Margrethe Vestager (AP Photo/Francisco Seco)

La donna più temuta dalle grandi piattaforme

Come si sta preparando Margrethe Vestager al suo secondo mandato da Commissaria europea alla Concorrenza, dopo avere inflitto multe per miliardi di euro a Google, Apple e gli altri

Margrethe Vestager (AP Photo/Francisco Seco)

Margrethe Vestager si sta preparando per il suo secondo mandato consecutivo da Commissaria per la Concorrenza dell’Unione Europea, una rarità nel contesto delle istituzioni europee dove di solito buona parte degli incarichi è assegnata a nuovi politici al momento del rinnovo della Commissione. Con il suo modo di fare cortese, a tratti un po’ spiccio, negli ultimi cinque anni Vestager non ha risparmiato critiche e multe miliardarie ad alcune delle più grandi aziende tecnologiche statunitensi, guadagnandosi il rispetto di buona parte dei politici europei e i timori di aziende potenti come Google, Apple e Facebook. Nei prossimi cinque anni, la Commissaria avrà ancora più poteri e potrebbe condizionare come pochi altri l’evoluzione di uno dei settori più ricchi dell’economia mondiale, che di fatto determina la nostra capacità di informarci ed essere informati.

Cinquantuno anni, danese e appartenente al partito social-liberale di centro “Sinistra Radicale”, Vestager si è fatta conoscere nei suoi anni da Commissaria per la Concorrenza grazie alle multe miliardarie. I provvedimenti nei confronti di Google per abuso di posizione dominante e danni alla libera concorrenza hanno raggiunto un totale di oltre 8 miliardi di euro, mentre Apple ha ricevuto una multa da circa 13 miliardi di euro con l’accusa di avere aggirato il pagamento delle tasse in Europa. Entrambe le società hanno fatto ricorso, chiedendo una revisione delle multe da parte dei giudici europei.

In una recente intervista concessa al New York Times, Vestager ha spiegato che negli ultimi anni la fiducia degli utenti nei confronti delle grandi piattaforme è diminuita sensibilmente, dandole l’opportunità di avere un approccio molto più duro nei loro confronti. Facebook, per esempio, sta ancora cercando di ricostruire la propria reputazione dopo il caso di Cambridge Analytica, che ha implicato la violazione della privacy di milioni di persone, e per avere di fatto favorito la diffusione di notizie false e le interferenze russe durante le presidenziali statunitensi del 2016.

Durante il processo di approvazione della sua nuova nomina al Parlamento Europeo, Vestager ha presentato un piano per i prossimi cinque anni da Commissaria alla Concorrenza mantenendo come primo obiettivo le aziende di Internet. Tra le proposte ci sono: la rimozione di alcuni sistemi di protezione che esentano le grandi piattaforme dalle responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti, nuovi meccanismi per fare in modo che le aziende di Internet paghino le tasse in Europa senza eluderle con stratagemmi fiscali di vario tipo e indagini più approfondite sui vantaggi sfruttati dalle società per sbarrare la strada ai loro concorrenti.

Vestager si è inoltre impegnata ad affrontare il tema dell’intelligenza artificiale, proponendo all’Unione Europea di dotarsi di regole chiare per lo sviluppo e lo sfruttamento di queste tecnologie, evitando che finiscano fuori controllo prima di essere normate (una preoccupazione condivisa da numerosi esperti del settore). Tra le sue proposte c’è inoltre un piano per offrire maggiori garanzie ai nuovi impieghi emersi con la diffusione dei servizi via app, come gli autisti di Uber e i fattorini per il cibo a domicilio di Deliveroo.

Nei prossimi cinque anni, Vestager continuerà soprattutto a occuparsi delle grandi piattaforme statunitensi e delle loro attività, spesso in sostanziale regime di monopolio: Google è il motore di ricerca più utilizzato in buona parte dell’Unione Europea, Facebook è il social network più frequentato dagli europei e controlla al tempo stesso Instagram e WhatsApp, i servizi più usati per condividere immagini e per scambiarsi messaggi in Europa. Come in molte altre parti del mondo, nell’Unione Europea la posizione dominante di un’azienda in un settore non è illegale, ma lo diventa quanto la società sfrutta la propria condizione per arrecare danno ai concorrenti. In diversi casi, Vestager ha ravvisato questa circostanza avviando indagini che sono poi sfociate nelle multe miliardarie.

Alla fine del precedente mandato, Vestager aveva avviato indagini – ancora in corso – nei confronti di Amazon, altra grande azienda statunitense che produce molti affari in Europa nel settore del commercio online. Il sospetto è che Amazon attui politiche che di fatto la avvantaggiano rispetto ai concorrenti, impedendo loro di espandersi e di diventare sufficientemente competitivi. Vestager ha inoltre avviato indagini nei confronti di Apple e Facebook per motivi simili, che potrebbero portare in futuro a nuovi provvedimenti.

I progetti per il nuovo mandato sono piuttosto ambiziosi, ma Vestager potrà realizzarli solamente se riceverà il giusto appoggio da parte della nuova Commissione Europea e delle altre istituzioni. Se si osservano le dichiarazioni di intenti e gli orientamenti dei governi di alcuni degli stati membri più grandi, Vestager sembra avere buone possibilità.

Ursula von der Leyen, la nuova presidente della Commissione Europea, ha in più occasioni parlato della necessità per l’Unione Europea di avere una propria “sovranità tecnologica”, riducendo la dipendenza dalle aziende statunitensi. Il tema è dibattuto da anni, ma finora non ha portato a risultati concreti: quasi tutte le grandi piattaforme sono statunitensi e hanno sviluppato i loro servizi in un contesto legislativo diverso da quello europeo, con meno vincoli per la privacy e la concorrenza, ritenuti un ostacolo per la crescita nel settore tecnologico. Questo ha fatto sì che le aziende statunitensi si ingrandissero velocemente, al punto da avere dimensioni e vantaggi competitivi difficili da colmare, soprattutto per le startup europee che devono fare i conti con un mercato molto più frammentato rispetto a quello statunitense.

Da circa due anni, il presidente francese Emmanuel Macron propone iniziative e piani per ribaltare la situazione, chiedendo che sia la stessa Unione Europea a offrire incentivi e risorse alle startup per emergere e confrontarsi con le grandi piattaforme. I finanziamenti devono però essere compresi in piani condivisi tra gli stati membri e organizzati in modo che non costituiscano un aiuto di stato. La Banca europea degli investimenti, l’istituzione finanziaria per il finanziamento delle attività nell’Unione Europea, ha partecipato a diversi piani per le startup, ma senza che si ottenessero risultati apprezzabili.

Il timore di alcuni analisti è che un approccio troppo duro da parte di Vestager e della nuova Commissione per limitare l’invadenza delle aziende statunitensi possa ritorcersi contro le aziende e le startup europee. Qualcosa di simile è avvenuto negli ultimi anni con il nuovo regolamento per la privacy (GDPR) entrato in vigore nell’Unione Europea: per gli esperti è tra i migliori al mondo per la tutela dei dati degli utenti, ma ha comportato l’applicazione di regole e di modifiche tecnologiche costose che le grandi e ricche piattaforme statunitensi hanno potuto affrontare senza problemi, a differenza delle aziende più piccole europee con minori risorse economiche.

Le regole e i provvedimenti sulla concorrenza decisi dalla Commissione Europea si applicano naturalmente sia alle aziende europee sia a quelle fuori dall’Unione, ma non si può nascondere che alcuni sono pensati soprattutto per ridurre l’influenza delle piattaforme statunitensi. Considerati a volte come misure protezionistiche, questi provvedimenti complicano i rapporti con gli Stati Uniti, in un periodo in cui le relazioni diplomatiche sono già rese difficili dalla presidenza di Donald Trump, incline a imporre dazi come dimostrato dalla cosiddetta “guerra commerciale” contro la Cina.

E proprio Trump è uno dei più critici nei confronti di Vestager; lo scorso giugno ha detto in un’intervista che: “Odia gli Stati Uniti, forse più di qualsiasi altra persona che abbia mai incontrato”. Vestager ha commentato sarcasticamente: “Visto che conosco molto bene il rapporto che ho con gli Stati Uniti, [Trump] deve avere incontrato solo persone a cui piacciono veramente tantissimo gli Stati Uniti, se sono quella a cui piacciono meno”.

In realtà, le iniziative portate avanti da Vestager hanno avuto una certa influenza nella politica degli Stati Uniti, in un momento in cui sia i Repubblicani sia i Democratici vogliono ridurre – per ragioni diverse – il grande potere accumulato in questi anni da Google, Facebook, Amazon e gli altri. L’orientamento, condiviso anche da molti procuratori generali, è di muoversi velocemente con le indagini, in modo da mettere in campo cambiamenti strutturali e non solo multe miliardarie. Sulla velocità l’Unione Europea ha in parte fallito: le indagini hanno richiesto anni per essere condotte, lasciando alle aziende coinvolte il tempo per riorganizzarsi e arginare gli esiti delle decisioni assunte sulle loro attività. Il senso di urgenza negli Stati Uniti è acuito dall’attuale situazione politica e dalle imminenti presidenziali del 2020, per non ripetere gli errori delle elezioni precedenti.

Vestager ha ammesso che in alcune circostanze la Commissione Europea si sia mossa lentamente, ma ritiene che durante il nuovo mandato le cose possano andare diversamente. In parte lo aveva già dimostrato nell’ultimo periodo del suo primo mandato, applicando alcuni “provvedimenti ad interim” per imporre alle aziende di interrompere pratiche ritenute scorrette, in attesa che le indagini nei loro confronti fossero complete. Questa soluzione spinge di solito le aziende a essere più collaborative, anche perché può portare a multe meno onerose.

Da Commissaria, Vestager avrà anche un ruolo importante nel dibattito che si sta aprendo sul cosiddetto “Digital Services Act”, una nuova serie di regole che l’Unione Europea vuole approvare per regolamentare meglio alcuni aspetti di Internet, aggiornando norme ormai datate e non più adatte al contesto attuale. Tra i temi più discussi c’è la possibilità di imporre multe e penalizzazioni alle grandi piattaforme che non rimuovono materiali illeciti dai loro servizi. Vestager ha soprattutto in mente Facebook, social network attraverso il quale si tengono informati milioni di persone: ritiene che l’azienda non stia facendo abbastanza per impedire la diffusione di notizie false, contenuti violenti e messaggi d’odio: “Devi metterli offline perché si diffondono come un virus. Ma se non viene fatto con la giusta rapidità, diventa necessario imporre nuove regole”.

Per quanto riguarda le pratiche scorrette e lesive della concorrenza nel settore delle vendite online, le attenzioni si sono concentrate nell’ultimo periodo su Amazon e Apple. La prima è sotto indagine per verificare se abbia applicato sistemi per penalizzare i venditori indipendenti sulla sua piattaforma, in modo da trarre vantaggio per le vendite che gestisce direttamente. Su Apple, invece, ci sono sospetti circa il modo in cui organizza i contenuti all’interno dell’App Store per avvantaggiare le proprie app (legate a servizi in abbonamento) rispetto a quelle della concorrenza. Spotify, per esempio, accusa Apple di avere favorito il suo servizio Musica, mostrandolo con maggiore frequenza nel proprio App Store.

Vestager ha spiegato al New York Times che questi due casi sono emblematici di una dinamica che interessa diverse grandi aziende e i loro servizi: “Alcune di queste piattaforme hanno sia il ruolo di giocatore sia di arbitro, vi sembra corretto? Non accettereste mai una partita di calcio dove una squadra è anche l’arbitro”.

Nel corso dei primi anni del mandato di Vestager, le piattaforme interessate da indagini e multe hanno mantenuto toni quasi sempre concilianti con la Commissione Europea, dicendo di voler collaborare per risolvere i problemi e con la speranza di ottenere una revisione delle loro multe miliardarie. Google, che potrebbe essere costretta a pagare più di 8 miliardi di euro, ha cercato la strada della collaborazione, anche se in alcuni casi i suoi dirigenti hanno usato toni piuttosto critici per commentare i provvedimenti nei loro confronti. Il CEO di Apple, Tim Cook, di solito misurato e mite, si è spinto un po’ oltre definendo una “totale porcata politica” la multa nei confronti della sua azienda per il mancato pagamento di miliardi di tasse in Europa, reso possibile da politiche fiscali molto vantaggiose adottate dall’Irlanda fino a qualche anno fa.

Oltre ad avere enormi risorse economiche e potenti reti d’influenza, le grandi piattaforme hanno dalla loro parte un altro fatto non di poco conto: i loro servizi piacciono agli utenti e sono utilizzati da centinaia di milioni di persone in Europa, come nel resto del mondo. Sanno che regole e limitazioni non potranno spingersi oltre un certo punto, perché i politici europei rischierebbero di perdere consenso, e cercano di sfruttare questo vantaggio per controbilanciare le iniziative antitrust che li riguardano.

Vestager ritiene però che l’Unione Europea dovrebbe definire meglio un approccio coordinato allo sviluppo dell’economia nata con Internet, una sorta di terza via rispetto a quella super liberista degli Stati Uniti e a quella statalista portata avanti in Cina: “Le forze del mercato sono benvenute, ma non lasceremo che siano le forze del mercato ad avere l’ultima parola: i mercati non sono perfetti”.

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