(La Presse)

Cosa sta succedendo nell’editoria

Dal 12 marzo le librerie sono chiuse in tutta Italia e le uscite di nuovi libri sono sospese, con molte conseguenze e forse qualche opportunità

(La Presse)

Dal 12 marzo le librerie sono chiuse in tutta Italia, come deciso dal decreto del governo dell’11 marzo per contenere il contagio da coronavirus (SARS-CoV-2); lo saranno almeno fino al 3 aprile, come stabilito da un nuovo decreto governativo firmato il 22 marzo. In Lombardia, dove la situazione dei contagi è particolarmente difficile, resteranno chiuse fino al 15 aprile come previsto da un’ordinanza firmata dal presidente della regione Attilio Fontana.

La chiusura delle librerie colpisce duramente il settore dell’editoria, che è in difficoltà da anni – il numero dei lettori e le vendite sono quasi fermi da 17 anni e gli editori e le librerie indipendenti soffrono la rivalità di grandi rivenditori online come Amazon – e ha portato al blocco o alla riorganizzazione dell’intera filiera produttiva. Abbiamo parlato con librai, editori, fondatori di piattaforme di audiolibri e di ebook, distributori e agenti letterari per capire cosa sta succedendo, che iniziative sono state prese e come potrebbe cambiare l’industria quando tutto si rimetterà in moto.

Librerie chiuse e fiere cancellate
Secondo dati di Ali Confcommercio, l’associazione di categoria dei librari italiani, la chiusura delle librerie dal 23 febbraio al 25 marzo (la data che consentiva la riapertura stando a un precedente decreto) provocherà perdite di fatturato di circa 47 milioni di euro, pari a circa 16,5 milioni di euro di utili lordi: è più o meno il 6 per cento del giro d’affari del settore.

A queste perdite si devono aggiungere, spiega il presidente Paolo Ambrosini, i mancati incassi dovuti alla cancellazione delle attività nelle scuole e degli eventi di promozione culturale, come i festival, le presentazioni di libri, gli incontri con gli autori, tutte annullate fino a giugno: «sparisce un’ulteriore fetta di fatturato non quantificabile».

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Tra le principali manifestazioni cancellate o sospese ci sono la Bologna Children’s Book Fair, tra le più importanti fiere dell’editoria per ragazzi che si sarebbe dovuta tenere dal 30 marzo al 2 aprile 2020; Book Pride, la fiera dell’editoria indipendente di Milano, fissata dal 17 al 19 aprile e rimandata a data da destinarsi; il Salone del libro di Torino, la più importante fiera editoriale italiana e la seconda in Europa (dopo la Fiera del libro di Francoforte, tuttora in programma dal 14 al 18 ottobre) chi si doveva svolgere dal 14 al 18 maggio ma che è stata rimandata ed è in attesa di una nuova data.

La sospensione del Salone «ha un impatto enorme su tutto il territorio torinese e piemontese», spiega Nicola Lagioia, scrittore e direttore della manifestazione. «Un recente studio universitario dimostrava come il Salone, una fiera che costa circa quattro milioni di euro, ne genera trenta o quaranta sul territorio, basti pensare agli alberghi, ai ristoranti, ai taxi, ai luoghi di attrazione cittadini che beneficiano della fiera e, naturalmente, al mondo dei libri a livello nazionale. Ci sono in ballo, insomma, tanti posti di lavoro». Lagioia ricorda anche che la crisi si abbatterà molto su chi lavora nel mondo del libro, «per metà precari, partite Iva, lavoratori che vengono pagati a giornata, pochissimo tutelati, lavoratori per i quali non esiste la cassa integrazione». Si augura che, quando finalmente si farà, il Salone possa essere «un momento di svolta, anche dal punto di vista simbolico e psicologico, sarebbe bello fosse insomma il Salone del risveglio, del ritorno alla vita».

Oltre al Salone è stata cancellata all’ultimo minuto anche la Fiera di Londra (London Book Fair), in programma dal 10 al 12 marzo: richiama espositori, addetti ai lavori e visitatori da tutto il mondo, un affollamento di persone decisamente troppo rischioso. Il lavoro non si è fermato del tutto e quel che si poteva fare via telefono, via mail, in conference call è stato portato avanti ma il risultato non è lo stesso, come racconta Monica Malatesta, fondatrice dell’agenzia letteraria MalaTesta di Milano, che rappresenta autori come Paolo Cognetti, Marco Missiroli e di recente Paolo Giordano.

Malatesta racconta che la partecipazione alle fiere internazionali, come anche il Salone, porta raramente alla firma dell’affare del secolo ma è molto importante per «gli incontri di persona, per le chiacchiere informali davanti a un bicchiere di vino: tutte cose che non hanno a che fare con la mondanità, ma con la coltivazione di un giardino comune internazionale in cui fioriscono libri e autori. Questo è esattamente ciò che il coronavirus ha messo temporaneamente tra parentesi». Malatesta sta lavorando insieme agli editori, sia in Italia che all’estero, per coordinare il piano delle uscite dei prossimi mesi e aggiunge che mentre la vendita e la distribuzione sono bloccate, «gli scrittori, costretti a casa, stanno scrivendo e progettando molto, e infatti da parte degli autori rappresentati dalla nostra agenzia ci arriva un flusso torrenziale di nuove idee».

Tra queste c’è Nel contagio del fisico e scrittore Paolo Giordano, autore di accurati e chiari articoli sulla diffusione del coronavirus, che uscirà in ebook il 26 marzo per Einaudi e in una ventina di altri paesi, tra cui l’Iran, un paese particolarmente colpito dal contagio e che verrà distribuito gratuitamente sul sito dell’editore. Tutti i ricavi della vendita del libro finanzieranno due borse di studio per aiutare ricercatori e giornalisti a studiare e a raccontare il coronavirus.

La copertina dell’edizione iraniana di Nel contagio, pubblicato dalla casa editrice Houpaa Books

Insieme alle fiere e ai festival più grandi sono state annullate miriadi di presentazioni di libri, incontri con gli autori, eventi culturali di ogni genere. Sono stati così spazzati via gli incassi delle librerie che li organizzano (e che contano in questi momenti per vendere libri ma anche bicchieri di vino e taglieri da sgranocchiare) e tutto il reticolo di incontri, scambi e chiacchiere tra lettori, scrittori, traduttori, editori che costituisce un pezzetto vitale del mondo culturale.

Da subito si è cercato di riproporre tutto questo su internet e quasi tutte le case editrici, alcuni scrittori e molte librerie organizzano presentazioni online, letture, dibattiti e consigli di lettura, diffusi sui social con moltitudini di hashtag: #ioleggoacasa, #restiamoacasa, #iorestoacasaeleggo, #librichecisalvano, #divanoLETTO, #iorestoaleggere. Con #leggiamoacasa Feltrinelli propone ogni giorno cinque rubriche diverse (un libro presentato da uno scrittore, una conversazione, un evento, leggi&gioca per i bambini e l’incipit di un libro per la buonanotte). L’account Instagram SOS Lettura raccoglie consigli di lettura da parte di scrittori; sempre su Instagram la casa editrice Corraini invita autori a leggere libri, rispondere a domande, video per preparare ricette o disegnare; le librerie Coop permettono di scaricare ebook e audiolibri gratuiti e con l’iniziativa #iorestoacasaeleggo pubblicano sui loro social letture di libri, filastrocche, consigli dei librai.

Infine un gruppo di scrittrici in collaborazione con gli editori ha organizzato un festival letterario digitale, Decameron – una storia ci salverà, con incontri, presentazioni e dibattiti.

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Il nodo dell’e-commerce
Le librerie non sono aperte al pubblico ma possono ritirare i pacchi in ingresso, cioè continuare a rifornirsi di libri e consegnarli ai corrieri, quindi venderli a domicilio.
Al momento è ancora permessa la distribuzione dei libri (dalle tipografie, agli editori, alle librerie), la consegna a domicilio da parte dei librai tramite corriere e l’acquisto online da rivenditori come Amazon, Feltrinelli e Ibs, oltre che sui siti delle singole case editrici che lo prevedono. Questa situazione apre comunque diversi problemi: il blocco dei cosiddetti lanci, cioè le nuove uscite di libri e la riorganizzazione del calendario in vista della riapertura; come vendere e consegnare i libri online; come promuoverli.

I libri cartacei si possono acquistare soltanto online, in edicola e in alcuni canali della grande distribuzione (la cosiddetta gdo) come i supermercati (ma non in tutti). Amazon è il principale rivale dei rivenditori online, delle grandi catene di librerie, dei piccoli librari e degli editori indipendenti: la sua piattaforma permette di acquistare un libro in qualsiasi momento e di riceverlo in pochissimi giorni, senza la fatica di andare in libreria e verificare che ci sia. Spesso i libri su Amazon costano meno perché riesce a strappare prezzi di favore dagli editori e può permettersi sconti importanti.

Per arginare Amazon sono state condotte molte campagne, alcuni editori come e/o hanno deciso di non vendere più i libri sulla piattaforma e sono state approvate leggi che limitavano gli sconti: l’ultima entra in vigore oggi, il 25 marzo, e consente alle librerie di organizzare sconti non superiori al 5 per cento.

Da giorni però Amazon ha allungato i tempi di consegna e il 22 marzo ha annunciato che non consegnerà più beni di non prima necessità. Tra questi c’è la maggior parte dei libri, che si possono acquistare in formato ebook o, sempre su Amazon, attraverso terzi. Alcuni libri cartacei sono ancora disponibili: contattata, Amazon non ha dato spiegazioni sul perché, ma è possibile che si tratti di libri in giacenza in magazzini tuttora operativi. Con Amazon fuori uso molti librai ed editori hanno visto l’occasione di ritagliarsi una piccola fetta di mercato o perlomeno mettere insieme un sistema alternativo.

Marco Zapparoli, editore di Marcos y Marcos e presidente di Adei (Associazione degli editori indipendenti), ha ricordato che «Amazon è iperstrutturato e capillarissimo e a bocce ferme è imbattibile», ma ha aggiunto che questo potrebbe essere il momento di «ricostruire la filiera, per esempio attraverso un sistema in cui gli editori aiutano le librerie a sostenere i costi di spedizione dei corrieri».

È una soluzione non troppo diversa dall’iniziativa Libri da Asporto, promossa dalla società di consulenza e promozione editoriale NW. Il direttore Enrico Quaglia racconta che è stato creato un fondo dagli editori per finanziare due corrieri che consegneranno a casa gli ordini fatti alle librerie aderenti: i costi saranno quindi a carico degli editori e non delle librerie, particolarmente colpite dalla crisi. Quaglia spiega che la donazione degli editori era libera e che il loro obiettivo era di arrivare a 20 mila euro, una cifra che è stata ampiamente superata. Partecipano più di 30 editori e oltre 60 librerie indipendenti. L’iniziativa è a tempo e si esaurirà quando termineranno i soldi del fondo, a meno che venga rimpinguato dagli editori. È però un segno di unità in un momento difficile e potrebbe incentivare anche le piccole librerie a dotarsi in futuro di un servizio di consegna online.

Dall’inizio delle restrizioni molte librerie indipendenti si erano organizzate per consegnare i libri a casa con un loro corriere. Trovate un elenco molto completo qui, ma verificate di volta in volta se sia ancora valido: la situazione cambia rapidamente e molte hanno deciso di sospendere il servizio visto il peggioramento del contagio. Tra queste c’è per esempio Verso, una delle più apprezzate librerie indipendenti di Milano, che aveva attivato il servizio #Versopedala con consegne di libri tramite un biker. Davide Mosca, scrittore e direttore della libreria, spiega che «aveva soprattutto un valore simbolico, per tenere la fiammella accesa» ma che il risultato era stato superiore alle aspettative, circa una cinquantina di titoli venduti in tre giorni di consegna. Mosca si augura che il servizio continui anche dopo l’emergenza anche se da questa settimana la libreria ha deciso di sospenderlo per ragioni di sicurezza, visto l’aggravarsi della situazione a Milano.

La stessa decisione è stata presa in altri ambiti della filiera, come racconta Luca Belloni, amministratore delegato della società di distribuzione A.L.I., che consegna in tutta Italia alle librerie, ai grossisti, alle edicole e alle piattaforme della grande distribuzione. Da questa settimana resterà chiuso per garantire la sicurezza dei suoi lavoratori: «stiamo pensando di aprire per 1/2 giorni alla settimana», per esempio per aiutare gli editori che distribuiranno i ricavi dei libri in beneficenza.

Continua invece a funzionare il servizio di vendita online di Ibs e di Feltrinelli. Alberto Rivolta, direttore operativo del gruppo, spiega che prima della crisi il mercato online rappresentava il 25 per cento delle vendite complessive mentre ora si aggira tra il 50 e il 75 per cento; il resto è lasciato alla grande distribuzione. «Le richieste sono aumentate tanto e stiamo provvedendo a evadere tutti gli ordini, i tempi di consegna si sono allungati a 4-5 giorni, dipende dalle zone» e aggiunge che «stiamo tutelando i nostri corrieri, per esempio abbiamo eliminato il contrassegno». Tra i titoli più richiesti ci sono i saggi, i libri che parlano di pandemie come Spillover di David Quammen, La peste di Albert Camus e Cecità di José Saramago; è anche aumentata la vendita di libri per bambini e ragazzi.

Rivolta ci tiene a sottolineare che la chiusura delle librerie è una perdita importante per tutto il settore e che si augura riaprano presto. Feltrinelli, come molti altri editori, partecipa all’iniziativa del governo Solidarietà digitale e ha messo a disposizione 100 titoli degli editori del gruppo scaricabili gratis con 10mila voucher.

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Audiolibri e Ebook
Il lavoro dei librai è al centro delle preoccupazioni di tutti gli editori con cui ha parlato con il Post. È forse anche per questo che nessuno – tranne nel caso di libri a tema, come quello di Roberto Burioni, il cui ricavato andrà in beneficenza – ha fatto uscire in formato ebook o sul suo negozio online un best-seller che potrebbe facilmente attirare l’attenzione dei lettori senza il consiglio del libraio. Al momento tutti sono d’accordo nel ridimensionare i buoni risultati delle vendite degli ebook, inevitabilmente aumentate in questi giorni anche per le molte promozioni in corso.

Marco Ferrario è il fondatore di BookRepublic, la prima libreria italiana a vendere esclusivamente ebook, e ha un punto di vista diverso. Pensa che la situazione potrebbe agire «sia da acceleratore che da diffusore delle abitudini su un numero più allargato di persone», per esempio con sempre più lettori che leggeranno ebook su cellulare, e contemporaneamente avvicinare più persone al mercato degli ebook che in Italia stenta a ingranare.

«Confrontando i 10 giorni prima dell’annuncio della chiusura totale e i 10 giorni successivi il numero di download degli ebook da noi distribuiti su tutte le librerie online è più che raddoppiato, con un calo del prezzo medio dovuto principalmente ad alcune promozioni che sono state attivate nel secondo periodo. Lo store Bookrepublic ha più che triplicato le sue vendite, anche grazie a una promozione molto efficace che sarà attiva fino al termine dell’emergenza».

Si tratta di 40 editori che hanno messo a disposizione oltre 300 ebook in offerta a partire da 0,49 euro fino al 5 aprile. Bookrepublic permette anche di scaricare gratuitamente uno tra 26 titoli particolarmente adatti al momento, per esempio Città Sola di Olivia Laing, pubblicato dal Saggiatore. A oggi, dice sempre Ferrario, «sono stati scaricati oltre 5000 ebook gratuiti». Aggiunge di aver proposto ad alcuni editori di lanciare un titolo in «formato digitale prima che cartaceo», includendo nel prezzo anche l’acquisto del cartaceo quando riapriranno le librerie.

Hanno un’occasione di farsi strada anche le piattaforme di audiobook e podcast, come Audible di Amazon e Storytel. Audible ha messo a disposizione molti titoli da ascoltare gratuitamente, tra cui La misura del tempo di Gianrico Carofiglio e Il colibrì di Sandro Veronesi, entrambi candidati al Premio Strega; li trovate qui. Storytel ha realizzato la serie “Storie della quarantena”, dove ogni episodio racconta persone normali alle prese con l’isolamento: si può ascoltare in app e gratuitamente su Spotify e Spreaker.

Per finire potrebbero consolidarsi tra i lettori anche le biblioteche online: secondo dati di MLOL, la principale piattaforma italiana di biblioteche digitali, dal 24 febbraio al 24 marzo c’è stato un aumento di accessi del 105 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e un aumento del 99 per cento di nuovi utenti unici.

La riorganizzazione della filiera
La chiusura delle librerie ha congelato le nuove uscite e costretto le case editrici a organizzare un nuovo calendario provvisorio: si procede a tentoni visto che una data di riapertura delle librerie ancora non c’è e molto dipenderà da quanto sarà vicina o spostata nel tempo. Mondadori è tra le grosse catene che potrebbero pubblicare dei potenziali best-seller e venderli in formato ebook e cartaceo sul suo sito. Il direttore editoriale Francesco Anzelmo spiega però che la casa editrice non fa uscire nuovi libri dal 17 marzo e che la situazione resterà bloccata fino a dopo Pasqua: «lo facciamo per rispetto e tutela della filiera del libro, non possiamo escludere le librerie dalla vendita di novità».

Anzelmo dice che nell’ultima settimana in cui le librerie sono rimaste aperte, dall’11 al 18 marzo, il mercato complessivo dell’editoria ha fatto un meno 25 per cento anche se l’e-commerce è cresciuto del 70 per cento: «è una percentuale di crescita significativa su un mercato molto piccolo, l’e-commerce non è sostitutivo, senza le librerie è difficile andare avanti, sono il luogo in cui è possibile fare le proposte editoriali che non si possono fare sugli altri canali».

A Mondadori il calendario delle uscite è stato riorganizzato dalla metà di aprile in avanti, «copriremo di più l’estate e il resto sarà spalmato su tutto l’anno. Bisogna avere subito dei titoli forti per riportare le persone in libreria: non sarà immediato e bisognerà sostenere quella ripresa». Alberto Rivolta di Feltrinelli racconta che «stiamo facendo delle simulazioni per immaginare come apriranno le nostre librerie e come saranno cambiate le modalità di consumo: non penso che il mercato ripartirà subito al cento per cento di regime, forse le modalità di acquisto e consumo saranno cambiate».

Anche secondo Giulio Passerini, editor e ufficio stampa di e/o (la casa editrice che pubblica Elena Ferrante), «alla riapertura ci sarà un po’ di intasamento e bisognerà scegliere e mettere libri un po’ più forti o più semplici da lanciare. Nel nostro caso non stiamo parlando di situazione drammatica: pubblichiamo 50 libri all’anno e ne devono uscire ancora 25, ne altri pubblicheremo altri 18-20, gli altri li sposteremo al 2021».

Passerini nota anche che il calendario sarà influenzato dai libri acquistati da altri editori o agenti internazionali e tradotti, che hanno diritti in scadenza e che vanno perciò pubblicati entro un certo termine, anche se ci sarà certamente della flessibilità visto il momento. Il modo in cui e/o ha gestito l’emergenza ha permesso di organizzarsi per tempo anche a Europe Editions, la casa editrice gemella che ha sede a New York: ha iniziato a lavorare in smart working e a ridisegnare un calendario editoriale, che comprendeva anche un lancio internazionale di Elena Ferrante, prima che entrassero in vigore le restrizioni anche negli Stati Uniti.

Adelphi sta provando una strada a metà con una nuova collana digitale, Microgrammi, che anticipa un estratto autonomo e conchiuso di libri che sarebbero dovuti uscire in queste settimane e che usciranno invece in un futuro imprecisato. Per ora ce ne sono tre, costano 1,99 euro e si trovano qui.

Alcune case editrici si trovano in una situazione più complicata, come per esempio l’Ippocampo che pubblica molti libri realizzati in coedizione o con lavorazioni e stampe che vengono realizzate e stampate in Cina. Adelio Reghezza, a capo dell’ufficio stampa, racconta che dopo l’entrata in vigore delle restrizioni in Cina «diversi titoli che attendevamo non sono ancora arrivati. Senz’altro sarà difficilissimo rispettare i termini e far uscire le novità in tempo anche quando le librerie saranno aperte e staremo andando verso la “normalità”». L’Ippocampo devolverà agli ospedali di Humanitas il 20 per cento dei ricavi degli acquisti effettuati sul sito dal 24 marzo al 31 maggio.

E quando tutto tornerà alla normalità?
È difficile prevedere se e come il mercato editoriale sarà cambiato. Una chiusura molto lunga potrebbe consolidare nuove forme di fruizione della lettura e dell’acquisto di libri, anche se la maggior parte dei librai e degli editori con cui ha parlato il Post è convinta che si affiancheranno a quelle più tradizionali senza indebolirle troppo.

Sarà interessante vedere la tenuta anche delle nuove forme di promozione dei libri, con la creazione e lo spostamento nella realtà virtuale di comunità di lettori e circoli di lettura. Quando torneremo ad affollarci in libreria con la scusa di assistere a una presentazione, continueranno le videoconforenze, gli incontri in streaming, le dirette Facebook? Secondo Anzelmo di Mondadori «non saranno sostitutivi degli eventi fisici, ma continueranno a esserci: le iniziative che funzionano tendono a sommarsi».

Anzelmo fa notare che potrebbe esserci un cambiamento anche nella proposta editoriale: «ora c’è molta domanda di non fiction pratica, consigli sul benessere, libri che aiutino nelle relazioni e probabilmente è un settore che si rafforzerà. Questa situazione nuova farà conoscere nuovi libri e nuovi temi e modificherà le abitudini di lettura».

Nel frattempo potrebbero essere arrivati i racconti e i memoir che il coronavirus avrà già ispirato in questi giorni anche se, come suggeriva il New York Times, forse non è questo il momento migliore per scrivere un romanzo sul coronavirus che finirà probabilmente nelle pagine degli scrittori futuri: «chi ora ha quindici, sedici anni – dice per esempio Lagioia – e non sa ancora che diventerà uno scrittore, o in cuor proprio lo sa senza poterlo confessare a nessuno, e che un bel giorno, tra venti o trent’anni, si sorprenderà a raccontare una storia innescata dalle sensazioni, ormai appannate nella memoria dei più, che questo periodo così drammatico sta suscitando in lui o in lei».