(Jan A. Nicolas/picture-alliance/dpa/AP Images)

La Guardia costiera europea si espande parecchio

Nei prossimi dieci anni il suo corpo permanente passerà da 1.700 a 10mila unità, ma non tutti sono soddisfatti

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Il Parlamento Europeo ha approvato oggi in via definitiva nuove misure per rafforzare la Guardia costiera e di frontiera europea, conosciuta anche come Frontex, fra cui un’espansione delle proprie unità dalle 1.700 a 10mila entro il 2027. Frontex è l’agenzia per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea. È stata creata nel 2004 e funziona dal 3 ottobre del 2005, ha sede a Varsavia e collabora con gli stati nazionali soprattutto per la gestione dei migranti. È per questa ragione che il suo ampliamento dice molto di cosa l’Unione Europea intenda fare per gestire i flussi migratori dei prossimi anni.

Nei fatti Frontex coordina la cooperazione fra gli stati membri in materia di gestione e controllo delle frontiere esterne, fornisce assistenza nella formazione professionale delle guardie in servizio, nei controlli, nei pattugliamenti e nella vigilanza. Appoggia inoltre gli stati membri in operazioni comuni di rimpatrio degli immigrati irregolari e mette a disposizione gruppi di intervento rapido, in situazioni eccezionali e urgenti. In questi anni ha fatto anche alcune operazioni di soccorso in mare, ma ha avuto un ruolo tutto sommato marginale durante il picco degli sbarchi in Italia e Grecia.

Da tempo si parlava di espanderne il mandato e le forze operative: con le misure approvate oggi, verrà istituito un nuovo corpo permanente. Il nuovo corpo sarà formato inizialmente da 5mila unità che verranno reclutate entro il 2021, ma entro il 2027 la Commissione intende raggiungere le 10mila unità operative. Le nuove misure aiuteranno inoltre Frontex a gestire le procedure di rimpatrio, ad esempio identificando cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente e assistendo le autorità nazionali nell’ottenere documenti di viaggio. Sarà inoltre potenziata la cooperazione con l’Agenzia europea per l’asilo, per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e la protezione dei dati personali delle persone coinvolte nei rimpatri (quest’ultima è stata una norma richiesta dal Parlamento Europeo).

Ogni paese membro dovrà contribuire con proprie unità alla formazione del corpo permanente, attraverso il distacco a lungo termine di personale operativo: dal 2021 l’Italia, ad esempio, dovrà garantire 33 agenti alla Guardia costiera e di frontiera dell’Unione; il numero aumenterà progressivamente negli anni successivi fino ad arrivare ai 125 previsti per il 2027. La Germania, in totale, nel 2027 fornirà a Frontex 225 agenti, la Francia 170 e la Polonia 100. Mentre gli stati più piccoli, come Malta e Lussemburgo, ne forniranno 6. In totale nel 2027 gli agenti dei vari paesi europei che verranno distaccati alla Guardia costiera e di frontiera europea saranno 1500.

L’ampliamento delle forze di Frontex era una delle principali promesse fatte nell’ultimo anno della presidenza di Jean-Claude Juncker, e dal momento che quella di questi giorni è l’ultima sessione plenaria dell’attuale legislatura, le nuove misure saranno uno degli ultimi lasciti di questo Parlamento.

«Le nuove misure per la Guardia costiera e di frontiera europea rivoluzioneranno la gestione delle frontiere in Europa», ha dichiarato la deputata maltese di centrodestra Roberta Metsola, relatrice della proposta in Parlamento, «avremo anche più strumenti per combattere la criminalità che serviranno a placare le preoccupazioni riguardo alla sicurezza e alla criminalità e aiuteranno la nostra strategia sulla migrazione. I cittadini europei stavano aspettando questo passo».

In realtà l’espansione di Frontex è considerata piuttosto problematica dagli esperti di sicurezza e gestione dei flussi migratori: il punto è che il mandato di Frontex non è ancora chiarissimo, e si sovrappone spesso alle competenze dei vari corpi nazionali: la proposta originale della Commissione Europea dava ancora più poteri a Frontex – come ad esempio la possibilità di intervenire anche senza il permesso dei singoli paesi – ma è stata annacquata perché avrebbe previsto una ulteriore cessione di sovranità da parte degli stati nazionali.

Alcuni hanno criticato le nuove misure perché rischiano di diventare le uniche con cui l’Unione Europea si occuperà della gestione dei flussi migratori nei prossimi anni, dopo  il fallimento del meccanismo dei ricollocamenti di emergenza dei richiedenti asilo e soprattutto della riforma del regolamento di Dublino. «Frontiere fatte di filo spinato e campi profughi faranno anche sentire gli elettori più sicuri, al momento, ma non affrontano le vere cause che stanno dietro alla migrazione», aveva scritto qualche tempo fa Benjamin Ward, viceresponsabile della divisione europea di Human Rights Watch.

Dopo il voto di oggi al Parlamento Europeo, per l’entrata in vigore della legge manca solo l’approvazione formale del Consiglio dell’Unione Europea, che però è data per scontata.

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