La folla in una via del centro di Sofia, in Bulgaria, dove c'è stato un significativo aumento dei contagi (Hristo Rusev/Getty Images)
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  • martedì 9 Novembre 2021

La quarta ondata in Europa è diversa dalle precedenti

I casi aumentano e nell'Est ci sono molti morti: dove si sono vaccinate più persone la situazione è al momento sotto controllo

La folla in una via del centro di Sofia, in Bulgaria, dove c'è stato un significativo aumento dei contagi (Hristo Rusev/Getty Images)

Nelle ultime settimane in molti paesi europei c’è stata una nuova, costante crescita dei contagi, delle persone ricoverate in terapia intensiva e dei morti a causa dell’epidemia da coronavirus. Il peggioramento della situazione epidemiologica ha portato molti esperti a parlare di una nuova ondata dell’epidemia, la quarta, dopo le prime tre avvenute rispettivamente nella primavera del 2020, nell’autunno dello stesso anno e nella primavera del 2021.

«Siamo ancora una volta nell’epicentro della pandemia», ha detto Hans Kluge, il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per l’Europa, durante una conferenza stampa il 4 novembre. «Se si conferma questa tendenza, potremmo registrare un altro mezzo milione di morti causati dal COVID-19 entro febbraio». Kluge ha detto, basandosi sui dati dei contagi in alcuni paesi, che il tasso di trasmissione del virus è molto preoccupante. Anche secondo Marco Cavaleri, responsabile vaccini dell’Agenzia europea del farmaco (EMA), l’Europa è «nella quarta ondata dell’epidemia».

Il grafico mostra l’andamento dell’incidenza dei contagi ogni milione di abitanti in alcuni paesi europei. C’è stato un aumento piuttosto evidente in Germania e l’incidenza è rimasta alta nel Regno Unito, dove comunque aveva raggiunto gli stessi livelli anche a luglio.

Nell’ultima mappa pubblicata dall’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, si può osservare la situazione aggiornata in tutta Europa. Nelle aree colorate di rosso scuro l’incidenza dei contagi nelle ultime due settimane è superiore a 500 ogni 100mila abitanti. La soglia è stata superata in molti paesi dell’Est come Romania, Bulgaria, Estonia e Lituania, ma anche in Irlanda, in Belgio e in alcune regioni tedesche e dei Paesi Bassi. 

Le cose da sapere sul coronavirus

(ECDC)

La valutazione di Kluge sull’aumento dei morti deriva soprattutto dal fatto che in diversi paesi europei, soprattutto nell’Est, la campagna vaccinale è molto indietro: meno popolazione è protetta contro le forme gravi della COVID-19 e più aumentano le possibilità di ricovero dei contagiati in terapia intensiva e che alcuni di questi muoiano. È il motivo per cui la valutazione sull’andamento dei contagi è parziale senza considerare la situazione negli ospedali e il numero dei decessi.

Gli stessi casi settimanali di un anno fa, infatti, oggi causano molti meno danni e morti in quei paesi in cui la campagna vaccinale ha raggiunto una copertura estesa, sopra al 70% della popolazione. Per questo, la quarta ondata ha un aspetto molto diverso dalle precedenti, che avevano interessato un’Europa interamente o in maggioranza non vaccinata.

Capire cosa sta accadendo complessivamente in Europa non è semplice, perché la gestione dell’epidemia e della campagna vaccinale è diversa da paese a paese. In generale, si può distinguere tra tre diverse grandi politiche di gestione di questa fase. Ci sono governi, soprattutto nell’Est Europa, che non hanno promosso un’estesa campagna vaccinale e allo stesso tempo non hanno imposto restrizioni per evitare la diffusione del virus. Altri paesi – è il caso del Regno Unito e della Germania – hanno scelto di promuovere soprattutto la vaccinazione togliendo molte delle misure di prevenzione. Altri ancora, i più prudenti, tra cui l’Italia, hanno confermato molte delle restrizioni e hanno incentivato la vaccinazione con limitazioni specifiche per le persone non vaccinate.

In questo grafico è semplice individuare i paesi dove non è stato raggiunto il 40 per cento della popolazione vaccinata. Sono soprattutto i paesi dell’Est Europa – Romania, Bulgaria, Ucraina – dove gli effetti della mancata somministrazione sono evidenti.

In Romania, per esempio, già dall’inizio di ottobre gli ospedali sono in difficoltà e c’è stato un significativo aumento dei morti. Il governo ha imposto nuove misure a causa dell’emergenza: da due settimane le scuole sono chiuse e sono state introdotte regole più severe per costringere le persone a indossare la mascherina al chiuso, e anche all’aperto nei luoghi in cui si rischiano assembramenti. Nelle ultime due settimane c’è stata una crescita delle somministrazioni giornaliere, anche se al momento risulta essere completamente vaccinato solo il 34 per cento della popolazione.

La situazione è molto simile in Bulgaria, dove la percentuale delle persone completamente vaccinate è più bassa rispetto alla Romania: è stato vaccinato il 22,6 per cento della popolazione. Nelle ultime settimane i contagi sono aumentati rapidamente e gli ospedali si sono riempiti di pazienti malati di COVID-19, al punto da portare le autorità sanitarie a sospendere le operazioni chirurgiche e i ricoveri non urgenti.

Il grafico mostra l’andamento dell’incidenza dei morti ogni milione di persone in Romania e in Bulgaria confrontato con l’andamento italiano.

Anche in Germania i contagi sono in aumento, ma la situazione è migliore rispetto ai paesi dell’Est principalmente grazie alla campagna vaccinale più estesa che al momento ha garantito una minore incidenza di persone ricoverate in gravi condizioni e di morti. Il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, ha detto che la causa del nuovo aumento dei contagi è attribuibile in larga parte a una quota ancora relativamente alta di popolazione non vaccinata. Ciò che sta avvenendo è soprattutto «una pandemia tra i non vaccinati, ed è enorme», ha spiegato. Durante l’estate in Germania sono state rimosse quasi tutte le limitazioni legate al coronavirus, è stato introdotto l’obbligo del Green Pass per accedere a diversi luoghi pubblici, come locali e ristoranti, ma i controlli non sembrano essere rigorosi.

Nonostante l’aumento dei contagi sia evidente e per molti esperti preoccupante, al momento l’andamento dell’incidenza dei decessi conferma la protezione garantita dalla campagna vaccinale. Nonostante una maggiore diffusione del virus, infatti, l’incidenza dei morti è cresciuta, ma non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella di alcuni paesi dell’Est.

Le misure di prevenzione piuttosto lasche sono considerate la causa dell’aumento dei contagi nel Regno Unito. In buona parte delle circostanze in Inghilterra non è più obbligatorio indossare la mascherina, a differenza dell’Italia e di diversi altri paesi europei. Il governo britannico non ha inoltre adottato l’obbligo di mostrare certificazioni vaccinali (come il Green Pass) per accedere ai locali al chiuso o per lavorare.

In generale, i ripetuti annunci del governo di Boris Johnson sul superamento della pandemia e sulla possibilità di tornare a una vita normale sembrano avere influito sui comportamenti, specialmente per quanto riguarda la percezione dei rischi. Anche nel caso del Regno Unito, a una crescita dei contagi non è seguito un significativo aumento dell’incidenza dei decessi, che risulta stabile da mesi per via dell’estensione della campagna vaccinale.

Il rapporto tra l’andamento dei contagi, dei ricoverati e dei morti è ancora più incoraggiante in Italia, dove se si osserva l’andamento dei decessi è difficile parlare di quarta ondata. Dopo i tre picchi dell’ultimo anno e mezzo, infatti, negli ultimi mesi l’incidenza dei decessi sulla popolazione è aumentata in due fasi, in estate e nelle ultime settimane, con un impatto decisamente inferiore rispetto ai mesi che hanno preceduto la campagna vaccinale.

Il numero dei decessi è stabile da almeno un mese, nonostante la crescita dei contagi. È ancora un po’ presto per conclusioni definitive, comunque, visto che la curva della mortalità si muove in ritardo di almeno un paio di settimane rispetto a quella dei contagi, per una serie di ragioni: innanzitutto perché tra l’inizio dei sintomi e l’eventuale morte trascorrono in media un paio di settimane e poi perché i dati relativi ai decessi vengono notificati con qualche giorno di ritardo.

Anche in altri paesi dove è stata vaccinata la maggior parte della popolazione e dove sono state confermate molte misure di prevenzione, come Spagna, Portogallo e Francia, l’andamento dei decessi rispetto alla popolazione è contenuto rispetto alla terza ondata dell’epidemia.