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  • sabato 29 dicembre 2018

Come il governo britannico cerca di combattere la propaganda populista online

Con riunioni quotidiane mirate e una "Rapid Response Unit", ma è naturalmente molto complicato

A più di due anni dal referendum su Brexit, non è ancora chiaro cosa succederà nel Regno Unito a partire dal prossimo 29 marzo, quando l’uscita dall’Unione Europea – salvo nuove proroghe – scatterà ufficialmente. La Camera dei Comuni deve ancora approvare l’accordo trovato tra Regno Unito e Unione Europea, ma oggi sembra difficile che accada e quindi l’ipotesi che si svolga un secondo referendum non sembra più così improbabile. A preoccupare la prima ministra Theresa May in questi mesi è anche un altro tema, strettamente collegato a quello di Brexit: la propaganda dei siti di news populisti.

In alcuni casi questi siti sono stati creati attraverso servizi che permettono di proteggere l’identità di chi ha registrato i domini web, e promuovono idee nazionaliste e di estrema destra, a favore di Brexit o contro i musulmani diffondendo anche notizie false. Politico ha dedicato a questo tema un’inchiesta, in cui ha cercato di scoprire chi ci sia dietro e come il governo si stia muovendo per contrastarli.

Uno dei siti di destra che hanno ottenuto maggiore popolarità negli ultimi mesi nel Regno Unito è PoliticalUK.com. Il dominio è stato registrato lo scorso aprile a Scottsdale, in Arizona, negli Stati Uniti, ma il direttore è anonimo, chi scrive si firma con nomi falsi, non ha una pagina per i contatti, non ha nessuna descrizione, ha un account su Twitter ma non una pagina su Facebook.. Dovrebbe essere un sito irrilevante, eppure a poche settimane dalla creazione i suoi articoli hanno avuto una media di 5mila interazioni sui social media, più di quelli di molti giornali nazionali. Il sito pubblica circa otto articoli al giorno, di carattere politico e molto schierati a favore di Brexit, tutti con un altissimo livello di engagement su Facebook. In una sola settimana di novembre trentasei articoli hanno realizzato complessivamente quasi 300mila tra like, condivisioni e commenti, con una media di più di 8mila interazioni per ogni articolo.

Cosa sta facendo il governo

Il governo britannico da alcuni mesi ha creato un’unità speciale, la “Rapid Response Unit”: una squadra di analisti ed esperti di media dedicata esclusivamente all’analisi di questo fenomeno. La squadra monitora le notizie che hanno maggiore diffusione nel paese, le parole più cercate sui motori di ricerca e gli argomenti maggiormente discussi sui social network, e poi elabora un piano per rispondere.

Ogni mattina alle 8 si tiene una riunione, generalmente presieduta dal capo dello staff del governo Gavin Barwell o dalla sua vice JoJo Penn, in cui si discutono le storie virali in quel momento su Internet nel paese, dopodiché alle 8.30 inizia la riunione con la prima ministra Theresa May. Per tre volte durante la giornata la “Rapid Response Unit” invia ai funzionari del governo dei report con le notizie del momento, ma oltre ai giornali tradizionali vengono inclusi sempre più spesso anche siti di propaganda politica di estrema destra come PoliticalUK.co.uk.

La “Rapid Response Unit” ha anche il compito di fare in modo che le notizie ufficiali date dal governo abbiano sulle ricerche di Google un posizionamento migliore di quelle date dai siti di propaganda. Di norma capita il contrario: è successo per esempio ad aprile in seguito ai bombardamenti di Stati Uniti, Francia e Regno Unito in Siria, quando i siti di estrema destra, che riportavano notizie false o parziali, risultavano posizionati meglio delle notizie ufficiali su Google, che apparivano solo dopo 15 pagine nel motore di ricerca.

A quel punto è intervenuta la “Rapid Response Unit”, che ha comprato degli annunci su Google per risultare più in alto su alcune chiavi di ricerca. Gli sforzi del governo britannico per combattere la disinformazione hanno riguardato anche Facebook, dove nella prima settimana di dicembre ha speso 97.000 sterline (poco più di 100mila euro) in campagne pubblicitarie, risultando il maggior soggetto politico per investimenti pubblicitari su Facebook del Regno Unito.

Tutto questo però non sembra bastare. Mentre gli articoli dei siti di propaganda hanno una diffusione enorme, le comunicazioni ufficiali sulle attività del governo difficilmente raggiungono il grande pubblico (tranne quando si tratta di Theresa May che balla goffamente in Kenya). A giugno per esempio il governo aveva annunciato di voler aumentare la spesa per il sistema sanitario nazionale di 20 miliardi di sterline all’anno (circa 22 miliardi di euro), eppure nessuna delle storie virali su Theresa May ne parlava. «Nessuno se n’è accorto», ha detto un ministro del governo a Politico. «È stato solo uno spreco di soldi».

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