(ANSA/CESARE ABBATE/ETTORE FERRARI)

Oggi si decide sul deficit

Il governo si riunirà per decidere se seguire la linea prudente del ministro dell'Economia Giovanni Tria o aumentare la spesa come chiede Luigi Di Maio

(ANSA/CESARE ABBATE/ETTORE FERRARI)

Nel pomeriggio di oggi i principali dirigenti della maggioranza parlamentare e del governo si riuniranno per prendere la decisione più difficile da quando il governo del Movimento 5 Stelle e della Lega si è insediato lo scorso giugno: quanto spendere nel corso del 2019. Entro domani, infatti, il governo dovrà approvare la nota di aggiornamento al DEF, un documento in cui dovrà indicare i suoi piani di spesa per i prossimi anni, tra cui il più importante è proprio il prossimo, il 2019.

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All’incontro, che secondo i giornali dovrebbe avvenire nel pomeriggio, si confronteranno due linee opposte. Da un lato quella del ministro dell’Economia Giovanni Tria, che vorrebbe mantenere il deficit – cioè la parte di spesa eccedente le entrate – entro l’1,6 per cento del PIL, che è il doppio di quanto aveva stabilito il precedente governo Gentiloni ma che è comunque ritenuta una soglia accettabile per la Commissione europea e per gli investitori che acquistano il debito pubblico italiano.

Dal lato opposto c’è il Movimento 5 Stelle, che all’incontro sarà rappresentato dal suo capo politico Luigi Di Maio. Il Movimento vorrebbe alzare il deficit fino al 2,4 per cento del PIL in modo da finanziare alcune delle sue promesse elettorali, per esempio una qualche forma di nuovo sussidio di disoccupazione (quello che viene impropriamente chiamato “reddito di cittadinanza”). Negli scorsi giorni il livello dello scontro si è molto alzato e diversi esponenti del Movimento hanno attaccato duramente Tria e i tecnici del suo ministero. Ieri Di Maio ha detto che se nella legge di bilancio per il 2019 non sarà presente una qualche forma di “reddito di cittadinanza”, il suo partito non voterà la manovra (e quindi farà cadere il governo di cui è principale azionista).

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In tutto questo la Lega, l’alleato del Movimento 5 Stelle, ha un atteggiamento defilato. Ufficialmente appoggia le richieste di Di Maio e del Movimento, ma i suoi leader non si sono particolarmente esposti né nelle richieste di ulteriore deficit né negli attacchi contro il ministro Tria. Il segretario della Lega Matteo Salvini ha detto ieri che «lo zero virgola è l’ultimo dei problemi» e che oggi nessuno avrebbe fatto gesti «eclatanti», un modo per scongiurare l’ipotesi di dimissioni di Tria che era stata fatta circolare ieri da ambienti del Movimento 5 Stelle.

Secondo i giornali, uno dei possibili esiti dello scontro è una mediazione su un deficit intorno o subito sotto il 2 per cento, un livello non particolarmente preoccupante per gli investitori, ma sufficientemente alto da lasciare un po’ di margine per poter immaginare di inserire qualche forma di reddito di cittadinanza nella legge di bilancio (un escamotage molto ipotizzato in giro è far partire il sussidio dopo il mese di giugno, in modo da farlo costare la metà per il 2019).

In ogni caso, la definizione del deficit all’interno della Nota di aggiornamento al DEF tra oggi e domani non sarà necessariamente la fine degli scontri all’interno del governo. Il deficit indicato nel documento non è vincolante e può essere modificato durante la stesura della legge di bilancio, la legge vera e propria che stabilisce quali e quante spese effettuare per l’anno successivo (un’ipotesi improbabile, ma comunque possibile). Inoltre, è all’interno della legge di bilancio che vanno specificati i dettagli delle misure su cui il governo intende investire. È quindi possibile che nelle prossime settimane assisteremo a nuovi scontri interni al governo su come distribuire esattamente le risorse che saranno disponibili e su come disegnare le varie proposte dei due partiti (dagli sconti fiscali promessi dalla Lega al sussidio del Movimento 5 Stelle) che per ora sono soltanto vagamente abbozzate.

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