Migranti partiti dal Marocco su una spiaggia delle Canarie (AP Photo/Javier Bauluz)

Perché ora i migranti vanno verso le Canarie

Quest'anno il flusso è aumentato di sette volte rispetto al 2019, e il governo spagnolo è sempre più in difficoltà

Migranti partiti dal Marocco su una spiaggia delle Canarie (AP Photo/Javier Bauluz)

Negli ultimi mesi si è intensificato un nuovo flusso di migranti dal Nord Africa verso la Spagna, che riguarda le Isole Canarie (molto più vicine geograficamente al Marocco che al continente europeo). Le persone arrivate via mare sono quasi 20mila, sette volte tanto rispetto al 2019: un flusso del genere non si registrava dalla cosiddetta “crisis de los cayucos” del 2006, quando più di 36mila migranti raggiunsero le Canarie a bordo di piccole barche simili a canoe e barche da pesca.

Secondo quanto ha ricostruito l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), l’agenzia dell’ONU che si occupa di migranti, sulle tratte più frequentate dai migranti ci sono stati più controlli a causa della pandemia da coronavirus e da qualche tempo la metà delle persone che raggiungono la Spagna in maniera irregolare per via marittima lo sta facendo attraverso le Canarie. La gestione dell’emergenza sta mettendo in difficoltà queste isole, che non sono attrezzate per questo tipo di situazione, mentre secondo molti il governo spagnolo sta adottando una strategia inefficace.

L’arcipelago delle Canarie è formato da sette isole e si trova nell’oceano Atlantico, poche centinaia di chilometri a ovest dell’Africa. Fa parte della Spagna ed è famoso soprattutto per Lanzarote, Fuerteventura, Gran Canaria e Tenerife, mete turistiche molto frequentate in tutte le stagioni. Sebbene quella che collega diverse zone dell’Africa occidentale alle Canarie sia una rotta conosciuta, negli ultimi anni è stata molto meno frequentata rispetto per esempio a quelle dirette verso altri porti della Spagna.

Nel 2018 sulle diverse isole delle Canarie erano sbarcati 1.307 migranti e nel 2019 2.557. Quest’anno ne sono stati contati più di 19mila, di cui 8mila circa solo nel mese di novembre: sette volte e mezzo quelli che erano arrivati l’anno scorso.

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El País ha raccontato che nel 2019 in Spagna erano sbarcate in maniera irregolare 26mila persone, mentre quest’anno ne sono già arrivate quasi 36mila. Oltretutto, come ha spiegato l’IOM, quest’anno sulla rotta ci sono stati più di 500 morti a causa di diversi naufragi, per esempio quello di fine ottobre al largo del Senegal, in cui morirono almeno 140 persone, e quello del 24 novembre a Lanzarote, dove ci sono stati 8 morti: più del doppio dei morti registrati nel 2019 (210), a cui si devono aggiungere circa 400 persone che si trovavano su nove imbarcazioni partite per le Canarie andate disperse e che si ritiene siano morte. La maggior parte dei morti è stata riscontrata proprio negli ultimi due mesi.

Roberto Basterreche, responsabile del Centro di controllo e salvataggio marittimo di Las Palmas, a Gran Canaria, ha raccontato al País che i migranti arrivano principalmente dal Marocco, dalla Mauritania e dal Senegal, su barche che in media trasportano 20 persone. Buona parte delle imbarcazioni proviene invece dal porto di Dakhla, nel Sahara occidentale, una vastissima regione contesa sia dal Marocco sia dal Fronte Polisario, un’organizzazione militare e politica che rappresenta il popolo locale dei Sahrawi.

Come ha spiegato Arcadio Díaz, giudice che vigila su un centro di identificazione ed espulsione di Gran Canaria – solitamente la maggior parte delle imbarcazioni con a bordo migranti dei paesi dell’Africa occidentale salpa dai porti del nord del Marocco, dove le autorità locali sono piuttosto attente nei confronti dell’immigrazione illegale, dietro le pressioni della Spagna; tuttavia, a causa dei maggiori controlli alle frontiere e nei porti di Gibilterra e del sud della Spagna, adesso i migranti stanno partendo da altre aree dove ci sono meno ispezioni, come appunto la sponda atlantica del Marocco e il Sahara occidentale.

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È la stessa cosa che ha raccontato al País Mustafa Essaouira, uno dei migranti che sono arrivati a Lanzarote con la barca che è naufragata la sera dello scorso 24 novembre: i porti del nord del Marocco, come Tangeri (che è vicino a Gibilterra) o Nador (che è più a est, a un centinaio di chilometri dal confine con l’Algeria) sono «difficili». Come Essaouira, diversi migranti che provengono dal Marocco o dal Senegal vogliono arrivare in Europa per migliorare le proprie condizioni di vita. Molti altri però cercano di scappare da paesi in cui negli ultimi mesi ci sono state grosse tensioni politiche e proteste violente, come in Costa d’Avorio e Guinea, o colpi di stato, come in Mali. In più, secondo l’Economist, una delle ragioni che hanno spinto più persone a partire in questo periodo è che alcuni credono che troveranno lavoro più facilmente per via delle numerose morti dovute alla pandemia da coronavirus in Europa.

Uno dei problemi più grossi che riguardano le Canarie in questo periodo è quello dell’accoglienza dei migranti sulle varie isole, che sono impreparate a gestire una tale emergenza.

Una volta che le persone sbarcano vengono identificate, visitate e sono sottoposte al test PCR, cioè il tampone per rilevare la presenza del coronavirus. Dal momento che i centri di identificazione sono pochi, sono stati allestiti alcuni campi provvisori in porti, spazi militari o scuole chiuse, dove i migranti sono spesso stipati e in situazioni precarie.

Nelle ultime settimane per esempio si è parlato molto del campo di Arguineguín, nel comune di Mogán, nel sud di Gran Canaria, che pochi giorni fa è stato chiuso per via delle condizioni che la sindaca del paese Onalia Bueno aveva descritto come «disumane». Per dare l’idea, il campo era stato allestito quattro mesi fa sulla banchina del porto di Arguineguín per ospitare 500 persone, ma nel mese di novembre, quando i flussi migratori verso le Canarie si sono intensificati molto, era arrivato a ospitarne anche più di 2.500.

Un altro problema rilevante è che questi campi non dipendono dal ministero dell’Interno, ma dal ministero dell’Integrazione, della Sicurezza sociale e delle Migrazioni, che ha spiegato di non avere alcun potere né giurisdizione per trattenere i migranti. Per questa ragione, e per evitare sovraffollamenti che farebbero aumentare il rischio di contagi da coronavirus, la sentenza della giudice che ha valutato il caso di Arguineguín ha stabilito che i migranti possono essere trattenuti dalle autorità locali per un massimo di 72 ore (e non fino a 60 giorni, come dice la legge spagnola relativamente ai campi gestiti dal ministero dell’Interno): trascorse le 72 ore, se lo desiderano, possono spostarsi liberamente.

Il Confidencial ha raccontato che per via di questa sentenza diversi migranti hanno potuto comprare un biglietto per raggiungere la Spagna continentale in aereo o imbarcarsi su un traghetto che li portasse fino a Cadice, nel sud del paese: una cosa che è stata possibile anche perché negli ultimi mesi la maggior parte dei migranti è arrivata alle Canarie munita di passaporto, mentre solitamente viaggiavano senza documenti per rendere più difficile la loro identificazione e di conseguenza anche il rimpatrio. Avere un passaporto permette anche a chi non ha portato soldi con sé di presentarsi nelle varie agenzie che si occupano di trasferimento di denaro – come MoneyGram e Western Union – e ricevere somme inviate dai familiari: denaro che nella maggior parte dei casi serve ai migranti per provare a raggiungere altri paesi europei.

A oggi circa 6mila dei migranti che sono arrivati alle Canarie si trovano in alcune strutture alberghiere affittate dal governo, mentre più di 3mila sono distribuiti nei centri e campi di accoglienza sulle varie isole. Poi ci sono circa 2mila minori non accompagnati. Circa 2mila migranti sono stati trasferiti in altre città spagnole – come Siviglia, Malaga e Alicante – mentre solo 300 sono stati rimpatriati. Secondo il Confidencial, alcuni dei migranti che sono arrivati alle Canarie quest’anno adesso si trovano a Irun, una cittadina nei Paesi Baschi che confina con la Francia e che hanno raggiunto prendendo un volo per Bilbao; a Irun però sono rimasti bloccati alla frontiera.

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Due settimane fa il ministro dell’Integrazione, della Sicurezza sociale e delle Migrazioni, José Luis Escrivá, ha presentato un piano per aumentare i posti riservati all’accoglienza dei migranti alle Canarie. Il governo spagnolo ha anche promesso che raddoppierà il numero delle imbarcazioni e degli elicotteri impegnati nel pattugliamento delle coste dell’Africa occidentale e che aumenterà anche la frequenza dei voli per i rimpatri, che negli ultimi mesi sono stati bloccati per via della pandemia.

Alcuni rimpatri verso la Mauritania sono già stati fatti: gli accordi stipulati da questo paese con la Spagna prevedono infatti la possibilità di rimpatriare verso la Mauritania anche persone di diversa nazionalità che siano “presumibilmente” partite da lì. Di recente i funzionari spagnoli hanno visitato anche Marocco e Senegal sia per riattivare e rinforzare gli accordi relativi ai rimpatri dei migranti arrivati in maniera irregolare, sia per cercare di contenere le partenze dai paesi dell’Africa occidentale.

Secondo molti, però, i piani del governo non saranno particolarmente efficaci. El Confidencial ha spiegato che la strategia del governo è quella di tenere i migranti alle Canarie il più a lungo possibile e impedire che arrivino sul continente. Alcuni critici temono che le Canarie potrebbero diventare la “nuova Lampedusa” o una “nuova Lesbo”, alludendo ai notevoli flussi di migranti che sia l’isola italiana sia quella greca hanno dovuto gestire negli anni scorsi. Diverse associazioni per i rifugiati hanno infine notato che la crisi legata alla migrazione dall’Africa occidentale è peggiorata anche per via della difficoltà a utilizzare le vie legali per chiedere asilo, in Spagna come anche in Italia.