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  • martedì 6 novembre 2018

I risultati delle elezioni di metà mandato

Il racconto della nottata elettorale negli Stati Uniti, con le notizie e le storie che sono arrivate minuto per minuto

(Getty Images)

Stanno ormai arrivando gli ultimi risultati delle elezioni statunitensi di metà mandato, man mano che negli ultimi collegi vengono scrutinati i voti. Il quadro però è chiaro: i Democratici si riprenderanno la maggioranza alla Camera con un margine molto ampio, mentre i Repubblicani la consolideranno al Senato, come da previsioni dei sondaggi. È un risultato significativo, che avrà conseguenze sull’agenda legislativa del presidente Donald Trump, che farà parlare della possibilità di impeachment e che quindi condizionerà anche la campagna elettorale per la Casa Bianca nel 2020. Se vai di fretta, clicca qui; altrimenti, qui sotto trovi la cronaca completa.

Il Post ha seguito le elezioni di metà mandato 2018 con un liveblog: da qui in poi ci sono tutti gli aggiornamenti pubblicati nella notte, dal più recente al più vecchio.

09:54 7 Nov 2018

Il Repubblicano Don Young ha vinto l’unico seggio dell’Alaska alla Camera. Per Young, che ha 85 anni, è il 24esimo mandato (ventiquattresimo, sì): fu eletto per la prima volta nel 1973, e da allora ha sempre mantenuto il suo seggio. È ovviamente il deputato in carica da più tempo negli Stati Uniti.

09:41 7 Nov 2018

Il video del discorso del Democratico Beto O’Rourke dopo la sconfitta al Senato in Texas: dopo averlo trasmesso, diversi network americani si sono scusati per quel «I’m so fucking proud of you guys» (lo capite anche senza traduzione, no?).

09:26 7 Nov 2018

Alla Camera, i Democratici hanno ottenuto certamente i 218 seggi necessari per la maggioranza. I Repubblicani sono a 193, e ce ne sono 24 ancora da assegnare.

Al Senato i Repubblicani ne hanno ottenuti 52, uno in più della maggioranza, e i Democratici 45. Ce ne sono ancora tre da assegnare, e almeno uno – il secondo del Mississippi – sarà deciso in un ballottaggio il 27 novembre. I seggi di Montana e Arizona sono ancora incerti, con i candidati Repubblicani in leggero vantaggio.

Dei 36 stati in cui si eleggevano i governatori, 15 sono andati ai Democratici e 18 ai Repubblicani. Tre sono ancora da decidere: Alaska, Georgia e Connecticut.

09:25 7 Nov 2018

CNN prevede che il Democratico Steve Sisloak vincerà l’elezione a governatore del Nevada, precedentemente amministrato dai Repubblicani.

08:56 7 Nov 2018

Trump intanto ha scritto altri tweet per festeggiare quella che giudica una vittoria dei Repubblicani, e che si è sostanzialmente attribuito citando le parole di Ben Stein, un attore e avvocato che stanotte era ospite di Fox News. 

«Soltanto 5 volte negli ultimi 105 anni un presidente in carica ha guadagnato seggi al Senato», scrive Trump senza menzionare la sconfitta alla Camera. «Quest’uomo ha la magia che gli esce dalle orecchie» e «i Repubblicani sono incredibilmente fortunati ad averlo».

08:34 7 Nov 2018

Il governatore Repubblicano (ed ex candidato alle primarie presidenziali) Scott Walker, che correva per un terzo mandato, ha perso contro il Democratico Tony Evers.

08:31 7 Nov 2018

La candidata Jacky Rosen ha battuto il senatore Repubblicano uscente Dean Heller: è il primo seggio che i Democratici hanno sottratto ai Repubblicani stanotte, e potrebbe rimanere l’unico. 

08:04 7 Nov 2018

È il governatore del Wisconsin che fino a un po’ di tempo fa era considerato una promessa del Partito Repubblicano, ma che ridimensionò le sue ambizioni dopo il fallimento della sua candidatura alle primarie del partito del 2016. Walker è candidato al suo terzo mandato come governatore, ma con lo scrutinio molto avanti è leggermente indietro rispetto al Democratico Tony Evers.

08:01 7 Nov 2018

È Angus King, in carica dal 2013, che come Bernie Sanders è comunque affiliato al Partito Democratico.

07:59 7 Nov 2018

Un seggio del Senato del Mississippi è andato al Repubblicano uscente Roger Wicker, ma ce n’era un altro in ballo, in un’elezione speciale, perché il precedente senatore si è dimesso. Né la candidata Repubblicana Cindy Hyde-Smith né quello Democratico Mike Epsy hanno raggiunto il 50 per cento dei voti (c’era un altro candidato Repubblicano), e quindi si procederà con un ballottaggio, il prossimo 27 novembre. Almeno uno dei 100 seggi del Senato, quindi, sarà assegnato soltanto tra una ventina di giorni.

07:54 7 Nov 2018

L’elezione per il governatore della Georgia era una delle più attese, tra quelle locali. Con lo scrutinio quasi ultimato, il Repubblicano Brian Kemp – accusato di aver limitato l’accesso al voto delle minoranze come segretario di Stato della Georgia – è in vantaggio di quasi tre punti sulla Democratica Stacey Abrams, una delle politiche emergenti più seguite di queste elezioni. Abrams però si è appena rifiutata di riconoscere la sconfitta, in attesa della fine dello scrutinio. Perché la vittoria sia valida, infatti, Kemp deve superare il 50 per cento dei voti (c’era un terzo candidato indipendente, quindi non è scontato ci riesca), altrimenti si deve procedere a un ballottaggio.

07:50 7 Nov 2018

Praticamente dappertutto si stanno ancora contando i voti, ma molte competizioni sono già decise. Rimane da capire esattamente in quanti seggi consisterà la maggioranza alla Camera dei Democratici, dove dovrebbero avere un ampio margine, e quanti senatori in più avranno i Repubblicani: 51 sono già sicuri, e ne arriverà sicuramente qualcun altro.

I risultati attesi sono quelli per il seggio del Senato in Montana, dove il Democratico uscente Jon Tester è molto vicino al Repubblicano Matt Rosendale. Sempre per il Senato, si aspettano i risultati di Arizona e Nevada, dove sono in vantaggio i candidati Repubblicani (entrambi erano precedentemente occupati da Repubblicani).

Per quanto riguarda i governatori, per assegnare il Nevada, l’Alaska, il Wisconsin e il Connecticut devono ancora arrivare risultati più definitivi. 

06:53 7 Nov 2018

Con la vittoria di Josh Howley, contro la Democratica uscente Claire McCaskill. Il Missouri è il terzo stato in cui i Repubblicani hanno ottenuto un seggio al Senato precedentemente controllato dai Democratici, dopo Indiana e North Dakota.

06:48 7 Nov 2018

Ha vinto Janet Mills (il precedente governatore era il Repubblicano Paul LePage, che non si è ricandidato). È il quinto stato a passare da Repubblicano a Democratico, dopo il Kansas, il New Mexico, il Michigan e l’Illinois.

06:43 7 Nov 2018

Alcuni media hanno assegnato il seggio al Senato della Florida al Repubblicano Rick Scott, ex governatore, che ha annunciato la sua vittoria su Twitter. Il margine sul Democratico Bill Nelson è comunque molto ristretto, e le principali reti televisive non l’hanno ancora assegnato. Quello della Florida era uno dei seggi più in bilico, e Nelson era dato per favorito dalle previsioni: sarà una delle vittorie su cui i Repubblicani insisteranno di più nel tentativo di presentare le elezioni come un successo.

06:29 7 Nov 2018

• I Democratici hanno riconquistato il controllo della Camera con un ampio margine, e i Repubblicani hanno consolidato la loro maggioranza al Senato, nelle elezioni di metà mandato che si sono tenute martedì.

• Era il risultato previsto da tutti i sondaggi: per sapere concretamente quanti seggi hanno ottenuto i due partiti, bisognerà aspettare però ancora qualche ora, forse qualche giorno. Alla Camera, comunque, si prevede che i Democratici possano aver ottenuto fino a 35 seggi in più di quanti ne avevano prima: per la maggioranza ne servivano 23. 

• Complessivamente è un risultato positivo per i Democratici, meno per i Repubblicani. Trump però ha già parlato di «incredibile successo», per i risultato del Senato (in cui però i Repubblicani partivano molto avvantaggiati, visto che erano i Democratici a dover difendere la maggior parte dei 35 seggi in ballo).

• Beto O’Rourke, il candidato Democratico al Senato per il Texas, che secondo le ultime previsioni aveva qualche possibilità di ottenere una sorprendente vittoria contro il Repubblicano Ted Cruz, ha perso. Ci è andato comunque molto vicino, ed è probabile che sentiremo presto parlare di nuovo di lui.

• Tra i Democratici sono state elette la più giovane deputata di sempre (Alexandria Ocasio-Cortez, a New York) e la prima deputata musulmana nella storia degli Stati Uniti (Rashida Tlaib, in Michigan). Più in generale, secondo le prime stime le donne hanno composto il 52 per cento dell’elettorato e hanno votato per i candidati Democratici in gran maggioranza (+20%). Mai così tante donne si erano candidate a un’elezione, e il risultato è che per la prima volta alla Camera ci saranno più di 100 deputate.

• Si è votato anche per altre elezioni importanti che non riguardavano il Congresso, per esempio per un referendum – approvato – sull’uso ricreativo della marijuana in Michigan, e per i governatori di 36 stati. In Florida, Georgia e Ohio, gli stati più importanti in ballo, hanno vinto i candidati dei Repubblicani, che già governavano; in Illinois, Kansas, New Mexico e Michigan, dove governavano i Repubblicani, hanno vinto i candidati dei Democratici.

06:18 7 Nov 2018

Li ha messi insieme Chris Cillizza di CNN:

1) Sono state elezioni in cui sono state elette decine di nuove parlamentari donne, che sono state importanti soprattutto per il coinvolgimento dell’elettorato Democratico.

2) Gli exit poll dicono che circa due terzi degli elettori hanno considerato il loro voto come un voto su Donald Trump: le elezioni di metà mandato sono quasi sempre, almeno in parte, un referendum sul presidente.

3) Mitch McConnell, leader della maggioranza Repubblicana al Senato, ha gestito molto bene una situazione in cui, per un breve periodo qualche mese fa, sembrava che i Democratici potessero riconquistare anche il controllo del Senato. McConnell, dice Cillizza, non si è fatto prendere dal panico e ha contribuito alle importanti vittorie del suo partito in Florida, Indiana, North Dakota, Tennessee e Texas. I Repubblicani hanno guadagnato seggi al Senato in una situazione per certi versi molto favorevole, visto che erano i Democratici a dover difendere la maggior parte dei seggi in ballo, ma che vedeva una notevole inerzia favorevole ai Democratici a livello nazionale.

4) Il Democratico Sherrod Brown ha ottenuto il suo terzo mandato come Senatore dell’Ohio: era previsto ma non scontato, visto che Trump aveva vinto nello stato due anni fa, e in un’area geografica – il Midwest – che i Democratici devono riconquistare se vogliono tornare alla Casa Bianca. Brown è considerato un populista di sinistra, e secondo Cillizza i Democratici «dovrebbero ascoltarlo di più».

5) La campagna elettorale per le presidenziali del 2020 è cominciata oggi. Secondo Cillizza sarebbe strano se le Democratiche Kirsten Gillibrand e Amy Klobuchar, entrambe rielette al Senato, non si candidassero alle primarie.

6) Tutti gli “astri nascenti” dei Democratici hanno perso: Beto O’Rourke al Senato in Texas, Andrew Gillum e Stacey Abrams come governatori in Florida e Georgia. Tra quelli che potrebbero prenderne il posto, Cillizza vede Gretchen Whitmer, eletto governatore in Michigan, e Jared Polis, nuovo governatore del Colorado (e primo uomo apertamente gay a governare uno stato). O’Rourke, in ogni caso, potrebbe sfruttare la sua sconfitta inaspettatamente di misura in Texas per candidarsi alle primarie Democratiche nel 2020.

05:52 7 Nov 2018

La Democratica Alexandria Ocasio-Cortez, eletta alla Camera nel 14esimo distretto di New York, sul palco della festa elettorale organizzata nel Queens. ((DON EMMERT/AFP/Getty Images)

05:44 7 Nov 2018

Tra le molte elezioni locali, in Alabama è stata approvata una legislazione statale – per ora principalmente simbolica – per “riconoscere e sostenere la santità della vita prima della nascita e i diritti dei bambini non ancora nati, incluso quello alla vita”. L’aborto rimane comunque legale, come previsto dalla nota sentenza della Corte Suprema conosciuta come Roe v. Wade.

05:38 7 Nov 2018

Come ampiamente previsto, nel 12esimo distretto della California è stata rieletta la Democratica Nancy Pelosi, ex speaker della Camera che probabilmente verrà nuovamente nominata per l’incarico.

05:38 7 Nov 2018

Con la fine della campagna elettorale, ci si aspetta di avere a breve novità sull’indagine condotta dal procuratore speciale Robert Mueller sulle interferenze della Russia nelle elezioni del 2016, sulla presunta collaborazione del comitato Trump e sulla possibilità che Trump abbia cercato di ostacolare la giustizia. Per una prassi della politica statunitense, salvo casi eccezionali le indagini federali non producono gesti pubblici eclatanti – arresti, interrogatori, diffusione di documenti – nelle settimane che precedono un’elezione: molti giornalisti americani pensano che sia il caso di aspettarsi novità da un giorno all’altro.

05:32 7 Nov 2018

In Minnesota, dove la senatrice uscente Tina Smith ha vinto anche il secondo seggio in ballo; nello stato di Washington, dove ha vinto Maria Cantwell, a sua volta senatrice uscente; e in Michigan, dove ha vinto Debbie Stabenow: anche lei senatrice uscente.

05:28 7 Nov 2018

Il direttore di FiveThirtyEight Nate Silver dice che le sue fonti consigliano di non aspettarsi un risultato definitivo per il seggio del Senato della Florida, dove potrebbe esserci un riconteggio dei voti nei prossimi giorni.

05:25 7 Nov 2018

La corrispondente dalla Casa Bianca del New York Times Maggie Haberman nota che l’amministrazione statunitense sta cercando di presentare i risultati elettorati come un successo sopra le aspettative, perché almeno una delle due camere è rimasta ai Repubblicani e perché in Florida ha vinto DeSantis, un candidato molto vicino e legato a Trump. 

05:20 7 Nov 2018

I media americani hanno già assegnato il seggio al Senato della California alla Democratica Dianne Feinstein, e quello delle Hawaii alla compagna di partito Mazie Hirono. Entrambi erano seggi più che sicuri: Hirono era la senatrice uscente, e addirittura Feinstein sfidava un altro candidato Democratico, Kevin de Leon.

05:18 7 Nov 2018

Trump ha scritto un tweet, il primo in cui commenta i risultati elettorali, e parla di “incredibile successo”.

05:14 7 Nov 2018

Ha battuto il Democratico Andrew Gillum, afroamericano, in una delle elezioni locali più rilevanti di queste elezioni, rimasta incerta fino all’ultimo. DeSantis è molto vicino a Trump e alla sua famiglia. 

Per il seggio al Senato, il Repubblicano Rick Scott (il precedente governatore) è avanti sul Democratico uscente Bill Nelson, ma il margine è ancora troppo ravvicinato perché il seggio sia assegnato.

05:05 7 Nov 2018

È raro che le due camere del Congresso si muovano in direzioni “diverse”: successe solo nel 1982, nel 1970 e nel 1962. Almeno nel caso di quest’anno, però, si spiega col fatto che i Democratici dovevano difendere la maggior parte dei seggi in ballo al Senato. 

Le prime midterm di Obama, nel 2010, furono un disastro per i Democratici, che persero 63 seggi alla Camera (perdendo la maggioranza) e 6 al Senato (mantenendola per un pelo). La seconda volta, nel 2014, persero 13 seggi alla Camera (già controllato dai Repubblicani) e 9 al Senato (dove persero la maggioranza).

05:00 7 Nov 2018

Ora lo prevedono anche ABC e CNN.

04:56 7 Nov 2018

Il responsabile delle previsioni elettorali del New York Times ci tiene a ricordare che le cose sono andate come dicevano i sondaggi.

04:55 7 Nov 2018

Il Democratico Gretchen Whitmer ha vinto in Michigan, uno stato precedentemente governato dai Repubblicani. La Democratica Michelle Lujan Grisham ha vinto in New Mexico. Il Repubblicano Mike DeWine ha vinto in Ohio, già governato dal suo partito. 

04:29 7 Nov 2018

Dopo Mitt Romney per lo Utah e Ted Cruz per il Texas, è stato assegnato ai Repubblicani anche il seggio del North Dakota, dove Kevin Cramer ha battuto la Democratica uscente Heidi Heitkamp. I principali media americani quindi prevedono che i Repubblicani manterranno il controllo del Senato.

04:15 7 Nov 2018

E quindi Beto O’Rourke ha perso: era una delle competizioni più osservate e raccontate dai media. Per qualche ora, stanotte, era sembrato che i Democratici potessero ottenere una vittoria inaspettata in uno stato storicamente conservatore.

04:08 7 Nov 2018

Continuano ad arrivare notizie di seggi alla Camera che appartenevano ai Repubblicani e che stasera sono stati vinti dai Democratici. Nel secondo distretto della Virginia, la Democratica Elaine Luria ha battuto Scott Taylor dei Repubblicani. Nel 2016 lo stesso distretto aveva votato in maggioranza per Trump. Prima delle elezioni, il centro studi Cook aveva stimato che questo seggio sarebbe stato indicativo delle speranze dei Democratici di ottenere la Camera.

04:06 7 Nov 2018

Quelli già assegnati dai principali media americani sono:

• Democratici: Andrew Cuomo – New York (u); Tom Wolf – Pennsylvania (u); Jared Polis – Colorado; Gina Raimondo – Rhode Island (u); J.B. Pritzker – Illinois; Laura Kelly – Kansas.

• Repubblicani: Greg Abbott – Texas; Mark Gordon (u) – Wyoming; Kevin Stitt – Oklahoma; Asa Hutchinson – Arkansas (u); Bill Lee – Tennessee; Kay Ivey – Alabamaa (u); Henry McMaster – South Carolina (u); Larry Hogan – Maryland (u); Charlie Baker – Massachusetts (u).

I nomi con la (u) sono i governatori uscenti che sono stati rieletti.

In Florida e in Georgia, due delle competizioni più osservate dai media, sono avanti i Repubblicani, ma è ancora troppo presto perché vengano assegnati.

Gli stati che per ora hanno cambiato partito sono l’Illinois e il Kansas, entrambi passati ai Democratici.

04:01 7 Nov 2018

Ve lo ricordate Mitt Romney? È appena stato eletto senatore nello Utah, con il Partito Repubblicano. Non sarà un voto scontato per Trump.

03:54 7 Nov 2018

I Democratici hanno sottratto altri tre seggi della Camera che erano controllati dai Repubblicani in Florida, Michigan e Minnesota: ora sono a circa una quindicina di seggi di distanza dal controllo della Camera.

03:51 7 Nov 2018

Alexandria Ocasio-Cortez, candidata Democratica alla Camera nel 14esimo distretto di New York, è la più giovane donna mai eletta al Congresso. Di Ocasio-Cortez si era parlato molto qualche settimana fa per la sua inaspettata vittoria alle primarie Democratiche nel suo distretto – tra il Queens e il Bronx – in cui aveva battuto uno storico politico del suo partito. L’elezione di Ocasio-Cortez era praticamente certa, visto il passato elettorale del distretto.

03:48 7 Nov 2018

Un altro seggio sottratto dai Democratici ai Repubblicani in Pennsylvania: l’ha vinto il deputato Conor Lamb, che ha sconfitto un suo collega Repubblicano (le autorità della Pennsylvania avevano ridisegnato i confini elettorali, fondendo due seggi in uno).

03:46 7 Nov 2018

Anche il New York Times si sbilancia e prevede con sicurezza che i Democratici prenderanno la maggioranza alla Camera, mentre i Repubblicani la manterranno al Senato.


03:44 7 Nov 2018

ABCNews e NBCNews assegnano l’elezione per il governatore del Colorado a Jared Polis: è il primo governatore maschio apertamente gay nella storia degli Stati Uniti. 

03:38 7 Nov 2018

Fox News prevede che i Democratici otterranno il controllo della Camera. Prendetela con le molle, ma davvero: sono i primi a fare un annuncio del genere, e lo spoglio in molti posti cruciali è ancora indietro.

03:33 7 Nov 2018

Mentre lo scrutinio prosegue, e siamo ormai a diversi milioni di voti contati, il Democratico Beto O’Rourke rimane in leggero vantaggio sul Repubblicano Ted Cruz: di un paio di punti. È ancora presto, ma sembra che potrebbe essere un’elezione decisa per poco, e questo sarebbe comunque un risultato sorprendente per O’Rourke in uno stato conservatore come il Texas.

03:25 7 Nov 2018

Chris Cillizza di CNN spiega che Phil Bredesen era il miglior candidato possibile per i Democratici in Tennessee, e ciononostante ha perso: «questo prova che nessun Democratico può vincere un’elezione al Senato in Tennessee».

03:25 7 Nov 2018

I Democratici hanno vinto altri due seggi della Camera che erano controllati dai Repubblicani, in Pennsylvania e Colorado. Per controllare l’intera camera, gliene mancano una ventina.

03:14 7 Nov 2018

I nuovi seggi considerati così certi che sono già stati assegnati dai principali media americani sono:

Democratici: Joe Manchin – West Virginia; Kirsten Gillibran – New York; Amy Klobuchar – Minnesota; Martin Heinrich – New Mexico; Tammy Baldwin – Wisconsin.

• Repubblicani: John Barnasso – Wyoming; Marsha Blackburn – Tennessee.

La notizia principale, però, è che diversi media hanno assegnato l’Indiana al Repubblicano Mike Braun: è una pessima notizia per i Democratici, visto che il loro candidato Joe Donnelly era il senatore uscente. 

Manchin invece è il Democratico che ha votato in favore della conferma di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, una decisione molto contestata all’interno del suo partito. Manchin lo aveva fatto proprio per essere rieletto al Senato in uno stato molto conservatore.

03:13 7 Nov 2018

Come ampiamente previsto, Andrew Cuomo è stato rieletto a governatore dello stato di New York.

03:11 7 Nov 2018

I candidati dei Democratici in Florida sono leggermente indietro, sia al Senato che per il posto da governatore, ma un referendum locale appoggiato dai Democratici è andato a buon fine: gli elettori hanno deciso con un referendum di restituire il diritto di voto a un milione e mezzo di persone condannate in passato per vari reati – a parte omicidi e reati sessuali – che hanno scontato la loro pena.

03:05 7 Nov 2018

Quello di Joe Manchin in West Virginia era uno dei seggi più complicati da conservare per i Democratici al Senato, vista la larghissima vittoria ottenuta da Trump nel 2016. Pare ci siano riusciti.

03:05 7 Nov 2018

L’impressione generale di diversi osservatori è che i Repubblicani stiano andando un filo meglio di quanto preventivato: i Democratici probabilmente perderanno un seggio cruciale in Indiana al Senato, cosa che renderebbe quasi impossibile ottenerne il controllo, e stanno andando peggio del previsto in alcune corse locali. Per adesso però sono ancora in ballo nelle due elezioni in Florida – il seggio al Senato e l’incarico di governatore – e soprattutto in Texas, dove Beto O’Rourke è sorprendentemente davanti al senatore uscente Ted Cruz di una manciata di punti.

È ancora troppo presto, comunque, per farsi un’idea di come si metteranno le cose nelle prossime ore.

02:56 7 Nov 2018

Fra pochi minuti chiudono i seggi in diversi altri stati: Arizona, Colorado, Louisiana, gli ultimi seggi in Kansas e Michigan, Minnesota, Nebraska, New Mexico, New York, gli ultimi seggi in North Dakota, South Dakota e Texas, e tutti i seggi in Wisconsin e Wyoming.

02:49 7 Nov 2018

Se vi eravate appassionati alla storia della pilota di caccia candidata coi Democratici: ha perso.

02:46 7 Nov 2018

Una cosa importante da tenere a mente è che 33 dei 35 seggi del Senato rinnovati a questo giro furono assegnati nel 2012 (il mandato dura sei anni), quando Obama venne rieletto alla presidenza e i Democratici ottennero un ottimo risultato, sottraendo due seggi ai Repubblicani. È per questo che per i Democratici queste elezioni al Senato sono complicate: devono difendere 26 seggi, e i Repubblicani soltanto 9 (i due rimanenti sono elezioni suppletive). Per guadagnare seggi al Senato – dove attualmente i Democratici hanno 49 voti – non basterebbe un ottimo risultato: servirebbe una vittoria travolgente sui Repubblicani. Per questo i Repubblicani potrebbero guadagnare seggi anche in caso di una nottata complessivamente non troppo esaltante.

02:43 7 Nov 2018

Le cose si stanno mettendo male per Stacey Abrams, la candidata Democratica all’incarico di governatore in Georgia. I sondaggi la davano alla pari con il candidato Repubblicano, Brian Kemp, ma siamo a un decimo dello spoglio e Abrams è molto molto indietro.

02:40 7 Nov 2018

Rispetto alla cosa che dicevamo poco fa sugli sbalzi nel modello predittivo di FiveThirtyEight: il direttore del sito, Nate Silver, dice che si sta comportando in modo eccessivamente “aggressivo”, ma è vero che i Democratici hanno bisogno di cominciare a vincere in seggi occupati dai Repubblicani per concretizzare le loro speranze di conquistare la maggioranza alla Camera. 

02:38 7 Nov 2018

I principali media americani hanno assegnato quelli che erano considerati molto sicuri già prima delle elezioni:

Democratici: Tim Kaine – Virginia; Sherrod Brown – Ohio; Elizabeth Warren – Massachusetts; Ben Cardin – Maryland; Bob Casey – Pennsylvania; Sheldon Whitehouse – Rhode Island; Chris Murphy – Connecticut; Tom Carper – Delaware; Bob Mendenez – New Jersey.

Indipendenti: Bernie Sanders – Vermont.

• Repubblicani: i media americani non hanno ancora assegnato nessun seggio al Senato ai Repubblicani. Ma per loro arrivano risultati incoraggianti in Indiana, dove al 40 per cento dei voti contati Mike Braun è in vantaggio di diversi punti sul Democratico uscente Joe Donnely, che era dato per favorito dalle previsioni. In Florida, con lo scrutinio a buon punto, il Repubblicano Rick Scott è di pochissimo avanti rispetto al Democratico Bill Nelson, senatore uscente. 

I voti contati in Texas, probabilmente la sfida più attesa di queste elezioni, tra il Democratico Beto O’Rourke e il Repubblicano Ted Cruz, sono pochissimi. Ma c’è qualche piccolo e prematuro segnale incoraggiante per O’Rourke.

Altri risultati molto attesi sono quelli dell’Arizona, dove la Democratica Kyrsten Sinema era data per favorita sulla Repubblicana Martha McSally per il seggio lasciato vacante dal Repubblicano Jeff Flake. I primissimi dati segnalano però possibili sorprese.

02:31 7 Nov 2018

In Illinois, NBC News ha assegnato l’elezione per l’incarico di governatore all’imprenditore Jay Robert Pritzker, candidato coi Democratici. Pritzker avrebbe sconfitto il governatore uscente Bruce Rauner, Repubblicano.

02:29 7 Nov 2018

Era atteso, ma c’è un altro risultato significativo: è stata eletta la prima donna musulmana alla Camera nella storia degli Stati Uniti. Si chiama Rashida Tlaib, è stata eletta con il Partito Democratico in Michigan. È molto di sinistra, ha corso praticamente senza veri avversari.

02:24 7 Nov 2018

Sembra che in Indiana il senatore uscente Democratico Joe Donnelly stia andando molto male: a un terzo del seggio è indietro di circa 15 punti rispetto al suo sfidante Repubblicano, Mike Braun, e sta prendendo meno voti del 2012 in alcune contee cruciali.

02:23 7 Nov 2018

Il modello statistico del sito FiveThirtyEight calcola in tempo reale le probabilità di ogni partito di ottenere la maggioranza alla Camera e al Senato, basandosi sui dati reali degli scrutini ma pesandoli con le proiezioni di ABC News e simulando, sulla base di questi, i dati che mancano ancora contea per contea. Negli ultimi minuti sono aumentate molto le possibilità dei Repubblicani di conservare la loro maggioranza sia alla Camera che al Senato (anche se le due situazioni, come ampiamente previsto, sono molto diverse).

02:09 7 Nov 2018

Stanno arrivando i primissimi risultati dal Texas: lo spoglio è al 13 per cento, e O’Rourke è dato abbastanza avanti (occhio, è ancora molto presto).

02:08 7 Nov 2018

NBC News segnala un altro seggio alla Camera sottratto dai Democratici ai Repubblicani: il 27esimo della Florida, vinto da Donna Shalala. Era molto favorita. Ricordiamolo: per ottenere la maggioranza alla Camera i Democratici devono sottrarre ai Repubblicani 23 seggi, mantenendo quelli che già controllano.

02:07 7 Nov 2018

Si sono chiusi i seggi in Ohio e i network statunitensi – sulla base dei sondaggi e dei loro dati raccolti oggi ai seggi: lo scrutinio deve ancora iniziare – danno per scontata la vittoria in Ohio di Sherrod Brown, senatore uscente per i Democratici che cercava la rielezione. La rielezione di Brown era attesa, ma non è un risultato indifferente: l’Ohio ha votato nettamente per Trump due anni fa, e i senatori Democratici uscenti in stati che hanno votato per Trump si trovano in situazioni ben più incerte. Brown è bianco e ha posizioni più di sinistra del resto del partito: è considerato uno dei senatori Democratici più abili nel rappresentare le istanze della classe media.

02:02 7 Nov 2018

Vi ricordate di Kim Davis? È la funzionaria della contea di Rowan, in Kentucky, che nel 2015 si rifiutò di rilasciare le licenze di matrimonio ad alcune coppie gay dicendo di agire «sotto l’autorità di Dio». La sua carica è elettiva: e Davis non è stata rieletta (nel 2014 si era candidata, vincendo, con i Democratici). 

01:59 7 Nov 2018

I seggi alla Camera sono tantissimi (435) ed è facile perdersi tra quelli che vengono assegnati man mano. Il decimo della Virginia – che comprende una zona periferica di Washington D.C. – però è più importante di altri perché era uno di quelli che i Democratici avrebbero dovuto più facilmente sottrarre ai Repubblicani. È andata così: ha vinto la Democratica Jennifer Wexton, contro la Repubblicana uscente Barbara Comstock. Con il 60 per cento dei voti contati, Wexton è al 58,7 per cento.

01:57 7 Nov 2018

Alle 2 chiudono i seggi in un mucchio di stati, di cui probabilmente sapremo qualcosa fra le 3 e le 4: Alabama, Connecticut, Delaware, gli ultimi seggi in Florida, Illinois, gran parte del Kansas, Maine, Maryland, Massachusetts, gran parte del Michigan, Mississippi, Missouri, gli ultimi seggi in New Hampshire, New Jersey, alcune contee in North Dakota, Oklahoma, Pennsylvania, Rhode Island, alcune contee in South Dakota, Tennessee e buona parte del Texas.

01:40 7 Nov 2018

• Nel corso della prossima ora dovremmo avere le idee più chiare sui due voti in Florida – per il governatore e il seggio del Senato – e anche sul seggio del Senato in palio in Indiana, dove dai primi risultati il Democratico uscente Joe Donnelly sembra più indietro del previsto.

• In alcuni posti molto seguiti dagli osservatori, i risultati stanno arrivando con grande lentezza: è il caso della Georgia, dove dopo 40 minuti lo spoglio non ha ancora superato l’1 per cento.

• Si comincerà anche a fare i conti di quanti seggi serviranno ai Democratici per ottenere la Camera: per ora non ne sappiamo moltissimo. Nel sesto distretto del Kentucky – segnalato da molti come significativo per le speranze dei Democratici – siamo a metà dello spoglio e la candidata Democratica ha un sottilissimo vantaggio.

01:26 7 Nov 2018

Fra pochi minuti chiuderanno i seggi in Ohio, North Carolina e West Virginia: sarà interessante capire come hanno votato certi distretti in Ohio – uno stato che nel 2016 votò a sorpresa per Trump – e se il senatore Democratico Joe Manchin riuscirà a mantenere il suo seggio in uno stato in cui Trump staccò Clinton di 42 punti.

01:26 7 Nov 2018

Si sta iniziando a fare sul serio, ma molti giornalisti americani sono ancora piuttosto rilassati: come Matthew Yglesias di Vox, che sta commentando le forme più buffe dei distretti elettorali.

01:20 7 Nov 2018

In Florida lo spoglio sta procedendo piuttosto rapidamente: siamo al 15 per cento e al momento i due candidati Democratici rispettivamente per il Senato e per l’incarico di governatore – Bill Nelson e Andrew Gillum – sono avanti di qualche punto. Occhio però, la Florida è lo stato tradizionalmente più conteso fra Democratici e Repubblicani.

01:11 7 Nov 2018

Il complicato e lungo processo che ha portato alla conferma del giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema è stato secondo la maggior parte degli analisti quello che ha influenzato più elettori, soprattutto per quanto riguarda l’entusiasmo suscitato nelle basi dei due partiti. Il violento scontro tra Democratici e Repubblicani ha diviso ulteriormente l’elettorato, ma chi ci ha guadagnato di più in termini elettorali sono stati, secondo i sondaggi, soprattutto i Repubblicani, la cui base ha ritrovato nuove motivazioni per andare a votare.

L’economia in ottima salute degli Stati Uniti è un altro tema che ha favorito Trump, che però ha deciso di insistere molto nelle ultime settimane sul tema dell’immigrazione clandestina, dando molto risalto mediatico alla carovana di migranti in viaggio verso gli Stati Uniti dal Centro America. Nella maggior parte dei casi, i candidati Democratici degli stati di confine hanno dovuto adattarsi a questa agenda imposta dalla Casa Bianca.

Tra i temi su cui hanno insistito i Democratici, i più rilevanti sono stati l’assistenza sanitaria, importante soprattutto per i segmenti più poveri della popolazione, e il controllo delle armi. Ma in ciascun distretto e in ciascuno stato, in realtà, i candidati hanno adattato il proprio messaggio sulle questioni locali. Un Democratico del Mississippi, è bene ricordarlo, propone normalmente un’agenda molto più conservatrice di un compagno di partito dello stato di New York, e lo stesso discorso – all’opposto – vale per i Repubblicani che si candidano in stati tradizionalmente progressisti.

01:03 7 Nov 2018

I seggi hanno appena chiuso in Vermont e Virginia, ma CNN prevede che due noti leader dei Democratici che si erano presentati nei due stati – Bernie Sanders e Tim Kaine, l’ex candidato vicepresidente con Hillary Clinton – siano stati rieletti per un nuovo mandato al Senato.

00:56 7 Nov 2018

Nate Cohn, l’esperto di sondaggi del New York Times, ha appena twittato che l’affluenza sembra «molto più alta di quanto chiunque potesse immaginare». Ci vorrà ancora un po’ di tempo per trarre qualche conclusione più solida.

00:53 7 Nov 2018

Fra dieci minuti chiuderanno i seggi in Florida e Georgia, dove bisognerà tenere d’occhio soprattutto le elezioni del governatore. In Florida è dato per leggero favorito il Democratico Andrew Gillum, che in caso di vittoria diventerebbe il primo governatore afroamericano nella storia dello stato. In Georgia, se la gioca la Democratica Stacey Abrams, che potrebbe diventare la prima governatrice afroamericana nella storia degli Stati Uniti. I sondaggi danno i candidati in entrambi gli stati praticamente pari.

00:52 7 Nov 2018

Piccolo esempio del perché è presto per prendere sul serio i voti contati finora: pochi minuti dopo la chiusura dei seggi, nel sesto distretto della Camera in Kentucky la Democratica Amy McGrath era indietro di molti punti. Ora, con diecimila voti contati, ha superato il Repubblicano Andy Barr. Ma di nuovo: siamo all’1% dei voti contati in uno solo dei 435 seggi in ballo, seppur più rilevante di altri. È ancora prestissimo, se ne parla perché per ora c’è poco altro da dire.

00:49 7 Nov 2018
00:44 7 Nov 2018

I principali giornali hanno assegnato il primo seggio della Camera ai Repubblicani. Nel quinto distretto del Kentucky, nonostante lo spoglio sia iniziato da poco, il Repubblicano Harold Rodgers ha circa 60 punti di vantaggio sul suo avversario Democratico, Kenneth Stepp.

Nessuna sorpresa: per FiveThirtyEight, i Repubblicani avevano il 99,99 per cento di probabilità di ottenere il seggio.

00:33 7 Nov 2018

La prima, dei seggi della Camera in bilico, e di quelli che secondo i sondaggi tendono verso i Democratici o i Repubblicani. Quelli, cioè, che verranno osservati con più attenzione: sono 75, secondo il New York Times.

La seconda, sui 35 seggi del Senato. A sinistra sono quelli attualmente occupati dai Democratici, la stragrande maggioranza; a destra, quelli occupati da Repubblicani. In giallo ci sono quelli considerati in bilico, quelli colorati di azzurro o di rosso chiaro sono quelli che tendono rispettivamente verso i Democratici e i Repubblicani. In blu e in rosso, quelli considerati sicuri per i due partiti.

(entrambe le mappe sono del New York Times)

00:28 7 Nov 2018

Intanto è arrivato il primo risultato di queste elezioni. A Guam, un territorio oltremare degli Stati Uniti dove abitano circa 160mila persone, ieri si è votato per il nuovo governatore. Ha vinto la Democratica Lou Leon Guerrero, che ha battuto il vicegovernatore Ray Tenorio, Repubblicano.

00:25 7 Nov 2018

I corrispondenti televisivi dalla Casa Bianca, visti dall’altra parte. (Mark Wilson/Getty Images)

00:17 7 Nov 2018

CNN intanto ha mostrato i primissimi risultati del sesto distretto del Kentucky, quello di cui vi abbiamo parlato poco fa in cui è candidata la Democratica Amy McGrath, e del seggio del Senato in ballo in Indiana. Si tratta però di poche centinaia di voti contati, pochissimi per trarre conclusioni. 

00:13 7 Nov 2018

Una delle prime cose da tenere a mente quando si parla delle elezioni per la Camera statunitense è che i 435 seggi sono assegnati attraverso altrettanti distretti elettorali in cui è diviso il territorio nazionale. Questi distretti differiscono per dimensioni, popolazione, composizione etnica e ricchezza, ma anche per forma: ciascuno, infatti, ha confini decisi a tavolino che disegnano spesso forme strane e contorte, fatte di prolungamenti e insenature, apparentemente senza un senso logico. Apparentemente, perché in realtà da secoli il disegno dei distretti elettorali si è intrecciato con la pratica del “gerrymandering”. Significa, in breve, disegnare la mappa di un distretto in modo da favorire un partito politico. La decisione sui confini di un distretto spetta a organi diversi, a seconda dello stato: spesso è il Congresso locale a deciderli, con l’approvazione del governatore, ma in diversi stati c’è una commissione bipartisan o indipendente.

Nonostante sia un processo istituzionalizzato e pubblico, il disegno dei confini dei distretti è ancora molto spesso oggetto di gerrymandering. Può avvenire con diverse strategie: per esempio raggruppando tutti gli isolati e i quartieri in cui vivono prevalentemente elettori Repubblicani, oppure dividendo una zona ricca di elettori conservatori in più distretti, in modo che contino di meno, oppure costringendo un candidato molto forte a candidarsi in un distretto che non comprende il territorio in cui è più popolare, indebolendolo. Dato che nel sistema elettorale statunitense il candidato che prende un voto in più nel distretto ottiene il seggio, è una pratica che si è rivelata efficace in innumerevoli casi, e che quindi entrambi i partiti hanno sfruttato a proprio vantaggio. Questo schema aiuta meglio a capire di cosa stiamo parlando. I pallini rossi sono le concentrazioni di elettori Repubblicani, i quadrati blu quelle di elettori Democratici.

Per collegarci alle elezioni di metà mandato, è interessante il caso della Pennsylvania, lo stato orientale dove si trova Philadelphia, che alle presidenziali ha sempre votato Democratico fino a Trump, che vinse a sorpresa ottenendo un risultato fondamentale per la sua elezione. Lo scorso febbraio la Corte Suprema dello stato ha ridisegnato la mappa dei distretti, in un modo che secondo tutti gli analisti favorirà nettamente i Democratici: ipotizzando gli stessi voti delle elezioni presidenziali del 2016 – ovviamente non sarà così, ma per capirsi – i Democratici passerebbero da 6 a 8 seggi sui 18 totali.

00:10 7 Nov 2018

Ehm. 

00:09 7 Nov 2018

Una contea che FiveThirtyEight definisce «cruciale» per i Democratici in Indiana – che puntano a confermare il senatore Joe Donnelly in uno stato tendenzialmente Repubblicano – ha ricevuto l’ordine di tenere aperti i seggi per un’altra ora. Potrebbe essere una buona notizia per i Democratici, che di solito beneficiano di un’affluenza più alta della media. 

00:03 7 Nov 2018

Si comincia: hanno chiuso i seggi in Kentucky e Indiana, nella prossima mezz’ora dovrebbero arrivare i primissimi risultati.

23:53 6 Nov 2018

Riguarderà probabilmente Amy McGrath, la candidata dei Democratici in un seggio che gli osservatori ritengono cruciale per capire se il suo partito riuscirà davvero a ottenere il controllo della Camera.

McGrath ha 43 anni e ne ha passati venti nei Marine, dove si è fatta notare per essere stata la prima donna a guidare un aereo cacciabombardiere F/A-18 Hornet. McGrath si presenta nel sesto distretto elettorale del Kentucky, uno di quei stati in cui Trump vinse un po’ a sorpresa e che quest’anno sembrano in bilico: il suo sfidante è Andy Barr, un Repubblicano che in campagna elettorale ha ricevuto l’esplicito sostegno di Trump.

Se siete incuriositi dalla storia di McGrath, potete guardare uno dei suoi spot elettorali, dove indossa un giubbotto alla Han Solo e si vanta di aver bombardato una milizia di al Qaida.

Occhio però a non trarre conclusioni affrettate dai primi risultati: si tratta pur sempre di un solo seggio, peraltro solitamente piuttosto Repubblicano.

23:50 6 Nov 2018

Ci siamo, fra dieci minuti chiudono i seggi in Indiana e Kentucky, due stati che potrebbero dirci se i Democratici avranno effettivamente delle possibilità di ottenere il controllo della Camera. Nei minuti successivi alla mezzanotte dovremmo avere i primi exit poll, che come al solito vanno presi con le molle.

23:46 6 Nov 2018

Una delle grandi differenze tra il voto negli Stati Uniti e il voto nella maggior parte delle democrazie occidentali è che per votare bisogna registrarsi: ma non è semplice come ottenere la tessera elettorale in Italia, innanzitutto perché non si può farlo il giorno stesso delle elezioni. Per iscriversi bisogna spesso fare lunghe code, e bisogna avere un documento con una foto (nella maggior parte dei casi la patente, visto che negli Stati Uniti non c’è la carta d’identità). Ma la lunghezza e la complessità del processo, secondo molti, finisce con lo scoraggiare molte persone dall’iscrizione al registro elettorale, specialmente quelle appartenenti a minoranze o più svantaggiate, che per vari motivi hanno spesso più difficoltà a portare a termine il processo. 

È per questo che i Democratici, che sono molto più forti dei Repubblicani tra le minoranze, fanno grandi campagne per incoraggiare la popolazione a registrarsi per votare. Ciononostante una notevole percentuale della popolazione non è iscritta, ed è uno dei motivi per cui l’affluenza elettorale negli Stati Uniti è sempre molto bassa: alle ultime elezioni di metà mandato fu del 36,4 per cento. In Michigan e in Nevada, in queste elezioni, si vota per introdurre un sistema di registrazione automatica alle liste elettorali collegata al conseguimento della patente.

Un altro meccanismo molto “americano” è quello del voto anticipato: in molti stati americani è permesso votare in anticipo per posta o andando in un seggio, in un periodo che va dai 4 ai 50 giorni precedenti alle elezioni, anche senza una valida motivazione. Dato che al momento della registrazione elettorale in molti stati si può esprimere la propria affiliazione politica, osservando i dati sul voto anticipato in un determinato territorio si può avere un’idea (parziale e prematura, ma sempre un’idea) di chi stia andando meglio tra i Democratici e i Repubblicani. 

Oppure si possono fare valutazioni su determinate fasce elettorali: in Texas e in Georgia per esempio i voti anticipati tra i giovani sono aumentati moltissimo rispetto al 2014, un segnale favorevole per i Democratici. In California i voti per posta possono essere inviati fino al giorno stesso delle elezioni: significa che i seggi in cui i risultati saranno incerti potrebbero essere assegnati soltanto tra qualche giorno. E che, almeno in teoria, la stessa maggioranza alla Camera potrebbe non essere decisa stanotte.

23:40 6 Nov 2018
Le cose essenziali da tenere d'occhio

La competizione più seguita di tutte sarà probabilmente quella per un seggio del Senato in Texas fra Ted Cruz – il senatore uscente, molto famoso e molto di destra – e Beto O’Rourke, un deputato Democratico che in campagna elettorale ha guadagnato moltissimi consensi grazie a un carisma e a una retorica fuori dal comune. Nei sondaggi Cruz è sempre stato davanti e negli ultimi giorni sembra aver incrementato il suo vantaggio, ma molto dipenderà anche dall’affluenza. Fino a pochi mesi fa una vittoria dei Democratici in Texas era impensabile: anche per questo una sconfitta con un margine di pochi punti sarà considerata una specie di vittoria.

In Florida, lo stato americano tradizionalmente più conteso fra Democratici e Repubblicani, ci sono in ballo sia l’incarico di governatore sia un seggio potenzialmente cruciale in Senato. Per il primo, il favorito è il Democratico Andrew Gillum, che in caso di vittoria diventerebbe il primo governatore afroamericano nella storia dello stato. Il seggio se lo giocano il senatore uscente Bill Nelson, Democratico, ex astronauta, e il governatore in carica Rick Scott, abbastanza popolare e soprattutto molto, molto ricco. Un’altra seguita elezione per il nuovo governatore si terrà in Georgia, dove il candidato Repubblicano Brian Kemp è accusato di aver ristretto l’accesso al voto per le minoranze durante il suo attuale incarico di segretario di stato (tenete conto che la sua sfidante, Stacey Abrams, in caso di vittoria diventerebbe la prima governatrice afroamericana nella storia degli Stati Uniti).

Alla Camera si rinnovano tutti i 435 seggi: la maggior parte delle competizioni è stata di natura locale, come accade quasi sempre, e quelle di cui si è parlato a livello nazionale sono state pochine (c’era anche il fatto che i deputati sono di gran lunga meno influenti dei senatori). Fra quelle da tenere d’occhio, nel sesto distretto del Kentucky si giocano un seggio il Repubblicano uscente Andy Barr e la Democratica Amy McGrath, un’ex pilota di caccia. I sondaggi li danno pari, e un’eventuale vittoria di McGrath potrebbe essere il segnale di un’ottima serata per i Democratici anche nei posti in cui Trump andò molto bene nel 2016, proprio come il sesto distretto del Kentucky.

A proposito, sarà interessante capire come se la caveranno i senatori Democratici che devono difendere il loro seggio in posti che nel 2016 votarono in massa per Trump. Si trovano in questa condizione Claire McCaskill in Missouri, Joe Manchin nel West Virginia e Heidi Heitkamp nel North Dakota: anche dai loro risultati si capirà se le elezioni di stanotte verranno “vinte” dai Repubblicani o dai Democratici.

23:28 6 Nov 2018

Si sta votando anche nella biblioteca pubblica di Brooklyn, una delle migliaia di seggi aperti a New York. Il problema è che i macchinari con cui vota si sono rotti, e bisogna usare le più classiche urne: per placare gli elettori in attesa, il personale della biblioteca si è messo a distribuire dei libri.

23:22 6 Nov 2018

CNN ha diffuso dopo le 23 i primi exit poll, che in realtà erano generici quesiti sulla popolarità di Trump. Quelli veri cominceranno ad arrivare dopo mezzanotte, quando chiuderanno i primi seggi della East Coast. Dal 2003 al 2016 li ha fatti un’unica società, Edison Research, ma da quest’anno ci saranno anche quelli di Fox News e Associated Press (anche se i più usati saranno quelli di Edison).

Concretamente, i sondaggisti si sono appostati fuori da seggi scelti sparsi per tutti gli Stati Uniti, e hanno fatto domande agli elettori su chi hanno votato e su una serie di altri temi. Questi sondaggi sono integrati da altri fatti telefonicamente oggi e nei giorni scorsi.

Come sempre, però, gli exit poll vanno presi con estrema cautela, perché spesso – l’ultima volta alle presidenziali del 2016 – si sono rivelati sbagliati. Anche se sono diffusi e interpretati principalmente come segnale prematuro per capire chi ha vinto, gli exit poll dicono in realtà di più su altri aspetti delle elezioni: cosa ha spinto gli elettori a votare, per esempio, e per capire qual è stata l’affluenza nei vari segmenti demografici. Anche in questo caso, comunque, saranno informazioni molto parziali, e per capire davvero questi aspetti bisognerà aspettare giorni e addirittura settimane.

Riepilogando: anche se saranno molto attraenti, bisogna essere molto scettici sui primi exit poll che indicheranno i vincitori. Per avere più certezze bisogna aspettare i primi dati reali.

23:06 6 Nov 2018

Su Twitter i più scaramantici stanno parlando dell’arcobaleno che in questo momento si vede sopra il Congresso, a Washington.

23:01 6 Nov 2018

Secondo i sondaggi e le stime degli ultimissimi giorni, i Democratici hanno circa 3 possibilità su 4 di ottenere il controllo della Camera, mentre i Repubblicani hanno circa 4 possibilità su 5 di conservare il controllo del Senato. Ne deriva che i Repubblicani hanno circa una possibilità su 4 di conservare il controllo della Camera, e che i Democratici hanno ancora meno possibilità di controllare il Senato. Al momento, entrambe le camere sono controllate dai Repubblicani.

Per quanto riguarda le principali competizioni, in Texas il senatore Repubblicano uscente Ted Cruz è dato in vantaggio di qualche punto sul suo sfidante Beto O’Rourke, che in campagna elettorale ha comunque raccolto moltissimi consensi. Molto dipenderà anche dall’affluenza. FiveThirtyEight stima al 78,8 per cento le probabilità di una vittoria di Cruz.

Per quanto riguarda i seggi al Senato considerati in bilico, i candidati Democratici e Repubblicani sono considerati praticamente pari in quattro stati in cui il senatore uscente è Democratico – Missouri, North Dakota, Indiana, West Virginia – e due in cui il senatore uscente è Repubblicano, cioè Nevada e Arizona.

Per quel che conta, in media i Democratici sono dati avanti ai Repubblicani fra gli 8 e i 9 punti percentuali a livello nazionale.

22:56 6 Nov 2018

Gli elettori americani indecisi sintonizzati su La7 dovranno farsene una ragione.

22:49 6 Nov 2018
La storia più grossa di queste elezioni

È sicuramente l’elezione per rinnovare uno dei due seggi del Senato in Texas, forse lo stato Repubblicano per eccellenza. Si sfidano il senatore uscente Ted Cruz (Repubblicano) e il deputato Democratico Beto O’Rourke. 

Qualcuno si ricorderà di Cruz: è stato uno dei candidati alle ultime primarie Repubblicane, in cui partiva fra i favoriti. È noto per essere un formidabile oratore, per le sue posizioni molto radicali e anche per il suo caratteraccio: è stato soprannominato «l’uomo più antipatico del Congresso». Ma Cruz è anche uno dei leader Repubblicani più visibili del paese, e quindi uno dei più abili a radunare contributi elettorali.

Il vero protagonista della campagna elettorale è stato O’Rourke, che un po’ tutti chiamano Beto. Ha 46 anni e prima di dedicarsi alla politica era il proprietario di una piccola società di software. O’Rourke partiva da netto sfavorito, ma in campagna elettorale ha raccolto moltissimi consensi – stupendo un po’ tutti – con una retorica e un carisma fuori dal comune, tanto da attrarre milioni di dollari da moltissimi sostenitori in tutto il paese: per dire, ora si parla di lui come un futuro possibile candidato alla presidenza.

O’Rourke ha recuperato moltissimi punti a Cruz, ma stando agli ultimi sondaggi resta dietro di qualche punto percentuale: il risultato finale dipenderà soprattutto dall’affluenza.

22:39 6 Nov 2018

Una coda a un seggio di Atlanta, in Georgia. Per votare, negli Stati Uniti, bisogna spesso fare lunghe code, che si sommano a quelle necessarie per registrarsi nelle liste elettorali. È uno dei motivi per cui l’affluenza è storicamente molto bassa. (AP Photo/David Goldman)

22:31 6 Nov 2018

In Italia le seguiranno tutta la notte le principali reti televisive. Su Sky Tg24 dalle 23 in poi ci sarà tra gli altri il vicedirettore del Post Francesco Costa, mentre la diretta di La7 condotta da Enrico Mentana comincerà a mezzanotte. Su Rai Uno ci sarà uno speciale di Porta a Porta da mezzanotte e mezza, e anche Rai News seguirà le elezioni tutta la notte. Mediaset le seguirà su Rete 4 da mezzanotte e un quarto, e anche su TGCOM. Per chi sa l’inglese e ha Sky, potete scegliere tra CNN, Fox News e CNBC (trovate i canali dopo il 500).

Con il telefono sempre sul liveblog del Post, s’intende.

22:22 6 Nov 2018

Fra le elezioni da seguire con più attenzione, c’è quella per l’incarico di governatore in Georgia, uno di quegli stati del Sud storicamente Repubblicani dove i Democratici hanno progressivamente guadagnato consensi per via dell’aumento della popolazione non bianca. Il candidato Repubblicano Brian Kemp è accusato di aver ristretto l’accesso al voto per le minoranze etniche sfruttando il suo attuale incarico di segretario di stato. La candidata Democratica, Stacey Abrams, in caso di vittoria diventerebbe la prima governatrice afroamericana nella storia degli Stati Uniti.

È una storia davvero notevole: l’abbiamo raccontata qui

22:18 6 Nov 2018

Ha votato anche Joe Biden, che era in vena di battute.

22:11 6 Nov 2018

Si comincia a mezzanotte, quando chiuderanno i seggi in Indiana e Kentucky. Bisognerà tenere d’occhio soprattutto il seggio del Senato in ballo nell’Indiana, lo stato del vicepresidente Mike Pence. Il favorito è l’attuale senatore in carica, Joe Donnelly, Democratico e centrista. Se dovesse andare particolarmente bene, sarebbe un ottimo segnale per il suo partito. All’una chiuderanno i seggi in Florida e Georgia, dove si vota anche per i governatori locali in due competizioni molto seguite: in Florida è dato per leggero favorito il Democratico Andrew Gillum, che in caso di vittoria diventerebbe il primo governatore afroamericano nella storia dello stato.

All’una e mezza sarà la volta di North Carolina, Ohio e West Virginia. A seconda di
come finirà in certi distretti che nel 2016 votarono un po’ a sorpresa per Trump, si capirà in che direzione potrebbe andare la serata. Alle due chiudono i seggi in un sacco di posti, ma soprattutto in due stati – Missouri e North Dakota – che nel 2016 votarono in massa per Trump, ma in cui i senatori in carica sono Democratici. 

Intorno alle tre di mattina, secondo i calcoli di FiveThirtyEight, dovremmo sapere se i Democratici riusciranno a ottenere il controllo della Camera, cosa che la maggior parte degli osservatori ritiene molto probabile. Alla stessa ora chiuderanno anche i seggi in Arizona – dove i Democratici sperano di sottrarre un seggio del Senato ai Repubblicani – e anche l’ultima parte dei seggi del Texas, lo stato della sfida fra Ted Cruz e Beto O’Rourke per il Senato. Alle quattro chiuderanno i seggi in Iowa e Nevada, ma soprattutto dovremmo avere chiaro se i Repubblicani riusciranno a mantenere il controllo del Senato o se i Democratici avranno ancora qualche speranza.

Insomma, staremo assieme per un po’.

22:08 6 Nov 2018

Buonasera. Da stamattina negli Stati Uniti si sta votando per le elezioni di metà mandato: sono in ballo tutti i seggi della Camera e un terzo di quelli del Senato, oltre che l’incarico di governatore in due terzi degli stati. 

Le elezioni di metà mandato sono spesso un momento politico cruciale per un’amministrazione americana, ma quest’anno le implicazioni sono ancora più rilevanti: è la prima volta che l’elettorato americano va a votare da quando ha eletto Donald Trump, il presidente più divisivo della storia recente.
Se vi sentite preparati, tenete aperta questa finestra e continuate a leggerci: se vi manca qualche pezzo, vi consigliamo un ripasso dell’ultimo minuto della guida alle elezioni scritta da Francesco Costa, che trovate qui.