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  • Scienza
  • domenica 10 novembre 2019

La strana abitudine dei pappagalli di buttare il cibo

Lo fanno di più in certe condizioni, e un nuovo studio suggerisce che lo facciano per altruismo

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Nel regno animale c’è una gran competizione per il cibo. Trovare il nutrimento per sopravvivere è talmente difficile, a volte, che alcune specie approfittano della morte di altri animali e si nutrono delle loro carcasse, come avviene per esempio sul fondale dell’oceano Pacifico. Per questo l’abitudine dei pappagalli di mangiare solo una parte del cibo che hanno a disposizione, buttando il resto, può sembrare strana: non si sa ancora molto su questo strano comportamento, ma una ricerca pubblicata di recente sulla rivista scientifica Nature, a cui hanno lavorato 11 ricercatori, ha cercato di identificarne le cause.

Scartare il cibo è un’abitudine poco comune tra gli animali, anche se è stata osservata con una certa frequenza soprattutto tra quelli che si nutrono di frutti, come per esempio le scimmie. Tuttavia finora non era mai stato fatto uno studio dettagliato sull’estensione e la frequenza di questo comportamento: i ricercatori si sono concentrati sui pappagalli e si sono chiesti se avvenisse tra tutte le specie e in tutti gli habitat, e se fosse un comportamento involontario o deliberato.

Una cacatua delle Tanimbar mentre si nutre (Wikimedia Commons)

I pappagalli, nome comune con il quale intendiamo il gruppo di uccelli chiamato scientificamente psittaciformi”, si distinguono in quasi 400 specie: i ricercatori ne hanno esaminate 103, viaggiando attraverso 17 paesi e 5 continenti e rilevando in tutte le specie la tendenza a sprecare cibo. La maggior parte delle osservazioni sono state fatte in natura, su animali nel loro habitat, mentre una parte più ridotta è stata fatta su animali in cattività, a cui veniva somministrato cibo: i pappagalli si nutrono solitamente di semi e granaglie, anche se capita che integrino la loro dieta con frutti, insetti o carcasse di animali morti.

I ricercatori durante le loro osservazioni hanno rilevato l’abitudine a scartare il cibo in tutti i paesi e in tutte le specie esaminate: quando si nutrono, di solito gli esemplari colgono il frutto che vogliono mangiare, magari cavandone fuori i semi, e poi dopo aver dato qualche morso al frutto lo gettano giù dal ramo. Frutti e semi sono il cibo che lasciano di più in giro, ma fanno la stessa cosa con fiori e germogli, tra le altre cose. Tra gli animali in cattività la quantità media di cibo sprecato è del 21,2 per cento rispetto al totale, mentre tra quelli nel loro habitat è dell’11,8 per la frutta e del 14,6 per i semi. Inoltre, è stata osservata una netta differenza nella quantità di cibo sprecato tra diverse specie: alcune, in pratica, “buttano” più cibo.

Sembra però che questo comportamento non sia dettato dal caso. Gli 11 ricercatori hanno ipotizzato che i pappagalli buttino il cibo affinché ne possano beneficiare anche altre specie; sebbene ci sia ancora incertezza, i ricercatori spiegano su Nature che il fatto che la maggior parte del cibo gettato dai pappagalli sia stato trovato in prossimità di alberi, induce a pensare che il motivo di questo comportamento sia quello di rendere disponibile il cibo a specie che altrimenti non potrebbero raggiungerlo. Secondo i ricercatori, tra gli animali che beneficiano di questa attività di dispersione ci sono mammiferi, rettili, uccelli, insetti e pesci, alcuni dei quali poi possono fare un’ulteriore attività di dispersione per altre specie.

Un grafico che mostra la percentuale di cibo scartato tra le varie specie esaminate (Esther Sebastián-González et al., Nature)

I dati raccolti evidenziano anche tre condizioni in cui i pappagalli tendono a scartare più cibo: quando i frutti e i semi sono acerbi, quando sono fuori dalla stagione dell’accoppiamento (se hanno piccoli da allevare diventano più parsimoniosi) e quando la pianta da cui si procurano il cibo è esotica e poco conosciuta per loro. Inoltre, spiegano i ricercatori, il fatto che il cibo disperso sia prevalentemente acerbo non impedisce che maturi in un secondo momento, una volta disperso, diventando fonte di nutrimento non solo per altri animali ma anche per il suolo e per molte specie di piante.

Infine, c’è anche un altro aspetto che potrebbe essere collegato all’interesse dei pappagalli nel cogliere frutti ancora acerbi: il fatto che questo migliori la qualità e la dolcezza dei frutti in un momento successivo. Esther Sebastián-González, una delle ricercatrici che hanno preso parte allo studio, ha raccontato al New York Times che «nella produzione per l’uomo si tagliano via i frutti per far venir meglio il raccolto. Quindi forse i pappagalli stanno facendo qualcosa di simile. Stanno potando gli alberi per avere frutti più dolci e più grandi in futuro».

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