Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio, Roma 23 luglio 2018 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
  • Italia
  • mercoledì 25 luglio 2018

Le novità sull’ILVA, spiegate

Luigi Di Maio ha detto che vuole negoziare con ArcelorMittal, che ha vinto la gara per comprare l'acciaieria di Taranto, ma ha anche avviato l’iter per l’eventuale cancellazione di quella stessa gara

Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio, Roma 23 luglio 2018 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

La sera del 24 luglio il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha fatto sapere che sarà avviato un procedimento amministrativo per decidere l’eventuale annullamento di aggiudicazione della gara per l’acciaieria ILVA di Taranto, vinta un anno fa dalla società Am Investco Italy, guidata da ArcelorMittal. La decisione è stata presa dopo una serie di verifiche interne e dopo una lettera dell’ANAC, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione, in cui si rilevavano alcune criticità nella procedura di gara.

Di Maio ha fatto sapere che il procedimento amministrativo è «disciplinato per legge» e che durerà trenta giorni: «Un atto dovuto per accertare i fatti a seguito delle importanti criticità emerse». Nel frattempo Di Maio ha fatto sapere che proseguirà le trattative con ArcelorMittal per valutare una loro nuova proposta, arrivata dopo che lo stesso ministro aveva fatto al gruppo delle richieste aggiuntive nell’ambito del contratto per l’acquisizione di ILVA.

Fino a qui
L’ILVA è la più grande acciaieria d’Europa: per avere un’idea della sua grandezza, si estende per più del doppio della superficie dell’intera città di Taranto. Esiste in varie forme dall’inizio del Novecento, ha dato lavoro a decine di migliaia di persone ma ha anche inquinato moltissimo l’aria circostante, con gravi conseguenze per la salute delle persone.

La vicenda recente di ILVA è cominciata nel 2012, quando la magistratura aveva disposto il sequestro dell’acciaieria e l’arresto di alcuni suoi dirigenti, tra cui i proprietari, la famiglia Riva, per violazioni ambientali. Nell’ordinanza di sequestro c’era scritto che chi gestiva e continuava a gestire l’ILVA aveva «continuato nell’attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza». Nei due anni successivi i governi avevano cercato di mantenere aperta almeno una parte dell’acciaieria e di proseguire la produzione, che è molto importante per diversi settori dell’industria italiana. La strada per ottenere questo risultato era stata l’approvazione di una serie di leggi che, semplificando, consentivano alla società di inquinare oltre i livelli consentiti e rimandavano il termine entro il quale l’impianto doveva essere riportato a norma.

Nel 2014 la società era stata commissariata: agli amministratori nominati dal governo era stato dato il compito di iniziare il risanamento ambientale ed economico, per poi mettere l’azienda in vendita. Nel gennaio 2016, quando il ministro competente era Carlo Calenda, era stato pubblicato il bando per la messa in vendita: ad aggiudicarselo era stato il consorzio Am InvestCo Italy (il cui socio principale è ArcelorMittal) che aveva battuto altre concorrenti, tra cui Acciaitalia. Nel settembre del 2017 il governo aveva approvato una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), con cui autorizzava lo stabilimento di Taranto a continuare a produrre alle attuali condizioni fino al 2023, spostando dunque il termine per le opere di bonifica e riduzione delle emissioni.

La lettera di Emiliano e la richiesta di indagine all’ANAC
Lo scorso 10 luglio il presidente della Puglia Michele Emiliano aveva scritto una lettera al nuovo ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, in cui metteva in discussione i criteri con cui la gara di appalto era stata vinta da Am Investco Italy (AMI). Emiliano aveva scritto che la preferenza per AMI era «incongrua» perché basata solo sull’offerta economica (che era maggiore) e non sugli aspetti qualitativi dell’offerta stessa. Acciaitalia, tra le altre cose, aveva proposto un piano ambientale da ultimare entro il 2021 che avrebbe utilizzato «tecnologie a minor impatto ambientale». AMI aveva invece offerto delle modifiche al piano ambientale «con una dilatazione degli interventi fino al 2023».

Qualche giorno dopo la lettera di Emiliano, Luigi Di Maio aveva invitato l’Autorità Anti Corruzione ad aprire un’indagine, per verificare se la procedura di gara era stata regolare oppure no. Il parere dell’ANAC era stato consegnato il 19 luglio e il 20 luglio Di Maio era intervenuto in Parlamento raccontando le criticità prima segnalate dal suo ministero e poi confermate da ANAC. Aveva detto:

«Il primo rilievo riguarda il fatto che le regole del gioco sono state cambiate in corsa. Quando è stata bandita la gara, il 5 gennaio 2016, chi voleva partecipare alla procedura di gara per l’ILVA doveva fare un’offerta che prevedeva di attuare il piano ambientale entro il 31 dicembre dello stesso anno. Capirete bene che risanare il territorio attorno all’ILVA in meno di 12 mesi sarebbe stata un’impresa titanica e quindi poche imprese hanno potuto partecipare. Il punto è che dopo che sono scaduti i termini, il 30 giugno 2016, il termine di attuazione del piano ambientale è stato posticipato: prima di 2 anni e poi di ulteriori 5. Quindi alla fine c’era tempo per risanare il territorio fino al 2023: 7 anni. Se questo fosse stato previsto dal bando iniziale avrebbero potuto partecipare molte più imprese e proponendo offerte molto più pertinenti e di livello più alto. Infatti in base alla lettera dell’ANAC si deduce che in questo modo è stato leso il principio di concorrenza e anche la qualità delle offerte proposte ne ha risentito in termini ambientali, occupazionali ed economici. In sintesi: avremmo potuto avere molte più offerte e tutte migliori, compresa quella di Mittal».

Di Maio aveva poi spiegato che la procedura di gara che aveva portato alla vittoria di AMI non aveva «messo al centro il massimo delle tutele ambientali e delle tutele per la salute», ma soprattutto un criterio economico, ribadendo anche la posizione di Emiliano.

Il doppio binario
Mentre proseguivano gli accertamenti sulla regolarità del bando di gara, proseguivano anche le trattative del ministro Di Maio con ArcelorMittal.  Di Maio aveva fatto al gruppo delle richieste aggiuntive sul piano di attuazione ambientale e sul piano dell’occupazione così come sollecitato dai sindacati. Le richieste – che nello specifico non sono stata rese note – sono state accettate da ArcelorMittal qualche giorno fa.

Di Maio aveva dunque replicato che le proposte migliorative del gruppo sarebbero state  «analizzate», ma aveva aggiunto che «dopo le criticità sollevate dall’ANAC» lui sarebbe comunque andato avanti con gli accertamenti: «Sia chiaro: le due cose vanno insieme. Gli stiamo affidando la più grande acciaieria d’Europa che ha avuto un impatto devastante sulla salute. Questo impatto è ciò che dobbiamo evitare perciò c’è bisogno di una gara fatta bene con una procedura del piano ambientale giusta e valida».

Ieri Di Maio ha annunciato di aver dato il via all’iter che potrebbe portare all’annullamento della gara che si era aggiudicata ArcelorMittal. Il ministro ha però anche detto che oggi, mercoledì 25 luglio, incontrerà «i vertici di ArcelorMittal per proseguire il confronto sull’aggiornamento della loro proposta».

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