Militari caricano gli appositi razzi che verranno impiegati per il "cloud seeding". (EPA/ Diego Azubel/ ANSA)

Come la Cina vuole controllare il meteo

Già da anni utilizza alcune tecnologie per modificare le precipitazioni ma i suoi piani per il futuro sollevano dubbi, non solo scientifici

Militari caricano gli appositi razzi che verranno impiegati per il "cloud seeding". (EPA/ Diego Azubel/ ANSA)

Lo scorso 2 dicembre il Consiglio di stato cinese ha annunciato di voler espandere il proprio programma sperimentale di interventi per la modifica del meteo. Sono già alcuni decenni che la Cina e altri paesi utilizzano tecnologie che contribuiscono a gestire le precipitazioni e a controbilanciare su base locale alcuni effetti del riscaldamento globale, aiutando l’agricoltura; tuttavia i piani appena annunciati hanno fatto sollevare diversi dubbi e presentano notevoli rischi, sia a livello ambientale che politico.

CNN ha raccontato che dal 2012 al 2017 la Cina ha investito più di 1 miliardo di euro in programmi sperimentali per il controllo delle condizioni meteorologiche. Secondo il comunicato del governo, entro il 2025 il paese avrà un «sistema avanzato di modifica del meteo» che coinvolgerà un’area di 5,5 milioni di chilometri quadrati: più di una volta e mezza l’estensione dell’India.

Uno degli strumenti più utilizzati sia in Cina sia negli Stati Uniti è il cosiddetto cloud seeding, cioè una tecnica che permette di aumentare la quantità e controllare il tipo di precipitazioni attraverso l’utilizzo di particolari agenti chimici che interagiscono con le nuvole. Per questa operazione vengono impiegati aerei che “seminano nuvole” a una specifica altitudine, sparando getti di ioduro d’argento o ghiaccio secco (anidride carbonica allo stato solido), che favoriscono la condensazione e provocano le precipitazioni; in Cina gli agenti chimici si sparano anche attraverso razzi lanciati con particolari cannoni.

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A inizio anno è stato pubblicato uno studio commissionato dalla National Science Foundation degli Stati Uniti che per la prima volta ha evidenziato che il cloud seeding è una tecnica efficace: per esempio, se le condizioni sono favorevoli, può far incrementare le nevicate su vaste aree e in alcuni casi anche provocarle dal nulla.

In Cina finora questa tecnologia è stata impiegata per cercare di avere cieli più limpidi e migliorare l’immagine del paese in occasione di eventi importanti, come le Olimpiadi di Pechino del 2008 o incontri politici di particolare rilievo. Secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa statale Xinhua, inoltre, avrebbe contribuito a ridurre del 70 per cento i danni provocati dalla grandine nella regione occidentale dello Xinjiang, area agricola molto importante per il paese.

Il nuovo annuncio spiega che il programma meteorologico servirà per incrementare la produttività agricola, limitare i danni dovuti alla siccità o alle alte temperature, fornire soccorso in caso di incendi e a preservare le aree boschive. Tuttavia gli esperti hanno qualche dubbio.

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Come ha spiegato l’esperta di clima della Manipal Academy of Higher Education di Karnataka (India), Dhanasree Jayaram: «Senza norme condivise, i tentativi di un paese potrebbero influire negativamente sugli altri».

Una delle conseguenze della mancanza di coordinazione tra i paesi è che le operazioni per controllare il meteo potrebbero condizionare le condizioni nelle aree limitrofe: lo ha osservato un team di studiosi dell’Università nazionale di Taiwan, secondo cui alcune regioni potrebbero «accusare le regioni vicine di “rubare le piogge”», sia all’interno della Cina che tra i paesi confinanti.

Una delle aree che sarebbero più interessate dalle nuove operazioni, infatti, è quella della provincia di Qinghai, nella parte orientale dell’Altipiano del Tibet – nel nord-ovest della Cina –, dove ci sono le maggiori riserve d’acqua del paese. Inoltre, il cloud seeding verrebbe impiegato per deviare il vapore creato dalle acque del Fiume Azzurro verso le aree più aride attraversate dal Fiume Giallo, dove verrebbe trasformato in pioggia.

La situazione allarma da qualche tempo in particolare l’India, che confina con la Cina a nord-est, in corrispondenza della catena montuosa dell’Himalaya, dove a causa di zone storicamente contese tra i due paesi alcuni mesi fa ci sono stati forti tensioni e scontri armati con diversi morti. Questo perché alcuni esperti sostengono che le attività di controllo delle condizioni meteorologiche da parte della Cina potrebbero condizionare le piogge monsoniche, che sono fondamentali per l’agricoltura dell’India. Oltretutto negli ultimi anni la stagione dei monsoni è diventata sempre più imprevedibile e ha causato decine di morti e molti disagi in alcune zone del paese per via delle forti alluvioni.

Altri inoltre hanno ipotizzato che poter controllare le precipitazioni sarebbe un grosso vantaggio per la Cina anche dal punto di vista militare: qualora la Cina dovesse entrare in conflitto con l’India, per esempio, la neve “artificiale” potrebbe rendere la vita difficile alle truppe nemiche nelle impervie zone di confine.

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A causa del cambiamento climatico le condizioni meteorologiche stanno già subendo forti cambiamenti. Secondo gli esperti, in linea teorica alcuni ambiziosi progetti di geoingegneria potrebbero contribuire a ridurre le temperature, ma è altrettanto probabile che avrebbero conseguenze impreviste ancora peggiori.

A questo proposito, la Cina ha garantito interventi di «prevenzione contro i rischi per la sicurezza». Però, come avevano osservato gli studiosi di Taiwan, tra le altre cose in Cina mancano controlli che impediscano di «implementare progetti potenzialmente controversi» e non c’è una discussione aperta né sulle prove scientifiche né sui motivi politici che giustifichino la sperimentazione di metodi potenzialmente rischiosi.