Un uomo legge un libro al sole davanti a casa a Roma, il 23 marzo 2020 (Marco Di Lauro/Getty Images)

18 libri piaciuti alla redazione del Post

Per chi è in cerca di consigli per scegliere cosa leggere quest'estate: ci sono romanzi, saggi e vie di mezzo, usciti da poco o tempo fa

Un uomo legge un libro al sole davanti a casa a Roma, il 23 marzo 2020 (Marco Di Lauro/Getty Images)

Sarà vero che d’estate si legge di più? O è solo un’idea che ci portiamo dietro da quando andavano a scuola e d’estate, appunto, leggevamo i libri assegnati da maestre e prof? L’estate che ci aspetta poi potrebbe essere un po’ diversa dal solito: dopo i mesi passati chiusi in casa forse abbiamo più voglia di fare movimento all’aperto che leggere. Al tempo stesso, in molti durante l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus dicevano di far fatica a leggere: forse quest’estate ricominceranno.

Per loro o più precisamente per chi ha voglia di leggere qualcosa, ma non sa cosa, ed è in cerca di consigli, abbiamo rifatto una lista di libri letti e piaciuti ai redattori del Post. Ci sono romanzi, saggi e vie di mezzo. Alcuni sono usciti da poco, altri da anni, perché le liste che si trovano spesso su giornali e riviste e segnalano solo novità editoriali ci sembrano limitate. Se poi nessun libro vi ispira, potete dare un’occhiata a quelli che ci erano piaciuti l’anno scorso.

Tra me e il mondo di Ta-Nehisi Coates
Tra me e il mondo non è il libro più completo sul razzismo negli Stati Uniti, né il più facile da leggere per le persone bianche. Ma proprio per questo è probabilmente il più adatto ai nostri tempi di rivolte e discussioni piene di spigoli. Ta-Nehisi Coates, giornalista e saggista afroamericano, spiega a suo figlio com’è fatto il mondo in cui è nato, e come per tutta la vita sarà costretto a difendersi da chi vorrà distruggere il suo corpo.
Se volete qualcosa di più politico, e in questi giorni vi siete chiesti cosa sia cambiato per gli afroamericani durante i due mandati della presidenza Obama, di Coates c’è anche Otto anni al potere.
Francesco Costa

Vizio di forma di Thomas Pynchon
Ho passato il lockdown a recuperare noir losangelini finché ho sognato, una notte, di essere Doc Sportello, l’investigatore privato protagonista di Vizio di forma di Thomas Pynchon. Uscì nel 2009, quando Pynchon aveva 72 anni, e ricostruisce le prime increspature dell’epoca d’oro di Los Angeles, in un’operazione non diversa da quella di C’era una volta a… Hollywood di Tarantino. Tra una canna e l’altra, Doc Sportello dipana un caso dove si confondono speculatori immobiliari, suprematisti bianchi, sette orientali, casinò di Las Vegas, poliziotti corrotti, sesso e tanta tanta droga. Non importa neanche seguire la trama, basta mettersi comodi, una pagina dopo l’altra, in un mondo stralunato che avrete poca voglia di abbandonare.
Arianna Cavallo

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Il ragazzo selvatico di Paolo Cognetti
L’ho letto nei giorni più profondi del lockdown come antidoto alla vita da recluso, in casa ma soprattutto in città. La bravura di Cognetti sta nel ribaltare ogni pigro stereotipo della letteratura di montagna. La maggior parte di chi racconta boschi e alpeggi lo fa con toni sacrali e un po’ sprezzanti, come se fossero riservati a pochi iniziati. Quando Cognetti parla dei rumori di una stanza riscaldata a legna o del profumo della neve fresca, entrambi si materializzano nella mente del lettore. Come ci riesca, lo sa solo lui. Se volete mettere da parte una riserva d’aria fresca per le prossime eventuali restrizioni, procuratevi Il ragazzo selvatico e il suo ultimo cuginetto, Senza mai arrivare in cima.
Luca Misculin

Complotto contro l’America di Philip Roth
Non mi ricordo se Philip Roth è considerato uno di quegli autori che si amano o si odiano, o se piace un po’ a tutti. A me piace molto, e anche se i suoi libri sono sempre lunghi e densi, una volta all’anno cerco di leggerne uno. Complotto contro l’America racconta come sarebbe andata se negli anni Quaranta si fosse instaurato un governo con tendenze naziste negli Stati Uniti. Parte da personaggi e vicende reali (l’aviatore Charles Lindbergh e il rapimento di suo figlio), ma la finzione si discosta dalla realtà storica quando Lindbergh viene eletto presidente. Il protagonista è un bambino ebreo che si chiama Philip Roth e cerca di comprendere quello che sta accadendo a lui e alla sua comunità, trovandosi ad affrontare violenze e discriminazioni. Lo consiglio perché è coinvolgente e perché, per quanto sappiamo che le cose non andarono così, almeno in quella parte di mondo, mostra quanto sarebbe (stato) facile che andassero così.
Valentina Lovato

Merchants of Truth di Jill Abramson
Non dovreste farvi scoraggiare da un libro sul giornalismo di 530 pagine, perché Merchants of Truth è appassionante dalla prima all’ultima. Lo ha scritto la ex direttrice del New York Times Jill Abramson e racconta cosa è successo ai giornali e al giornalismo negli ultimi 20 anni, durante i quali hanno rischiato di scomparire del tutto e hanno dovuto imparare come continuare ad esistere. Abramson racconta cosa è successo nelle redazioni del New York Times, del Washington Post, di BuzzFeed e di Vice e il suo libro è ricchissimo di storie e aneddoti avvincenti e illuminanti. Di quelli che improvvisamente aiutano a unire tutti i puntini, e capire le cose. Abramson ha dovuto rispondere ad alcune accuse di plagio ed è stata accusata di essere stata troppo dura nel suo racconto di Vice e BuzzFeed; giusto per ricordarci che non possiamo mai fidarci di nessuno. Merchants of Truth non è stato tradotto in italiano.
Gianni Barlassina

Topeka School di Ben Lerner
È un libro di autofiction, come li chiamiamo adesso: anche l’autore, come il protagonista, è nato a Topeka, in Kansas, è figlio di una famosa psicologa femminista e di uno psicologo un po’ meno noto che lavoravano insieme per una – allora – prestigiosa fondazione; anche l’autore, come il protagonista, era un campione nelle competizioni di “dibattito pubblico” alle scuole superiori. Perfino l’episodio della gomma da masticare, ha raccontato Lerner, è realmente avvenuto.
Negli ultimi anni, negli Stati Uniti si è parlato molto della rabbia dei giovani maschi bianchi e della violenza presente e costante nelle loro vite, come potenzialità o come atto concreto, indipendentemente dalla loro condizione sociale. Topeka School (si intitola così anche nella traduzione italiana) parla di questo, ma racconta anche l’appassionante storia di una famiglia; parla di tradimenti e di un passato segreto e traumatico, di ricordi che non lo erano, dello sforzo che richiedono alcune amicizie, da adulti. È però anche un’analisi molto affascinante su quello che è diventato il linguaggio e il discorso pubblico, nel mondo-di-oggi.
Ho finito di leggerlo da qualche settimana, ma ripenso spesso alla formidabile tecnica di Jane Gordon per gestire gli uomini che le telefonavano per minacciarla, e non ho ancora smesso di guardare video di giovani statunitensi che “dibattono” parlando a una velocità in cui le parole sembrano ormai aver perso il loro senso.
Giulia Balducci

Critica portatile al visual design di Riccardo Falcinelli
Uscito sei anni fa, questo libro non è invecchiato affatto male, nonostante a tratti parli di cose in continua evoluzione come Internet e i social network. Falcinelli è un grafico e in questo libro cerca di spiegare a un pubblico più ampio possibile una cosa complicata e sfaccettata come il visual design, cioè, semplificando, tutto ciò che ha a che fare con le immagini pensate per essere viste da un pubblico. Leggendo il libro si impara che quello che genericamente chiamiamo design è in realtà una cosa più specifica (di solito è product design). Il design in senso più ampio coinvolge invece i campi più disparati, tanto è vero che esistono project designer, production designer e persino hair designer. Districarsi tra le definizioni e le precisazioni che fa l’autore non è facile, ma chi è affascinato da questo mondo senza saperne molto troverà diverse cose interessanti.
Mario Macchioni

Invisibili di Caroline Criado-Perez
L’autrice è una giornalista e attivista femminista britannica. Il libro è una raccolta di studi scientifici e storie che raccontano come il mondo in cui viviamo sia stato pensato e progettato senza tenere conto della metà femminile dell’umanità, e di come il punto di vista maschile sia l’unico su cui si basano molte delle cose che consideriamo “normali” e oggettive. Con un lavoro accuratissimo e minuzioso di raccolta e interpretazione dei dati, Criado-Perez mostra come uffici, mezzi pubblici, ospedali, città e molte altre strutture della società siano per le donne luoghi ostili, ma anche come potrebbe essere diversamente. Per me è stata una specie di rivelazione, frustrante ma anche incoraggiante perché ogni pagina è un suggerimento e un principio di cambiamento. Non è esattamente un “libro da ombrellone”, ma quest’estate sarà comunque diversa da tutte le altre, quindi tanto vale.
Marta Impedovo

Avventure di un giovane naturalista di David Attenborough
Fa un po’ effetto, oggi, pensare che negli anni Cinquanta uno dei più amati divulgatori scientifici di sempre andasse nelle giungle a catturare animali esotici da portare allo zoo di Londra, filmando le sue imprese per il pionieristico programma della BBC Zoo Quest. Ma bastano poche pagine di Avventure di un giovane naturalista per capirne motivazioni e contesto: da lì in poi è tutto un susseguirsi di storie avventurose e di situazioni rocambolesche, ambientate in posti allora ancora misteriosi e inesplorati, come l’isola di Komodo o la giungla della Sierra Leone. E raccontate con un formidabile senso dell’umorismo britannico.
Stefano Vizio

Olive Kitteridge e Olive, ancora lei di Elizabeth Strout
Durante la quarantena ho recuperato una miniserie televisiva con l’attrice Frances McDormand basata sul romanzo di Elizabeth Strout, Olive Kitteridge. Dopo averla finita non ne avevo abbastanza, dovevo sapere di più di questa scontrosa Olive e dei personaggi che le giravano attorno in una piccola cittadina del Maine, così ho letto il libro e il suo seguito, Olive, ancora lei, uscito pochi mesi fa. Sono entrambi romanzi per quelli a cui piacciono la luce di febbraio («ma guarda cos’è la luce, a febbraio»), i luoghi che ti definiscono e da cui è difficile allontanarsi, le storie di banale vita quotidiana che diventano importanti e complesse («Il parere personale di Olive è che la vita si basi su quelle che lei considera “grosse esplosioni” e “piccole esplosioni”. Le grosse esplosioni sono il matrimonio, i figli, gli amici intimi che ci tengono a galla, ma queste cose nascondono correnti invisibili e pericolose. Ecco perché si ha bisogno anche delle piccole esplosioni: un commesso amichevole da Bradlee’s, per esempio, oppure la cameriera del Dunkin’ Donuts, che sa come vuoi il caffè»), raccontati da una scrittrice incredibile nel fissare momenti e stati d’animo, come «la sensazione di avere un palloncino bagnato nello stomaco».
Alessia Mutti

La traversata di Philippe Lançon
Ho seguito gli attentati in Europa tra il 2015 e il 2016 dalla redazione di un giornale (questo) occupandomi però di altro. Quando ci penso sento di non avere un quadro completo degli avvenimenti: ci sono stati gli attentati, ma dopo? Ci ho ripensato di recente, abbastanza a lungo da cercare alcune risposte alle domande che più mi faccio: cosa vuol dire sopravvivere a un attentato, che ricordi si possono avere di quei momenti, come si vive dopo? Philippe Lançon ci ha scritto un libro, pubblicato a inizio anno. Si trovava nella redazione di Charlie Hebdo il 7 gennaio 2015 e venne colpito da tre proiettili, uno dei quali gli ha deturpato il viso. Non perse mai conoscenza e da cronista è riuscito a raccontare a suo modo tutto quello che ha vissuto: l’irruzione, i soccorsi, il tempo passato in ospedale e l’inizio di una vita diversa.
Pietro Cabrio

Endurance. L’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud di Alfred Lansing
Sir Ernest Shackleton aveva il pallino delle esplorazioni polari. Dopo avere mancato la conquista del Polo Sud, nell’agosto del 1914 salpò da Londra sulla Endurance verso l’Antartide, con l’obiettivo di attraversarla via terra da est a ovest. Le cose non andarono come nei piani: la nave rimase bloccata nei ghiacci per mesi, costringendo infine Shackleton e il suo equipaggio ad affrontare un difficilissimo viaggio per la sopravvivenza. Il racconto di quel formidabile fallimento, basato sui diari dei membri della spedizione, è più avvincente di qualsiasi romanzo che potrete mai leggere sull’Antartide, qui al caldo d’estate.
Emanuele Menietti

HHhH di Laurent Binet
HHhH – che sta per “il cervello di Himmler si chiama Heydrich” – racconta di Reinhard Heydrich, gerarca nazista ideatore della Soluzione Finale, e dell’Operazione Antropoide, l’attentato progettato per ucciderlo quando era Reichsprotektor di Boemia e Moravia. È un saggio storico e un romanzo insieme: nei suoi 257 paragrafi si alternano la voce dell’autore che condivide i suoi dubbi e le sue scelte su come raccontare la storia, al racconto vero e proprio della carriera di Heydrich e dell’attentato contro di lui. Per l’Operazione Antropoide furono scelti due paracadutisti, uno ceco e l’altro slovacco; l’ascesa al potere di Heydrich è metodica, lineare, senza tregua, mentre l’attentato è una sequenza di mancate coincidenze e cose andate storte. Finisce male e finisce bene, ma non finisce come te lo aspetti: «Chi è morto è morto, e non gl’importa nulla che gli si renda omaggio. Ma è per noi, per i vivi, che significa qualcosa. La memoria non è di alcuna utilità a chi viene onorato, ma serve a chi se ne serve. Grazie a lei mi costruisco, e grazie a lei mi consolo».
Emanuela Marchiafava

L’estate fredda di Gianrico Carofiglio
«…è buona regola non prendere nulla sul piano personale. Pensiamo che tutto ruoti attorno a noi: sia quello che gli altri fanno sia quello che non fanno. Non è vero quasi mai. I fatti accadono e basta; gli altri, perlopiù, si disinteressano di noi, nel bene e nel male». L’estate fredda è un libro delicato, ambientato nel mondo della criminalità pugliese degli anni Novanta: ci sono delitti e carabinieri e delinquenti, ma fanno da cornice. L’autore li usa per parlare di sfumature nella personalità dei protagonisti, di intrecci tra il giusto e lo sbagliato, tra buoni e cattivi, di certezze e fragilità. Contiene una bella citazione sul concetto di antilingua, espresso da Italo Calvino più di 50 anni fa, che potrebbe piacere ai lettori del Post, e poi il racconto si svolge in un’estate particolare, come potrebbe essere quella che ci aspetta. C’è anche la versione in audiolibro, letto dall’autore, per gli amanti del genere.
Marco Surace

La scrittura non si insegna di Vanni Santoni
In meno di cento pagine lo scrittore Vanni Santoni sintetizza quello che è un vero e proprio vademecum per chi sia intenzionato a scrivere un romanzo. Ma La scrittura non si insegna, e lo si capisce già dal titolo, non è un elenco di regole sulla costruzione di una storia, sulle dinamiche e le evoluzioni dei personaggi o su come mettere giù un ottimo incipit o un coinvolgente climax. È piuttosto un elenco di cose da fare prima di mettersi alla scrivania (poche, ma molto impegnative) se si vuole veramente diventare uno scrittore. Cosa leggere, cosa evitare di scrivere, quanto tempo della propria giornata dedicare alla scrittura e quanto produrre in termini quantitativi ogni giorno. E di cose da fare dopo e durante la scrittura: come e quanto riscrivere (molto), come e quanto eliminare il superfluo (ancora molto), a chi far leggere ciò che abbiamo scritto. La scrittura non si insegna non è però soltanto una lettura buona per chi sogni di diventare un romanziere, ma anche per chi scrivendo voglia evitare di ricadere nella “lingua di plastica” o di scrivere cose noiose.
Alessandro Parodi

La quinta stagione di N. K. Jemisin
D’estate più che in altri periodi dell’anno mi piace riprovare quel senso di immersione profonda in una storia di quando leggevo Harry Potter di notte, tenendo una torcia accesa sotto le coperte. Servono romanzi avventurosi, in cui gli autori costruiscono mondi ricchi e complessi: come La quinta stagione, per cui, nel 2016, Nora K. Jemisin è diventata la prima scrittrice afroamericana a vincere il premio Hugo per il miglior romanzo, il più importante premio per la narrativa di fantascienza e fantasy. È un fantasy, ma parla di cose che conosciamo, come i problemi del rapporto tra umani e natura e le discriminazioni sistemiche verso alcuni gruppi di persone – come gli afroamericani. Le protagoniste hanno il potere di causare terremoti, e sono malviste dagli abitanti del loro mondo, in modo simile agli X-Men. Ci vuole un po’ per entrare nella storia, ma una volta che ci si è dentro si vogliono leggere anche gli altri due capitoli della trilogia di cui La quinta stagione fa parte: il secondo, Il portale degli obelischi, è uscito da poco in italiano. Un’ultima cosa: si rischia di piangere.
Ludovica Lugli

Wolf Hall di Hilary Mantel
Ci sono pochi dubbi sul fatto che Hilary Mantel abbia scritto una delle migliori serie di romanzi storici dell’ultimo decennio. Wolf Hall è il primo della serie ed è ambientato nell’Inghilterra di Enrico VIII, il re degli intrighi internazionali intorno al suo divorzio e di Anna Bolena. La storia racconta la rapida ascesa al potere del mercante, soldato e segretario Thomas Cromwell, destinato a diventare uno dei più importanti confidenti del re. Wolf Hall è una storia di complotti a corte, ma è anche un racconto sul potere e sui compromessi che è costretto a fare chi al potere vuole stare vicino. Wolf Hall è uno di quei libri che per la loro lunghezza vi accompagneranno senza difficoltà per una buona porzione dell’estate. Se siete lettori voraci, dopo averlo terminato vi aspetta il secondo volume, Anna Bolena, una questione di famiglia. E se anche questo non vi basta, sono sicuro che per quando lo avrete terminato sarà già pronta la traduzione del terzo e ultimo volume, uscito pochi mesi fa.
Davide De Luca

Uomini e topi di John Steinbeck
Sono uno di quelli che pensavano di dire delle cose originali, durante la quarantena domestica, raccontando che “non riesco a leggere libri contemporanei, mi sembrano fuori sincrono, parlano di un altro mondo, e sto leggendo solo classici, che proprio perché classici, sono avulsi da un tempo”: poi mi sono accorto che era una riflessione che facevano quasi tutti, e qualcuno con maggiore discrezione se la teneva pure per sé. Però è andata così, in effetti, e quello che posso aggiungere è che ho riletto alcuni libri che mi hanno un po’ deluso rispetto a come me li ricordavo. Invece ne ho letti con soddisfazione certi che mi mancavano, come Chiamalo sonno, oppure Uomini e topi. Che è un libro che era già un film prima di essere un film, ed è un film mentre lo leggi, e anche quando capisci cosa sta andando a succedere: e benché sia molto in un luogo e in un tempo, è una storia di persone, di personaggi, di caratteri, che ti affezioni a tutti, tutti sfasciati ognuno a modo suo.
Luca Sofri

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Disclaimer: con alcuni dei siti linkati nella sezione Consumismi il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Ma potete anche cercare le stesse cose su Google. Se invece volete saperne di più di questi link, qui c’è una spiegazione lunga.