Ora il rublo è fortissimo, e non è una buona notizia per Putin
Ha guadagnato valore grazie alle esportazioni di petrolio, ma è un problema per tutte le altre, agricole e industriali

Il rublo, moneta della Russia, continua a crescere di valore rispetto al dollaro: è aumentato del 60 per cento nell’ultimo anno e mezzo e di circa il 5 per cento nell’ultimo mese. Avere una valuta forte non è però sempre il segno di un’economia in buona salute. Nel caso della Russia è una pessima notizia: il mese scorso in un discorso all’unione degli industriali russi Vladimir Putin l’ha definito «uno dei tristi problemi» dell’economia nazionale.
Il rublo è forte perché stanno aumentando le vendite di petrolio, in quantità e in valore, soprattutto dopo l’inizio della guerra in Medio Oriente. Per cercare di limitare l’aumento del prezzo del petrolio l’amministrazione di Donald Trump ha approvato e poi prorogato alcune esenzioni alle sanzioni sul petrolio russo, consentendo una sua maggiore distribuzione. La guerra ha anche aumentato il prezzo in dollari del petrolio (la valuta con cui questo bene si commercia in quasi tutto il mondo). La Russia vende quindi più petrolio, incassando proporzionalmente più dollari rispetto a prima della guerra.

Il complesso petrolifero di Sheskharis a Novorossiysk, in Russia (AP Photo)
La Russia incassa dollari che poi converte in rubli: la domanda di valuta russa quindi aumenta, perché più rubli vengono comprati più il loro valore sale. Al tempo stesso il rublo si rinforza anche perché le sanzioni e l’economia interna stagnante hanno ridotto le importazioni, e quindi la necessità di avere valute straniere forti per fare acquisti all’estero. Questo è senza dubbio un fattore positivo per il bilancio dello stato, che iniziava a essere messo in difficoltà dalla riduzione delle entrate, nel quinto anno della sua guerra in Ucraina. È invece un problema per tutto il resto dell’economia.
L’economia russa si basa principalmente sulle esportazioni. Quelle di petrolio e gas valgono un quinto del totale, ma tutte le altre sono messe in crisi da un rublo forte. Gli acquirenti stranieri che comprano ferro, acciaio, fertilizzanti e grano da produttori russi oggi devono spendere di più nella propria valuta per acquistare prodotti che, in rubli, mantengono lo stesso prezzo. Di conseguenza molti acquirenti stranieri decidono di ridurre gli ordini o di rivolgersi a fornitori non russi, mettendo in crisi l’industria russa.
Alexander Shokhin, presidente dell’associazione degli industriali russi, ha detto alla radio pubblica: «Il rublo forte sta uccidendo le nostre esportazioni, aggiungendosi alle restrizioni già esistenti: problemi di logistica, assicurazioni, sanzioni».

Vladimir Putin e il presidente dell’Unione degli industriali e imprenditori russi Alexander Shokhin, il 26 maggio 2026 (Vyacheslav Prokofyev/Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)
Il rublo forte porta con sé un altro problema: gli incassi delle vendite di petrolio e gas, trasformate in rubli, sono minori. Il prezzo del petrolio russo è oggi di quasi 90 dollari al barile, una cifra quasi doppia rispetto a prima della guerra in Medio Oriente: tradotta in rubli però la cifra è di circa 6.300 rubli al barile, contro i 6.700 previsti dal budget federale per il 2026.
Al tempo stesso le importazioni ridotte rendono meno consistenti gli effetti di una valuta forte sull’inflazione: normalmente questo fa sì che si possa acquistare dall’estero a prezzi ridotti, con un grande calo dell’inflazione. In Russia sta avvenendo solo in modo parziale: ad aprile l’inflazione restava alta, al 5,6 per cento su base annua, seppur in calo rispetto a un anno prima (10 per cento). Il calo è peraltro stato favorito anche dal fatto che la Banca centrale sta mantenendo tassi di interesse altissimi, che però limitano l’accesso ai prestiti e gli investimenti.
Tutto questo fa sì che l’economia russa crescerà ancora meno del previsto: sulla base di un sondaggio fra gli analisti, Reuters ha stimato che il PIL crescerà dello 0,8 per cento (contro l’1 per cento della precedente stima). L’obiettivo fissato dal governo era dell’1,3 per cento, ma anche il ministro dell’Economia Maxim Reshetnikov ha detto che dovrà essere rivisto al ribasso. Ci sono analisti che prevedono anche una situazione peggiore, che può arrivare fino a una recessione.
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