Viktor Orban (AP Photo/Francisco Seco, Pool)

Il paese che ha autorizzato più vaccini contro il coronavirus al mondo

È l'Ungheria, che non ha seguito le indicazioni dell'Unione Europea e che finora non è riuscita a controllare l'epidemia

Viktor Orban (AP Photo/Francisco Seco, Pool)

L’Ungheria è il paese che ha autorizzato più vaccini contro il coronavirus al mondo, sette finora: i quattro autorizzati anche dall’Unione Europea – AstraZeneca, Moderna, Pfizer e Johnson & Johnson – due vaccini cinesi, prodotti da CanSino e Sinopharm, e il vaccino russo, Sputnik V. Ha autorizzato, come altri 29 paesi nel mondo, anche Covishield, una versione del vaccino di AstraZeneca prodotta in India.

Nonostante sia un paese membro dell’Unione Europea, l’Ungheria ha voluto adottare un approccio sostanzialmente autonomo nella campagna vaccinale: il fatto che abbia autorizzato vaccini su cui l’Agenzia europea dei medicinali (EMA) non ha ancora fatto valutazioni testimonia la volontà del primo ministro Viktor Orbán di emanciparsi dagli altri paesi del blocco, e di costruire rapporti complici con altri alleati, come la Cina.

Il vaccino di CanSino, che prevede una sola somministrazione, è il secondo vaccino proveniente dalla Cina autorizzato in Ungheria, dove già da fine febbraio viene somministrato quello prodotto dall’azienda cinese Sinopharm. È stato vaccinato con Sinopharm anche il primo ministro ungherese Viktor Orbán.

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Le cose da sapere sul coronavirus

Pubblicato da Orbán Viktor su Domenica 28 febbraio 2021

Con Orbán, che governa il paese in modo semi-autoritario, negli ultimi anni l’Ungheria ha progressivamente approfondito i suoi rapporti con la Cina. Quelli con l’Unione Europea si sono invece deteriorati nel tempo, fino alla recente uscita del partito di Orbán, Fidesz, dalla coalizione di centrodestra del Partito Popolare Europeo (PPE). Orbán è uno dei leader sovranisti ed euroscettici più in vista dell’Unione Europea: la sua presenza nel PPE e le sue idee estremiste erano sempre state accettate malvolentieri dalla consistente maggioranza centrista e moderata del partito.

– Leggi anche: La situazione dei vaccini nel mondo, in tempo reale

L’Ungheria sta vaccinando a un buon ritmo, e circa il 16 per cento della popolazione (1,6 milioni di abitanti su 9,8 milioni totali) ha già ricevuto la prima dose di un vaccino contro il coronavirus: per fare un confronto, in Italia siamo a poco più del 9 per cento. Nonostante questo, e nonostante nel paese sia in vigore un lockdown, nell’ultima settimana i contagi sono stati in media oltre gli 8mila al giorno, il doppio rispetto a inizio marzo.

Nonostante sia tra i paesi europei ad aver vaccinato più persone rispetto alla popolazione, nella terza ondata della pandemia l’Ungheria sta avendo un grande aumento dei contagi e ha un tasso di mortalità tra i più alti al mondo: dall’inizio della pandemia nel paese sono morte 191 persone ogni 100mila abitanti, più di paesi come l’Italia (175), o gli Stati Uniti (164). Per questa ragione, la responsabile del centro di sanità pubblica nazionale, Cecilia Müller, ha detto che spera che possano arrivare anche altri vaccini nel paese, perché sono «l’unica via d’uscita dall’epidemia».

Contrattare autonomamente i vaccini con le aziende farmaceutiche, senza avere alle spalle l’Unione Europea, è piuttosto costoso: per il vaccino di Sinopharm l’Ungheria paga 30 euro a dose. I contratti stipulati dall’Unione Europea con le aziende farmaceutiche non sono mai stati pubblicati, ma secondo diversi media internazionali una dose di Pfizer, che è il più caro tra quelli autorizzati, costerebbe all’Unione Europea circa 15 euro.

Anche se gli ultimi due vaccini – Convidecia e Covishield – sono stati autorizzati solo per l’uso emergenziale, è probabile che vengano utilizzati presto per vaccinare tutta la popolazione, come ha detto la stessa Müller, vista la preoccupante situazione epidemiologica. Nella conferenza di lunedì, Müller ha sottolineato la necessità di fare ogni sforzo per ridurre il sovraccarico del sistema sanitario, che in questo momento è in grave sofferenza: alcuni ospedali sono stati costretti a chiedere l’aiuto di volontari al di fuori del personale medico.

Orbán ha detto che il sistema sanitario ungherese reggerà la terza ondata, e che il paese potrà cominciare ad allentare le misure restrittive quando avrà vaccinato almeno 2,5 milioni di persone, circa un quarto della popolazione ungherese. La gestione di questa fase dell’epidemia per Orbán sarà molto importante anche in vista delle elezioni del 2022, in cui cerca una rielezione.