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  • domenica 5 maggio 2019

La Russia vuole l’Artide

Sta investendo tantissimo per controllare le nuove rotte commerciali che l'attraversano e per ottenere i diritti per sfruttare le risorse naturali della regione: e agli Stati Uniti non piace

Una nave rompighiaccio russa nel Mar Glaciale Artico (AP Photo/Vladimir Chistyakov)

Il 2 agosto del 2007 due mini-sottomarini russi toccarono per la prima volta nella storia il fondale marino al di sotto del Polo Nord geografico e insieme a loro venne fatta calare una scatola metallica con una bandiera russa in titanio, un gesto simbolico con cui la Russia cercava di rivendicare la propria sovranità su quel tratto di mare dell’Artide. La regione dell’Artide infatti non appartiene a nessuno Stato e, anche se Stati Uniti, Russia, Canada, Norvegia e Danimarca ne possiedono delle parti, la sovranità sulla maggior parte degli oltre quattro milioni di chilometri quadrati su cui si estende non è ancora stata stabilita.

Sono passati quasi 12 anni da quel giorno e l’Artide è sempre più un terreno di scontro politico e commerciale tra le potenze globali, soprattutto a causa delle sue enormi risorse naturali. Lo scorso 9 aprile si è tenuta a San Pietroburgo, in Russia, la quinta edizione dell’International Arctic Forum, a cui hanno partecipato, oltre ai padroni di casa russi, anche i leader di Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia.

L’incontro, dal titolo “L’Artide: un territorio di dialogo”, è stata l’occasione per il presidente Vladimir Putin di esporre i suoi piani sullo sfruttamento da parte della Russia di nuove rotte commerciali attraverso il Mar Glaciale Artico. Può sembrare una cosa tecnica e noiosa, ma lo sfruttamento dell’Artico è un tema che sta diventando molto attuale e che ha implicazioni che riguardano un po’ tutti i paesi e soprattutto l’equilibrio tra le principali potenze economiche e commerciali del mondo, Russia, Cina e Stati Uniti.

Il controllo della “rotta marittima del Nord”
Durante il Forum, Putin ha parlato della costruzione di nuovi porti e infrastrutture attraverso la “rotta marittima del Nord”, una rotta commerciale marittima che scorre attraverso la costa artica russa e sfrutta il cosiddetto “passaggio a Nord-Est”, che dal Mare del Nord, in Europa, arriva fino allo Stretto di Bering e poi nell’Oceano Pacifico.

Alcune zone della rotta sono libere dal ghiaccio solo un paio di mesi all’anno e per molto tempo questa rotta è stata considerata pericolosa per via della presenza degli iceberg. Negli ultimi cinquant’anni, però, il riscaldamento globale ha fatto aumentare le temperature nelle zone intorno al Polo Nord, facendo sì che per alcuni mesi non si formino o quasi gli iceberg. Tra luglio e settembre le acque della rotta sono libere dal ghiaccio e permettono a sempre più navi mercantili di andare dalla Cina all’Europa senza dover attraversare il Canale di Suez.

Si stima che percorrendo la “rotta marittima del Nord” le navi impieghino circa il 40 per cento di tempo in meno che percorrendo le rotte tradizionali, risparmiando centinaia di migliaia di dollari in carburante. Il 17 agosto del 2017 una petroliera russa è riuscita per la prima volta ad attraversare la rotta marittima del Nord senza l’aiuto di una nave rompighiaccio, mentre nel settembre del 2018 la nave danese Venta Maersk è stata la prima porta-container a effettuare la rotta marittima del Nord con l’aiuto di una rompighiaccio russa: un viaggio di 37 giorni da Vladivostok a San Pietroburgo per portare oggetti di elettronica, minerali e pesce surgelato.

La Russia è ben consapevole dell’importanza strategica che il controllo di questa rotta potrebbe avere nei prossimi anni e dal 2013 ha aumentato i suoi sforzi per costruire nuove basi militari, per riaprirne alcune risalenti al periodo sovietico che erano state chiuse al termine della Guerra fredda, e per installare sistemi di difesa radar e missilistica. «Gli americani pensano di essere gli unici che possono cambiare la musica e dettare le regole», ha detto al forum di San Pietroburgo Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo: «Per quanto riguarda la rotta del Mare del Nord, questa è la nostra arteria nazionale dei trasporti. Funziona come con le regole stradali: se vai in un altro paese e guidi, devi rispettare le sue regole».

La Russia e l’Artide
C0me ha spiegato Putin a San Pietroburgo, un decimo di tutti gli investimenti economici russi in questo momento si concentra nell’Artide, ma l’interesse russo nei confronti della regione artica non è una novità. Si stima infatti che nel Mar Glaciale Artico si trovi un quarto delle riserve naturali di gas e petrolio non ancora scoperte della Terra e la Russia da diverso tempo rivendica, con scarsi risultati, di poter sfruttare una vasta area di Mar Glaciale Artico per effettuare trivellazioni di gas e petrolio. «Il punto è semplicemente che la Russia non ha un altro oceano. Tutti i progetti che riguardano l’Artide sono i nostri orizzonti futuri» ha detto Dmitry Kobylkin, ministro russo delle Risorse naturali e dell’Ambiente.

Nel 2018, scrive il Financial Timesle merci trasportate attraverso la rotta sono state 18 milioni di tonnellate, un aumento del 70 per cento rispetto al 2017, e l’obiettivo di Putin è che per il 2024 diventino 80 milioni di tonnellate. La Russia ovviamente non è l’unica nazione che ha colto le potenzialità di questa rotta, ma a differenza delle altre contendenti dispone di più mezzi e tecnologie.

Nonostante lo scioglimento dei ghiacci nei mesi estivi, le navi commerciali necessitano lo stesso di navi rompighiaccio che aprano la strada: nessuna nazione però ha una flotta di navi rompighiaccio paragonabile a quella russa e solo la Russia possiede dei rompighiaccio a propulsione nucleare: secondo Putin entro il 2035 avrà in tutto 13 rompighiaccio in funzione, di cui 9 nucleari.

Cosa fanno Cina e Stati Uniti
Il paese maggiormente interessato ai progetti della Russia sulla rotta marittima del Nord è ovviamente la Cina, che dei traffici commerciali delle navi sarebbe tra i principali attori. Con il maggiore sfruttamento della nuova rotta la Cina non solo guadagnerebbe dalla velocizzazione delle spedizioni via mare, ma anche dalle operazioni di estrazione di gas della Russia nel Mar Glaciale Artico. La Cina infatti possiede un terzo dell’impianto di gas naturale liquefatto LNG, che si trova nella penisola Jamal, e di recente ha acquistato anche il 20 del progetto LNG 2, che sarà operativo a partire dal 2023 nella penisola di Gyda.

Pur non affacciandosi sul Mar Glaciale Artico, inoltre, la Cina fa parte in veste di paese osservatore del Consiglio Artico, un forum intergovernativo che si riunisce ogni due anni e di recente ha anche annunciato l’intenzione di costruire il suo primo rompighiaccio nucleare, un ulteriore passo in avanti nei suoi investimenti nella rotta artica. Nel gennaio del 2018 la Cina ha fatto esplicitamente riferimento alla centralità della nuova rotta in un documento ufficiale riguardante le politiche del paese nella zona artica, in cui dice che l’Artide appartiene a tutti e ribadisce la necessità che tutti i paesi trovino un’intesa per la gestione della rotta. Nel documento la rotta viene paragonata alla “Belt and Road Initiative” (BRI) – l’ambizioso e controverso programma di investimenti cinesi per la costruzione in giro per il mondo di infrastrutture commerciali, spesso chiamato un po’ impropriamente “Nuova via della seta” – e definita come una “Polar Silk Road”, una “via della seta polare”.

Anche gli Stati Uniti stanno osservando con attenzione e preoccupazione le operazioni di rafforzamento del controllo russo sulla rotta, considerate un’ulteriore minaccia all’equilibrio mondiale e alle relazioni tra i due paesi. «Penso che abbiamo finalmente iniziato a prestare attenzione», ha detto a CNN il retroammiraglio della Marina degli Stati Uniti David W. Titley. «[L’Artide] è stata fondamentalmente ignorata nell’ultimo paio d’anni, ma i nostri rivali hanno piani seri con risorse serie per capire come operare lassù. Ora, come vediamo, c’è un certo interesse da parte degli Stati Uniti, anche se in ritardo».

A conferma che la nuova rotta marittima del Nord nasconda potenzialità economiche e commerciali finora sottovalutate, lo scorso aprile gli Stati Uniti hanno ordinato la costruzione della sua prima nave rompighiaccio di grandi dimensioni in quarant’anni: al momento infatti la Guardia Costiera statunitense, che gestisce le missioni navali artiche, dispone di una sola grande nave rompighiaccio polare in grado di rompere blocchi di ghiaccio spessi fino a 6 metri, e di due rompighiaccio di medie dimensioni, che possono invece rompere solo blocchi spessi poco più di un metro.

Trident Juncture, un’esercitazione della NATO che si è svolta nel nord della Norvegia, non lontano dal confine con la Russia, ha coinvolto per circa un mese 50mila militari, 10mila veicoli e 250 aerei di 31 paesi. La Russia ha fermamente condannato l’esercitazione e il ministro della Difesa Sergei Shoigu ha accusato la NATO di aver svolto delle “manovre d’attacco”, parlando di un’operazione militare come non se ne vedevano dalla fine della Guerra fredda.

La prossima settimana il segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo si recherà a Rovaniemi, in Finlandia, per partecipare all’edizione di quest’anno del Consiglio Artico. Il tema di quest’anno saranno i cambiamenti climatici che stanno mettendo a rischio i ghiacci dell’Artide, ma per Pompeo sarà soprattutto un’occasione per discutere dei piani della Russia e del controllo della rotta marittima del Nord. Secondo Malte Humpert, fondatore dell’Arctic Institute, un’organizzazione di ricerca statunitense, la partecipazione di Pompeo sarà soprattutto un modo per evitare di affrontare il problema del riscaldamento globale, visto che gli Stati Uniti sono rimasti l’unico paese al mondo a non aderire all’accordo di Parigi sul clima. Spostare l’attenzione sulle questioni geopolitiche e di sicurezza servirà a non parlare del tema che è alla base dell’apertura della “rotta marittima del Nord”: lo scioglimento dei ghiacci artici.

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