Un soldato in una chiesa bombardata a Shoushi, Nagorno-Karabakh, il 13 ottobre. (Alex McBride/Getty Images)
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  • venerdì 1 Gennaio 2021

Cos’altro è successo nell’anno del coronavirus

Le notizie più grosse del 2020 tra quelle fuori dalla pandemia, per quanto possibile

Un soldato in una chiesa bombardata a Shoushi, Nagorno-Karabakh, il 13 ottobre. (Alex McBride/Getty Images)

Non c’era stata un’altra cosa che entrasse in ogni questione e in ogni momento della vita degli abitanti di tutto il mondo come il coronavirus da un sacco di tempo, e certamente da 75 anni. L’anno della più grave pandemia dell’ultimo secolo è stato quello in cui abbiamo letto notizie quasi soltanto sulla pandemia più grave dell’ultimo secolo, o almeno così sarà sembrato a molti. Ma naturalmente il mondo è andato avanti con le sue cose, in certi posti senza interruzione, in altri con lunghissime pause da lockdown.

Cose che in condizioni normali avrebbero occupato le prime pagine dei giornali per giorni, altre che in virtù della loro lontananza geografica o culturale sarebbero state piuttosto trascurate comunque, e altre ancora che le prime pagine le hanno occupate eccome, pandemia o no. Abbiamo scelto venti di queste notizie cercando di individuare le più grosse tra quelle che non sono state legate direttamente o indirettamente al coronavirus, per quanto possibile per una notizia del 2020.

Gli incendi in Australia
Cominciati nel 2019, i più grandi incendi della storia moderna dell’Australia raggiunsero la loro massima estensione e le prime pagine di mezzo mondo nei primi giorni di gennaio del 2020. Andarono avanti fino alla primavera, e complessivamente bruciarono un’area stimata di 180mila chilometri quadrati, cioè più o meno quella del Nord e del Centro Italia. Uccisero 33 persone, e distrussero più di 2mila case. Secondo uno studio del WWF, potrebbero aver causato la morte, tra gli altri, di 143 milioni di mammiferi, 180 milioni di uccelli e oltre 2 miliardi di rettili.

Il cielo colorato dalla cenere e dalle fiamme a Mallacoota, Australia, il 2 gennaio. (Darrian Traynor/Getty Images)

L’uccisione di Qassem Suleimani
Il 3 gennaio, con un raid notturno, un drone statunitense colpì con un missile l’auto su cui viaggiava il potentissimo generale iraniano Qassem Suleimani, uno degli uomini più noti e popolari in Iran, uccidendolo insieme a diversi miliziani iracheni che lo stavano scortando all’aeroporto internazionale di Baghdad, la capitale dell’Iraq. Suleimani era una figura amatissima in Iran, e la sua uccisione provocò una grande reazione pubblica in Iran. L’escalation delle tensioni con gli Stati Uniti che ne seguì allarmò gli esperti di politica internazionale: l’Iran rispose inizialmente attaccando alcune basi americane in Iraq, e cinque giorni dopo abbatté per errore un aereo di linea ucraino appena decollato da Teheran, uccidendo tutte e 176 le persone a bordo.

Il funerale di Qassem Suleimani a Kerman, Iran, il 7 gennaio. (Erfan Kouchari/Tasnim News Agency via AP)

La morte di Kobe Bryant
Il 26 gennaio, l’elicottero privato su cui stava viaggiando Kobe Bryant, uno dei più forti giocatori di basket degli ultimi trent’anni e simbolo dei Los Angeles Lakers, si schiantò per il brutto tempo sulle colline a nord di Malibu. Con lui viaggiavano la figlia 13enne Gianna e altre sette persone, tutte morte nell’impatto. Bryant aveva 42 anni.

La commemorazione di Kobe Bryant fuori dallo Staples Center di Los Angeles, il 26 gennaio. (Harry How/Getty Images)

Trump viene assolto dall’accusa di impeachment
Il più grosso dei tanti scandali che hanno caratterizzato la presidenza di Donald Trump si concluse – almeno formalmente – il 5 febbraio, quando il Senato a maggioranza Repubblicana lo assolse nel processo di impeachment avviato un paio di mesi prima dalla Camera controllata dai Democratici. Le accuse erano di abuso di potere e ostruzione ai lavori del Congresso nel complicato caso della sua telefonata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nella quale fece pressioni perché aprisse un’indagine contro Joe Biden, allora suo potenziale avversario alle elezioni presidenziali di novembre.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump esibisce la copia del Washington Post che annuncia la sua assoluzione, il 6 febbraio. (AP Photo/ Evan Vucci)

Il giorno più caldo di sempre in Antartide
È stato il 9 febbraio 2020, quando la stazione comandante Ferraz, sull’isola di Re Giorgio, misurò 20,75 °C, oltre due gradi in più del record precedente, risalente peraltro ad appena due giorni prima. Una delle innumerevoli manifestazioni quotidiane della crisi climatica in corso, probabilmente la notizia più importante di tutte a non finire mai sulle prime pagine dei giornali.

(Mario Tama/Getty Images)

La liberazione di Silvia Aisha Romano
Il 10 maggio, pochi giorni dopo la fine del primo lockdown dovuto all’epidemia, la 24enne cooperante italiana Silvia Aisha Romano tornò in Italia dopo un anno e mezzo di prigionia. Era stata rapita in Kenya, dove si trovava per conto di una onlus italiana.

Silvia Aisha Romano mentre rientra alla sua casa di Milano, l’11 maggio. (Claudio Furlan – LaPresse )

La legge sulla sicurezza a Hong Kong
Le grandi proteste per la democrazia e contro l’ingerenza cinese su Hong Kong, cominciate nel 2019, sono proseguite anche quest’anno, raggiungendo un nuovo apice in occasione dell’approvazione a fine giugno di una legge sulla sicurezza nazionale che dà alle autorità ulteriori margini per arrestare i sospettati di “sedizione” e “terrorismo”. Nei mesi successivi è successo quello che ci si aspettava sarebbe successo, con estese repressioni e arresti dei dissidenti, tra cui quello di Jimmy Lai, imprenditore ed editore del principale quotidiano di opposizione.

Uno scontro tra manifestanti pro-democrazia e polizia a Hong Kong, il 27 maggio. (Anthony Kwan/Getty Images)

Le proteste di Black Lives Matter negli Stati Uniti
Dopo l’uccisione a Minneapolis dell’afroamericano George Floyd, durante un arresto violento della polizia, il movimento per i diritti dei neri Black Lives Matter animò alcune tra le più grandi proteste della storia recente degli Stati Uniti, rivolte contro la brutalità della polizia e le disuguaglianze sociali. Sono andate avanti per settimane nelle principali città americane, con scontri violenti con la polizia ed episodi di saccheggio e vandalismo, ma in larghissima parte pacificamente.

Una marcia di Black Lives Matter a Washington, il 3 giugno. (Tasos Katopodis/Getty Images)

L’enorme esplosione a Beirut
Nel pomeriggio del 4 agosto un’enorme esplosione devastò il centro di Beirut, la capitale del Libano. A saltare in aria fu una grande quantità di nitrato di ammonio che era conservato da anni in un deposito del porto. Causò oltre 200 morti e miliardi di dollari di danni.

Il luogo dell’esplosione al porto di Beirut, il 5 agosto. (Haytham Al Achkar/Getty Images)

Le elezioni in Bielorussia e le successive proteste
I risultati ufficiali delle elezioni presidenziali bielorusse del 9 agosto assegnarono una larghissima vittoria ad Alexander Lukashenko, che governa il paese dal 1994 ed è considerato “l’ultimo dittatore d’Europa”. La sfidante Svetlana Tikhanovskaya, insieme a moltissime organizzazioni internazionali, accusò il governo di brogli e manipolazioni, e ne seguirono grandi proteste che proseguono ancora oggi: da allora Lukashenko è riuscito a mantenere il potere grazie al sostegno della Russia, le opposizioni hanno ottenuto l’appoggio dell’Unione Europea che però non è andata oltre all’imposizione di sanzioni, e le forze di sicurezza bielorusse hanno continuato a reprimere duramente i manifestanti, arrestando migliaia di persone e uccidendone tre. Tikhanovskaya è ora in esilio in Polonia.

La candidata alla presidenza della Bielorussia Svetlana Tikhanovskaya in un seggio di Minsk, il 9 agosto. (Misha Friedman/Getty Images)

Gli accordi di Israele coi paesi arabi
Il 13 agosto fu annunciata la normalizzazione dei rapporti diplomatici – cioè il riconoscimento reciproco – tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. Nei mesi seguenti anche il Bahrein, il Sudan e il Marocco hanno riconosciuto Israele, dimostrando una radicale trasformazione nei rapporti del paese con la Lega Araba, dopo decenni di rivalità e guerre. Il processo che ha portato a questi accordi era cominciato molto tempo prima, e più o meno implicitamente coordinato dall’Arabia Saudita, la principale potenza del Golfo Persico, per motivi legati alla rivalità con l’Iran, principale nemico di Israele.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti Abdullah bin Zayed bin Sultan Al Nahyan alla Casa Bianca il 15 settembre. (Alex Wong/Getty Images)

L’avvelenamento di Alexei Navalny
Il 20 agosto il più noto oppositore del presidente russo Vladimir Putin fu ricoverato dopo essersi sentito male in aereo. Dopo essere stato trasferito dalla Russia in un ospedale di Berlino, fu assodato che era stato avvelenato con un agente nervino. Successive inchieste provarono che l’operazione fu condotta dall’FSB, i servizi segreti russi, come peraltro confessato da uno degli agenti coinvolti allo stesso Navalny, che gli aveva telefonato sotto falsa identità. Navalny ora si è rimesso, ma il suo avvelenamento è stato un ennesimo, plateale esempio dei metodi violenti e autoritari della conduzione del potere e della repressione del dissenso di Putin.

L’ambulanza in cui è stato trasportato Alexei Navalny, all’ospedale universitario della Charité di Berlino, il 22 agosto. (Maja Hitij/Getty Images)

Le elezioni regionali in Italia
Il 20 e il 21 settembre si è votato per le amministrative in Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia, oltre che in quasi mille comuni. Il centrosinistra è andato meglio del previsto, dopo che già a gennaio era riuscito a vincere in Emilia-Romagna, dove una vittoria della Lega – che avrebbe avuto un grande valore simbolico – era considerata più che possibile. Le elezioni hanno visto anche vittorie plebiscitarie per due amministratori assai protagonisti dei mesi di epidemia, Luca Zaia della Lega in Veneto e Vincenzo De Luca del Partito Democratico in Campania.

Il presidente della Campania Vincenzo De Luca la sera delle elezioni, il 21 settembre. (Fabio Sasso/LaPresse)

La guerra in Nagorno-Karabakh
Il 27 settembre cominciarono scontri e attacchi con i droni tra Armenia e Azerbaijan in Nagorno-Karabakh, un territorio separatista collocato in Azerbaijan ma controllato dall’Armenia. Dopo una prima guerra negli anni Novanta, gli scontri tra i due eserciti erano proseguiti a intermittenza, senza mai raggiungere però un’intensità simile. Dopo la tregua firmata il 10 novembre, l’Azerbaijan aveva conquistato molti territori prima occupati dall’Armenia, arrivando a pochi chilometri da Stepanakert, la capitale del Nagorno-Karabakh. Per la vittoria azera è stato determinante il sostegno militare della Turchia, intervenuta in una nuova manifestazione dell’aggressiva politica estera condotta dal presidente Recep Tayyip Erdoğan quest’anno. Nella guerra sono morte diverse migliaia di soldati, e decine di civili.

Un soldato in una chiesa bombardata a Shoushi, Nagorno-Karabakh, il 13 ottobre. (Alex McBride/Getty Images)

La vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali statunitensi
Alle elezioni più importanti e attese del 2020 il candidato Democratico Joe Biden ha battuto il Repubblicano Donald Trump con oltre sette milioni di voti complessivi in più, ma con una vittoria assai risicata in alcuni stati in bilico, cosa che ha ritardato di diversi giorni la sua proclamazione. Come era successo tante altre volte nei quattro anni del suo mandato, Trump ha stravolto prassi e tradizioni della democrazia americana senza mai riconoscere il risultato elettorale e protraendo per settimane accuse infondate di brogli e irregolarità. Mollato pian piano da quasi tutti i suoi alleati, ad oggi continua a dichiararsi vincitore, ma il risultato è stato nel frattempo certificato dal collegio elettorale.

Joe Biden e Kamala Harris a Wilmington, Delaware, la sera della proclamazione, il 7 novembre. (Andrew Harnik-Pool/Getty Images)

La morte di Diego Armando Maradona
Uno dei calciatori più forti di sempre – e il più forte secondo molti – è morto a 60 anni, giorni dopo una delicata operazione al cervello. Amatissimo e venerato da milioni di tifosi in Argentina – che guidò alla vittoria del Mondiale del 1986 – e a Napoli – con cui vinse due storici Scudetti tra il 1987 e il 1990 – la commozione e la partecipazione dei tributi e dei pellegrinaggi dei giorni successivi sono stati tra i più grandi nella storia recente dello sport.

Tifosi del Napoli e di Diego Armando Maradona fuori dall’ex Stadio San Paolo (oggi Stadio Diego Armando Maradona) di Napoli, il 26 novembre. (Francesco Pecoraro/Getty Images)

La guerra in Etiopia
Cominciata a inizio novembre, dopo mesi di tensioni tra il governo federale etiope e il governo regionale del Tigrè, la guerra in Etiopia ha provocato centinaia di morti e decine di migliaia di sfollati, costretti a rifugiarsi in Sudan. Il Fronte di liberazione del Tigrè (TPLF), partito che per moltissimo tempo aveva dominato la politica nazionale dell’Etiopia, aveva iniziato a perdere importanza dopo l’insediamento a capo del governo del primo ministro Abiy Ahmed, nel 2018. In seguito a un tentativo di ribellione, Aby ha fatto intervenire l’esercito, che ha sconfitto piuttosto rapidamente quello del TPLF. Diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno parlato di brutali violenze da entrambe le parti, anche se finora non è stato possibile ottenere informazioni certe, a causa della mancanza di giornalisti indipendenti e dell’isolamento a cui è stato sottoposto il Tigrè durante la guerra.

Rifugiati etiopi della regione del Tigrè aspettano di essere trasferiti in un campo dell’UNHCR in Sudan, il 5 dicembre. (Byron Smith/Getty Images)

L’Unione Europea contro Polonia e Ungheria
A partire da novembre, Polonia e Ungheria hanno intrapreso un duro scontro con gli altri paesi dell’Unione Europea mettendo il veto sull’approvazione del budget pluriennale 2021-2027 dell’Unione. Il nodo della questione era il nuovo meccanismo per far rispettare lo stato di diritto, che non piace ai paesi controllati da governi semi-autoritari come Ungheria e Polonia, e più in generale viene guardato con sospetto dal blocco di paesi dell’Est. Si è concluso con una mezza sconfitta per i due paesi, che hanno ritirato il veto dopo che gli altri 25 si sono impegnati a firmare una dichiarazione d’intenti che garantisce che il meccanismo entrerà in vigore solo dopo una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, e che riguarderà solo l’utilizzo dei fondi europei.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e il primo ministro ungherese Viktor Orban, a Lublino, Polonia. (Omar Marques/Getty Images)

Brexit, per davvero davvero
A quattro anni e mezzo dal referendum con cui il Regno Unito aveva deciso di uscire dall’Unione Europea, dopo interminabili negoziati e complicatissimi trattati economici, commerciali e perfino ittici, negli ultimi giorni di dicembre – a poco più di una settimana dalla fine del periodo di transizione – è stato trovato l’accordo che mancava per mettere insieme tutti i pezzi della complessa separazione. «L’Europa ora potrà guardare avanti», ha commentato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Il primo ministro britannico Boris Johnson e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen dopo una sessione di trattative a Bruxelles, il 9 dicembre. (Aaron Chown – WPA Pool/Getty Images)

L’aborto legale in Argentina
Il 30 dicembre in Argentina è stata approvata in via definitiva la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, che precedentemente era ammessa nel paese solo in caso di stupro o se la salute della donna era in pericolo. Dopo anni di lotte del movimento femminista argentino, si tratta di una decisione storica per i diritti civili del paese e forse per quelli che verranno ottenuti in futuro nel resto del Sud America.

Due manifestanti festeggiano l’approvazione della legge sull’aborto alla Camera argentina a Buenos Aires, il 10 dicembre. (Tomas Cuesta/Getty Images)

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