(Aaron Chown - WPA Pool/Getty Images)

C’è l’accordo su Brexit, per davvero davvero

L'ultimo che mancava prima della scadenza di fine anno, per regolare i futuri rapporti commerciali tra Regno Unito e Unione Europea

(Aaron Chown - WPA Pool/Getty Images)

L’Unione Europea e il Regno Unito hanno trovato un compromesso sull’accordo commerciale che entrerà in vigore l’1 gennaio 2021, quando il Regno Unito completerà l’uscita dall’Unione Europea. Era l’ultimo grosso pezzo da completare per realizzare una Brexit ordinata, dopo l’intesa sull’uscita vera e propria trovata nell’ottobre del 2019 ed entrata in vigore l’1 febbraio del 2020. In pratica, l’accordo finalizzato oggi garantirà alle due parti la possibilità di continuare a scambiare merci senza l’imposizione di dazi, e permetterà di proseguire la cooperazione su questioni di polizia e sicurezza, e legate al cambiamento climatico, all’energia e ai trasporti. Coinvolgerà invece molto meno il settore dei servizi. Il testo dell’intesa non è stato ancora reso pubblico.

In una conferenza stampa giovedì, dopo il raggiungimento dell’accordo, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha detto: «Abbiamo un accordo con il Regno Unito giusto e bilanciato. Proteggerà gli interessi dell’Unione Europea, garantirà la concorrenza leale e darà certezze alle nostre comunità di pescatori. L’Europa ora potrà guardare avanti».

Le trattative sono durate circa otto mesi e fino a pochi giorni fa nessuno poteva dire con certezza se si sarebbero concluse con un accordo: l’Unione Europea aveva già pubblicato le misure necessarie per far fronte a un eventuale no deal, cioè l’uscita del Regno Unito senza accordo, scenario che avrebbe causato la reintroduzione di dazi e moltissimi altri disagi sia al Regno Unito sia ai paesi europei coi quali i britannici hanno maggiori legami commerciali.

I negoziati sono stati ostacolati dalla pandemia da coronavirus – entrambi i capi negoziatori sono stati contagiati, in primavera – e resi particolarmente complessi dall’ampia distanza su tre questioni in particolare: le regole per impedire che nel medio-lungo termine le aziende britanniche possano fare concorrenza sleale a quelle europee (il cosiddetto level playing field), il meccanismo di risoluzione per eventuali controversie e l’accesso dei pescatori europei alle acque britanniche. Quest’ultima è una questione di ridotta importanza economica ma di grande valore politico sia per il Regno Unito che per Francia e Spagna: è per questo che in una conferenza stampa dopo il raggiungimento dell’accordo, il primo ministro britannico Boris Johnson ha detto che per la prima volta dal 1973 il Regno Unito sarà «uno stato costiero indipendente con il pieno controllo delle nostre acque di pesca».

Non ci sono ancora dettagli precisi riguardo alle soluzioni trovate per queste tre questioni, ma nelle ultime ore sono circolate molte indiscrezioni sulla stampa, che comunque vanno prese con le molle.

Sulla regolamentazione dell’accesso dei pescatori europei alle acque britanniche, si è trovato un accordo che prevede, nei prossimi cinque anni e mezzo, una riduzione del pesce pescato dalle imbarcazioni europee in acque britanniche: si parla di una riduzione del 25 per cento, ma non ci sono ancora conferme. Il Regno Unito aveva inizialmente chiesto una riduzione molto maggiore (tra il 60 e l’80 per cento) e in tempi più rapidi (tre anni). L’accesso alle acque britanniche dopo il periodo di transizione dipenderà da futuri negoziati tra le parti.

Sul cosiddetto level playing field, l’accordo prevederebbe la possibilità di intervenire nel caso Regno Unito o Unione Europea ritengano che l’altra parte stia facendo concorrenza sleale. Le misure adottate per ristabilire la giusta concorrenza sarebbero valutate in un arbitrato entro 30 giorni dalla loro approvazione, con eventuali compensazioni nel caso in cui le misure venissero giudicate eccessive o ingiuste. Questa parte dell’accordo servirebbe ad evitare che il Regno Unito possa rendere più morbide le regole sulla protezione ambientale o sui diritti dei lavoratori per guadagnare un vantaggio competitivo sui paesi che devono rispettare le più stringenti regole europee.

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Di solito accordi commerciali di questo tipo e di questa portata – si dice che il testo originale sia lungo più di 2.000 pagine – vengono negoziati per molti anni, e limati nei minimi dettagli. Diversi osservatori ritengono che nei prossimi mesi il testo sarà ancora oggetto di micro-negoziati per risolvere questioni lasciate aperte nell’accordo trovato oggi.

Il testo dell’accordo dovrà essere revisionato dai 27 governi dell’Unione Europea, che entro la fine dell’anno dovranno riunirsi in sede di Consiglio dell’Unione Europea – l’organo comunitario in cui sono rappresentati tutti i governi – e approvare il documento. Sarà votato dal parlamento britannico il 30 dicembre.

Affinché l’accordo entri definitivamente in vigore, serve anche l’approvazione del Parlamento Europeo, che però nei giorni scorsi aveva fatto sapere di non essere in grado di studiare e discutere il testo entro la fine dell’anno. A meno di sorprese, dopo l’approvazione del Consiglio, l’accordo entrerà in vigore in via provvisoria, come previsto in questi casi dai trattati europei, e sarà discusso dal Parlamento Europeo nella prima metà di gennaio del 2021.

Nonostante l’accordo raggiunto, ci si aspetta che nei primi giorni del 2021 ci saranno diversi disagi per entrare e uscire dal Regno Unito, soprattutto per le merci. Il governo britannico ha individuato alcune aree nel sud del paese per far sostare i camion che dovranno attendere il proprio turno per tornare nel continente. Uno di questi, l’ex aeroporto di Manston, ha aperto già nei giorni scorsi per via dell’interruzione dei collegamenti da parte di diversi paesi europei dopo la scoperta di una nuova variante del coronavirus, diffusa soprattutto nel Regno Unito.

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