• Moda
  • sabato 7 luglio 2018

L’alta moda è tornata a Parigi

È finita la settimana di "haute couture", quella con gli abiti sfarzosi, ricamati e pieni di tulle, quest'anno ancora più raffinata del solito

Una modella sfila per la collezione autunno-inverno 2018/2019 di Armani Privé alla settimana della haute couture di Parigi, 3 luglio 2018 (Pascal Le Segretain/Getty Images)

Si è conclusa la settimana dell’haute couture, cioè l’alta moda parigina, durante la quale 35 marchi hanno presentato le collezioni per l’autunno-inverno 2018/2019. Contrariamente al prêt à porter (pronto da portare), che fa sfilare i capi dell’anno dopo, l’alta moda propone quelli della stagione immediatamente successiva.

La haute couture è considerata l’origine della moda e rappresenta il vero lusso, con abiti sartoriali, stampe ricercate, tessuti pregiati, tulle, intarsi, ricami, che richiedono centinaia di ore di realizzazione. Per essere considerata di haute couture, un’azienda deve rispettare i parametri stabiliti del ministero francese dell’Industria e dalla Federazione francese della moda: deve avere un laboratorio a Parigi con non meno di venti dipendenti a tempo pieno; presentare due collezioni l’anno, ovviamente a Parigi, per un totale di 50 vestiti; e confezionare abiti su misura che le clienti possano provare personalmente. Oltre alle aziende parigine, ogni anno ne vengono invitate altre come “corrispondenti” – che hanno laboratori fuori Parigi, come le italiane Fendi e Valentino e la libanese Elie Saab – e come “ospiti”, tra cui la cinese Guo Pei e la libanese Zihair Murad.

Quest’edizione, scrive Angelo Flaccavento sulla rivista Business of Fashion, «ha visto un ritorno decisivo della sartoria e dell’abilità artigianale. Rigore e autocontrollo, le prime qualità della vecchia scuola erano visibili ovunque: dall’opera titanica di Giorgio Armani, alle riscoperte d’archivio di Givenchy e Dior, alla successione malinconica delle silhouette scure e allungate di Chanel». In parte, continua Flaccavento, è una reazione all’onnipresenza dello streetwear, lo stile ispirato agli abiti della strada, e a un rinnovato bisogno di eleganza.

Il dettaglio di un abito in tulle, protagonista di questa edizione, della collezione alta moda di Eva Minge, Parigi, 1 luglio 2018  (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Ha avuto molto successo la collezione di Clare Waight Keller per Givenchy, la prima disegnata dopo l’abito da sposa di Meghan Markle che ha reso famosa la stilista; così come quella di Armani Privé, l’alta moda di Armani, che con 90 abiti ha mostrato ai giovani il buongusto di una volta, scrive la critica di moda del New York Times Vanessa Friedman.

Una modella sfila con un abito della collezione di alta moda per l’autunno/inverno 2018-2019 di Givenchy, Parigi, 1 luglio 2018 (Pascal Le Segretain/Getty Images)

Le proposte di Schiaparelli, con le modelle dal viso nascosto da maschere di animali, hanno convinto meno per l’eccessivo ammiccamento alle condivisioni su Instagram, mentre ha stupito l’eccezionalità sartoriale di Fendi, che ha fatto sfilare pellicce che non lo erano – sintetiche o tessendo in modi innovativi altri materiali – ma che sembravano le più pregiate. A detta di molti, questa è stata la migliore collezione che Maria Grazia Chiuri ha disegnato per Christian Dior: senza eccessi decorativi e slogan femministi, spiega Flaccavento, ma costruita su un dialogo tra gli atelier e l’archivio.

Un abito di Christian Dior alla settimana dell’alta moda di Parigi, 2 luglio 2018 (FRANCOIS GUILLOT/AFP/Getty Images)

La maggioranza dei critici è d’accordo nel considerare Pierpaolo Piccioli di Valentino e John Galliano di Maison Margiela gli stilisti migliori della stagione, per la creatività, la sperimentazione e la capacità di inventare nuovi mondi. Piccioli, un maestro del colore e un appassionato di alta sartoria, ha disegnato una collezione che è un omaggio ai grandi couturier, gli stilisti d’alta moda, del passato – da Roberto Capucci a Cristobal Balenciaga, da Yves Saint Laurent a Mariano Fortuny – visti attraverso la lente della contemporaneità. Lui per primo ha spiegato la collezione dicendo che «non esiste un tempo cronologico. Esiste solo il tempo interiore. Per me l’alta moda è così». Ogni vestito ha ricevuto il nome dagli artigiani che l’hanno creato pensando «all’emozione che sentivano mentre lo facevano».

Valentino Garavani, il fondatore dell’azienda, ha assistito alla sfilata in prima fila, come sempre; alla fine si è alzato in piedi per applaudire, con le lacrime agli occhi.

Una modella con un abito realizzato da Pierpaolo Piccioli per la collezione di alta moda autunno-inverno 2018/2019 di Valentino, Parigi, 4 luglio 2018 (Pascal Le Segretain/Getty Images)

La collezione di John Galliano è stata probabilmente la più potente della stagione, senza dubbio la più coraggiosa e originale, in grado di dare risposte sull’oggi, o perlomeno cercarle. Le modelle erano ricoperte di strati di tessuti accozzati tra loro, dai tradizionali tulle e organza agli imprevedibili nylon e piumini. In pochi sanno maneggiare l’arte di tagliare gli abiti con la perfezione di Galliano, ancora meno sono quelli che sanno anche decostruirli, brutalizzarli e inventare un mondo nuovo, simile e successivo a quello che stiamo vivendo.

Un abito della sfilata di alta moda di Maison Margiela, disegnata da John Galliano, Parigi, 4 luglio 2018. Qui altre foto e un commento sulla collezione (Thierry Chesnot/Getty Images)

Mostra commenti ( )