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  • mercoledì 29 Aprile 2020

Alfred Hitchcock visto di lato

Un po' di cose non scontate su uno dei più grandi registi di sempre, morto 40 anni fa

Alfred Hitchcock nacque il 13 agosto 1899 a qualche chilometro dal centro di Londra e morì il 29 aprile 1980, quarant’anni fa, nella sua casa di Bel Air, in California, e le sue ceneri furono in seguito disperse nell’oceano Pacifico. In mezzo diresse più di cinquanta film diventando uno dei più grandi registi di sempre.

Hitchcock potrebbe essere considerato tale anche solo grazie ai suoi film in bianco e nero, come Rebecca – La prima moglie, Notorious o Psyco; ma lo sarebbe anche se non esistessero quei film, perché basterebbe prenderne tre che fece negli anni Cinquanta: per esempio La finestra sul cortile, La donna che visse due volte e Intrigo internazionale. E anche così, resterebbero fuori film come Il club dei 39, Il sospetto, Marnie e Gli uccelli e decine di altri ottimi o quantomeno molto buoni film.

Nel cinema – e non solo – Hitchcock ha avuto una lunga e costante carriera, innovando ma mantenendo più o meno costanti certi temi e approcci, ancora oggi studiati, citati e celebrati. Una volta che ci si è fatto l’occhio, è relativamente facile capire quando un film è un film di Hitchcock; ma non bastano un paio di suoi film per poter dire di conoscerlo. Non basta, evidentemente, nemmeno un articolo. Di seguito quindi un po’ di spunti laterali, per scoprire e capire qualcosa di nuovo: ché a parlare dei suoi film più famosi e importanti sono bravi tutti.

Il primo e l’ultimo
Hitchcock entrò nel giro del cinema britannico disegnando titoli per i film muti. Dopo cinque anni in cui si impratichì in diverse professioni cinematografiche, diresse nel 1925 il suo primo film: Il labirinto delle passioni. Fu il primo dei suoi nove film muti ed è un thriller drammatico che ha a che fare con il mondo del teatro, con alcune scene girate tra il lago di Como e la Liguria. Un paio di decenni più avanti, però, Hitchcock avrebbe detto di considerare il suo vero primo film Il pensionante, che uscì nel 1927, in cui in effetti si vedono meglio alcune delle caratteristiche per cui sarebbe diventato famoso.

Nel 1929 Hitchcock diresse il suo primo film sonoro e nel 1948 il primo a colori. Il suo ultimo film fu Complotto di famiglia, un film che difficilmente si può riassumere in poche parole e soprattutto mettere dentro un unico genere cinematografico. Tutto questo per dire che, pensando a Hitchcock, è sempre bene tenere a mente che partì da una cosa come questa:

E arrivò a una cosa come questa:

Quelli che non ha fatto
Hitchcock girò un lungometraggio considerato perduto (Aquila della montagna) e ci sono un po’ di film che si sa che avrebbe voluto girare e invece non girò. Nei primi anni Quaranta il suo primo film americano avrebbe potuto essere uno sul Titanic, ma pare che David O. Selznick, il produttore di Via col vento, gli disse di no, aggiungendo che tra le altre cose non riusciva a trovare una barca da far affondare. Hitchcock non riuscì neanche a dirigere quello che sarebbe dovuto diventare Kaleidoscope – pare che non ci riuscì perché fu ritenuto troppo violento ed estremo – e il film che aveva in testa quando morì era The Short Night, un film di spionaggio che avrebbe dovuto essere ambientato in Finlandia.

Il cinema secondo Hitchcock
Per gran parte della sua carriera Hitchcock fu considerato un bravo regista ma non un fenomeno, qualcuno degno di essere studiato al pari di altri registi ritenuti più colti. Le cose cambiarono anche grazie a Il cinema secondo Hitchcock, un libro del 1966 basato sulle conversazioni tra Hitchcock e il regista e critico francese François Truffaut. Il libro – così importante e famoso da meritarsi anche un documentario – è una delle due migliori chiacchierate sul cinema che si possano leggere (l’altra è questa). Contiene aneddoti, frasi a effetto da segnarsi per riusarle al momento opportuno e tante spiegazioni, direttamente dal diretto interessato, su cosa significhi pensare, girare, e montare un film. Il libro fa anche capire che, a volte, per far svoltare una scena basta una lampadina in un bicchiere di latte.

 

Alfred Hitchcock presenta
Molto prima che andasse di moda, e quando già era famoso e avrebbe certamente potuto farne a meno, Hitchcock si dedicò anche tanto e proficuamente alla televisione. Dal 1955 si occupò della serie antologica Alfred Hitchcock Presenta, poi diventata L’ora di Alfred Hitchcock, che era fatta di storie che introduceva lui stesso, tutte legate a qualche tipo di crimine e spesso con un umorismo macabro. Hitchcock diresse personalmente 18 episodi della serie, che lo fece diventare molto famoso e apprezzato anche dal cosiddetto “grande pubblico”, oltre che molto più ricco di quando aveva iniziato. È da qui che arrivano la silhouette e il tema musicale – la Marcia funebre per una marionetta – che diedero una grande mano ad accrescere il “brand” Hitchcock.

I cameo
Hitchcock divenne un personaggio, oltre che un regista, anche grazie alle sue tantissime brevi apparizioni cinematografiche, che dopo un po’ capì di dover fare a inizio film, per evitare che il pubblico si distraesse troppo dalla trama nell’attesa di scorgerlo da qualche parte.

Le uova e la felicità
In un’intervista degli anni Sessanta, Oriana Fallaci disse a Hitchcock: «Addestrato com’è a far paura agli altri, la paura deve esserle del tutto sconosciuta». Hitchcock, che amava molto le frasi a effetto e non disdegnava dare risposte divertite, rispose di avere invece paura di molte cose – «sono l’uomo più pauroso e più vigliacco che mai le capiterà di incontrare» – e in particolare delle uova.

Anzi, più che paura, disgusto. Quel coso bianco, tondo, senza buchi, che poi si rompe e dentro c’è un coso giallo, tondo, senza buchi… Brrr! Ha mai visto niente di più orrendo di un tuorlo d’uovo che si rompe e spande il suo liquido giallo? Il sangue è allegro, è rosso. Ma il tuorlo è giallo, schifoso. Non l’ho mai assaggiato.

Hitchcock si rifiutava quasi sempre di parlare della sua vita privata; ma gli capitava, come succede quando si parla di cinema, di finire col parlare anche di altro. Quando gli chiesero cosa fosse per lui la felicità, rispose: «Un orizzonte pulito, nulla di cui preoccuparsi sulla tavola. Solo cose creative, non distruttive».

Tra le tante altre cose, insomma, Hitchcock è stato, anche fuori dai film, un’ottima fonte di citazioni: delle buone e tendenzialmente affidabili sintesi si trovano qui, qui e qui. Una per tutte, che spiega bene il suo punto di vista sulla cosa: «I giochi di parole sono la più alta forma di letteratura».

Dalla sceneggiatura al montaggio
Una delle peculiarità di Hitchcock è aver dato grande importanza alla sceneggiatura. Una volta disse che «un film è finito al novantanove per cento quando è scritto», un’altra che «per fare un film servono tre cose: il copione, il copione e il copione». È infatti noto per essere un regista meticoloso e lui stesso raccontava che, ancora prima di girarlo, aveva già in mente tutto il film, anche come lo avrebbe montato. Ma tra le tante cose per cui Hitchcock è Hitchcock ci sono anche trovate e tecniche di ripresa e montaggio, e tutto quello che si deve fare per trasformare in immagini in movimento una storia. Per fare una sintesi estrema, è giusto ricordarsi dei suoi MacGuffin, ma anche di cose come l’effetto Vertigo.

Gli Oscar
Non ne vinse mai uno per la regia e solo un suo film, Rebecca – La prima moglie, fu premiato come miglior film. Tutti i suoi film, insieme, non hanno superato le 50 candidature e hanno raccolto complessivamente solo sei premi. Nel 1968 gli fu assegnato un Oscar alla carriera. Riportiamo qui di seguito, per intero, il suo discorso di ringraziamento: «Grazie molte».

“Hitchcockiano”
Quando si stava iniziando a dire che qualcosa era “felliniano”, Federico Fellini disse: «Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo». Anche Hitchcock è diventato un aggettivo. I film, le scene o i contesti che hanno qualcosa di hitchcockiano hanno, di volta in volta, una marcata suspense, il tema del doppio, un particolare punto di vista (quasi voyeuristico), accuse ingiuste a persone innocenti. Più che lunghi elenchi, però, in questo caso tornano utili alcuni dei tanti video fatti negli anni sui suoi film.