Britney Spears
(Jordan Strauss/Invision/AP)

La tutela di Britney Spears, dall’inizio

La storia di come la più celebre cantante pop degli anni Duemila da tempo non controlli più il suo patrimonio e la sua vita privata, ricostruita dal New Yorker

Britney Spears
(Jordan Strauss/Invision/AP)
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Il 23 giugno, durante un’udienza in un tribunale a Los Angeles richiesta lo scorso aprile, la cantante statunitense Britney Spears ha parlato per la prima volta pubblicamente e in dettaglio della condizione di tutela a cui è sottoposta dal 2008 e che le impedisce di controllare il suo patrimonio e molti altri aspetti della sua vita personale, principalmente gestiti da suo padre Jamie e da altre persone e società coinvolte nella storia. La telefonata con la giudice, durata 23 minuti, è stata trasmessa su richiesta di Spears anche all’esterno del tribunale, dove erano radunati gruppi di persone che da tempo sostengono la cantante nella disputa sorta con la sua famiglia in relazione a questa complessa e controversa tutela, in un movimento che si identifica con l’hashtag #FreeBritney.

«Rivoglio soltanto indietro la mia vita», ha detto Spears, tra le altre cose, denunciando di aver subìto negli ultimi anni numerose forme di abuso, tra cui essere stata costretta a lavorare e aver assunto farmaci contro la sua volontà. La sua testimonianza è stata ripresa da molti siti di tutto il mondo, alcuni dei quali hanno insinuato diversi dubbi anche rispetto alle capacità dell’avvocato di Spears, Samuel Ingham, di rappresentare adeguatamente gli interessi della sua cliente.

«Non sapevo di poter chiedere la fine della tutela», ha aggiunto Spears, scusandosi per la sua «ignoranza» e affermando esplicitamente di voler assumere un avvocato di fiducia. Ingham, che le fu assegnato d’ufficio nel 2008 dopo che un giudice la ritenne incapace di assumere un proprio rappresentante, ha da poco presentato richiesta di dimissioni dal suo incarico. Lynne Spears, la madre di Britney, ha presentato al tribunale la richiesta di «ascoltare i desideri di sua figlia» permettendo a Britney di assumere «il suo consulente legale privato» o, in alternativa, di nominarne uno scelto da Britney.

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Britney Spears, che è stata negli anni Duemila la più popolare giovane cantante pop e per lungo tempo tra le più pagate al mondo, ha 39 anni. Ha due figli, Sean Preston e Jayden James, nati nel 2005 e nel 2006 dalla relazione con il suo ex marito Kevin Federline.

Un lungo e approfondito articolo del New Yorker, scritto da Ronan Farrow e Jia Tolentino, ha ripercorso molti passaggi problematici e in parte ignoti della storia di Spears che hanno prima determinato e poi mantenuto l’attuale conservatorship, lo strumento legale solitamente applicato negli Stati Uniti nei casi di persone che non possono prendersi cura di sé, per anzianità o disabilità mentale, e il cui potere decisionale viene ceduto ad altri.

La storia recente
Dal 2008, l’anno in cui fu stabilita la tutela, Spears ha pubblicato quattro dischi, ha fatto tournée mondiali – da cui ha incassato 131 milioni di dollari – e ha tenuto per quattro anni spettacoli fissi (i cosiddetti residency show) a Las Vegas, come molti cantanti a fine carriera. I suoi tutori, tra cui il padre Jamie, hanno controllato le sue spese, le sue comunicazioni e le sue decisioni personali per tutto questo tempo. Nel 2019, in seguito ad alcuni problemi di salute per cui ha rischiato di morire, Jamie si è dimesso dal ruolo di tutore per ciò che riguarda le scelte personali di sua figlia, rimanendo tutore del patrimonio. A occuparsi degli affari personali è subentrata l’amministratrice legale Jodi Montgomery.

Attualmente un gruppo di dieci responsabili della gestione degli affari legali e commerciali, delle pubbliche relazioni e dei social media di Spears – un gruppo che ha con lei rapporti molto sporadici, scrive il New Yorker – si riunisce una volta a settimana per valutare accordi di merchandising e richieste di diritti d’uso delle canzoni. Tramite la piattaforma CrowdSurf, i post di Spears vengono supervisionati dai social media manager prima della pubblicazione, per verificare che non ci siano riferimenti alla tutela né ad altre questioni legali.

Britney Spears

Britney Spears durante l’annuncio della serie di 32 concerti fissi al Park MGM a Las Vegas, il 18 ottobre 2018 (Ethan Miller/Getty Images)

La sera prima dell’udienza del 23 giugno scorso, scrive il New Yorker citando una fonte vicina a Spears e un’altra interna alle forze dell’ordine della contea di Ventura, in California, Spears ha telefonato al numero di emergenza 911 per denunciare un «abuso di tutela». Ma la contea, citando un’«indagine in corso», non ha dato accesso ai registri della chiamata, sebbene in California questo tipo di telefonate sia generalmente di dominio pubblico. L’ipotesi suggerita dal New Yorker è che l’entourage di Spears, temendo che lei potesse dire qualcosa di sconveniente durante l’udienza, abbia tentato di influenzarla.

Durante l’udienza Spears ha detto che suo padre, chiunque sia coinvolto in questa conservatorship e anche i componenti del suo entourage «dovrebbero essere in galera». Ha quindi descritto sé stessa come una persona isolata, sfruttata finanziariamente e abusata emotivamente, e ha anche accusato il sistema legale della California, a suo avviso corresponsabile di quanto le è accaduto. «Tutto quello che voglio è possedere i miei soldi, che tutto questo finisca», ha detto Spears.

Persone vicine alla famiglia Spears hanno raccontato al New Yorker che la tutela fu da loro richiesta e ottenuta per reali preoccupazioni riguardo alla salute mentale di Britney. E c’erano anche preoccupazioni rispetto a una possibile gestione illecita del patrimonio, considerato che quella presunta fragilità psichica di Spears non aveva allontanato da lei – ma semmai attirato ancora di più – un esteso seguito di manager, agenti, produttori, avvocati e altre persone interessate.

Jacqueline Butcher, un’ex amica di famiglia che era presente in tribunale e fu fondamentale al momento dell’istituzione della tutela, si è detta rammaricata della testimonianza resa in quell’occasione. «Pensavo che la stessimo aiutando, e invece no, ho aiutato una famiglia corrotta a ottenere tutto questo controllo», ha detto Butcher al New Yorker.

La famiglia Spears
Il padre di Britney Spears, Jamie, ha 68 anni e un passato segnato da un grave trauma familiare. Quando lui aveva tredici anni, sua madre si suicidò sulla tomba di uno dei suoi figli, morto otto anni prima tre giorni dopo la nascita. Lynne, la madre di Britney, ha 66 anni ed è cresciuta insieme a Jamie, nella piccola città di Kentwood, in Louisiana. «Ho sentimenti contrastanti su tutto, non so cosa pensare… c’è molto dolore, molta preoccupazione», ha detto Lynne al New Yorker.

Lynne e Jamie sono stati sposati dal 1976 al 2002, sebbene l’infedeltà di lui e altri suoi problemi di alcolismo avessero portato entrambi a fare richiesta di divorzio – poi ritirata – già nel 1980, un anno prima della nascita di Britney, la seconda dei loro tre figli. Britney firmò un contratto per registrare sei dischi con la Jive Records quando aveva appena 16 anni, grazie anche al lavoro di un intraprendente avvocato, Larry Rudolph, che diventò il suo manager. Poco dopo, nel 1998, il video del suo singolo di debutto “Baby one more time” «esplose nella cultura pop americana come fuochi d’artificio il 4 luglio», ricorda il New Yorker.

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Nel 2002, quando Lynne e Jamie Spears divorziarono, Britney – che era rimasta molto vicina a sua madre, e due anni prima le aveva comprato una proprietà da 4,5 milioni di dollari nel Kentwood – disse che era stata «la cosa migliore che sia mai capitata alla mia famiglia». La nota e raccontata relazione di Spears con il cantante Justin Timberlake si era conclusa da poco, e questo evento, secondo persone a lei vicine, la destabilizzò molto. «Il suo status di metà di una coppia d’oro era diventata parte integrante della sua identità, e dopo la separazione la sua vita sessuale è diventata un argomento regolare delle news», scrive il New Yorker.

Justin Timberlake e Britney Spears

Justin Timberlake e Britney Spears all’NBA All-Star game a Philadelphia, il 10 febbraio 2002 (Chris Gardner)

«I paparazzi erano fuori controllo, litigavano per gli scatti, si spingevano a vicenda. Era travolgente e spaventoso», ha ricordato a proposito di quel periodo la ricca ereditiera americana Paris Hilton, con cui Spears, insieme alla cantante e attrice Lindsay Lohan, cominciò a uscire sempre più spesso. Formavano la «santa trinità nella cultura dei tabloid, al suo apice nei primi anni Duemila», ricorda il New Yorker, che riferisce di una volta in cui, mentre Spears era dalla sua parrucchiera Kim Vo, un paparazzo scalò un muro e ruppe una finestra del salone con un pugno.

«Aveva dei piccoli crolli, piangeva sempre, dicendo “voglio essere normale”», ha detto una delle sue prime truccatrici, ricordando i programmi di lavoro «folli» a cui Spears era sottoposta, tra prove di danza, sessioni di registrazione in studio, servizi fotografici e concerti negli stadi. In quel periodo, scrive il New Yorker, Spears faceva uso di marijuana e di cocaina. Era stata talmente «protetta» fino a quel momento, secondo una persona vicina a quel giro, che Paris Hilton aveva dovuto mostrarle come usare Google.

Il matrimonio con Federline
Spears e il ballerino e rapper Kevin Federline si conobbero in un night club nella primavera del 2004, e sei mesi più tardi si sposarono, ma senza che Spears avesse pensato a un accordo prematrimoniale. Questo ritardò il matrimonio legale. «Lynne [la madre di Spears] uscì fuori di testa», ricorda Butcher, l’amica di famiglia. Il contratto matrimoniale fu firmato tre settimane dopo la cerimonia, quando Federline accettò di limitare la sua partecipazione nel patrimonio di Spears. E dieci mesi dopo, nacque il primo figlio della coppia, Sean Preston. I paparazzi continuarono a seguire Spears ogni volta che usciva di casa, anche quando portava con sé il figlio.

A settembre 2006 nacque il secondo figlio, Jayden James, e a novembre Spears fece richiesta di divorzio. «Dammi i miei figli, stronza!», scrisse Federline sul muro del bagno di un night club a Las Vegas, durante una festa con gli amici. Lui chiese l’affidamento completo dei figli: Preston aveva poco più di un anno, Jayden non era ancora svezzato. Tra Spears e Federline, che vissero da separati e condivisero i doveri genitoriali in attesa della sentenza di divorzio, fu Spears a diventare il «bersaglio dello sport violento dei tabloid», ricorda il New Yorker. A febbraio 2007, si rasò completamente la testa e pochi giorni dopo attaccò con un ombrello l’auto di un paparazzo, fatti che consolidarono nella narrazione dei tabloid l’idea che Spears fosse una «matta».

Diverse persone a lei vicine durante i primi anni della sua carriera ritengono verosimile l’idea che abbia sofferto di depressione post-partum, racconta il New Yorker, e non ricordano che abbia mai ricevuto terapie né aiuti specifici. Ricordano invece le sue difficoltà con droghe e alcol. All’inizio del 2007, Spears fu anche ricoverata in una clinica di riabilitazione ad Antigua, per un solo giorno. Il giudice dell’udienza per la custodia affidò i figli a Federline, concedendo a Spears quattro giorni di visita a settimana in presenza di una sorvegliante nominata dal tribunale, Robin Johnson.

L’incontro con Lutfi
Intanto Spears, che aveva interrotto il suo rapporto di lavoro con il manager Larry Rudolph, incontrò Sam Lutfi, un agente di Hollywood con una certa fama di maneggione alla ricerca di celebrità femminili dalla vita turbolenta, e iniziò ad affidare a lui i suoi affari professionali e privati. Al New Yorker Lutfi, che oggi ha 46 anni, ha raccontato di aver adottato con Spears un approccio differente da quello dei precedenti collaboratori di lei, e di averle spiegato che non era scritto da nessuna parte che lei dovesse lavorare così duramente. Lutfi ha detto:

[Spears] aveva sempre pensato che ci sarebbero state enormi conseguenze se non avesse lavorato, che avrebbe perso moltissimo, e rimase sbalordita dal fatto che potesse prendere lei le decisioni. Vuoi annullare quell’incontro? Cancellalo. Perderai 5 mila dollari? Perdili. Se entrando in una concessionaria avesse detto che voleva qualcosa, io avrei detto “comprala”, mentre i suoi genitori avrebbero detto “perché glielo permetti?”. Ma è un’auto da 80 mila dollari, non uno yacht, e lei ha appena ricevuto 15 milioni da Estée Lauder. E comunque è un’adulta. Non le dirò che non può comprarsi un cazzo di yacht.

Lutfi è stato definito in passato un «imbroglione da strada» da un’altra sua ex cliente famosa, Courtney Love, attrice e cantante del gruppo musicale Hole. Attualmente è sottoposto a un ordine restrittivo di cinque anni presentato contro di lui nel 2019 da un avvocato per conto di Spears.

Ai tempi dell’incontro con Lutfi risalgono anche le prime frequentazioni di Spears con il fotografo Adnan Ghalib, con cui ebbe una relazione. Ghalib apparteneva al giro di paparazzi che Lutfi suggerì a Spears di non respingere e anzi di ospitare in casa qualche volta, per favorire relazioni meno aggressive con quel tipo di stampa. Sia di Ghalib che di Lutfi, scrive il New Yorker, è stato detto in passato che fornirono droghe a Spears, accuse che Lutfi ha sempre respinto.

Il padre di Spears, Jamie, aveva nel frattempo preso contatti con un’altra manager, Lou Taylor, moglie di un pastore di una chiesa evangelica e con la quale gli Spears condividevano la fede cristiana. Secondo fonti presenti all’epoca e citate dal New Yorker, Taylor tentò di mettersi in contatto con Britney Spears, senza riuscirci. Il padre di Lindsay Lohan raccontò in seguito che Taylor fu la manager che suggerì ai Lohan la possibilità di mettere la loro figlia Lindsay sotto tutela. Tramite il suo avvocato, Taylor ha negato al New Yorker di «aver mai compiuto alcuno sforzo per mettere qualcuno sotto tutela».

Lou Taylor

Lou Taylor a un convegno a Los Angeles, California, il 10 ottobre 2019 (Phillip Faraone/Getty Images for THR)

Il ricovero di emergenza
A gennaio del 2008, alla fine di uno dei giorni in cui poteva stare con i suoi due figli Preston e Jayden, Spears iniziò a piangere e rifiutò di lasciarli andare con la guardia del corpo arrivata a casa di Spears per riportarli a casa di Federline. Alla fine, in violazione dell’accordo di affidamento, Spears lasciò andare Preston ma si chiuse in bagno con Jayden, rifiutando di uscire. In poco tempo arrivarono polizia e vigili del fuoco, secondo Lutfi chiamati dall’avvocato di Federline. Al suo arrivo a casa di Spears, Lutfi trovò quattro elicotteri che sorvolavano la proprietà, numerose troupe di giornalisti all’esterno, e poliziotti e vigili del fuoco all’interno della casa, pronti con le asce a buttare giù la porta del bagno.

«Sembrava la scena di un omicidio», ha detto Lutfi, che si fece largo tra tutti, entrò in bagno – «era ridicolo, la serratura di quella porta nemmeno funzionava» – e trovò Spears in abito da sera che cullava suo figlio camminando avanti e indietro. «Le dissi che doveva lasciar andare Jayden e, mentre stava per consegnarmi il bambino, i vigili del fuoco fecero precipitare la cose. Le presero il bambino, portarono una barella e la legarono. Mi stava soltanto guardando», ha raccontato Lutfi, al quale spiegarono che si trattava di un “fermo 5150”, un tipo di detenzione psichiatrica di emergenza per alcuni versi assimilabile al Trattamento Sanitario Obbligatorio applicato in Italia. I paparazzi circondarono l’ambulanza in cui si trovava Spears e la seguirono fino all’ospedale Cedars-Sinai, a West Hollywood, dove fu ricoverata.

Federline ottenne l’affidamento esclusivo immediato dei bambini, e il diritto di Spears di vederli fu sospeso. Sui media circolò l’opinione che Spears avesse messo in pericolo i figli ma le persone allora vicine a lei, tra cui la governante, hanno raccontato al New Yorker di quanto fosse premurosa e desiderosa di restare più tempo con i propri figli, e che «non avrebbe mai fatto niente che potesse metterli in pericolo». «Niente di tutto questo fu colpa sua», ha detto Robin Johnson, la sorvegliante nominata dal tribunale. «C’erano così tante persone coinvolte nella sua vita, persone che hanno causato tutta questa follia, e non ho alcuna parola di disprezzo per lei… È stato probabilmente uno dei casi più tristi che abbia mai seguito», ha aggiunto Johnson.

La conservatorship
Dopo quell’episodio, Jamie e la manager Lou Taylor consultarono degli avvocati per capire se c’era margine per ottenere una tutela – la conservatorship – per Spears. Secondo la legge degli Stati Uniti, la conservatorship può essere disposta – in forma piena oppure limitata – per assumere il controllo delle finanze e, se necessario, anche della vita quotidiana – inclusa l’assistenza sanitaria – di una persona con limitazioni fisiche e mentali dovute ad anzianità, malattia o altre ragioni.

I genitori di Spears, Jamie e Lynne, temevano che Lutfi e le altre persone che giravano intorno alla figlia potessero sottrarle denaro, o potessero incoraggiarla a prendere decisioni impulsive e pericolose per le sue finanze. La stessa impressione è stata confermata al New Yorker da altre persone vicine a Spears all’epoca, tra le quali il fotografo Andrew Gallery, che lavorò con lei nel 2008. La tutela sembrava a quel punto «un sogno irrealizzabile, con Sam [Lutfi] così presente e radicato nella sua vita», scrisse la madre di Spears, Lynne, in un’autobiografia uscita nel 2008.

Lynne e Jamie

I genitori di Britney Spears, Lynne e Jamie, prima di un’udienza a Los Angeles, il 19 ottobre 2012 (AP Photo/Nick Ut, File)

In seguito a un litigio con Lutfi, Spears si riavvicinò in parte ad alcuni membri della sua famiglia, dopo averli tenuti a distanza per anni. E lo fece grazie anche all’intercessione di Jacqueline Butcher, l’amica che oggi si rammarica per aver fornito quel tipo di sostegno. Butcher condivideva l’idea di cercare di sottrarre Spears dall’influenza di Lutfi, e racconta che una sera Lynne, Ghalib e Lutfi si ritrovarono a casa di Spears e litigarono violentemente accusandosi a vicenda di condizionarla. Alla fine, lei urlò a tutti di stare zitti.

Due giorni dopo, il 31 gennaio 2008, racconta Lynne nell’autobiografia, Lutfi chiamò Lynne per avvisarla che «qualcuno stava arrivando per cercare di rinchiudere Britney un’altra volta». Lutfi afferma che questo secondo 5150 fu richiesto in autonomia dal medico di Spears, mentre altri affermano che fu Lutfi a dire al medico qualcosa che lo indusse a richiedere il trattamento una seconda volta. Al momento dell’arrivo della polizia, in casa c’erano Butcher, Lynne, Lutfi e Spears, che cercò di collaborare, piangendo e tremando mentre veniva legata alla barella, ha raccontato Butcher. Fu trasportata al reparto psichiatrico del centro medico Ronald Reagan UCLA di Los Angeles dopo essere stata caricata su un’ambulanza e accompagnata lungo il viaggio «da un convoglio di polizia lungo quanto un campo di calcio», scrive il New Yorker.

Nei cinque giorni in cui Spears rimase ricoverata, l’avvocata di Jamie – Geraldine Wyle – si avvalse della collaborazione di Butcher, l’amica di famiglia, per produrre un resoconto degli eventi che nei giorni precedenti avevano portato alla chiamata di emergenza e al ricovero di Spears. Quel resoconto fu presentato a un tribunale di Los Angeles, e la giudice Reva Goetz, oggi in pensione, dispose la tutela provvisoria. «Non sapevo come funzionasse una tutela, avrebbe dovuto essere una cosa temporanea», ha detto Butcher, aggiungendo che all’epoca si sentì comunque sollevata e convinta di aver aiutato Spears.

La legge della California in materia di conservatorship prevede che il tutelato riceva un preavviso di cinque giorni prima dell’inizio della tutela, a meno che esista il rischio riscontrato dal tribunale che il preavviso determini «un danno immediato e sostanziale». Goetz nominò come avvocato d’ufficio di Spears Sam Ingham, un esperto di diritto ereditario, e accolse la richiesta dei tutori di rinunciare al diritto di informare la tutelata.

I compiti di tutela furono condivisi tra il padre di Spears, Jamie, e un avvocato nominato dal tribunale, Andrew Wallet. Sulla richiesta di tutela compilata da Jamie, dall’avvocata Wyle o da altri che lavoravano con loro all’epoca e presentata in tribunale era stata sbarrata una casella per indicare lo stato di demenza del tutelato o della tutelata. Fondamentali per la decisione presa del tribunale, scrive il New Yorker, furono le accuse – alcune delle quali infondate – contro Lutfi e il resto dell’entourage di Britney, a detta degli Spears responsabili di averla raggirata e di averle somministrato farmaci a sua insaputa.

Tre diversi psichiatri furono chiamati a fornire una dichiarazione che attestasse la mancanza di «idoneità mentale» di Spears, e soltanto il terzo, James Spar, la fornì. «Non so perché Britney Spears abbia ancora una tutela», ha recentemente affermato lo stesso Spar in un podcast citato dal New Yorker. Spears provò a farsi rappresentare da un suo avvocato, Jon Eardley, anziché da Ingham, ma sulla base della testimonianza di Spar e di una relazione dello stesso Ingham non le fu riconosciuta la «capacità» di assumere un avvocato. Eardley dichiarò che a Spears fosse stato negato un giusto processo.

Secondo Jonathan Martinis, esperto legale di un centro per i diritti dei disabili alla Syracuse University, nello stato di New York, questo tipo di tutele previste dalle leggi statunitensi sono molto pericolose nella misura in cui impediscono alle persone di ottenere una difesa. «Avrebbero potuto trovare Britney con un’ascia e una testa mozzata, mentre diceva “sono stata io”, e avrebbe comunque avuto diritto a un avvocato. Quindi, sotto tutela, non hai gli stessi diritti di un assassino», ha detto Martinis al New Yorker.

Il controllo di Jamie
Jamie richiamò Larry Rudolph a fare il manager musicale della figlia e incaricò Lou Taylor, la manager moglie del pastore, di gestire le altre attività. Butcher, che continuò a frequentare la famiglia Spears in quel periodo, ha detto che Jamie fu molto autoritario e aggressivo con Spears. «Le urlava in faccia che era una puttana e una madre orribile», ha detto, ricordando che a Spears fu detto che avrebbe potuto rivedere i suoi figli soltanto se avesse collaborato con i suoi tutori.

Spears ricominciò infine a vedere i figli, con diverse limitazioni, intanto che Jamie si sbarazzava di chiunque avesse lavorato in precedenza con la figlia, inclusa la governante. Spears tornò anche in studio per registrare un nuovo disco, Circus, e avviò una nuova tournée, con test antidroga obbligatori per tutti i ballerini coinvolti. La tutela, che avrebbe dovuto concludersi il 31 dicembre, fu poi resa permanente in una nuova udienza, a ottobre 2008.

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Una sorella di Lutfi ha raccontato al New Yorker che a gennaio del 2009 venne a sapere che Spears desiderava avere un telefono cellulare e la raggiunse in una palestra a Beverly Hills, dove Spears e sua madre si stavano allenando insieme. Di nascosto dalle guardie del corpo, riuscì ad avvicinarla negli spogliatoi, si presentò e le consegnò un telefono con una carta prepagata, che Spears corse subito a nascondere nell’armadietto. Butcher lo venne a sapere dallo stesso Lutfi ma decise di non dire niente alla famiglia Spears per paura degli abusi che Britney avrebbe subìto e perché non riteneva sconveniente che tentasse di avere un suo avvocato.

Avvisato da una governante che aveva sentito Spears parlare di nascosto al telefono, Jamie ordinò di confiscarle il telefono. Da quel momento, ha raccontato Butcher al New Yorker, si interruppero anche i rapporti tra lei e Spears, per volontà di Jamie, che a detta di Butcher probabilmente sospettò del fatto che lei sapesse del telefono. Successivamente, Jamie ottenne anche un ordine restrittivo contro l’ex manager Lutfi, contro l’ex fidanzato di Spears, Ghalib, e contro l’avvocato Eardley, tutti accusati di aver cospirato per ottenere il controllo sul patrimonio di Spears.

Sam Lutfi

Sam Lutfi all’esterno del centro medico UCLA di Los Angeles, il 31 gennaio 2008, dopo aver visitato Spears, lì ricoverata (AP Photo/APTN)

Il New Yorker ha contattato Jordan Miller, il proprietario di un popolare sito di fan di Britney Spears, BreatheHeavy, che nel 2009 subì pressioni dalla famiglia Spears per interrompere una campagna avviata per sensibilizzare i fan sulla situazione di Spears. Miller ha detto di aver cominciato a scrivere sul sito messaggi come «Free Britney!», dopo aver letto della storia del cellulare confiscato. E ha detto che iniziò a farlo tra le molte obiezioni di altri fan che ritenevano invece il ritorno di Spears nella sua famiglia d’origine una svolta positiva per la sua carriera.

Pochi mesi dopo, ha raccontato Miller al New Yorker, fu contattato telefonicamente e minacciato – «mi disse che mi avrebbero rotto il culo» – da una persona per conto di Jamie Spears. Successivamente ricevette una lettera dagli avvocati di Jamie in cui gli venivano contestate diverse violazioni della legge sul copyright. Miller chiuse il sito ma qualche giorno dopo, deciso a portare avanti la tesi che Spears fosse maltrattata, lo rimise online. In quello stesso periodo i paparazzi continuavano a seguire Spears e a fotografarla sempre più spesso mentre piangeva nella sua auto. Altre persone a lei vicine, incluso un produttore sentito dal New Yorker, dissero che in quel periodo era distante, meno presente, e che non rideva più.

Questa stessa impressione fu confermata nel 2012, in occasione della partecipazione di Spears al programma televisivo X-Factor in qualità di giudice. Alcune persone che avevano lavorato con lei in precedenza dissero di averla trovata molto cambiata. Kim Vo, la sua ex parrucchiera, ha raccontato che una sera andarono a cena insieme in un ristorante a Las Vegas. Il conto fu di 1.300 dollari, e Spears disse che non avrebbe potuto pagare la sua metà. In quel periodo, secondo documenti giudiziari consultati dal New York Times, Spears aveva a disposizione soltanto uno stipendio settimanale di 2.000 dollari, indipendentemente dai guadagni. Eppure, già soltanto per la sua parte in X-Factor, fa notare il New Yorker, aveva guadagnato 15 milioni di dollari.

Le prime richieste di conclusione della tutela
Nel 2013, Ingham disse alla giudice Goetz che Spears non era soddisfatta del padre come tutore e intendeva concludere l’accordo esistente. Disse che lei aveva anche manifestato la volontà di interrompere gli spettacoli dal vivo. Le richieste di Spears furono tuttavia valutate dalla giudice e dagli avvocati di entrambe le parti tenendo in conto la possibilità di un’influenza su Spears da parte del suo fidanzato dell’epoca, David Lucado, un uomo di Atlanta fuori dal giro di Hollywood.

Britney Spears e David Lucado

Britney Spears e David Lucado alla festa dei premi Elton John AIDS Foundation Academy Awards a Hollywood, il 2 marzo 2014 (Charley Gallay/Getty Images for Neuro)

Alla fine della sua relazione con Spears, Lucado la difese definendola una «madre eccezionale» e sostenendo che «chiunque avesse visto le sue interazioni con i figli, avrebbe capito che non c’è alcun bisogno di una tutela sulla vita personale di Britney». I giornali riportarono che la relazione tra Spears e Lucado era terminata dopo che Jamie aveva acquisito un video di Lucado mentre baciava un’altra donna e lo aveva mostrato a Spears.

Dal 2015, sull’account Instagram di Spears cominciarono a essere pubblicate fotografie e pensieri più intimi e non soltanto comunicazioni promozionali e di marketing. In poco tempo, scrive il New Yorker, quelle pubblicazioni cominciarono a essere lette e interpretate dai fan come espressione di desideri criptici di Spears o messaggi in codice. Una fotografia con i raggi del sole che filtrano attraverso gli alberi su un sentiero in un bosco era accompagnata dalla didascalia “Infinito”. Una del paesaggio di Marte aveva come didascalia il testo “Niente è come sembra”.

A un certo punto cominciarono a comparire fotografie del nuovo fidanzato di Spears, Sam Asghari, un attore e modello di 23 anni da lei conosciuto sul set di uno dei suoi video musicali. Ma, in generale, l’argomento di dibattito tra i fan di Spears diventò il grado di “affidabilità” di quei canali social, quanto dicessero veramente di lei e quanto invece nascondessero di una realtà presumibilmente meno gratificante e serena. Tess Barker e Barbara Gray, due conduttrici comiche statunitensi, ne fecero anche l’argomento di un podcast chiamato “Britney’s Gram”.

Quando all’inizio del 2019 Jamie fu operato d’urgenza per una perforazione gastrointestinale, Spears ha annunciato una pausa dal lavoro a tempo indefinito. Poche settimane dopo, il co-tutore Andrew Wallet si è dimesso dal suo incarico, ed è stato reso noto che Spears era entrata in una struttura psichiatrica a causa dello stress per le condizioni di salute del padre. In un messaggio vocale anonimo inviato a “Britney’s Gram”, una persona che si presentò come un ex collaboratore nel team legale che lavorava per la tutela di Spears disse che era stata costretta a entrare nella struttura psichiatrica mesi prima, contro la sua volontà.

Britney Spears

Un ritratto di Britney Spears tra i manifestanti all’esterno del tribunale “Stanley Mosk” di Los Angeles, prima dell’udienza del 23 giugno 2021 (AP Photo/Chris Pizzello)

Quella testimonianza diede origine a una serie di supposizioni tra molti fan di Spears e al movimento “#FreeBritney”, definito da Jamie «uno scherzo» e i suoi organizzatori «teorici della cospirazione». Alcuni fan lessero come una conferma di quelle supposizioni il fatto che Spears, a un certo punto, abbia pubblicato un video su instagram indossando quella che definiva nella didascalia «la mia maglietta gialla preferita», ma dopo che un fan aveva precedentemente scritto in un commento sull’account TikTok di Spears «se hai bisogno di aiuto, vestiti di giallo nel prossimo video».

Il canale instagram di Spears, scrive il New Yorker, diventò via via sempre più bizzarro, con pubblicazioni regolari di foto quasi identiche e di video di lei che balla da sola, in casa sua.

 

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La versione di Spears
Nell’udienza del 23 giugno scorso, Spears ha descritto molte delle situazioni da lei vissute dal 2008. Ha detto di essere stata costretta ad andare in tournée e di essere stata sottoposta a test psicologici e terapie indesiderati, inclusa l’assunzione di un farmaco a base di litio che la faceva sentire «ubriaca e spaventata».

Spears ha detto che nella struttura psichiatrica in cui era stata ricoverata fu costretta a partecipare a dieci ore di riunioni al giorno, sette giorni a settimana, per quattro mesi, e che se non avesse collaborato non le avrebbero permesso di vedere i suoi figli né il suo ragazzo. Ha detto di voler rimuovere il suo dispositivo contraccettivo intrauterino, per provare ad avere altri figli, ma che «questa cosiddetta squadra non mi lascia andare dal dottore per toglierlo, perché non vogliono che io abbia altri figli».

Britney Spears e Sam Asghari

Britney Spears e Sam Asghari alla prima di “C’era una volta a… Hollywood”, al Chinese Theatre a Hollywood, il 22 luglio 2019 (Kevin Winter/Getty Images)

A novembre 2020, Ingham aveva riferito al tribunale che Spears diceva di «avere paura di suo padre» e che non avrebbe fatto nuovi spettacoli finché lui avesse mantenuto il controllo sulla sua carriera. Una società finanziaria, Bessemer Trust, era stata nominata come co-tutrice del patrimonio di Spears insieme a Jamie ma a seguito della recente testimonianza di Spears ha chiesto di recedere dalla tutela, sostenendo che l’accordo era stato firmato con l’intesa che fosse volontaria. A dicembre 2020, la tutela è stata estesa fino a settembre 2021.

La mancanza di controllo sulle proprie decisioni in ambito medico è una caratteristica fondamentale di molte tutele, commenta il New Yorker, ma non è escluso che altre possibili forme di tutela meno restrittive si adattino meglio alle circostanze attuali nel caso di Spears. È chiaro da tempo, prosegue il New Yorker, che i tutori di Spears abbiano avuto e abbiano ancora un ruolo nelle decisioni che riguardano la sua vita personale, decisioni che potrebbero non avere molto senso se osservate dall’esterno ma non per questo immotivate. Alcune persone sostengono che il silenzio costruito dalla famiglia intorno a questa vicenda all’inizio fosse ben intenzionato e, che dopo tanta invadenza nella vita privata di Spears da parte di sconosciuti, fosse opportuno concederle la sua privacy.

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Riguardo al patrimonio, una persona del team che segue Spears ha detto al New Yorker che al momento dell’istituzione della tutela il patrimonio netto di Spears era di pochi milioni di dollari, mentre si stima sia oggi superiore a 60.

La richiesta più recente avanzata dall’avvocato di Spears, prima che lasciasse l’incarico, è che al posto del padre sia nominata come tutrice e amministratrice legale permanente Jodi Montgomery, che si occupa degli affari personali di Spears già da settembre 2019, quando Jamie, in seguito ai suoi problemi di salute, chiese l’esenzione dalla tutela relativamente alla vita personale della figlia. Attualmente Jamie continua a mantenere il controllo sul patrimonio di Britney. Nei giorni scorsi, i suoi avvocati hanno presentato al tribunale un fascicolo che attesterebbe l’insoddisfazione di Spears riguardo a Montgomery, e secondo molti osservatori la strategia sarà quella di provare a indebolire l’attendibilità delle dichiarazioni di Spears in tutte le prossime udienze.

Martinis, l’esperto legale del centro per i diritti dei disabili sentito dal New Yorker, ha descritto le tutele come uno strumento che può in molti casi determinare condizioni senza via d’uscita. Da un lato possono rivelarsi «inevitabili» e dall’altro sono molto esposte al rischio di abusi. Se la persona sotto tutela «agisce» bene, questo scenario può essere inquadrato come prova della necessità della tutela stessa. Se quella persona soffre o fa fatica ad andare avanti, può essere tratta la stessa conclusione sulla necessità della tutela.

«Se Britney dovesse uscirne, fateci caso: al primo errore che commetterà, vedremo gente puntare il dito e dire che non sarebbe mai accaduto se fosse stata sotto tutela», ha detto Martinis.