.
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Emanuele Menietti

L’amore in un clima freddo di Nancy Mitford
Trovare bei romanzi è abbastanza facile, mentre è molto complicato trovarne di spassosi. In generale, le cose spassose sono rare, e infatti non capita spesso di poter usare questo aggettivo, ma nel caso di L’amore in un clima freddo non saprei trovare descrizione più precisa. È un regalo perfetto per qualcuno che nei mesi del lockdown ha riletto uno o più romanzi di Jane Austen (o ha riguardato alcuni dei numerosi film che ne sono stati tratti), o ha fatto un rewatch di Downton Abbey o di The Crown in attesa dell’ultima stagione. È ambientato negli anni Trenta e racconta di una famiglia aristocratica inglese che affronta una serie di scandali, nei toni delle comedy of manners. Esiste anche in edizione tascabile, più economica, ma quella linkata qui è più adatta per un regalo, magari in abbinamento al terzo romanzo della trilogia di Mitford, Non dirlo ad Alfred. Se vi ispira ma ancora non siete convinti, andate a leggere la biografia di Mitford e delle sue cinque sorelle su Wikipedia.
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Ludovica Lugli

Atlante Occidentale di Daniele Del Giudice
È un romanzo scritto negli anni Ottanta, e per chi non li ha vissuti, gli anni Ottanta, come tutto quello che viene da lì è un po’ inconsueto e un po’ esilarante — quest’ultimo è uno strano aggettivo per la scrittura freddissima e chirurgica di Del Giudice, ma è proprio così, la sua precisione è esilarante. L’ambientazione è la Svizzera, i due personaggi sono Pietro Brahe, un fisico del CERN, e Ira Epstein, uno scrittore in pensione, e la storia praticamente non esiste: entrambi sono ossessionati dal vedere e dal descrivere la realtà. Brahe attraverso un esperimento sulle particelle subatomiche, durante il quale per lunghe notti aspetta di vedere sugli schermi qualcosa di mai visto da nessun essere umano; Epstein da una villa sul lago, dove ha smesso di scrivere libri, tranne forse uno a proposito della luce, che terrà solo per sé. I due si incontrano per caso, rischiano di scontrarsi in aereo, sono diversissimi ma si attraggono, e per tutto il tempo tentano di descrivere il mondo l’uno all’altro — a bordo di un aeroplano, da una terrazza sul lago, sotto ai fuochi d’artificio.
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Eugenio Cau

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti di Olga Tokarczuk
Nel 2020 ho fatto davvero molta fatica a leggere, mi capitava spesso di ritrovarmi a pensare ad altro mentre lo facevo: questo libro invece mi ha tenuto attaccata fino alla fine. L’autrice, d’altra parte, ha vinto un premio Nobel non per niente. La protagonista è un’ex ingegnera sui sessant’anni: ama molto gli animali e la poesia di William Blake, è appassionata di astrologia e vive sola in una zona di montagna, su un altopiano in cui ci sono poche altre case abitate, oltre alla sua. La storia comincia in una notte d’inverno, quando un suo vicino viene trovato morto, in circostanze strane e inquietanti. È un giallo, ma è anche molto altro (anche perché secondo l’autrice scrivere un libro solo per rivelare l’assassino alla fine è uno spreco di tempo e di carta): parla del rapporto tra l’uomo e la natura – che qui è potente, bellissima e minacciosa – e di quello tra l’uomo e la legge, parla dell’importanza dell’ira e dei diritti degli animali; quando uscì in Polonia fu definito un libro “anticristiano”. Leggetelo soprattutto se avete letto l’ultimo romanzo di Ottessa Moshfegh, La morte in mano, per trovare la vostra risposta a questa domanda: ma tutte queste somiglianze (l’età e il carattere della protagonista, il cane, l’isolamento, la natura, William Blake) sono casuali?
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Giulia Balducci

Omicidio a Road Hill House di Kate Summerscale
Durante il secondo lockdown si è intensificata la mia fissa per i prodotti culturali true crime. Divoro di tutto, fra podcast, serie tv, racconti brevi, libri. Magari fra qualche anno ne capirò le ragioni e individuerò una sottile connessione con tutto quello che ci sta capitando intorno. Nel frattempo vi consiglio Omicidio a Road Hill House, ricostruzione accuratissima di un famoso omicidio avvenuto nell’Inghilterra di metà Ottocento, uno dei primi coperti dalla stampa nazionale. Accanto al caso vero e proprio, piuttosto intricato e perciò godibile, la giornalista Kate Summerscale – i migliori prodotti true crime sono invariabilmente scritti da giornalisti – affianca una serie di ricostruzioni sulla vita e la morale dell’epoca, e l’arretratezza dei metodi investigativi di allora. Il libro uscì nel 2008 e vinse anche un paio di premi. Regalatelo all’amico o all’amica innamorat* pers* di The Crown, per bilanciare l’immagine sbrilluccicosa e cosmopolita che proietta la serie.
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Luca Misculin

Alpi ribelli. Storie di montagna, resistenza e utopia di Enrico Camanni
Durante un pomeriggio estivo in alta montagna che da questo isolamento sembra lontano secoli, un amico mi parlò benissimo di questo libro, che stava leggendo. È una raccolta di storie che hanno in comune l’ambientazione, l’arco alpino, e la testardaggine e la resistenza dei suoi protagonisti. Dalle comunità valdesi perseguitate nel XVII secolo, alle formazioni partigiane, al movimento No Tav: passando per Alexander Langer, Mary Varale e Tita Piaz, Tina Merlin e Nuto Revelli, storie piccole e grandi di resistenza e adattamento, di alpinismo spericolato e anticonformista, di pensiero libero e ingombrante. È un buon modo per tornare a pensare la montagna, le terre alte, non più solo come dei luoghi di fuga temporanea e sfruttamento avventato, di turismo incontrollato e abbandono inevitabile, ma come luoghi vivi di diversità e ribellione. Se non bastasse tutto questo, ha in copertina un acquerello bellissimo di Nicola Magrin.
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Valentina Lovato

L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso
Questo libro è servito per continuare a stupirmi della mia ignoranza e delle cose incredibili che si possono imparare. In teoria è un libro di botanica, ma è avvincente come un thriller e stupefacente come una scoperta archeologica, non richiede conoscenze scientifiche pregresse ma solo curiosità e voglia di lasciarsi stupire. Ed è pieno di considerazioni che vanno oltre la botanica: ad esempio sul fatto che le specie tipiche di un territorio e percepite come patrimonio culturale oggi sono soltanto delle straniere che si sono ben integrate. Basti pensare al mais, al pomodoro e al basilico, e alla fatica che hanno fatto per essere accettati… il pomodoro ha dovuto addirittura cambiare colore della “pelle” da oro a rosso! Ci sono storie di piante combattenti e fuggitrici (perché le piante si muovono molto, tra l’altro), dell’albero più vecchio e del più isolato al mondo, e anche del più sfortunato, un’acacia in mezzo al deserto. Ma non voglio svelare altro, se non assicurare che certe piante danno dipendenza. Per chi si appassionerà, dello stesso autore consiglio Verde brillante.
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Marco Surace

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