(Octavio Passos/Getty Images)
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  • venerdì 26 Febbraio 2021

Le regioni stanno usando poche dosi del vaccino AstraZeneca

Perché fino alla scorsa settimana non venivano somministrate alle persone con più di 55 anni, e per diversi altri problemi

(Octavio Passos/Getty Images)

In molte regioni italiane la somministrazione del vaccino sviluppato da AstraZeneca è in ritardo. Le consegne sono iniziate il 9 febbraio, quasi tre settimane fa, ma al momento le regioni hanno utilizzato solo una minima parte delle dosi a disposizione. Secondo gli ultimi aggiornamenti, sono state somministrate 200.508 dosi del vaccino AstraZeneca, il 19,1 per cento sul totale di un milione e 48mila dosi consegnate finora.

Nelle ultime settimane molti presidenti delle Regioni hanno attribuito i ritardi della campagna vaccinale ai tagli e alla mancata consegna delle dosi da parte dei tre fornitori, Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca, che hanno sviluppato i vaccini attualmente approvati dall’Unione Europea. I ritardi di produzione ci sono stati, ma gli ultimi dati dicono che la lentezza è dovuta soprattutto alla scarsa organizzazione delle Regioni e alla priorità data all’inizio della fase 2, che coinvolge le persone con più 80 anni a cui non viene somministrato il vaccino di AstraZeneca.

Quante dosi sono state somministrate
Finora in Italia sono state somministrate in totale 3,9 milioni di dosi: 2,5 milioni di persone hanno ricevuto la prima dose, 1,3 milioni di persone la seconda. In totale sono state consegnate 5 milioni, 198mila e 860 dosi di vaccino: è stato utilizzato il 76 per cento delle dosi a disposizione. Ci sono però molte differenze di utilizzo dei vaccini consegnati dai tre fornitori: sono state somministrate 3,6 milioni di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech sul totale di 3,9 milioni consegnate, mentre del vaccino Moderna sono state utilizzate 113mila dosi sulle 244mila consegnate.

In questa infografica viene mostrato il totale del numero di dosi consegnate, somministrate, e la percentuale di utilizzo

Le cose da sapere sul coronavirus

Il divario più significativo riguarda AstraZeneca e in parte anche Moderna, di cui è stato utilizzato il 46 per cento delle dosi a disposizione, mentre di Pfizer-BioNTech sono state utilizzate quasi tutte le dosi. I dati sono aggiornati ogni giorno e pubblicati dal ministero: non è escluso che in alcuni casi ci siano stati problemi di raccolta e trasmissione, ma anche al netto di parziali errori di notifica da parte di alcune Regioni la percentuale di utilizzo del vaccino di AstraZeneca è comunque al di sotto dei ritmi possibili e previsti. Un altro possibile problema legato al flusso dei dati riguarda i canali di somministrazione: i vaccini somministrati alle forze dell’ordine vengono gestiti dai medici di base che potrebbero notificare la vaccinazione in ritardo rispetto al più collaudato sistema delle aziende sanitarie.

In questa infografica viene mostrato il numero delle dosi consegnate e somministrate in tutte le regioni divise per i tre fornitori attualmente autorizzati

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I problemi con AstraZeneca
La gestione del vaccino di AstraZeneca è stata molto complicata fin dalle fasi di sviluppo e autorizzazione.

Lo scorso 12 gennaio AstraZeneca aveva presentato richiesta all’Agenzia europea per i medicinali (EMA), l’agenzia dell’Unione Europea che si occupa di farmaci, per ottenere l’autorizzazione del vaccino da parte dell’Unione. La raccomandazione di EMA e la successiva autorizzazione della Commissione Europea sono arrivate dopo una serie di problemi durante la fase di sperimentazione e soprattutto dopo l’annuncio di un taglio della fornitura di dosi garantita ai paesi europei nel primo trimestre del 2021. Inoltre l’EMA aveva segnalato la mancanza di dati certi sull’efficacia oltre i 55 anni di età, un’indicazione che aveva portato l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ad autorizzare la somministrazione a persone dai 18 ai 55 anni.

Questa limitazione aveva portato il ministero a ridefinire alcune tempistiche del piano nazionale, in particolare l’anticipo della somministrazione ad alcune categorie inserite nella fase 3 della campagna vaccinale.

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Lunedì 22 febbraio, il ministero ha però pubblicato una circolare che prevede l’estensione della somministrazione del vaccino di AstraZeneca fino ai 65 anni e non più fino ai 55. L’estensione è stata decisa «sulla base di nuove evidenze scientifiche che riportano stime di efficacia del vaccino superiori a quelle precedentemente riportate».

Sono molti i vantaggi garantiti dal vaccino di AstraZeneca: è più economico di quelli realizzati da Pfizer-BioNTech e Moderna, può essere conservato in frigorifero e non in potenti congelatori, e soprattutto prevede tempi più lunghi tra la somministrazione della prima e della seconda dose. L’AIFA ha raccomandato che la seconda dose dovrebbe essere somministrata idealmente nel corso della dodicesima settimana (da 78 a 84 giorni) e comunque ad una distanza di almeno 10 settimane (63 giorni) dalla prima dose. Questi tempi consentirebbero alle regioni di utilizzare con più rapidità le dosi a disposizione senza doverne custodirne nei frigoriferi, come nel caso del vaccino di Pfizer-BioNTech, per prevenire eventuali ritardi e garantire comunque la somministrazione delle seconde dosi a tre settimane di distanza.

Nonostante questi vantaggi, al momento poche regioni stanno utilizzando le dosi di AstraZeneca.

La Regione che ne ha somministrate di più è la Toscana, con 46.923 dosi, poi c’è il Lazio con 30.646 dosi e la Lombardia 24.840. Non sono chiari i motivi di questo evidente sottoutilizzo: medici e dirigenti sanitari sentiti dal Post hanno spiegato che le aziende sanitarie in questo momento sono concentrate soprattutto sull’organizzazione della somministrazione alle persone con più di 80 anni, una delle fasi più delicate e importanti della campagna vaccinale. Il cambio di criteri di somministrazione del vaccino AstraZeneca, da un massimo di 55 anni fino agli attuali 65 anni, dovrebbe portare a un’accelerazione, ma solo nei prossimi giorni si vedrà se la modifica decisa dall’AIFA produrrà effetti sui ritmi di vaccinazione.

In questa infografica viene mostrato l’andamento delle consegne e della somministrazione in tutte le regioni italiane, a seconda del fornitore

L’autonomia sanitaria ha già creato problemi anche nelle prime fasi della campagna vaccinale, quando sono emerse marcate differenze di tempi e criteri, a seconda delle zone.

Alcune Regioni hanno utilizzato fin da subito quasi tutte le zone a disposizione, vaccinando gli operatori sanitari nel minor tempo possibile. Ora queste Regioni sono nel vivo della somministrazione alle persone con più di 80 anni, e da qualche giorno hanno iniziato a vaccinare il personale scolastico con AstraZeneca. In altre regioni, invece, la somministrazione del vaccino agli anziani è iniziata solo da pochi giorni e si concluderà tra aprile e maggio. Spesso sono diversi anche i criteri di inserimento delle persone nelle categorie da vaccinare, perché la gestione e l’organizzazione è affidata alle aziende sanitarie del territorio. Non è detto, insomma, che gli appartenenti a una stessa categoria siano vaccinati nello stesso periodo in tutte le regioni.

I tagli non ci saranno
Negli ultimi giorni si è parlato molto anche di presunti tagli alla fornitura delle dosi da parte di AstraZeneca. La notizia è stata pubblicata da Reuters che, citando fonti dell’Unione Europea, aveva parlato di un dimezzamento delle forniture nel secondo trimestre. In una nota, l’azienda farmaceutica ha smentito i tagli e confermato la fornitura di oltre 5 milioni di vaccini nel primo trimestre. L’azienda ha anche annunciato la consegna di più di 20 milioni di dosi nel secondo trimestre.

Dopo i tagli annunciati a gennaio, il ministero aveva già cambiato le previsioni di consegna nel piano vaccinale nazionale portando a 10,04 milioni le dosi attese entro il 30 giugno contro i 22 milioni previsti entro il secondo trimestre. In totale, quindi, nei primi sei mesi l’Italia potrebbe ricevere circa 25 milioni di dosi.