In NBA non c’è niente di meglio di Thunder-Spurs
La rivalità tra Oklahoma e San Antonio è già la più entusiasmante nel basket nordamericano, come ha dimostrato la prima partita della loro serie

È iniziata nella notte italiana tra lunedì e martedì la serie più attesa di questi playoff di NBA, e cioè la finale della Western Conference tra Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs. Si gioca al meglio delle 7 partite e la prima non ha deluso le aspettative: ha vinto San Antonio 122 a 115 dopo due tempi supplementari e 58 minuti di grande equilibrio, spettacolo e intensità.
Per la prima volta dal 1998 ai playoff del campionato nordamericano di basket si affrontano due squadre che nella regular season, la prima parte della stagione, hanno entrambe vinto almeno 60 partite su 82. Ventotto anni fa lo fecero i Chicago Bulls e gli Utah Jazz, nelle Finals rimaste famose soprattutto per il canestro decisivo di Michael Jordan in gara-6.
Oklahoma ha vinto 64 partite in stagione regolare, e San Antonio 62. Anche al di là dei risultati sono considerate le due migliori squadre del campionato, con due dei giocatori più forti ed entusiasmanti al mondo: il canadese Shai Gilgeous-Alexander nei Thunder e il francese Victor Wembanyama negli Spurs. Soprattutto sono due squadre ancora molto giovani, tanto che The Athletic ha parlato di «rivalità che può definire il futuro dell’NBA», ESPN l’ha presentata come «la sfida ai playoff più entusiasmante degli ultimi anni» e «una serie storica», e The Ringer ha scritto che «Spurs e Thunder hanno tutto per diventare la prossima grande rivalità del basket».
I Thunder sono i campioni in carica e in questi playoff finora avevano sempre vinto, battendo per 4 partite a 0 prima i Phoenix Suns e poi i Los Angeles Lakers, spesso con margini molto ampi. Il giornalista Dan Woike, sempre su The Athletic, li ha definiti «una macchina da basket costruita sull’adattabilità», per come riescono a essere efficaci contro qualsiasi avversario e in entrambe le fasi. Hanno una delle migliori difese della storia dell’NBA, e in attacco possono segnare in tantissimi modi e con tanti giocatori diversi. In gara-1, per dire, ha segnato 32 punti Alex Caruso, che in genere si distingue più per la sua energia in difesa e per la sua intelligenza tattica.
Questi Spurs invece hanno poca esperienza ai playoff, ma sono una squadra in grande ascesa, e con un modo di giocare che ha messo spesso in difficoltà i Thunder. Durante la regular season li avevano battuti 4 volte su 5, e la scorsa notte sono riusciti a ripetersi in gara-1 in trasferta. Assieme a Wembanyama, la stella della squadra, tutti stanno continuando a migliorare e ad alzare il livello del loro gioco.

Una delle tante azioni concitate di gara-1 (AP Photo/Nate Billings)
John Hollinger, che segue l’NBA per The Athletic, ha definito gara-1 una delle migliori partite che abbia mai visto dal vivo, «quasi un’esperienza religiosa» e il «nirvana del basket».
Le due squadre sono rimaste vicine nel punteggio per quasi tutta la partita, seppur con San Antonio sempre leggermente avanti. A 14 secondi dalla fine dei tempi regolamentari, sul punteggio di 99-99, Wembanyama ha fatto canestro dopo una giravolta al centro dell’area; a 3 secondi dalla fine Gilgeous-Alexander ha segnato quello del pareggio, portando la partita ai supplementari. A 28 secondi dalla fine del primo tempo supplementare, con gli Spurs in svantaggio di 3 punti, ancora Wembanyama ha segnato con un canestro da lontanissimo, pareggiando di nuovo la partita. Poi nel secondo tempo supplementare gli Spurs sono riusciti a prendere il vantaggio decisivo.
Wembanyama ha giocato in modo eccezionale, risultando ancora una volta determinante nei momenti decisivi e dimostrandosi già pronto, a 22 anni e ai suoi primi playoff, per guidare una squadra al titolo. Ha segnato 41 punti e preso 24 rimbalzi, dominando per larghi tratti sia in attacco sia in difesa, dove solo con la sua presenza riesce a cambiare le strategie avversarie. È sempre eccezionale vedere come un giocatore di 2,24 metri riesca a muoversi in modo così sinuoso e coordinato, e a fare praticamente tutto su un campo da basket: palleggiare, schiacciare, tirare da 3, prendere rimbalzi, stoppare i tiri avversari.
I due giocatori più decisivi, in uno dei momenti decisivi
Prima che iniziasse la serie, l’ex giocatore Dirk Nowitzki aveva detto, esagerando: «Vorremmo tutti vedere 11 partite» tra queste due squadre. Dopo anni in cui gli spettatori televisivi negli Stati Uniti erano in calo, quest’anno i playoff erano stati già molto più seguiti rispetto alle scorse stagioni, grazie a serie incerte e divertenti. Quella tra Oklahoma e San Antonio, considerata da molti una sorta di finale anticipata, contribuirà senza dubbio ad aumentare ancora l’interesse. Chi vincerà affronterà alle NBA Finals la vincente della finale della Eastern Conference tra Cleveland Cavaliers e New York Knicks (un altro motivo, questi ultimi, del rinnovato hype di questi playoff).
La seconda partita tra Thunder e Spurs si giocherà sempre a Oklahoma nella notte tra mercoledì e giovedì; poi la serie si sposterà a San Antonio, dove tra sabato e domenica ci sarà gara-3. L’eventuale gara-7, alla quale Nowitzki e molti altri si augurano che la serie arrivi, sarebbe nella notte tra sabato 30 e domenica 31 maggio. Le partite di NBA in Italia si vedono su Sky, Now, sull’app ufficiale dell’NBA attraverso il League Pass, e alcune anche su Prime Video.



