(ANSA/ PALAZZO CHIGI/ FILIPPO ATTILI)

Le trattative PD-M5S stanno andando male

Questa notte Zingaretti e Di Maio hanno discusso per quattro ore, senza passi avanti: e ora il M5S non vuole trattare se il PD non accetta Conte come premier

(ANSA/ PALAZZO CHIGI/ FILIPPO ATTILI)

Dopo una notte di trattative tra il segretario del PD Nicola Zingaretti e il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, l’accordo per formare il governo non è ancora stato concluso e tra le due parti rimangono numerose questioni aperte. Questa mattina il Movimento 5 Stelle ha annullato un nuovo incontro previsto per le 11, annunciando che non intende tornare a trattare con il PD fino a che non sarà ufficialmente riconosciuto il ruolo di Giuseppe Conte come capo del futuro governo. In risposta il PD ha fissato un incontro tra i suoi leader per rispondere all’ultimatum oggi alle 16, mentre ha rimandato a domani alle 10 di mattina la direzione nazionale che era prevista per oggi e che avrebbe dovuto dare il via libera definitivo all’accordo.

Di Maio e Zingaretti si sono incontrati ieri sera intorno alle 21, insieme al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al vicesegretario del PD Andrea Orlando. La riunione è durata quattro ore e al termine non sono state diffuse comunicazioni ufficiali. Tra i punti principali ancora da sciogliere ci sarebbe il ruolo di Conte, che il Movimento 5 Stelle vuole a capo del nuovo governo, ma non solo. Secondo fonti del PD i problemi riguarderebbero anche le richieste di Di Maio e il ministero che dovrebbe spettargli, oltre a disaccordi sul programma politico da adottare. Non si sente più parlare invece del taglio dei parlamentari, fino a pochi giorni fa la questione più importante per il Movimento.

PD e Movimento 5 Stelle hanno ancora una giornata per trattare. Oggi pomeriggio alle 16, infatti, cominceranno le nuove consultazioni del presidente della Repubblica che si concluderanno domani quando nel pomeriggio il PD sarà ricevuto dal presidente, seguito a sera dal Movimento 5 Stelle. A quel punto i due partiti dovranno presentare l’accordo sul nome del futuro presidente del Consiglio, sempre che nel frattempo siano riusciti a trovarlo.

In caso contrario ci sono solo due alternative: un voltafaccia improvviso del Movimento che porti alla ricostituzione dell’alleanza con la Lega oppure il ritorno alle elezioni in autunno che, a quanto comunicato informalmente dalla presidenza della Repubblica, sarebbe preceduto dalla nomina di un governo di garanzia incaricato di portare il paese al voto.