(AP Photo/Eric Gay)
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  • venerdì 30 agosto 2019

La guerra dei panini col pollo

Iniziata su Twitter tra due catene di fast food, ha coinvolto i diritti delle persone gay e afroamericane ed è finita con tutti i panini venduti

(AP Photo/Eric Gay)

Il 12 agosto agosto Popeyes, una catena di pollo fritto della Louisiana, ha messo in vendita un nuovo e atteso panino: un filetto di petto di pollo fritto con condimento di cetriolini e maionese, tra due fette di pan brioche. Il panino era una novità per Popeyes, ma era molto simile a quello, già molto famoso, di Chick-fil-A, una storica catena di fast food di pollo della Georgia, concorrente di Popeyes e che si vanta di aver inventato il panino al pollo fritto. In pochi giorni, dopo uno scambio di messaggi su Twitter, tra Popeyes e Chick-fil-A è nata quella che è stata chiamata la “guerra dei panini col pollo”, che da Twitter è finita sulle home e le pagine della stampa americana e ha avuto grosse conseguenze concrete.
È una storia che, col pretesto di un panino e della rivalità tra aziende, racconta molto della società americana di oggi, toccando temi come l’identità afroamericana, i diritti delle persone LGBT e le massicce conseguenze sulla realtà di una discussione nata su internet ma che in dieci giorni ha portato all’esaurimento delle scorte del panino di Popeyes in tutto il paese.

Il 19 agosto, una settimana dopo l’uscita del panino di Popeyes, Chick-fil-A scrisse su Twitter: pane+pollo+cetriolini = tutto il ❤️ per l’originale. Non nominava i rivali ma alludeva chiaramente al fatto che avessero copiato il loro più noto panino, ritenuto quello originale e il più buono.

Bruno Cardinali, un dirigente del marketing di Popeyes, fu avvisato del tweet da un amico, e convocò una rapida riunione che in un quarto d’ora decise come rispondere: con un altro tweet che riprendeva quello di Chick-fil-A dicendo semplicemente “Ya’ll good?”, un’espressione colloquiale degli Stati Uniti del Sud che significa più o meno “Sicuri di stare bene?”.

Il tweet ricevette migliaia di like (ora sono 325mila), migliaia di retweet (arrivati a quasi 88 mila) e centinaia di risposte perlopiù positive e nel frattempo davanti ai 2.400 ristoranti di Popeyes in tutti gli Stati Uniti si formarono code per comprare il nuovo panino, al costo di 3,99 dollari (3,6 euro). Nei giorni successivi al primo scambio di tweet, i dipendenti di Popeyes dovettero fare gli straordinari, lavorando in alcuni casi fino a 60 ore a settimana, fu necessario assumere altre persone, mentre i clienti si spazientivano, litigavano tra loro e urlavano contro la lentezza in cucina e alle casse. I ristoranti, di conseguenza, si ritrovarono uno dietro l’altro a corto di panini finché il 27 agosto Popeyes si arrese alla mancanza di scorte, annunciando su Twitter che il panino non sarebbe stato disponibile per un po’. Non si sa quanti ne siano stati venduti in queste due settimane, né quando ritorneranno nei ristoranti; Popeyes nel frattempo sta cercando nuovi fornitori di petti di pollo per ricominciare la vendita.

Dietro a un risultato simile, oltre alla curiosità di provare un nuovo panino di cui si è parlato molto anche sui giornali, c’è però qualcosa di più profondo della rivalità tra due aziende: c’è quasi uno scontro tra due mondi, hanno scritto i giornali statunitensi. Da quattro anni consecutivi Chick-fil-A risulta essere il ristorante preferito degli americani con un punteggio complessivo di 86 su 100, stando all’American Customer Satisfaction Index, un indice che tiene conto del parere di circa 23 mila clienti. Non piace solo per la qualità del cibo ma anche per la gentilezza del personale e per i bagni dei suoi 2.300 ristoranti, considerati i più puliti del mondo dei fast food. Nell’ultimo anno fiscale aveva fatturato 10,5 miliardi di dollari (9,5 miliardi di euro), diventando la terza industria del settore dopo McDonald’s e Starbucks. Da anni questa espansione è però accompagnata da critiche e boicottaggi. Chick-fil-A venne fondata ad Atlanta, in Georgia, nel 1967 da Truett Cathy, un fedele battista molto religioso: tuttora i suoi negozi sono chiusi di domenica, a Natale e per il Ringraziamento. Il credo religioso dell’azienda – il figlio del fondatore Dan Cathy è l’attuale amministratore delegato –  ricade sull’azienda, che in particolare ha sostenuto più volte associazioni omofobe e contrarie ai diritti delle persone omosessuali.

Nel 2010 l’associazione Equality Matters consultò i registri finanziari e scoprì che la famiglia Cathy aveva donato più di 1,9 milioni di dollari (1,7 milioni di euro) a gruppi contrari ai diritti delle persone gay, tra cui un’associazione che promuove la terapia di conversione dell’orientamento sessuale. Nel 2012 Dan Cathy disse di credere che l’unica famiglia fosse quella indicata nella Bibbia, quindi composta da uomo e donna, provocando critiche a livello nazionale. Due anni dopo spiegò di essersi pentito di averlo detto, ma non rinnegò la sua posizione. L’azienda venne contestata più volte, subì vari boicottaggi a livello nazionale ma continuò a crescere tanto che nel 2015 aprì il suo primo ristorante a New York. Nel 2019 l’associazione ThinkProgress ha scoperto che erano continuate anche le donazioni: nel 2017 aveva per esempio inviato 1,8 milioni di dollari (1,6 milioni di euro) a tre gruppi discriminatori nei confronti degli omosessuali.

In precedenza, nel 2002, un suo ex dipendente musulmano aveva fatto causa sostenendo di essere stato licenziato perché si era rifiutato di pregare insieme agli altri dipendenti cristiani. Chick-fil-A ha insomma fama di essere il fast food del pollo dei bianchi, religiosi e conservatori degli stati del Sud. Nonostante questo ci vanno anche molte persone che non condividono i loro valori ma apprezzano il cibo e le buone maniere; tra loro il candidato Democratico alla presidenza Pete Buttigieg, che se eletto sarebbe il primo presidente americano apertamente gay, ha detto che «non condivido le loro idee ma mi piace il loro pollo».

Per contro Popeyes è informale, alla mano e si rivolge soprattutto ai neri: la maggior parte dei suoi ristoranti infatti si trova nelle città e nei quartieri in cui vivono, dove offre pollo più speziato ed economico; in quegli stessi quartieri Chick-fil-A è quasi assente. La guerra dei panini si è trasformata subito in una guerra di idee e molti si sono messi in fila da Popeyes per ribadire il loro sostegno ai matrimoni gay e a un’America più laica e inclusiva. La #ChickenSandwichWar è diventata presto anche un’occasione di rivalsa degli afroamericani, che si sono schierati subito da parte di Popeyes non solo perché si rivolgeva a loro ma anche per contrastare l’idea che il panino al pollo fritto fosse un’invenzione di Chick-fil-A. La giornalista gastronomica Donna Battle Pierce, della storica rivista afroamericana Ebony, ha ricordato che nel suo giornale si parlava di panini al pollo fritto già nel 1936, quando veniva messo insieme infilando gli avanzi della cena in due fette di pane. Chick-fil-A «ha inventato casomai il tipo di panino al pollo che mangiamo oggi e un modo nuovo di pubblicizzarlo», ha spiegato.

La discussione ha toccato un altro livello ancora quando alcune personalità importanti del mondo afroamericano hanno scritto su Twitter che non c’è speranza per i neri se preferiscono fare le code per il pollo fritto ma non per registrarsi agli elenchi elettorali (cosa necessaria per votare negli Stati Uniti). Tra loro c’era anche la cantante Janelle Monáe, che poi si è pentita e ha chiesto scusa per il tweet, accusato di essere sprezzante e razzista.

Nella discussione online hanno provato a infilarsi anche le catene rivali sponsorizzando i loro panini e persino Yelp, il sito di recensioni di ristoranti, che ha twittato la classifica dei migliori hamburger di pollo secondo i suoi utenti.

Secondo il rapporto di luglio di IBISWorld, Chick-fil-A ha il 27,9 per cento del mercato delle catene di pollo fritto, mentre Popeyes ha meno della metà delle quote, il 10 per cento. Per quanto più piccolo, è un rivale interessante, soprattutto per la qualità del suo pollo che piace molto anche ai critici e agli chef stellati; Wylie Dufresne, noto per aver reso popolare la cucina molecolare, lo servì per esempio al suo matrimonio dicendo che «è il pollo più delizioso». La storia si inquadra con la crescita del consumo di pollo, iniziata 20 anni fa: è una carne che costa meno del manzo ed è percepita come più sana e meno dannosa per l’ambiente. Negli Stati Uniti va anche di moda grazie all’attenzione verso la cucina del Sud, dove è un ingrediente fondamentale.

Per questo sempre più catene e ristoranti stanno cercando di valorizzare il pollo: il famoso chef e ristoratore David Chang ha aperto una catena dedicata, Fuku, e Shake Shack, considerata da molti la catena di fast food con gli hamburger migliori, ha introdotto il Chick’n Shack, il suo sandwich di pollo. Nel frattempo Kentucky Fried Chicken, probabilmente il fast food di pollo fritto più famoso al mondo, sta tentando una nuova strada con il Beyond Fried Chicken, alette di pollo e nuggets fatti di “carne impossibile”, quella di origine vegetale. Ha fatto un esperimento mettendoli in vendita in un suo ristorante di Atlanta, martedì scorso, e li ha venduti tutti in cinque ore. KFC c’è anche in Italia, mentre a Milano è arrivata da poco Jollibee, una famosa catena di pollo fritto filippino.

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