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  • giovedì 15 marzo 2018

È arrivato il momento di Nayib Bukele?

Un trentaseienne populista di sinistra ha fondato un suo partito e potrebbe diventare il prossimo presidente del Salvador

Nayib Bukele (foto da Facebook)

Lo scorso 4 marzo a El Salvador ci sono state le elezioni politiche e municipali: il partito attualmente all’opposizione, Alianza Republicana Nacionalista (ARENA) di estrema destra, si è affermato come la principale forza politica del paese. La questione più significativa delle elezioni è stata però l’alta percentuale di astenuti (circa il 58 per cento) e il basso numero di voti considerati validi (circa 2 milioni su più di 5 milioni aventi diritto). Il vero vincitore delle elezioni, hanno scritto dunque diversi giornali internazionali, è stato un politico che non si era candidato, che non appartiene a nessun partito e che ha incoraggiato gli elettori a non votare o annullare i loro voti: si chiama Nayib Bukele, è stato sindaco di San Salvador e secondo molti osservatori è anche il favorito per le elezioni presidenziali del 2019.

El Salvador è un piccolo stato dell’America centrale (più piccolo della Lombardia) e negli anni Ottanta ha attraversato una lunga guerra civile che si è conclusa dopo dodici anni e la morte di più di 70 mila persone. Dalla fine della guerra e per dieci anni circa, il paese è stato governato senza interruzione dall’Alianza Republicana Nacionalista (ARENA). Negli anni successivi al governo e alla presidenza si sono alternate ARENA e la sinistra del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), partito fondato alla fine degli anni Settanta da un gruppo di rivoluzionari della guerriglia durante la guerra civile. Le legislative del 2009 sono state vinte dall’FMLN (così come le presidenziali del 2014, con l’elezione di Sánchez Cerén) con la promessa di riforme per combattere la povertà e la corruzione, di cambiamenti a favore dei più poveri e di fermare la violenza nel paese, in cui è stato calcolato che il 90 per cento del territorio sia di fatto sotto il controllo delle gang criminali.

Le promesse non sono state mantenute: sotto Sánchez Cerén la crescita del PIL è stata in media inferiore al 2 per cento l’anno, la povertà è aumentata e El Salvador si è confermato uno dei paesi più pericolosi del mondo (nel 2012 aveva fatto notizia che per un giorno nel paese non fosse stato ucciso nessuno: non accadeva da tre anni).

Alle elezioni del 4 marzo l’FMLN è uscito nettamente sconfitto: alle municipali ha perso la capitale, San Salvador, e altri 12 capoluoghi dipartimentali su 14; all’Assemblea ha perso otto seggi a vantaggio di ARENA che ne ha ottenuti 37 su 84. Gli osservatori hanno interpretato il risultato come un voto di protesta che si è manifestato soprattutto attraverso l’astensionismo e l’annullamento delle schede e che è stato rivolto anche ad ARENA, che aveva diversi candidati indagati o accusati di corruzione, compreso il nuovo sindaco di San Salvador Ernesto Muyshondt. La vittoria di Muyshondt non è stata infatti un trionfo per ARENA: Muyshondt ha vinto con un numero di voti inferiore a quello del candidato sindaco perdente nelle votazioni del 2015. Ha vinto, ha commentato l’Economist, «solo perché gli elettori erano più disgustati dalla sinistra che dalla destra».

Il presidente di ARENA ha detto che il loro successo è il preludio della vittoria alle elezioni presidenziali del prossimo anno. C’è però un altro candidato di cui si parla molto per le presidenziali: Nayib Bukele, leader del Movimiento Nuevas Ideas, sindaco uscente di San Salvador eletto con l’FMLN ma espulso dal partito l’ottobre scorso. Bukele viene indicato come il vero vincitore morale delle ultime votazioni; alcuni elettori hanno annullato la loro scheda scrivendo proprio “Nayib 2019”.

Nayib Bukele ha 36 anni ed era diventato sindaco di San Salvador nel 2015, eletto con l’FMLN, con soli tre anni di esperienza politica alle spalle. Alcuni lo giudicano come un populista molto attento a pubblicizzare la propria immagine, secondo altri ha comunque fatto un buon lavoro. In generale, tutti riconoscono la sua diversità dal resto dei politici locali e la sua voglia di cambiare le cose.

Il giovane sindaco di San Salvador

Bukele è nato in una famiglia molto benestante di El Salvador. Dopo il diploma, alla fine degli anni Novanta, iniziò a lavorare con le aziende di famiglia che si occupavano di pubbliche relazioni e che avevano da poco trovato un nuovo cliente: il FMLN. Il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional, prima di istituzionalizzarsi come partito nel 1992 alla fine della guerra civile, era composto da guerriglieri marxisti che si opponevano ai settori ultraconservatori della élite politica, militare e imprenditoriale salvadoregna. Dopo la fine della guerra civile l’FMLN dovette gestire la propria transizione da movimento di guerriglia a partito normale. Bukele si occupò dell’immagine del partito e della strategia comunicativa legata alla sua trasformazione. In quell’occasione ebbe inizio la sua veloce carriera politica.

Nell’ottobre del 2017 Bukele è stato espulso dal partito con il pretesto di un’aggressione verbale a un impiegato, ma secondo molti a causa delle sue posizioni sempre più critiche verso il governo. Dieci giorni dopo ha fondato un nuovo movimento che non è ancora un partito e che dunque non si è presentato alle elezioni del 4 marzo (Bukele ha comunque annunciato che sta per partire la raccolta firme per la trasformazione formale del movimento in un partito politico).

Nel presentare Nuevas Ideas, Bukele ha detto che non intende dare al movimento una struttura territoriale governata gerarchicamente dall’alto, ma che vuole che ciascuno si organizzi da solo creando pagine Facebook, gruppi WhatsApp, gruppi di vicinato e di lavoro. Ha spiegato anche che le uniche regole che guideranno il movimento saranno due: coloro che ne fanno parte devono volere il meglio per il paese e dovranno lavorare in positivo, per aggiungere qualche cosa e non per sottrarlo. Ha anche spiegato che non ci sarà un segretario generale e che nessuno dovrà chiedere l’autorizzazione per pubblicare qualcosa o fare delle attività, purché si rispettino le due regole fondamentali: «I gruppi dovranno anche analizzare la situazione, i problemi e le soluzioni per il paese. In questo modo avremo migliaia di dibattiti» che alla fine confluiranno in un progetto nazionale «che non proverrà da una cupola, ma dal popolo salvadoregno». In una recente intervista televisiva Bukele ha aggiunto una terza regola per il movimento: non rubare.

Bukele, scrive l’Economist, mira a diventare il primo presidente del paese che non appartiene a nessuno dei due principali partiti che hanno governato negli ultimi trent’anni. Il giorno dopo le elezioni ha pubblicato un video su Facebook in cui criticava coloro che avevano dichiarato ARENA come partito vincitore delle elezioni: ha spiegato che si stavano facendo delle valutazioni su un gioco «che la popolazione non stava più giocando». Il video è stato visto 1,7 milioni di volte. Se le elezioni presidenziali si tenessero domani, i sondaggi dicono che Bukele vincerebbe con facilità.

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