Aeroporto di Milano Linate (Ansa/Matteo Corner)
  • Scienza
  • lunedì 28 Settembre 2020

I molti test per capire se si ha il coronavirus

Alitalia ha iniziato a sperimentare un ulteriore sistema per imbarcare sugli aerei solo passeggeri negativi: una guida rapida per confusi

Aeroporto di Milano Linate (Ansa/Matteo Corner)

La scorsa settimana, la compagnia aerea Alitalia ha avviato “Voli COVID-tested”, un’iniziativa sperimentale per accogliere a bordo di alcuni dei propri aerei – che viaggiano tra gli aeroporti di Milano Linate e Roma Fiumicino – solamente passeggeri che si siano sottoposti a un test per il coronavirus, risultando negativi. La fase sperimentale coinvolge per ora due dei sette voli attivi sulla tratta e prevede che i viaggiatori si imbarchino presentando un certificato che attesti la loro negatività, oppure che si sottopongano a un test rapido direttamente in aeroporto prima di imbarcarsi.

La sperimentazione dovrebbe aiutare a comprendere se sia percorribile la strada dei test rapidi prima di imbarcarsi, in modo da ridurre i rischi di contagio sugli aerei e indurre più persone a tornare a prendere i voli di linea, alleviando la grave crisi che la pandemia ha comportato per le compagnie aeree. I test rapidi utilizzati in questa fase sperimentale sono diversi da quelli che abbiamo finora imparato a conoscere, e si inseriscono in una famiglia sempre più larga di sistemi per rilevare un’eventuale infezione da coronavirus.

Tampone (PCR)
È il test più diffuso e utilizzato dalle autorità sanitarie, quello che colloquialmente viene chiamato “test del tampone”. Si effettua utilizzando appunto un tampone (una specie di lungo e sottile cotton fioc) che viene inserito in profondità nel setto nasale per prelevare campioni di muco e saliva. Il campione viene poi trattato con particolari sostanze (reagenti) e con macchinari PCR Real Time, che servono per amplificare la quantità del materiale genetico del coronavirus eventualmente presente.

L’intera operazione richiede fino a 5 ore per essere eseguita, a seconda della capacità del laboratorio e delle tipologie di strumentazioni utilizzate. I tempi relativamente lunghi influiscono sulla possibilità di effettuare un alto numero di analisi ogni giorno, come era diventato evidente lo scorso marzo e aprile durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria in Italia. Grazie al miglioramento delle tecniche e agli investimenti per aumentare la capacità di analisi, oggi le cose sono sensibilmente migliorate e in Italia nelle ultime settimane si è arrivati a effettuare in media 80-90mila analisi di altrettanti tamponi al giorno.

Le cose da sapere sul coronavirus

Il test con tampone è ritenuto tra i più affidabili oggi a disposizione, ed è quindi impiegato sia per rilevare i contagi, sia per certificare la fine di infezione virale da coronavirus negli individui che erano risultati in precedenza positivi.

(Chris McGrath/Getty Images)

Test sierologici
I test sierologici si effettuano attraverso l’analisi di un campione di sangue e non servono per rilevare direttamente la presenza del materiale genetico virale, come avviene con il test con tampone, ma per misurare la quantità e le tipologie di anticorpi (immunoglobuline, Ig) prodotti dal nostro sistema immunitario per difendersi da ciò che proviene dall’esterno (antigene), e che può costituire una minaccia, come appunto il coronavirus.

Di solito si cercano le IgM, immunoglobuline che l’organismo produce come prima risposta a un antigene: la loro concentrazione tende ad aumentare per alcuni giorni nel momento dell’infezione, e poi decresce lasciando spazio alle IgG, le immunoglobuline di norma più presenti nel sangue e che sono specifiche per i singoli tipi di antigeni.

Semplificando: dopo la fase acuta dell’infezione la quantità di IgG diminuisce, ma quelle che rimangono mantengono la memoria della minaccia che avevano incontrato, consentendoci quindi di impedire allo stesso antigene di fare nuovamente danni. Partecipano quindi ai processi che ci rendono immuni dalle malattie. I test possono cercare anche un terzo tipo di immunoglobuline, le IgA.

(Ansa/Andrea Canali)

Classici e rapidi
Nella sua versione classica, il test sierologico comporta che ci si sottoponga a un normale prelievo di sangue venoso (di solito dalla vena di un braccio), che viene poi analizzato in laboratorio alla ricerca degli anticorpi. In alternativa si può utilizzare un test rapido che prevede invece il prelievo di una goccia di sangue dal dito che viene poi inserita in un tester (una piccola scatoletta di plastica), nella quale è presente una striscia di carta trattata con sostanze chimiche che reagiscono alla presenza delle immunoglobuline. Questo test ha il vantaggio di essere economico e veloce da eseguire, ma non sempre offre un livello di affidabilità paragonabile a quello classico.

Test antigenico
Invece di cercare il materiale genetico del coronavirus (tampone con PCR) o gli anticorpi (sierologico), un test antigenico va alla ricerca di particolari proteine tipiche del virus. Il nome deriva dal fatto che si rileva la presenza degli antigeni, le sostanze estranee presenti nel nostro corpo che provocano una reazione, che come abbiamo visto porta poi a una risposta del sistema immunitario.

Per fare un test antigenico si utilizza di solito un tampone, che viene però strofinato solamente all’interno delle narici, con un’operazione meno invasiva rispetto al prelievo in profondità nel setto nasale effettuato per il classico tampone. Il campione viene poi trattato con un reagente e infine analizzato alla ricerca degli antigeni, in laboratorio oppure attraverso un tester se si effettua un test rapido.

I test antigenici sono considerati una valida alternativa al classico test con tampone, per velocizzare i tempi di analisi e ridurre i costi, ma ci sono ancora forti dubbi circa la loro sensibilità e affidabilità. Molti test di questo tipo sono affidabili quando il risultato è positivo (cioè quando viene rilevata l’infezione), mentre presentano qualche problema di falsi negativi, con il rischio che un individuo infetto risulti negativo al test.

(Cellex/Gauss)

Differenze e similitudini
I test con tampone (PCR) e gli antigenici sono come una fotografia: dicono se in quel momento si abbia o meno il coronavirus.
I test sierologici indicano invece se si sia venuti in contatto o meno con il coronavirus, in tempi recenti o più indietro nel tempo.

La sperimentazione di Alitalia
Alitalia sta utilizzando per la sua sperimentazione i test antigenici, in collaborazione con le regioni Lazio e Lombardia. I passeggeri con biglietti per i voli interessati – e che non si sono sottoposti in autonomia a un test nelle 72 ore prima di imbarcarsi – devono effettuare il test in aeroporto, presentandosi quindi con adeguato anticipo.

Un medico provvede a effettuare un prelievo di muco e saliva, che viene poi analizzato alla ricerca di antigeni che indichino l’eventuale presenza del coronavirus. L’esito viene comunicato circa 30 minuti dopo l’avvio del test, compatibilmente al numero di passeggeri che si sono sottoposti all’esame.

In caso di esito negativo, il passeggero testato può salire sull’aereo, mentre se l’esito è positivo ci si deve necessariamente sottoporre al test con tampone molecolare (PCR), rimanendo in isolamento fino alla comunicazione dell’esito del secondo tampone. I positivi non potranno imbarcarsi e dovranno tornare a casa, seguendo poi le indicazioni delle autorità sanitarie per l’isolamento.

Il test antigenico effettuato a Fiumicino e a Linate è gratuito, ma secondo diversi osservatori potrebbe comunque disincentivare alcuni passeggeri dal prenotare i voli sperimentali interessati, alla prospettiva di rischiare di non potersi imbarcare. Naturalmente se si hanno febbre, tosse o sintomi comunque lievi che potrebbero far pensare a una COVID-19, ancora prima di cosa dicono le norme, è bene per se stessi e per gli altri rimanere in isolamento, senza prendere alcun mezzo di trasporto.