La nave cisterna Christophe de Margerie, a destra, e la nave rompighiaccio 50 let Pobedy, nel porto di Sabetta, in Russia, il 30 marzo 2017 (Friedemann Kohler/dpa, ANSA)

Come stanno cambiando le rotte artiche

Lo scioglimento dei ghiacci sta permettendo nuovi percorsi alle navi mercantili, e per ora ne vuole approfittare la Russia

La nave cisterna Christophe de Margerie, a destra, e la nave rompighiaccio 50 let Pobedy, nel porto di Sabetta, in Russia, il 30 marzo 2017 (Friedemann Kohler/dpa, ANSA)

Il 19 febbraio una nave cisterna russa ha portato a termine un viaggio di andata e ritorno tra il porto di Sabetta, nel nord-ovest della Siberia, e lo Jiangsu, in Cina: è stata la prima volta che una grande nave merci ha attraversato la parte orientale del mar Glaciale Artico nel mese di febbraio. È un tratto di mare in cui normalmente si naviga solo tra giugno e novembre, perché negli altri mesi è in buona parte ghiacciato. Nei prossimi anni tuttavia sempre più navi seguiranno la stessa rotta anche d’inverno. L’Artico è una delle regioni più colpite dal riscaldamento globale e ghiaccia meno anno dopo anno: se navigarlo diventerà più semplice, molte navi merci che ora collegano i porti europei e asiatici avranno una rotta alternativa a quella che passa per il canale di Suez, che consentirà di risparmiare almeno 10 giorni di viaggio.

La nave merci che ha ottenuto il primato di aver attraversato l’est del mar Glaciale Artico a febbraio si chiama Christophe de Margerie ed è una gassiera, cioè una nave cisterna fatta per trasportare gas naturale liquefatto. Appartiene alla compagnia marittima russa Sovcomflot ed è stata costruita con uno scafo particolarmente robusto, che le permette di rompere strati di ghiaccio spessi anche un metro. Varata nel 2017 alla presenza del presidente russo Vladimir Putin, aveva già ottenuto un altro primato: il 16 agosto di quell’anno divenne la prima nave mercantile a percorrere l’intera “rotta marittima del Nord”, partendo dalla Norvegia e arrivando in Corea del Sud, senza essere scortata da una nave rompighiaccio. Batté anche il record di tempo di percorrenza della rotta, mettendoci solo 6 giorni, 12 ore e 15 minuti.

Il presidente russo Vladimir Putin durante il varo della Christophe de Margerie a San Pietroburgo, in Russia, il 3 giugno 2017. La nave deve il suo nome all’ex amministratore delegato della compagnia petrolifera francese Total, morto in un incidente aereo a Mosca nel 2014 (EPA/OLGA MALTSEVA / POOL, ANSA)

Per arrivare a Jiangsu da Sabetta, invece, la Christophe de Margerie ha impiegato 11 giorni e 10 ore. Per l’andata non ha avuto bisogno di aiuti, mentre al ritorno sì: è stata accompagnata dalla rompighiaccio a propulsione nucleare 50 let Pobedy da Capo Dežnëv, il punto più orientale del continente asiatico e quello più occidentale dello stretto di Bering, fino alla fine del percorso. La parte più complicata del viaggio è stato l’attraversamento del mare dei Ciukci e del mare della Siberia orientale, due “sottomari” artici particolarmente rischiosi per la navigazione.

Per Sovcomflot il fatto che la Christophe de Margerie sia riuscita a completare il viaggio in questo periodo dell’anno significa che ora la rotta marittima del Nord si può percorrere tutto l’anno in sicurezza. Tra il 2023 e il 2025 la compagnia conta di varare 18 nuove gassiere con capacità di rompere il ghiaccio simili a quelle della Christophe de Margerie per aumentare il trasporto di gas naturale liquefatto lungo la rotta.

La rotta marittima del Nord è lunga circa 5mila chilometri, tra il mare di Barents e lo Stretto di Bering, ed è in teoria il più breve collegamento marittimo tra l’Europa e l’Asia. Il traffico di navi che la percorrono è molto cresciuto negli ultimi anni: tra il 2016 e il 2019 è aumentato del 58 per cento. Anche nel 2020, nonostante il rallentamento degli scambi commerciali globali dovuto alla pandemia da coronavirus, c’è stato un aumento di viaggi lungo le coste siberiane: nella prima metà dell’anno sono stati 935, contro gli 855 dello stesso periodo nell’anno precedente.

In termini assoluti sono ancora pochi, sia ben inteso: nel 2019 per il canale di Suez sono passate circa 19mila navi, mentre sono meno di 300 quelle che navigano lungo la rotta marittima del Nord. È ancora parecchio impegnativo percorrere questa rotta perché i mari artici sono tempestosi e gli iceberg continuano a essere pericolosi.

Anche per questo, un viaggio lungo la rotta marittima del Nord è particolarmente costoso: le navi mercantili vanno assicurate e le polizze sono molto onerose sia per i rischi della navigazione nell’Artico, sia per ragioni statistiche. Infatti le compagnie assicurative stimano i premi sulla base dei viaggi già fatti, e quelli lungo la rotta marittima del Nord sono ancora pochi: per questo conteggiano rischi supplementari che tengano conto di ciò che ancora non si sa della rotta. Anche far accompagnare una nave da una rompighiaccio è molto costoso: nel 2014, spiega il libro Passer par le Nord di Isabelle Autissier ed Erik Orsenna, la tariffa era di circa 240mila dollari per l’assistenza a una nave mercantile da 30mila tonnellate.

Secondo un rapporto realizzato nel 2016 dalla Copenhagen Business School, i commerci marittimi nell’Artico non saranno davvero economicamente sostenibili prima del 2040. Tuttavia alcuni paesi stanno già facendo degli investimenti sullo sviluppo della rotta. In particolare la Russia, a cui appartiene la lunghissima costa siberiana davanti a cui passa la rotta, e che infatti sta promuovendo tantissimo il suo utilizzo.

Nel 2018 Putin aveva imposto a Rosatom, la grande azienda energetica statale russa che gestisce la rotta (e la flotta di rompighiaccio russe), un obiettivo da raggiungere per il 2024: che in quell’anno passino per il tratto di mare tra l’arcipelago di Novaja Zemlja (che si trova a ovest di Sabetta) e lo Stretto di Bering almeno 80 milioni di tonnellate di merci. Non è chiaro se l’obiettivo sarà raggiunto, ma nel 2020 sono passate per questo tratto di mare 33 milioni di tonnellate di merci, tra cui 18 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto come quello trasportato dalla Christophe de Margerie.

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Si trasporta molto gas naturale liquefatto perché la Siberia ne ha grandissimi giacimenti. Nella penisola Jamal, dove si trova Sabetta, la Russia e la Cina hanno costruito un grande impianto per produrlo, inaugurato nel 2017. La Cina, un altro dei paesi più interessati allo sviluppo della rotta marittima del Nord, ne possiede un terzo.

Le gassiere in particolare, e tutte le navi mercantili in generale, saranno sempre più un problema per l’Artico. A causa dei rifiuti trasportati dai grandi fiumi siberiani, i mari su cui si affaccia la Russia settentrionale sono già molto inquinati, per quanto lontani dai porti più grandi del mondo, e la crescita del traffico marittimo, insieme al maggiore sfruttamento dei giacimenti di gas e di petrolio nella regione, peggiorerà la situazione.

È stato stimato che le gassiere che nel 2019 hanno percorso la rotta marittima del Nord abbiano bruciato 239mila tonnellate di carburante, contro le 6mila del 2017. Questa forma di inquinamento si aggiunge perciò alle cause del riscaldamento globale, che stanno provocando lo scioglimento dei ghiacci artici che a sua volta sta permettendo di percorrere la rotta sempre più facilmente. Non solo perché le grandi navi producono emissioni di anidride carbonica, il principale gas serra, ma anche perché la fuliggine prodotta dai loro motori sporca il ghiaccio e la neve che le circonda lungo la rotta: normalmente il bianco di neve e ghiaccio fa sì che la luce solare sia riflessa indietro nell’atmosfera, mentre a causa della fuliggine viene assorbita. Anche questo, quindi, aumenta il processo di scioglimento dei ghiacci.

Secondo uno dei modelli climatici studiati dagli scienziati, l’Artico potrebbe essere completamente libero dal ghiaccio nei mesi estivi entro il 2035: a quel punto le rotte commerciali potrebbero addirittura passare sopra il Polo Nord.

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