Gil Dias e Giovanni Simeone esultano per il secondo gol segnato all'Udinese (LaPresse/Valter Parisotto)
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  • mercoledì 4 Aprile 2018

La Fiorentina senza Davide Astori

Dopo la morte del suo capitano, la Fiorentina ha fatto quello che in pochi si aspettavano: ha vinto sempre ed è tornata a giocarsi la qualificazione in Europa

Gil Dias e Giovanni Simeone esultano per il secondo gol segnato all'Udinese (LaPresse/Valter Parisotto)

La morte per cause naturali di un calciatore professionista nel pieno della carriera è un fatto per molti versi inconcepibile, se si pensa alla mole di controlli e test fisici a cui i calciatori di alto livello sono continuamente sottoposti. Esistono tuttavia dei casi in cui i controlli medici non riescono a scoprire la presenza di patologie precedenti e non c’è niente che si possa fare. Un mese fa, nella notte tra il 3 e il 4 marzo, Davide Astori è morto nel sonno per un arresto cardiaco mentre si trovava in ritiro a Udine con la squadra di cui era capitano, la Fiorentina. I suoi compagni di squadra e i preparatori, con cui nei due anni precedenti aveva condiviso intere settimane di convivenza, hanno così visto morire all’improvviso il proprio capitano a poche ore da una partita che avrebbero dovuto giocare assieme, come al solito, e poco dopo aver passato insieme una normale giornata in ritiro.

È difficile immaginare quali conseguenze un evento del genere possa provocare a un gruppo di persone così giovani, fra i venti e i trent’anni, e in che modo possa influire sul rendimento di una squadra durante il resto della stagione – stagione che per la Fiorentina è iniziata da una rifondazione estiva e con un nuovo allenatore, Stefano Pioli. Ma per la Fiorentina le cose sono andate come forse in pochi si aspettavano.

La Fiorentina ha giocato la sua prima partita dopo la morte di Astori lo scorso 11 marzo, a pochi giorni dal funerale. Contro il Benevento è stata una partita surreale, vinta grazie a un colpo di testa del difensore brasiliano Vitor Hugo. Al fischio finale, tutti i giocatori sono crollati a terra, piangendo. Molti probabilmente non erano ancora nelle condizioni di giocare una partita di campionato. Poi sono arrivate altre partite e la Fiorentina non ha più perso, e nemmeno pareggiato.

Giovanni Simeone abbraccia Stefano Pioli dopo il gol segnato all’Udinese (LaPresse/Valter Parisotto)

Il 18 marzo la Fiorentina ha vinto 2-1 in casa del Torino: un risultato per nulla scontato contro una squadra dal rendimento altalenante ma con una rosa di giocatori con molta qualità. Nell’ultima giornata ha battuto in casa 2-0 il Crotone, squadra in piena corsa per evitare la retrocessione. Martedì sera, infine, ha vinto 2-0 in trasferta contro l’Udinese nel recupero della giornata di Serie A rinviata proprio a causa della morte di Astori. È stata una vittoria netta — contro una squadra in evidente difficoltà — con due gol arrivati alla mezz’ora del primo tempo con un calcio di rigore di Jordan Veretout e a venti minuti dalla fine con gol su azione di Giovanni Simeone.

Le ultime quattro vittorie si aggiungono a quella ottenuta contro il Chievo a febbraio, che porta a oltre un mese il periodo di imbattibilità della Fiorentina in campionato. Grazie ai 15 punti ottenuti dalle vittorie, ora la Fiorentina è in piena corsa per qualificarsi all’Europa League, un risultato che renderebbe più che soddisfacente la sua stagione. Al termine della partita di Udine, l’allenatore Stefano Pioli ha parlato delle condizioni della squadra nelle ultime settimane, dicendo: «Non era facile tornare qui. Davide è sempre con noi, il ricordo c’è e ci sarà sempre. E soprattutto i suoi insegnamenti ci saranno sempre. Io non ho fatto il papà con la squadra, ho accompagnato i ragazzi in questo momento e ora li apprezzo ancora di più, perché ho scoperto che hanno valori straordinari. Li ho ascoltati e ho scoperto ragazzi forti e sensibili che hanno voglia di proseguire insieme quello che abbiamo fatto con Davide. La crescita del gruppo si era già vista anche prima. Ad eccezione delle partite precedenti la sosta invernale, la squadra aveva sempre fatto bene, ma adesso stiamo raccogliendo i frutti del lavoro che portiamo avanti tutti insieme da luglio».