La prima ministra neozelandese Jacinda Ardern all'Auckland University Quadrant, il primo settembre 2017 (Phil Walter/Getty Images)
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  • martedì 5 Settembre 2017

In Nuova Zelanda si parla solo di Jacinda Ardern

Da quando è diventata la leader del Partito Laburista, nei sondaggi sulle elezioni del 23 settembre i Laburisti sono passati dal 24 al 39 per cento

La prima ministra neozelandese Jacinda Ardern all'Auckland University Quadrant, il primo settembre 2017 (Phil Walter/Getty Images)

Il 23 settembre in Nuova Zelanda ci saranno le elezioni politiche e nei sondaggi sta crescendo molto il Partito Laburista, che non governa dal 2008, quando fu eletto l’amatissimo ex primo ministro John Key, membro del Partito Nazionale, conservatore. La media dei sondaggi di ieri dà i Laburisti – che a luglio avevano toccato il minimo storico del 24 per cento – al 39,8 per cento e il Partito Nazionale al 41,6 per cento. Anche se il Partito Laburista non è ancora in vantaggio, bisogna tenere conto che è alleato dei Verdi, che hanno una media del 6,2 per cento nei sondaggi: i due partiti insieme oggi avrebbero più voti del Partito Nazionale. Sembra che il merito del successo dei Laburisti nei sondaggi sia dovuto a Jacinda Ardern, leader del partito solo dallo scorso primo agosto: sui giornali nazionali è stata coniata l’espressione “Jacindamania” e spesso Ardern è paragonata ad altri politici carismatici, come Barack Obama e Justin Trudeau.

Ardern ha 37 anni, è parlamentare dal 2008 ed è la persona più giovane che abbia mai guidato il Partito Laburista; è anche la seconda donna a esserne a capo dopo Helen Clark, che fu prima ministra dal 1999 al 2008. Dopo Clark fu eletto primo ministro Key, che dopo le proprie dimissioni per ragioni personali lo scorso dicembre è stato sostituito da Bill English, attuale primo ministro e candidato premier per il Partito Nazionale. Il precedente capo del Partito Laburista invece è Andrew Little: si è dimesso dal suo incarico a causa dei bassi risultati ottenuti dal partito nei sondaggi e Andern è successivamente stata scelta dal partito all’unanimità. Oltre alla crescita nei sondaggi, dopo l’elezione di Ardern a leader, il Partito Laburista ha anche ottenuto un aumento delle donazioni – l’equivalente di quasi 420mila euro in pochi giorni – e dei volontari per la campagna elettorale.

La prima grossa proposta di Ardern dall’inizio della sua guida dei Laburisti è stata rendere gratuiti i primi tre anni di studi universitari, partendo dal non far pagare un anno agli studenti nel 2018, per arrivare a completare il progetto nel 2024. Ardern ha detto che i fondi per finanziare questo programma e altre iniziative dei Laburisti riguardo al welfare – per esempio la creazione di 10mila alloggi all’anno – saranno trovati cancellando le riduzioni fiscali introdotte dal precedente governo, pagando il debito pubblico più lentamente e facendo pagare più tasse ai turisti, che dal 2014 sono aumentati del 30 per cento.

Riguardo la minoranza Maori, Ardern è contraria all’eliminazione delle quote parlamentari a essa riservate dal 1867 (una cosa da tempo proposta dal Partito Nazionale) a meno che non siano gli stessi Maori a chiederlo. Un’altra cosa su cui Ardern si è espressa è il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza, che in Nuova Zelanda è ancora un reato – la legge che lo sancisce è del 1961 – a meno che due medici non ritengano di doverla praticare per salvaguardare la vita o la salute della madre, o per evitare che nasca un bambino con gravi disabilità.

Sui giornali internazionali si è parlato di Ardern – una dichiarata femminista – anche per come ha risposto a una domanda sulla scelta di avere dei figli o meno delle donne che lavorano e in particolare sulla sua scelta personale, domanda che le è stata fatta il giorno dopo la sua elezione a leader del Partito Laburista. Ardern non ha figli e non è sposata, anche se ha una relazione. Durante una trasmissione radiofonica l’ex giocatore di cricket Mark Richardson ha detto che i datori di lavoro di una donna (quindi i cittadini della Nuova Zelanda, nel caso in cui Ardern fosse eletta prima ministra) devono sapere se intenda avere dei figli, perché in quel caso dovranno poi darle la maternità. Ardern ha detto che fare a lei una domanda del genere non è inappropriato, perché lei è pronta a discutere del dilemma affrontato da molte donne, ma ha anche detto a Richardson: «È completamente inaccettabile che qualcuno nel 2017 dica che le donne abbiano il dovere di rispondere a questa domanda sul posto di lavoro, inaccettabile. È una scelta delle donne quella se avere figli o meno, una scelta che non dovrebbe avere peso in un’assunzione».

Nel dibattito televisivo dello scorso 31 agosto sembra che né Ardern né English abbiano “vinto”, ma secondo alcuni osservatori il moderatore del dibattito è stato più duro con la Laburista.

Il Parlamento della Nuova Zelanda ha 120 seggi e ne servono quindi 61 per formare un governo; il sistema elettorale è un proporzionale simile a quello che c’è in Germania. Se le elezioni fossero oggi e i risultati rispecchiassero gli ultimi sondaggi, il Partito Laburista e i Verdi otterrebbero insieme 57 seggi, il Partito Nazionale 51. Bryce Edwards, un analista politico della Victoria University di Wellington, ha spiegato a Reuters che se il Partito Nazionale dovesse calare ancora nei sondaggi perderebbe ogni possibilità di riuscire a formare un governo di coalizione, perché ha meno possibili alleati dei Laburisti.

Peraltro anche il sostegno al piccolo partito che più di tutti gli altri era ritenuto decisivo in queste elezioni, il nazionalista New Zealand First, sta calando: la media dei sondaggi più recenti lo dà all’8 per cento, mentre la settimana scorsa era al 9,1. Il consenso nei confronti di questo partito è diminuito sia per l’elezione di Ardern a leader del Partito Laburista, cosa che ha spostato dei voti, sia per una controversia che riguarda personalmente il leader di New Zealand First Winston Peters e il suo fondo previdenziale.