(Guang Niu/Getty Images)
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  • giovedì 18 Giugno 2020

La Cina sta creando un database di DNA maschile

Il New York Times ha raccontato quel che si sa del programma e quali potrebbero esserne le implicazioni (non buone)

(Guang Niu/Getty Images)

La Cina sta raccogliendo campioni di sangue da uomini e ragazzi di tutto il paese per costruire un vasto database di DNA. Il progetto prosegue dalla fine del 2017, secondo quanto scritto in uno studio pubblicato mercoledì dall’Australian Strategic Policy Institute, organizzazione con sede a Canberra. Lo studio si basa su una serie di documenti visti anche dal New York Times, che ha pubblicato un articolo raccontando quel che si sa del progetto e quali potrebbero esserne le implicazioni.

La Cina possiede già la più grande mappa di materiale genetico al mondo, che secondo i media di stato contiene circa 80 milioni di profili. Ma finora la raccolta di campioni aveva obiettivi precisi: le persone sospette, i membri di gruppi criminali, i lavoratori migranti di determinati quartieri, o le persone che appartengono alle minoranze come gli uiguri, già ampiamente sorvegliate e tracciate, oltre che perseguitate, dal governo. La creazione di una banca genetica nazionale maschile amplia tali sforzi, ha detto Emile Dirks, autore dello studio australiano: «Stiamo assistendo all’espansione di questi modelli nel resto della Cina in un modo così aggressivo che credo non abbia precedenti».

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Nel rapporto pubblicato dall’Australian Strategic Policy Institute si stima che l’obiettivo del governo sia raccogliere campioni di DNA da un numero di uomini che va da 35 a 70 milioni, corrispondenti a circa il 5 o il ​​10 per cento della popolazione maschile cinese. Non è necessario avere i campioni di tutti i maschi, perché il campione di DNA di un singolo può portare a ricavare l’identità genetica di molti altri. Sull’avanzamento del progetto (o sul perché sia rivolto esplicitamente agli uomini) non si hanno molte notizie: il New York Times scrive di aver provato a contattare il ministero cinese della Pubblica Sicurezza, ma di non aver ottenuto risposte. I funzionari locali, comunque, annunciano spesso pubblicamente i risultati della raccolta di campioni nelle loro aree di competenza, e molti hanno anche pubblicato con orgoglio delle foto che mostrano le operazioni di raccolta dei campioni fuori dalle scuole.

Dirks ha spiegato che tutta la raccolta si sta svolgendo, almeno per ora, nelle aree di campagna, dove la comprensione delle implicazioni del programma è piuttosto scarsa. Si sa inoltre che la raccolta del DNA viene almeno in parte eseguita utilizzando strumentazioni fornite da un’azienda statunitense, la Thermo Fisher, società medica privata del Massachusetts. Della Thermo Fisher si era parlato anche lo scorso anno, quando attraverso diverse inchieste giornalistiche si scoprì che era proprio quella società a fornire i materiali e le tecnologie alla Cina per raccogliere i campioni di DNA delle persone appartenenti alla minoranza musulmana degli uiguri nella regione dello Xinjiang, raccolta che avveniva senza il consenso della popolazione e all’interno di un processo di persecuzione e repressione verso quella stessa minoranza. Al tempo, la società aveva confermato la notizia, ma aveva anche fatto sapere che avrebbe smesso di vendere le proprie strumentazioni alle autorità dello Xinjiang.

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La Cina, scrive il New York Times, ha giustificato il progetto del database dicendo che potrebbe tornare utile per rintracciare e individuare i criminali. L’idea di una mappa genetica maschile nazionale potrebbe in effetti essere legata a un caso di cronaca molto discusso nel paese. Per diversi anni, la polizia aveva indagato (anche attraverso la ricerca del DNA) sugli stupri e gli omicidi di 11 donne. Nel 2016 era stato arrestato un uomo per una serie di accuse non correlate al caso, ma dall’analisi del suo DNA si era scoperto che era parente di una persona (poi arrestata e condannata) che aveva lasciato il proprio DNA nel luogo dell’uccisione di una di quelle donne. Quel caso, scrive il New York Times, ha spinto i media a chiedere la creazione di un database nazionale di DNA maschile.

La polizia cinese ha fatto sapere che la raccolta avviene con il consenso delle persone. Ma ci sono testimonianze che dicono il contrario, e in generale non è facile opporsi a una richiesta della polizia o del governo in Cina: gli attivisti per i diritti umani sostengono che la raccolta è stata fatta senza alcun consenso, dato che nel paese non c’è nella pratica alcun margine o diritto di non darlo. Un ingegnere informatico intervistato dal New York Times ha a sua volta raccontato che chi si era rifiutato è stato esplicitamente minacciato di venire escluso da una serie di diritti, tra cui l’accesso alla sanità.

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In molti si stanno poi chiedendo come un database nazionale che mette nelle mani delle autorità cinesi poteri senza precedenti potrebbe essere utilizzato. Potrebbe servire, ad esempio, a colpire le famiglie e i parenti dei dissidenti e degli attivisti. Potrebbero portare a usare il DNA per dare credibilità a una serie di accuse o, in alcuni casi, il sangue e la saliva raccolti in anticipo potrebbero essere utilizzati in modo strumentale in un secondo momento: «Non ci sei, ma il tuo DNA potrebbe essere sulla scena del crimine», ha detto un’altra persona intervistata dal New York Times.

A tutto questo si aggiunge il fatto che la raccolta del DNA non è regolata da alcuna legge nel paese e qualche proposta in questo senso è stata già avanzata, lo scorso marzo, anche all’interno del parlamento. Sebbene il progetto sia in corso, i suoi contenuti sono già stati utilizzati per rafforzare la sorveglianza. A marzo, funzionari della provincia del Sichuan hanno detto che i campioni di sangue maschile che avevano raccolto sarebbero stati utilizzati per rafforzare il progetto Sharp Eyes, un importante programma di sorveglianza del governo che combina telecamere, software di riconoscimento facciale e intelligenza artificiale. Un’azienda di biotecnologie con sede nella provincia orientale dell’Anhui sta a sua volta usando il database per costruire un “DNA Skynet”, un altro sistema di videosorveglianza utilizzato dalla polizia.

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