La deputata laburista Yvette Cooper davanti al parlamento britannico. (Dan Kitwood/Getty Images)
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  • giovedì 4 aprile 2019

La Camera britannica ha approvato una legge per evitare il “no deal”

Ma ovviamente non servirà di per sé a evitare il "no deal": sta diventando una barzelletta, ma se avete voglia vi spieghiamo anche questa

La deputata laburista Yvette Cooper davanti al parlamento britannico. (Dan Kitwood/Getty Images)

Poco prima della mezzanotte di mercoledì la Camera dei Comuni del Regno Unito ha approvato con un solo voto di maggioranza un disegno di legge per costringere la prima ministra Theresa May a chiedere un’estensione dell’articolo 50 ed evitare che si arrivi al “no deal“, cioè che non venga raggiunto un accordo su Brexit. Il ddl è stato presentato da un gruppo di parlamentari di entrambi gli schieramenti, guidati dal conservatore Oliver Letwin e dalla laburista Yvette Cooper. Era stato preparato in meno di sei ore ed è passato al terzo tentativo, dopo una forte opposizione del governo. Ora dovrà passare alla Camera dei Lord, dove si ritiene possa trovare la maggioranza: ma nonostante le sue intenzioni non basterà a togliere del tutto dal tavolo l’opzione dell’uscita senza accordo.

Hanno votato a favore del disegno di legge i Laburisti e il Partito Nazionale Scozzese (SNP), che hanno detto che le recenti decisioni di May di chiedere un rinvio di Brexit per negoziare un accordo con i Laburisti sono «benvenute», ma che era comunque necessario approvare il ddl come garanzia. Poco prima un altro emendamento Laburista che dava al Parlamento il controllo su una serie di voti indicativi lunedì prossimo era stato bocciato per un solo voto. Quello decisivo è arrivato dallo speaker della Camera John Bercow, che ha dovuto votare perché il risultato era in parità, 310 a favore e 310 contrari: citando i precedenti, ha votato per il “no” come il governo. Una cosa simile era successa l’ultima volta nel 1993 per un voto sul trattato di Maastricht, ha detto Bercow.

L’Unione Europea però ha già detto che non concederà più tempo al Regno Unito. Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha specificato che se l’accordo trovato tra May e l’Unione Europea – quello già bocciato tre volte dal Parlamento britannico – non verrà approvato entro il 12 aprile, le possibilità saranno soltanto due: o il no-deal, quindi l’uscita del Regno Unito dall’UE senza accordo, oppure una proroga più lunga, di diversi mesi e ben oltre le elezioni europee previste per la fine di maggio (cosa che comporterebbe l’organizzazione di elezioni europee anche nel Regno Unito). Di fatto quindi il ddl approvato ieri, qualora diventasse legge, costringerebbe Theresa May a chiedere una proroga prima del 12 aprile, in mancanza del voto dell’accordo: ma che la proroga venga o no concessa dipenderà solo dall’Unione Europea.

Martedì May aveva detto di voler provare a trovare un accordo con il leader dei Laburisti Jeremy Corbyn, che ha incontrato ieri per un primo giro di trattative. I due non possono più cambiare il “Withdrawal Agreement”, la parte legalmente vincolante dell’accordo, che l’Unione Europea ha detto di non voler rinegoziare: May spera però di poter trovare un’intesa per alcune modifiche alla “Dichiarazione politica” che accompagna l’accordo. Due membri del suo governo hanno già annunciato le dimissioni, dicendosi contrari alla nuova strategia della prima ministra: il sottosegretario per il Galles, Nigel Adams, e il sottosegretario per Brexit, Chris Heaton-Harris. Non è detto che May e Corbyn trovino un accordo, ma nel caso porterebbe con ogni probabilità a una Brexit più morbida, osteggiata da un pezzo del Partito Conservatore.

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