Joe Biden e Donald Trump durante il confronto televisivo di Nashville, Tennessee, (REUTERS/Jim Bourg/Pool)
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  • venerdì 23 Ottobre 2020

Stavolta è stato un vero dibattito

Nell'ultimo confronto prima del voto, Trump e Biden si sono scontrati con durezza e sono andati meglio che nel primo: ma non è accaduto nulla che possa cambiare davvero le cose

di Francesco Costa – francescocosta
Joe Biden e Donald Trump durante il confronto televisivo di Nashville, Tennessee, (REUTERS/Jim Bourg/Pool)

Il secondo e ultimo confronto televisivo tra i due principali candidati alla presidenza degli Stati Uniti si è tenuto giovedì sera a Nashville – in Italia erano le prime ore di venerdì – e la prima notizia è che è stato un vero confronto: al contrario del primo dibattito, caratterizzato da un andamento caotico, dagli insulti reciproci e dalle continue interruzioni, Donald Trump e Joe Biden hanno dibattuto con durezza ma senza sovrapporsi; e si sono criticati aspramente ma senza gravi offese. Entrambi ne sono usciti meglio che dal primo: Trump è stato più coerente e meno istintivo, e ha espresso un messaggio politico chiaro e disciplinato; Biden è stato più lucido ed energico, e non ha dato la sensazione di fragilità che aveva dato nel primo confronto.

Non è chiaro se si possa dire che uno dei due abbia “vinto” sull’altro, però: e soprattutto non sembra che ci siano stati momenti o risposte o errori da una parte o dall’altra in grado di cambiare la direzione e l’inerzia della campagna elettorale, quando oltre 40 milioni di americani hanno già votato – per posta o in anticipo – e mancano solo 12 giorni al voto del 3 novembre. È un problema soprattutto per Donald Trump, al quale i sondaggi oggi attribuiscono un largo svantaggio: se il presidente uscente può tornare a casa convinto almeno di non aver peggiorato la situazione, non sembra aver avuto la serata che gli serviva per dare la necessaria spinta a una rimonta difficile.

Il confronto televisivo è stato più ordinato innanzitutto per il cambio di strategia di Trump, che aveva perso ulteriore terreno nei sondaggi dopo le continue interruzioni e gli insulti del primo dibattito. Ma non solo: la commissione indipendente che organizza i dibattiti ha introdotto infatti una nuova regola, che ha permesso a entrambi i candidati di parlare per due minuti dopo ogni domanda con la garanzia di non essere interrotti, visto che il microfono dell’avversario veniva spento. Solo dopo le due risposte iniziali entrambi i microfoni venivano aperti, ma anche in quel contesto le interruzioni sono state poche. Infine la moderatrice Kristen Welker – giornalista politica di NBC News, seconda donna afroamericana di sempre a moderare un confronto presidenziale – è stata abile e decisa nel gestire i tempi del dibattito e governare la conversazione.

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Nel primo segmento si è parlato inevitabilmente della pandemia da coronavirus e delle sue conseguenze, la questione che da sola ha stravolto la campagna elettorale e determinato un ampio calo nei consensi del presidente. Trump ha insistito nel dire che le cose devono tornare alla normalità e bisogna «convivere con il virus», perché «la cura non può fare più danni della malattia»; ha detto che i suoi provvedimenti hanno permesso di salvare milioni di vite e ha accusato la Cina. «Mi prendo tutta la responsabilità, ma non è colpa mia», ha detto.

Biden lo ha incalzato con molta più convinzione di quanto avesse fatto nel primo confronto: «Lui dice che dobbiamo imparare a convivere col virus; stiamo imparando a morire di questo virus!». E poi: «Cari insegnanti, avete sentito? Potete stare tranquilli, dice, perché solo alcuni di voi moriranno».

Successivamente si è parlato delle interferenze straniere nella campagna elettorale americana: un tema particolarmente sensibile per la politica americana dopo l’impatto avuto nel 2016 dagli attacchi informatici ordinati dal governo russo contro il comitato di Hillary Clinton, i sospetti di collaborazioni tra il comitato Trump e la Russia che sono costati a Trump un’indagine federale e il noto tentativo di Trump di screditare Biden spingendo l’Ucraina ad aprire un’indagine sul suo conto, che gli è costata una procedura di impeachment. E ancora più attuale alla luce dei recenti tentativi di Russia, Iran e Cina nell’influenzare la campagna elettorale.

Biden ha attaccato anche su questo, accusando Trump di essere morbido con la Russia e di avere debiti con molti paesi stranieri, ricordando lo scoop del New York Times sul conto corrente segreto che Trump avrebbe in Cina (notizia che Trump non ha smentito e anzi è sembrato ammettere) e invitandolo a diffondere le sue dichiarazioni dei redditi. «Paghi più tasse all’estero che negli Stati Uniti. Cos’hai da nascondere?». Trump ha accusato Biden di aver fatto affari oscuri con Cina e Ucraina attraverso la mediazione di suo figlio Hunter, da mesi al centro di accuse e sospetti fin qui senza fondamento per via di incarichi e consulenze ottenute mentre suo padre era vicepresidente.

Più in generale, Trump ha cercato di presentarsi come un outsider, come aveva fatto nel 2016, nonostante oggi sia il presidente degli Stati Uniti: e più volte ha ricordato la quarantennale carriera politica di Joe Biden chiedendogli perché non ha fatto in passato tutte le cose che promette di fare. A un certo punto Biden ha cercato di uscire dal discorso su suo figlio Hunter così: «Qui non si parla della mia famiglia o della sua famiglia, ma della vostra famiglia. A voi che non avete i soldi per cambiare i pneumatici dell’auto o per pagare il mutuo o il college dei figli». Trump ha ribattuto: «Queste sono chiacchiere da politico, parli come un politico: solo parole e niente fatti».

L’andamento più ordinato della conversazione ha permesso di toccare molti più temi che nel primo confronto. Quando si è parlato di sanità, Trump ha detto che la riforma sanitaria di Barack Obama è un disastro, ed è rimasta un disastro nonostante lui abbia cercato di farla funzionare. Ha promesso una nuova riforma in caso di rielezione, promettendo che non permetterà alle compagnie assicurative di negare la copertura sanitaria alle persone che hanno patologie pre-esistenti. Biden gli ha chiesto perché non l’ha riformata in questi quattro anni e ha descritto come intende integrarla con una “public option”: un piano di assicurazione pubblico, offerto dal governo a prezzi calmierati, che sia disponibile per chiunque voglia sceglierlo e faccia concorrenza alle assicurazioni private.

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E si è parlato anche di lavoro, e soprattutto del salario minimo. Oggi il salario minimo su base federale – quindi il minimo a cui tutti gli stati devono attenersi – è 7,25 dollari l’ora: una cifra molto bassa, che non viene aggiornata dal 2009 e che mantiene dentro la fascia di povertà molti americani nonostante magari abbiano un lavoro full time. I singoli stati possono poi decidere se applicare un salario minimo più alto. Biden vuole alzare il salario minimo a 15 dollari all’ora. «Tutti questi lavoratori essenziali che abbiamo applaudito in questi mesi meritano un salario più alto». Trump ha detto che pensa che non sia il momento di caricare le imprese di nuovi costi, ma che lascerebbe la questione nelle mani dei singoli stati.

Quando si è parlato di immigrazione, si sono confrontate le note posizioni dei Repubblicani e dei Democratici: i primi concentrati soprattutto sul rafforzamento del confine e sull’espulsione degli irregolari, i secondi che giudicano l’immigrazione un pezzo fondamentale dell’identità degli Stati Uniti – un paese dove tutti, compresi gli stessi Trump e Biden, sono immigrati o figli di immigrati – e un’opportunità sul piano economico. Biden ha accusato Trump per le centinaia di bambini separati dai genitori che devono ancora tornare alle loro famiglie; Trump ha risposto che i bambini vengono trattati molto bene.

La discussione sull’immigrazione ha condotto il dibattito verso le questioni razziali. La moderatrice ha chiesto a Trump e Biden se si rendono conto del perché i genitori dei ragazzini neri di ogni ceto sociale a un certo punto delle loro vite devono fare ai loro figli “the talk“, “il discorso”, per spiegargli che la polizia potrebbe prenderli di mira senza motivo e istruirli su come comportarsi. Trump non ha affrontato direttamente la questione, ma ha detto che l’economia degli Stati Uniti precedente alla pandemia aveva creato le migliori condizioni di sempre anche per gli afroamericani, e per questo si è definito il presidente che ha fatto di più per i neri nella storia, «forse escluso Abraham Lincoln» (il presidente abolì la schiavitù). Biden è stato sferzante – «Il nostro Lincoln qui è uno dei più razzisti presidenti di sempre» – e poi ha risposto alla domanda sui genitori afroamericani.

Un esempio di quanto Trump sia stato più disciplinato che nel primo confronto – «il suo ultimo trucco è stato essere un po’ meno se stesso», ha sintetizzato il New York Times – è il continuo riferimento a fatti che riguardano la Pennsylvania, uno dei principali stati in bilico. In un passaggio ha accusato Biden – che è nato in Pennsylvania – di aver abbandonato lo stato: ma Biden lasciò la Pennsylvania da bambino dopo il licenziamento di suo padre, trasferendosi in Delaware. Quando si è parlato di energia e clima, poi, Trump ha accusato Biden di voler vietare il fracking, l’estrazione di gas e petrolio dalle rocce, un’attività economicamente molto importante proprio in Pennsylvania.

Biden ha detto di non voler vietare il fracking ma di volerlo rendere più sicuro e pulito, e poi ha detto che il paese ha bisogno «di avviare una transizione che lo porti a essere meno dipendente dal petrolio». È una cosa che sta già avvenendo, ma Trump ha sottolineato il peso della frase di Biden: «Questa è una grossa dichiarazione». Se gli ambientalisti e gli elettori del Partito Democratico sono contenti di questa presa di posizione, Trump spera nello scetticismo delle centinaia di migliaia di americani che lavorano nell’industria del petrolio, soprattutto in stati come il Texas.

Per la prima volta dal 1996, il secondo confronto televisivo fra i due principali candidati alla presidenza degli Stati Uniti è stato anche l’ultimo: la settimana scorsa avrebbe dovuto tenersi il terzo confronto – l’unico peraltro nel quale le domande ai candidati sarebbero state rivolte dagli elettori – che era stato poi cancellato quando Trump non aveva accettato la proposta di organizzarlo con i due candidati in due luoghi diversi, visto che il presidente degli Stati Uniti era stato contagiato dal coronavirus.