Un momento della protesta dei migranti lavoratori agricoli dopo l'omicidio di Soumaila Sacko, migrante maliano di 29 anni, a San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, 4 giugno 2018 (ANSA/ MARCO COSTANTINO)
  • Italia
  • giovedì 9 agosto 2018

La vita dei braccianti della Piana di Gioia Tauro

La giornalista Daniela Sala ha raccontato la difficile condizione dei lavoratori stranieri nella zona di Rosarno, tra lo sfruttamento del lavoro e la burocrazia dei permessi di soggiorno

Un momento della protesta dei migranti lavoratori agricoli dopo l'omicidio di Soumaila Sacko, migrante maliano di 29 anni, a San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, 4 giugno 2018 (ANSA/ MARCO COSTANTINO)

La giornalista Daniela Sala ha raccontato sul sito di Open Migration chi sono i braccianti che vivono e lavorano nella Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria. Sala ha parlato con diversi lavoratori stranieri – che oggi vengono per lo più dal Ghana, dal Mali, dal Senegal, dalla Costa d’Avorio e dalla Nigeria – e con alcuni sindacalisti che da tempo provano a contrastare lo sfruttamento e migliorare le condizioni di vita dei braccianti. Ha raccontato della difficile situazione di molti lavoratori, la stragrande maggioranza dei quali in attesa di ricevere un permesso di soggiorno o una risposta definitiva alle richieste di protezione internazionale, e ha raccontato la vita nelle tendopoli di San Ferdinando, a lato di Rosarno, dove molti braccianti si fermano senza avere alternative migliori su dove andare.

I primi a venire qui in cerca di lavoro – negli anni Sessanta e Settanta – sono stati gli italiani. Poi sono arrivati i marocchini e i polacchi. Oggi invece a Rosarno ci lavorano soprattutto i richiedenti asilo: persone che abbandonano i centri di accoglienza perché hanno bisogno di lavorare e sono stanche di aspettare. Oppure persone allontanate dai centri di accoglienza dopo il diniego della commissione territoriale alla loro domanda di asilo.

I lavoratori stagionali, impiegati soprattutto in inverno nella raccolta degli agrumi, ora vengono dal Mali, dal Ghana, dal Gambia, dal Senegal, dalla Costa d’Avorio, dalla Nigeria.

Secondo i dati raccolti dalla clinica mobile di Medici per i Diritti Umani, Medu, il 67,8 per cento è in Italia da meno di tre anni. La situazione giuridica, l’alloggio, la condizione lavorativa: a Rosarno tutto è precario – ma lo sfruttamento è lo stesso per tutti i lavoratori stranieri: 25 euro al giorno per 8 -10 ore di lavoro. Oppure a cottimo: 1 euro a cassetta per i mandarini, 50 centesimi per le arance. Cifra da cui bisogna sottrarre il “pizzo” dovuto ai caporali: 3 euro per il trasporto e 3 per un panino e l’acqua, almeno stando ai dati che ci ha comunicato Flai-Cgil .

E sempre più migranti (circa 700 quest’anno, secondo le stime di Usb e Flai) decidono di fermarsi qui tutto l’anno, anche in estate: chi perché è in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno presso la questura di zona, chi perché ha poca speranza di trovare lavoro altrove e non vuole sprecare i soldi del viaggio.

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