(REUTERS/Kevin Lamarque/Pool)
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  • lunedì 14 Giugno 2021

Come si è chiuso il G7

Senza grosse sorprese, con un comunicato molto severo contro Cina e Russia e qualche promessa sul cambiamento climatico

(REUTERS/Kevin Lamarque/Pool)
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Domenica sera si è conclusa la riunione del G7, l’organismo che riunisce i leader di sette delle democrazie più ricche e potenti del mondo, iniziata venerdì a Carbis Bay, in Cornovaglia, nel Regno Unito. Nel comunicato finale, lungo circa 25 pagine, non ci sono state sorprese: i leader hanno condannato Cina e Russia per lo scarso rispetto dei principi democratici e dei diritti umani, e preso qualche generico impegno riguardo alla pandemia e al cambiamento climatico. Il compromesso più concreto, una nuova tassa del 15 per cento sui profitti delle multinazionali, era già stato raggiunto e annunciato nei giorni scorsi.

Al G7 di quest’anno hanno partecipato i leader di Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Giappone, Francia, Canada e Italia, più una delegazione dell’Unione Europea. È stato il primo G7 sia per il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, sia per il presidente Consiglio italiano Mario Draghi. L’atmosfera generale è stata descritta come cordiale: i leader si sono impegnati molto per dare l’impressione che tutto sia tornato alla normalità, dopo gli anni turbolenti e i rapporti conflittuali che avevano caratterizzato la presidenza di Donald Trump.

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Il paese trattato con maggiore severità nel comunicato finale è la Cina, richiamata a rispettare i diritti umani della minoranza etnica degli uiguri nella regione dello Xinjang, e l’autonomia di Hong Kong e Taiwan. I leader hanno anche auspicato una nuova indagine sulle origini del coronavirus che ha provocato la pandemia da COVID-19, dopo che nelle ultime settimane la teoria della fuoriuscita da un laboratorio era stata sottoposta a nuove attenzioni da parte dell’intelligence statunitense. Nel comunicato è citata più volte la necessità di aiutare i paesi meno ricchi ad uscire dalla pandemia e di prevenire i rischi del cambiamento climatico: gli osservatori ci hanno visto un accenno a una possibile iniziativa, di cui si è molto parlato nei giorni scorsi, per bilanciare l’influenza della Nuova via della seta cinese (detta anche Belt and Road Initiative, BRI). Secondo l’Economist, soltanto in Africa la Cina ha distribuito 145 miliardi di dollari di prestiti, in gran parte legati a progetti della BRI.

Poche ore dopo la pubblicazione del comunicato finale, l’ambasciata cinese nel Regno Unito ha respinto le accuse del comunicato sostenendo che contenga «bugie, voci non confermate e accuse infondate», e accusando i paesi del G7 di «interferire negli affari interni della Cina».

Sul cambiamento climatico, i leader del G7 hanno affermato l’impegno a ridurre del 50 per cento le emissioni nette entro il 2030 e contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C, oltre a cancellare i sussidi per i combustibili fossili entro il 2025. Il New York Times ha sottolineato «il netto contrasto» con le dichiarazioni dei precedenti G7 a cui aveva partecipato l’ex presidente statunitense Donald Trump, che in passato ha ribadito più volte di non credere nel cambiamento climatico. Secondo gli ambientalisti però i leader non hanno preso alcun impegno concreto in termini di finanziamenti, né auspicato di vietare le ricerche di nuovi giacimenti di materiali fossili: un fatto negativo, sempre secondo i gruppi ambientalisti, in vista della Conferenza sul clima in programma dall’1 al 12 novembre a Glasgow, sempre nel Regno Unito.

I paesi del G7 si sono anche impegnati a donare nel complesso un miliardo di dosi di vaccini contro il coronavirus ai paesi più poveri, come già anticipato nei giorni scorsi da alcuni leader. Nel comunicato finale si parla esplicitamente di «chiudere la pandemia e attrezzarci per il futuro» entro la fine del 2022. Si tratta comunque di una piccola parte degli 11 miliardi di dosi che secondo l’OMS sono necessari per fare in modo che la popolazione mondiale sia vaccinata almeno al 70 per cento.

La prossima edizione del G7 si terrà nell’estate del 2022 in Germania, e quasi sicuramente sarà il primo, importante impegno internazionale della persona che succederà ad Angela Merkel nell’incarico di cancelliere tedesco.