Il Pride di Częstochowa, Polonia, 21 agosto 2021. (AP Photo/Czarek Sokolowski)
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  • giovedì 23 Settembre 2021

Una regione della Polonia ha rinunciato a dichiararsi “zona libera dall’ideologia LGBT”

Lo ha deciso l'assemblea regionale, probabilmente per accedere a fondi che l'Unione Europea aveva minacciato di sospendere

Il Pride di Częstochowa, Polonia, 21 agosto 2021. (AP Photo/Czarek Sokolowski)

La regione polacca della Santacroce, nel centro sud del paese, ha rinunciato a dichiararsi “zona libera dall’ideologia LGBT”, a impegnarsi cioè a tenere fuori dai propri confini la cosiddetta “ideologia LGBT” che secondo i conservatori locali minacciava i valori cristiani nazionali. Queste “zone” erano state introdotte in alcune parti del territorio polacco a partire dal 2019, appoggiate dal governo nazionale (conservatore e illiberale), e duramente criticate dall’Unione Europea.

Proprio la Santacroce era stata una delle regioni polacche che rischiavano di vedersi sospendere l’erogazione di alcuni fondi europei proprio a causa della dichiarazione sull'”ideologia LGBT”.

Negli ultimi due anni gli enti locali polacchi che hanno approvato risoluzioni contro “l’ideologia LGBT” sono stati oltre 100, tra comuni, distretti o altre suddivisioni territoriali. In alcuni casi lo hanno fatto nella forma aggressiva di dichiarazioni “contro l’ideologia LGBT”, in altri in quella più mascherata di “Carta dei diritti della famiglia”, ma comunque con intenti simili: si parla di circa un terzo del territorio polacco, soprattutto il sud-est, dove si trovano le aree tradizionalmente molto cattoliche.

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L’istituzione di queste zone aveva avuto il sostegno del partito al governo, Diritto e Giustizia, di estrema destra, populista e sostenuto attivamente da parte delle influenti gerarchie ecclesiastiche, che durante la campagna elettorale del 2019 aveva attaccato sistematicamente le persone omosessuali.

Lo scorso marzo il Parlamento europeo aveva proclamato tutta l’Unione “zona di libertà LGBTIQ” e aveva detto apertamente che era una presa di posizione verso i paesi che non garantivano i diritti delle comunità LGBT+, compresa la Polonia.

A metà luglio, la Commissione europea aveva poi avviato una procedura di infrazione contro la Polonia, relativa alla tutela dell’uguaglianza e dei diritti fondamentali. La Commissione aveva stabilito che il governo non aveva risposto in maniera esauriente e completa alle sue richieste di chiarimento sulla natura e sull’impatto delle cosiddette “zone libere dall’ideologia LGBT”. Oltre alla procedura di infrazione, la Commissione aveva sospeso i negoziati con cinque regioni polacche interessate all’erogazione dei fondi del programma React-Eu per sostenere la risposta alla crisi del coronavirus e contribuire alla ripresa socio-economica: tra queste regioni c’era proprio la Santacroce, che è in attesa di 16 milioni di euro.

La lettera della Commissione – pubblicata da una rete di attivisti che stanno mappando le “zone libere dall’ideologia LGBT” del paese – era stata indirizzata anche alla regione della Piccola Polonia (che rischia di perdere oltre 33,5 milioni di euro), alla regione di Łódź (in attesa di 26 milioni di euro), a quella di Lublino (in attesa di quasi 26 milioni) e a quella della Precarpazia (a cui spetterebbero 24,6 milioni di euro).

Mercoledì 22 settembre, durante l’assemblea regionale della Santacroce, 25 consiglieri hanno approvato la decisione di ritirarsi dalla dichiarazione di “zona libera dall’ideologia LGBT”, nessuno si è opposto e tre si sono astenuti. Tra qualche giorno, il voivodato della Piccola Polonia, di cui Cracovia è la capitale, dovrà votare una proposta simile.

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