Immuni serve ancora, anche a chi ha aggiornato il suo iPhone

L'ultimo aggiornamento del sistema operativo sta confondendo le idee ad alcuni circa la necessità di mantenere o scaricare l'app

Negli ultimi giorni i proprietari dei modelli più recenti di iPhone hanno ricevuto una notifica per aggiornare i loro telefoni, portandoli alla versione 13.7 di iOS, il loro sistema operativo. Nelle informazioni per l’aggiornamento c’è scritto che la nuova versione “ti consente di attivare il sistema di notifiche di esposizione al COVID-19 senza la necessità di scaricare un’app”. Il messaggio ha portato a qualche confusione e ha indotto alcuni utenti a pensare che non sia più necessaria Immuni. Non è così: l’applicazione sviluppata per conto del governo per il tracciamento dei contatti contro la diffusione del coronavirus serve ancora.

Una decina di giorni fa Apple e Google avevano annunciato di avere aggiornato il loro sistema per il tracciamento dei contatti tramite smartphone, aggiungendo nuove funzionalità che avrebbero consentito ai governi di attivare questa funzione nei loro paesi senza la necessità di provvedere allo sviluppo e alla gestione di un’applicazione separata. La modifica era stata decisa soprattutto per risolvere alcuni problemi negli Stati Uniti, dove finora pochi stati hanno provveduto a un’app per il tracciamento delle esposizioni al coronavirus, senza coordinarsi con gli altri e rendendo quindi difficile il rilevamento di eventuali contatti tra uno stato e l’altro.

Prima di questa novità, Apple e Google avevano fornito i meccanismi di base nei loro sistemi operativi per smartphone (iOS e Android), sui quali poi ogni governo avrebbe potuto realizzare la propria applicazione, come è avvenuto in Italia nel caso dell’app Immuni. Sviluppare e mantenere in attività un’applicazione può però essere oneroso, sia in termini di costi sia di tempo, e per questo in seguito Apple e Google hanno semplificato, dando la possibilità ai governi interessati di investire poche risorse per realizzare i loro sistemi di tracciamento dei contatti tramite smartphone.

La novità sarà introdotta nelle prossime settimane su Android mentre è già disponibile su iOS tramite il suo ultimo aggiornamento, che ha portato a qualche confusione tra gli utenti. Il messaggio che avvisa delle nuove funzionalità specifica anche che “La disponibilità del sistema dipende dal supporto da parte dell’autorità sanitaria della zona in cui ti trovi”, una formulazione non molto chiara soprattutto per i meno esperti o per chi non sa in quali circostanze siano nate Immuni e le applicazioni simili negli altri paesi.

L’Italia è stato uno dei primi paesi a dotarsi di un’applicazione per il tracciamento dei contatti, quando ancora Apple e Google stavano lavorando a una prima versione del sistema per rilevare eventuali esposizioni al coronavirus tramite Bluetooth. Immuni è quindi nata in un momento in cui lo standard era da poco disponibile e ancora da perfezionare, con la costruzione di un sistema personalizzato e realizzato sulle particolari esigenze del caso italiano. L’app consente per esempio di segnalare la propria positività, in modo da allertare le persone con cui si era entrati in contatto, con l’aiuto di un operatore sanitario per verificare l’autenticità della segnalazione. Il sistema è integrato con le informazioni del ministero della Salute e della Protezione Civile, ed è pensato per funzionare in un modo più elaborato rispetto al sistema ora proposto da Apple e Google.

Volendo usare un’analogia, per intenderci: Immuni è un abito di alta sartoria, misurato e cucito sulle esigenze del governo italiano; la novità da poco offerta da Apple e Google è un abito preconfezionato da negozio di abbigliamento. Non significa che il secondo sia meno utile del primo o meno efficace, ma nel caso italiano è superfluo perché ci siamo già dotati di un vestito realizzato sulle nostre esigenze.

Per il tracciamento dei contatti tramite smartphone in Italia, Immuni continua a essere l’unica applicazione ufficiale e una risorsa importante per rilevare eventuali esposizioni al coronavirus: va quindi mantenuta sul proprio smartphone come ha fatto finora chi l’aveva scaricata in queste settimane. L’applicazione è gratuita, garantisce la tutela della privacy (secondo diversi esperti molto di più rispetto a quanto facciano le altre app che utilizzano i nostri dati) e può essere scaricata tramite App Store per i proprietari di iPhone e tramite Google Play Store per chi utilizza smartphone Android dalla versione 6.