12 serie tv da antologia

Da "Twin Peaks" a "The Wire", "I Soprano" e "Mad Men": quelle proprio imperdibili e che hanno fatto un pezzetto di storia della televisione

Nucky Thompson (Boardwalk Empire), Walter White (Breaking Bad), Don Draper (Mad Men), Tony Soprano (I Soprano), Josiah Bartlet (West Wing), Jimmy McNulty (The Wire)
Nucky Thompson (Boardwalk Empire), Walter White (Breaking Bad), Don Draper (Mad Men), Tony Soprano (I Soprano), Josiah Bartlet (West Wing), Jimmy McNulty (The Wire)

Non esiste un modo oggettivo per decidere quali siano le migliori serie tv di sempre: le recensioni dei critici sono tante, stagione dopo stagione; i voti del pubblico finiscono spesso per essere questioni d’affetto più che di qualità; e i premi dipendono dalla concorrenza e da troppi altri fattori. Ci sono però serie che hanno segnato la storia della televisione o, come dicono quelli bravi, della serialità televisiva. Perché hanno fatto parlare più di altre, perché avevano cose che le facevano somigliare al cinema di qualità, perché hanno saputo capire e sfruttare particolarmente bene il mezzo televisivo e i suoi tempi o perché, semplicemente, erano molto ben fatte.

Abbiamo quindi scelto 12 serie tv che sono già diventate dei classici e che con tutta probabilità saranno ricordate, studiate, citate e guardate anche tra qualche decennio. Non è una classifica e non sono necessariamente le migliori, ma sono quelle che hanno lasciato il segno maggiore e più evidente. Per quelli tra voi che altrimenti lo rinfaccerebbero: Game of Thrones non c’è perché ancora deve finire e “la prima di True Detective” non c’è perché abbiamo scelto serie tv di più stagioni, che siano già concluse. 

I Soprano
Sei stagioni, dal 1999 al 2007. Ha 86 episodi e per vederli tutti ci vogliono tre giorni e mezzo. Tutti gli episodi sono disponibili su Sky Go.

Racconta le vicende che ruotano attorno a Tony Soprano, un boss mafioso italoamericano del New Jersey. Iniziò così e finì così, con un episodio leggendario, che si meritò anche una copertina del New Yorker.

Il 50 per cento delle oltre 200mila persone che l’ha votata su IMDb le ha dato 10 e, sempre secondo il sito, l’episodio migliore fu “Caccia al russo”, l’undicesimo della terza stagione. Tutte le stagioni furono apprezzate e in generale non si ritiene che la serie sia peggiorata col tempo, ma secondo molti la quarta stagione non è al livello delle altre. La serie fu apprezzata per la profondità dei personaggi, la qualità della narrazione e la grande recitazione di James Gandolfini, morto nel 2013. È una storia di criminali atipica, con un protagonista ancora più atipico, che ci viene presentato la prima volta mentre è dalla psicanalista. Ci sono intrighi, pistole, botte e sangue, ma anche piccole beghe familiari, momenti comici e osservazioni su un pezzo di America di quegli anni. Non è la solita storia sui mafiosi italoamericani e Tony Soprano è un violento criminale ma anche un marito e un padre di due figli alle prese con problemi e inconvenienti di ogni tipo, compresi degli incontrollabili attacchi di panico.

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Una bella scena

Lost
Sei stagioni, dal 2004 al 2010. Ha 117 episodi e per vederli tutti ci vogliono un po’ meno di quattro giorni. Tutti gli episodi sono disponibili su Sky Go.

Parla di un aereo che precipita su un’isola e dei sopravvissuti all’incidente che devono sopravvivere sull’isola deserta. E sull’isola iniziano presto a succedere cose strane.

Già il primo episodio, costato circa 10 milioni di dollari, faceva capire che non sarebbe stata una serie sui sopravvissuti che pescavano e costruivano palafitte. Tutti quelli che hanno guardato – e finito – Lost hanno probabilmente sentimenti contrastanti a riguardo. Grandi attese, grandi teorie su furgoni Volkswagen, possibili interpretazioni di sequenze numeriche, momenti di impazienza, ansia e incredulità. Accompagnati però da rabbia, negazione, frustrazione e forse pure smarrimento.

Lost è da recuperare perché è davvero una serie che ha segnato il racconto televisivo fatto di suspense e misteri che si accumulavano settimana dopo settimana, quando ancora il binge watching non si sapeva cosa fosse. È una grande e intricatissima storia fatta a sua volta di tante storie personali, alcune delle quali a loro volta molto intricate, profonde e ricche.

Lost è consigliata anche a chiunque stia guardando Westworld provando piacere più che insofferenza. Va però detto che gli stessi autori ammisero, a serie finita, che alcuni episodi erano «al confine con la stronzata». Ma la cosa bella di Lost è che sia tra le migliori serie di sempre nonostante in certi casi la stronzata fosse dietro l’angolo. Sappiate già che non tutte le domande avranno risposte e che alla fine dell’ultimo episodio potrebbe farvi comodo leggerne la spiegazione for dummies.

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Una bella scena

The West Wing
Sette stagioni, dal 1999 al 2006. Ha 155 episodi e per vederli tutti ci vogliono quasi cinque giorni. In Italia non è al momento disponibile.

Parla di un presidente degli Stati Uniti che, con il suo staff, deve affrontare tutto quello che può capitare a un presidente degli Stati Uniti.

È la miglior serie politica di sempre, oltre che una delle più rilevanti in assoluto. L’ha pensata e scritta (per le prime quattro stagioni) da Aaron Sorkin, noto per i dialoghi veloci e per le scene talk-and-walk, in cui i personaggi camminano e intanto parlano (sempre veloci). The West Wing vinse per quattro anni consecutivi il premio Emmy per la Migliore serie drammatica. Iniziò così. Su IMDb i voti più alti li ha presi da persone dai vent’anni in su ed è una serie intelligente, ma non noiosa; anzi avvincente. È ovviamente consigliata agli appassionati di Sorkin e di politica ma c’è anche chi si è appassionato alla politica americana partendo dalla serie.

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Una bella scena

Breaking Bad
Cinque stagioni, dal 2008 al 2013. Ha 62 episodi e per vederli tutti ci vogliono meno di due giorni. Tutti gli episodi sono disponibili su Netflix.

Parla di Walter White, che insegna chimica alle superiori, e siccome non può permettersi le cure per il cancro inizia a fare e vendere metanfetamina insieme a un ex studente.

Comincia con uno dei più interessanti inizi di sempre (che rende molto difficile non voler continuare) e finisce chiarendo molte cose, con un episodio che fu molto apprezzato. L’episodio più piaciuto agli utenti di IMDb è “Declino”, il quattordicesimo della quinta stagione, il cui titolo originale è “Ozymandias”. L’hanno votato quasi 100mila utenti e quasi tutti gli hanno dato 10. Breaking Bad iniziò poco dopo la fine dei Soprano e ne prese il testimone come serie tv drammatica (ma anche divertente, a tratti) di alta qualità, con fotografia e recitazione da cinema e con la capacità di usare bene le cinque stagioni da cui è composta per disseminare indizi e colpi di scena ma, soprattutto, per approfondire come si deve un personaggio, in questo caso interpretato da Bryan Cranston. È una serie ottima sotto ogni punto di vista, ma ancora più di altre si distingue per la sua capacità di inventarsi inquadrature strane e ricercate. Il consiglio se state per vedere questa serie dall’inizio, per la prima volta, è di gustarvela per bene, facendo attenzione ai mai superflui dettagli di quello che viene detto e mostrato.

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Una bella scena

Boardwalk Empire
Cinque stagioni, dal 2010 al 2014. Ha 56 episodi e per vederli tutti ci vogliono un po’ più di due giorni. Tutti gli episodi sono disponibili su Sky Go.

È ambientata nel 1920 ad Atlantic City, nel New Jersey, e per usare una frase promozionale del film, parla di quando l’alcol fu messo fuorilegge e i fuorilegge divennero i re. La storia ha vari e interessanti sviluppi nell’arco delle cinque stagioni, ma in generale parla di Proibizionismo, gangster e poliziotti. Il protagonista è Nucky Thompson, uno dei migliori ruoli di sempre di Steve Buscemi.

Brian Lowrys scrisse su Variety che «Boardwalk Empire è la televisione al suo meglio e non è un caso che sia fatta da HBO: è una storia costosa, esplicita, interessata ai personaggi, che parla di cose che molti altri canali tv avrebbero paura a toccare». È da vedere anche se si è solo un pochino interessati alle storie di gangster e politica e all’America di quegli anni. Nel dubbio va comunque visto il primo episodio della prima stagione, perché l’ha diretto Martin Scorsese, produttore dell’intera serie. Bisogna però sapere che è una serie a volta lenta, con lunghi dialoghi.

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Una bella scena

The Wire
Cinque stagioni, dal 2002 al 2008. Ha 60 episodi e per vederli tutti ci vogliono un po’ più di due giorni. Tutti gli episodi sono disponibili su Sky Go.

Parla di un’unità antidroga di Baltimora impegnata nelle indagini su un potente cartello criminale. Parla di criminalità organizzata, traffico di droga e corruzione, ma anche di sindacati, scuola, mass media e giornalismo. E mostra sempre diversi punti di vista, spesso molto originali.

È una serie che davvero racconta più di quello che sembra: c’è molto realismo, i flashback sono pochissimi e i personaggi molto ben definiti. È quasi un documentario, per certi versi. È di genere poliziesco ma è così diversa e migliore da tanti prodotti simili da avere pochi paragoni. Ogni stagione racconta una storia diversa quindi tra una e l’altra potete far passare anche tanto tempo, senza preoccuparvi più di tanto di un qualche filo che rischia di andare perduto. Guardandola si capisce il livello di dettaglio e preparazione che ci hanno messo gli autori e il creatore David Simon. La cosa più bella della serie è accorgersi, episodio dopo episodio, di come tutto sia interconnesso e collegato: dalla logica e da certe evidenze, non da strane cose paranormali.

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Six Feet Under
Sei stagioni, dal 2001 al 2005. Ha 63 episodi e per vederli tutti ci vogliono poco più di due giorni. Tutti gli episodi sono disponibili su Sky Go.

Parla di una famiglia disfunzionale e dell’attività di onoranze funebri di cui si occupa.

Non ha forse avuto l’importanza di The Wire o Breaking Bad, ma per alcune sue peculiarità – la trama e certe scelte estetiche e di racconto – è stata in grado di uscire dal mucchio e farsi notare e ricordare. Furono molto apprezzati “Falling Into Place” (primo episodio della quarta stagione), “That’s My Dog” (quarto episodio della quinta stagione) e “Everyone’s Waiting”, il molto apprezzato episodio finale. La serie parla di vita e di morte (e sarebbe difficile non farlo, visto quello di cui si occupa) ma è anche stata apprezzata per il suo umorismo. Guardandola capita spesso di ridere, ma non va vista se si è solo in cerca di risate. Ah, gli episodi iniziano con gli ultimi istanti prima della morte, a volte molto buffa, di qualcuno.

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Mad Men
Sette stagioni, dal 2007 al 2015. Ha 92 episodi e per vederli tutti ci vogliono tre giorni. Tutti gli episodi sono disponibili su Netflix.

Racconta  le vicende di Don Draper, un pubblicitario degli anni Sessanta a New York: attraverso la storia principale vengono anche raccontati i cambiamenti culturali e sociali di quegli anni, con uno stile narrativo “da romanzo”.

Ha vinto per quattro anni consecutivi il premio Emmy per la miglior serie drammatica e Don Draper, interpretato da Jon Hamm, è un personaggio di finzione che nell’immaginario sta in una ristrettissima cerchia in cui stanno anche Tony Soprano e Walter White. I dati di IMDb dicono che piace soprattutto a persone con almeno 30 anni e che piace più alle donne che agli uomini. Ma in generale è piaciuta tanto a tutti. La serie è consigliata agli appassionati di stile (di ogni cosa) e di citazioni (di ogni cosa). Mad Men spicca infatti per  per l’accuratezza con cui è ricostruita l’epoca in cui è ambientata ed è piena di riferimenti alla storia, alla cronaca e alla cultura popolare – dalla musica, ai libri, alla moda – degli anni Cinquanta e Sessanta. Potrebbe anche farvi venire voglia di bere ricercati cocktail.

Mad Men ha avuto il merito di non fermarsi alla superficie patinata dell’epoca che racconta ma di approfondirla per bene. È da vedere se vi piacciono le cose belle, eleganti e colte. Ma non pensate che sia solo estetica e frasi da riusare per tirarsela: è anche cupa, introspettiva e psicologica. Nemmeno c’è bisogno di dirlo che è quasi obbligatoria per chiunque si occupi di pubblicità o comunicazione. Poi, nel caso, ripassate perché anche di questa raccontammo per bene il finale.

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24
Otto stagioni, dal 2001 al 2010. Ha 192  episodi e per vederli tutti ci vogliono sei giorni. 

L’agente speciale Jack Bauer ha 24 ore di tempo per salvare qualcosa e qualcuno da un imminente disastro. Ci sono 24 episodi e ogni episodio dura un’ora e racconta un’ora di quella giornata.

Il principale motivo di interesse di 24 sta nel modo in cui racconta le sue storie. La principale ragione per guardarla è che la serie riesce a non sacrificare la qualità a scapito della struttura narrativa. Riesce cioè a mettere la struttura al servizio della storia che vuole raccontare, e non il contrario. La stagione migliore è la prima, le successive perdono l’elemento di novità.

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The Americans
Sei stagioni, dal 2013 al 2018. Ha 75 episodi e per vederli tutti ci vogliono tre giorni e mezzo. Tutti gli episodi delle prime cinque stagioni si possono vedere su Netflix.

È scritta dall’ex dipendente della CIA Joe Weisberg ed è in parte ispirata a una grande storia vera. Parla di due spie russe, Mikhail e Nadezhda, addestrate, accoppiate e spedite sotto copertura dal KGB al servizio del direttorato sovietico negli Stati Uniti. Una volta negli Stati Uniti si fingono agenti di viaggio residenti in un tranquillo quartiere di Washington.

La sua particolarità sta nell’essere metà storia domestica e metà intrigo internazionale, così come i Soprano erano metà storia di gangster e metà storia domestica. I motivi per cui guardarla: la recitazione, la scrittura che riesce a rendere vivace ma allo stesso tempo credibile ogni stagione e l’ambientazione. Nel 2014 consigliammo un articolo che spiegava perché guardarla; un paio di anni fa la usammo come spunto per raccontare come funziona una serie tv; qualche mese fa ne parlammo, prima dell’ultima stagione, finita da poche settimane.

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Twin Peaks

Tre stagioni (2+1), nel 1990 e nel 1991 e nel 2017. Ha 48 episodi (contando anche la terza) e per vederli tutti ci vuole circa un giorno e mezzo. Tutti gli episodi sono disponibili su Sky Go.

È una serie tv di David Lynch. Inizia da un omicidio poi diventa una lunga serie di altre, complicate e paranormali cose.

È improbabile che qualcuno appassionato dei film di Lynch non l’abbia vista. Ed è comprensibile che molti possano essere spaventati dalle sue stranezze. Tecnicamente è un thriller, solo che ci sono tante stramberie e un progredire spesso molto lento delle vicende. È però la serie che, per prima, ha fatto vedere che si poteva fare qualcosa di livello cinematografico anche in tv. L’anno scorso, quando uscì la terza stagione, parlammo spesso di Twin Peaks. Altrimenti potete continuare a far finta di averla vista, e dire “I gufi non sono quello che sembrano“, fingendo di sapere perfettamente di cosa state parlando.

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Battlestar Galattica

Quattro stagioni, 2004-2009. Ha 73 episodi e si vede in un po’ più di due giorni.

È di fantascienza e parla di pochi umani sopravvissuti e robot che combattono vagando per l’Universo alla ricerca, tra le altre cose, della Terra: solo che non sono sicuri esista ancora.

Su IMDb ha un voto medio di 8,7 e l’hanno votata più di 100mila spettatori (il 43 per cento dei quali ha dato 10 alla serie). Non è nota come quasi ogni altra di questa lista, ma è stata molto apprezzata perché, come la fantascienza fatta bene, presenta drammi psicologici e sociali, non solo astronavi che vagano e sparano per l’Universo. È anche una serie che ha la particolarità di essere spesso spiazzante e imprevedibile.

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