(AP Photo/Oded Balilty)
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  • lunedì 14 Settembre 2020

Il nuovo lockdown in Israele

Lo ha deciso il governo dopo un preoccupante aumento dei contagi: inizierà venerdì e durerà tre settimane

(AP Photo/Oded Balilty)

Ieri pomeriggio il governo israeliano ha imposto una nuova serie di restrizioni agli spostamenti per via della pandemia da coronavirus, diventando uno dei primi paesi al mondo a decidere un nuovo lockdown dopo quelli avvenuti in primavera un po’ in tutto il mondo. Le restrizioni entreranno in vigore dalle due di pomeriggio di venerdì 18 settembre – cioè all’inizio di Rosh Hashanah, il capodanno ebraico – e dureranno fino all’11 ottobre. La decisione era nell’aria da giovedì 10 settembre, cioè da quando i ministri israeliani che compongono il comitato per il coronavirus avevano approvato l’istituzione di un nuovo lockdown su suggerimento della task force governativa, dopo un notevole aumento dei casi registrato nelle ultime due settimane.

«Per tre mesi ho cercato di evitare un lockdown», ha fatto sapere il ministro della Salute del governo di coalizione guidato da Benjamin Netanyahu, Yuli Edelstein: «ho fatto tutto quello che potevo affinché convivessimo col coronavirus, con le regole necessarie. Ma a causa delle circostanze che si sono create, non avevamo altra scelta». Netanyahu, in partenza per gli Stati Uniti dove celebrerà la normalizzazione dei rapporti col Bahrein, in una conferenza stampa tenuta poco prima di partire ha ammesso che le nuove misure «esigeranno un prezzo molto alto» dagli israeliani.

Si era tornati a parlare di misure drastiche soprattutto dopo i dati emersi la scorsa settimana, in cui i casi giornalieri per due volte hanno superato i quattromila: numeri enormi per un paese da nove milioni di abitanti. Mercoledì 9 settembre, il giorno prima che la task force raccomandasse un nuovo lockdown, il ministero della Salute aveva fatto sapere che il giorno prima erano stati realizzati 43.455 test, con un tasso di esiti positivi al 9 per cento. Un dato altissimo che fa pensare che i positivi siano ancora di più di quelli individuati. L’OMS ha stimato infatti che un indicatore efficace per stabilire se un certo paese sta effettuando un numero accettabile di test è rimanere sotto al 5 per cento di tamponi positivi per due settimane consecutive.

Al momento ci sono circa cinquecento persone in gravi condizioni, e gli ospedali del paese – soprattutto quelli al Nord – hanno avvertito che nelle prossime settimane potrebbero fare fatica a gestire i pazienti ordinari e i positivi al coronavirus, se i contagi continueranno ad aumentare.

L’aumento dei contagi non viene ricondotto a un’unica ragione: secondo alcuni c’entrano la riapertura frettolosa di scuole e aziende già a maggio, le ampie sacche di popolazione che vivono in condizioni di vulnerabilità, come le comunità arabe o di ebrei ultraortodossi, e una gestione assai confusionaria da parte di Netanyahu, già alle prese fra l’altro con i suoi processi per corruzione, complicate manovre di politica estera ed enormi manifestazioni di protesta nei suoi confronti.

Un fattore che alcuni associano al nuovo aumento di casi è l’apertura delle scuole, che in Israele sono ricominciate l’1 settembre: secondo i dati diffusi dal governo citati da Haaretz, il 40 per cento dei nuovi contagiati ha meno di 19 anni, mentre un mese fa costituivano meno del 30 per cento.

Secondo le regole decise ieri, le scuole chiuderanno per tutta la durata delle nuove restrizioni, così come negozi e ristoranti. Gli israeliani non potranno allontanarsi dalle loro case per più di 500 metri, a meno di urgenti necessità. L’amministrazione pubblica e le aziende più rilevanti del settore privato rimarranno aperte ma con molte restrizioni. La preghiera per le diverse festività ebraiche delle prossime settimane sarà permessa soltanto a gruppi di dieci persone nelle “zone rosse”, dove i dati sul contagio sono più alti, che possono diventare 25 nelle zone meno a rischio.

La decisione di imporre nuove restrizioni non è stata unanimemente condivisa all’interno del governo. Il ministro per l’Edilizia Yaakov Litzman, capo del partito dell’estrema destra religiosa UTJ, si è dimesso in polemica con le restrizioni sulle preghiere di gruppo, mentre il ministro del Lavoro laburista Itzhik Shmuli si è opposto esplicitamente a un nuovo lockdown, citando le conseguenze potenzialmente disastrose per l’economia nazionale. Durante il Consiglio dei ministri di ieri, secondo una ricostruzione diffusa dai giornali, Netanyahu avrebbe invitato Shmuli e gli altri ministri dubbiosi a «comportarsi da leader» e prendere decisioni necessarie, benché impopolari.