Il governo e Autostrade sapevano del problema al ponte Morandi, dice l’Espresso

È scritto nel verbale di una riunione che si tenne l'1 febbraio; ma scelsero comunque di non limitare il traffico

Il ponte Morandi a Genova (Jack Taylor/Getty Images)
Il ponte Morandi a Genova (Jack Taylor/Getty Images)

L’Espresso ha pubblicato alcuni passaggi del verbale di una riunione che si tenne l’1 febbraio 2018 relativa al ponte Morandi di Genova. La riunione era stata convocata affinché il Provveditorato alle opere pubbliche di Genova potesse dare il suo parere obbligatorio sul progetto di ristrutturazione per il ponte presentato da Autostrade per l’Italia, la società che ha in gestione il tratto autostradale che include anche il viadotto. Il verbale dell’incontro, scrive l’Espresso, smentisce quanto la società Autostrade continua a dichiarare sull’imprevedibilità del disastro (qui e qui, per esempio): si riconosceva infatti la corrosione alle pile 9 (quella crollata) e 10, che aveva provocato una riduzione fino al 20 per cento dei cavi metallici interni agli stralli. Nonostante questo, aggiunge l’Espresso, né il ministero (anch’esso presente alla riunione) né la società concessionaria chiesero di ridurre il traffico sul ponte, come si sarebbe dovuto fare in queste circostanze.

La strage del ponte Morandi a Genova non può essere una sorpresa. Il ministero delle Infrastrutture, la Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali a Roma e il Provveditorato per le opere pubbliche di Piemonte-Valle d’Aosta-Liguria a Genova, insieme con Autostrade per l’Italia della famiglia Benetton, conoscevano perfettamente la gravità del degrado del viadotto collassato la mattina di martedì 14 agosto, provocando la morte di 43 persone.

Almeno sette tecnici, cinque dello Stato e due dell’azienda di gestione, sapevano infatti che la corrosione alle pile 9 (quella crollata) e 10 aveva provocato una riduzione fino al venti per cento dei cavi metallici interni agli stralli, i tiranti di calcestruzzo che sostenevano il sistema bilanciato della struttura. E che nel progetto di rinforzo presentato da Autostrade erano stati rilevati «alcuni aspetti discutibili per quanto riguarda la stima della resistenza del calcestruzzo». Nonostante queste conclusioni, in sei mesi da allora né il ministero né la società concessionaria hanno mai ritenuto di dover limitare il traffico, deviare i mezzi pesanti, ridurre da due a una le corsie per carreggiata, abbassare la velocità. Come si dovrebbe sempre fare, in attesa dell’avvio dei lavori, per garantire la sicurezza e alleggerire il carico e l’affaticamento della costruzione.

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