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  • martedì 28 novembre 2017

In Slovenia il primo ministro ha difeso un rifugiato e si è messo nei guai

Miro Cerar, che governa da tre anni, è stato criticato anche dal suo governo per essersi opposto al trasferimento di un cittadino siriano

(Matt Cardy/Getty Images)

In Slovenia, un piccolo e stabile paese dell’Europa orientale, il primo ministro Miro Cerar è nei guai per aver difeso un richiedente asilo siriano di 45 anni. La presa di posizione di Cerar ha diviso il suo stesso governo, e ha causato una procedura di impeachment da parte dell’opposizione. Con tutta probabilità l’impeachment non avrà successo – serve l’appoggio di due terzi del Parlamento – ma il caso dimostra che anche nei paesi più stabili dell’Europa orientale l’immigrazione è un tema molto dibattuto e controverso.

Il richiedente asilo si chiama Ahmad Shamieh e prima di arrivare in Europa aveva un’officina meccanica a Darayya, alla periferia di Damasco. Si mise in viaggio verso la Germania all’inizio del 2016 lunga la cosiddetta “rotta balcanica”, che dalla Turchia portava fino all’Europa centrale. Proprio in quei mesi i paesi coinvolti nella rotta stavano chiudendo le frontiere per scoraggiare nuovi arrivi. Shamieh attraversò Macedonia, Serbia, Croazia e Slovenia e provò a entrare in Austria. Fu respinto e rimandato in Slovenia. Da allora ha vissuto in un paio di centri di accoglienza ma soprattutto ha fatto molti sforzi per integrarsi: Agence France-Presse racconta che «ha imparato le basi dello sloveno, organizza corsi per gli altri migranti ed è una persona piuttosto popolare nella comunità locale».

Il problema è che, secondo il tribunale sloveno che sta esaminando il suo caso, Shamieh si trova nel paese irregolarmente. Questa estate si è deciso di trasferirlo in Croazia, il primo paese dell’Unione in cui è arrivato, che secondo il regolamento di Dublino è anche quello che deve occuparsi della sua richiesta di asilo.

Trasferire Shamieh in Croazia, sostiene chi lo difende, interromperebbe il suo processo di integrazione in Slovenia, che ormai è a buon punto. Shamieh doveva essere trasferito due settimane fa ma il suo caso è diventato di rilevanza nazionale e due deputati di sinistra gli hanno dato ospitalità nell’edificio del Parlamento, a Lubiana, per impedire che venisse arrestato. Secondo EastWest, che ieri ha raccontato la storia, Shamieh si trova ancora lì, in attesa che la sua vicenda venga definita (a un certo punto è anche stato ricoverato in ospedale per esaurimento nervoso).

Anche il primo ministro Miro Cerar, che fa parte di un partito centrista al governo dal 2014, si è opposto al trasferimento di Shamieh, alimentando il dibattito. Karl Erjavec, vice primo ministro e proveniente da un altro partito di centro, ha criticato Cerar accusandolo di “approfittare” del caso di Shamieh. Il 15 novembre Janez Janša, leader di un partito di destra di opposizione, ha annunciato che avrebbe chiesto l’impeachment di Cerar, che ha un mese di tempo per rispondere alle accuse prima di un voto in Parlamento.

Parlando col Guardian, alcune fonti del governo sloveno hanno ipotizzato che il caso di Shamieh sia stato strumentalizzato sia dalla sinistra sia dalla destra in vista delle elezioni parlamentari che si terranno a luglio del 2018.

Finora la Slovenia è stato uno dei paesi più tolleranti nei confronti dei migranti arrivati negli ultimi anni (si stima che in 500mila siano passati dalla Slovenia nei mesi della “rotta balcanica”). È stato uno dei pochi paesi del blocco orientale, per esempio, ad accogliere i richiedenti asilo da Italia e Grecia nell’ambito del meccanismo di relocation promosso dalla Commissione Europea (finora ha accolto 232 persone su un totale di 567 posti che aveva messo a disposizione). Qualcosa però si sta muovendo: nel 2016 in Slovenia le richieste di asilo sono aumentate di sei volte – dalle 277 del 2015 a 1.308 – e i partiti politici ne hanno approfittato per renderlo un tema da campagna elettorale. I primi effetti si sono già visti. A gennaio il governo sloveno ha approvato una modifica alle proprie leggi sull’immigrazione che consente la chiusura temporanea del confine per i migranti “illegali”. Amnesty International teme che l’applicazione della legge possa impedire a un richiedente asilo di fare domanda in Slovenia in qualsiasi momento, come invece previsto dal diritto internazionale e dai regolamento europei.

Intanto però nelle prossime settimane andrà risolto il caso di Shamieh, che parlando col quotidiano sloveno Delo ha raccontato: «non so quali siano i miei diritti, cosa dovrei fare. Cosa ho sbagliato?».